

L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio


se gli sconfitti vogliono rifare il referendum che se lo paghino
non si può tornare indietro, è vero che il referendum non è vincolante (stessa cosa in Italia se si facesse) ma la classe politica britannica si sputtanerebbe e il paese si dividerebbe come non mai se il Parlamento osasse non ratificare il risultato
CLAUDIA CONTE, TI AMO!


L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio


"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch


La miccia che innesca la polveriera...
Brexit, Soros: "Disintegrazione della Ue ora è irreversibile. Italia vulnerabile a una crisi bancaria conclamata" - Il Fatto Quotidiano
L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio




Brexit Contagion?
by Stephen Lendman
Euroskepticism isn’t confined to Britain. According to a Pew Research (PR) study conducted in April and May, it’s on the rise in other European countries.
“The British are not the only ones with doubts about the European Union,” said PR’s Bruce Stokes. “The EU is again experiencing a sharp dip in public support in a number of its largest member states.”
French and Greek anti-EU sentiment is greater than in Britain. Significant numbers of Germans, Spaniards, Swedes, Dutch citizens, Italians and others across Europe lost faith in a system harming their economic well-being, along with how Brussels is handling the refugee crisis.
Majorities in Britain and Greece, “along with significant minorities in other key (EU) nations, want some powers returned from Brussels to national governments,” said PR.
Sentiment is evenly split. A slight 51% majority of respondents view the EU favorably. “A median 42% in these 10 (largest) nations want more power returned to the their national capitals…”
Only 19% “favor giving Brussels more power.” A fourth of respondents prefer the status quo. Over two-thirds call Brexit a bad thing.
Anti-EU sentiment grew as economic conditions deteriorated, exacerbated by neoliberal harshness, paying bankers first, and disapproval over “Brussels handling of the refugee issue.”
The 1957 Treaty of Rome founding EU document obligates its initial six member states and subsequent ones “to lay the foundations of an ever closer union among the people of Europe.”
Early this year, UK Prime Minister David Cameron got Brussels to exempt Britain from the Rome Treaty’s “references to ever closer union” among member states.
Disagreement over centralized governance v. devolution prevails across Europe. According to PR, majorities in six of its 10 surveyed countries support greater independence.
“(L)ittle enthusiasm” exists for empowering Brussels more than already - 6% in Britain, 8% in Greece, 34% in France, the strongest backing registered, two-thirds in the country expressing opposition.
In the wake of Thursday’s vote, EU leaders fear Brexit may spark contagion, referendums if held in other member states going the same way as Britain.
Protracted hard times exacerbated by force-fed austerity sparked growing public discontent, especially in France. Street rage since March against anti-worker legislation, enacted by decree, shows no signs of ending.
Thursday’s UK vote was the beginning of a protracted process, to be intentionally drawn out to counter Brexit sentiment, continuing for many months, market turbulence and other disruptions along the way.
Headlines hyping Britain leaving the EU belie reality. The same goes for EU leaders telling Cameron to get on with it - issuing a statement, saying “give effect to this decision of the British people as soon as possible, however painful that process may be.”
Chances for Brexit are virtually nil because powerful US and European interests reject it.
In the end, expect EU unity to be preserved, Britain remaining a member state, perhaps granted some insignificant cosmetic changes, creating the illusion of what Brexit supporters want.
https://sjlendman.blogspot.it/
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Giovedì 30 Giugno 2016 106
Brexit, non sfida generazionale ma conflitto di classe e dentro la classe
Una delle chiavi di lettura rispetto alla questione Brexit più (ab)usate negli ultimi giorni dalle forze europeiste dei paesi dell’UE orfana della Gran Bretagna (Germania, Francia, Italia, Spagna) è stata quella che ha segnalato una contrapposizione netta tra un voto al Leave più ad appannaggio delle fasce più anziane della popolazione e quello al Remain invece di quelle più giovani.Una retorica andata ben oltre la dimensione sociologica, e utilizzata da parte del campo europeista per giustificare un sostanziale “arretramento culturale” dell’ipotesi di invertire quello che sembrava uno scenario irreversibile di approfondimento dei legami costituenti l’Unione Europea su molteplici piani del comando.L’effetto denigratorio è evidente, ed è mirato ad ottenere un rilancio dell’opzione europeista a partire dalla squalificazione di chi ha votato Leave e di chi possa essere considerato ostile, anche solo in parte, al progetto europeo. Il voto in Spagna sembra ad esempio aver subito il contraccolpo del referendum britannico, per informazioni chiedere a Unidos Podemos.La realtà ci parla invece di uno scenario ben diverso, che è stato non a caso volutamente occultato da chi ha sposato e diffuso la teoria del conflitto generazionale: uno scenario in cui è lo scontro tra centro e periferia socioeconomici a farla da padrone, uno scenario eminentemente di classe rispecchiato nella fortissima polarizzazione sociale espressa dalla consultazione.Intendiamoci: non bisogna fare l’errore, purtroppo accennato anche in alcune analisi andate oltre lo specchietto per allodole del discorso dell’età, di identificare il voto per il Leave ad una ripresa del conflitto di classe espresso attraverso lo strumento elettorale.Il voto per il Leave, va sottolineato cento volte ancora, è piuttosto un voto di rabbia e disperazione su cui hanno ben saputo soffiare esponenti come Farage e Johnson, che nelle prime dichiarazione post-voto si sono già rimangiate idee come lo spostamento al Serivizio Sanitario Nazionale dei soldi precedentemente utilizzati come trasferimenti monetari all’UE e che non smetteranno di soffiare sul fuoco dell’odio razziale che negli ultimi tempi in Gran Bretagna ha fatto alzare il numero delle aggressioni a sfondo razzista verso i migranti, specialmente se musulmani.Eppure è evidente dai dati come non ci sia alcuna dinamica davvero rilevante sulla quale si possa fondare un approccio "generazionale" all'analisi del voto.C’è ad esempio chi ha fatto notare come il sondaggio su cui si era effettuata la maggior parte delle analisi era in realtà stato fatto prima del voto, tra il 17 e il 19 giugno e su un campione di sole 1652 persone.C’è chi ha sottolineato come il voto, anche in città come Londra (ma non solo: la stessa situazione si è verificata in città operai come Manchester, Liverpool, Leeds) sia stato diviso su basi territoriali con il Leave forte nelle periferie e nei quartieri più storicamente della working class e recentemente passate dal voto al Labour a quello verso l’UKIP, e il Remain trionfante nei centri borghesi dell’economia e della finanza delle città.Infine, chi ha sottolineato con maggiore forza il fatto che in realtà dei giovani a votare ci è andata una parte davvero minuscola, e che quindi andrebbe sottolineato con molta più forza e interesse analitico il tema della sostanziale indifferenza espressa nell’astensionismo.In poche parole, quella del voto “Erasmus” contro il voto “Nazionalista” è una enorme sciocchezza, finalizzata da chi la utilizza a dare una patente di freschezza e innovatività ad una UE che non trova contro di sé anziani retrogradi e ignoranti a cui magari anche togliere il diritto di voto (lasciando ora stare qualunque riflessione sull’utilità di questo strumento), bensì una massa sempre più in espansione di soggetti sociali, trasversali in quanto a dimensione anagrafica, che vedono in questa uno dei tanti problemi di un periodo difficile e che approfittano del voto per esprimere un rifiuto, per quanto disperato, alla loro condizione.La realtà è di una UE sempre più evidentemente invisa a chi ha subito la potenza distruttrice dell’applicazione dei suoi Trattati e della sua legislazione, trasformandosi da speranza di pace e progresso in uno strumento di impoverimento e disciplinamento sempre più trasversale all’età e basato sull’odio e il disprezzo verso le classi subalterne. Valori tipicamente europei in nome dei quali è sempre meno sopportabile farsi continuamente vessare.La rottura a destra, nel nome delle bestialità omicide di Farage e Johnson, è sicuramente un dato pericoloso proprio per il noto adagio storico che ha visto il proletariato europeo a volte appannaggio di movimenti progressisti e rivoluzionari ma altre volte, ahilui, di traditori reazionaridelle istanze di cambiamento.E per questo va anche colta in relazione a quanto successo in Grecia con il tradimento del governo Tsipras nei confronti dell’altro referendum che avrebbe potuto avere un effetto dirompente sull’Unione Europea: quello in cui la Grecia disse no all’ennesimo memorandum anche grazie alla mobilitazione di decine di migliaia di giovani che trainarono il paese prima alla vittoria di Syriza e poi all’OXI, facendo intravedere lo spazio politico di un primo rifiuto all’UE di Merkel e Schauble.Un precedente di messa in gioco giovanile che dovrebbe farci riflettere sul concetto stesso di generazione Erasmus in movimento. Se c'è una generazione tradita che si mette in movimento, questa non si è vista in Gb bensì in Francia nelle lotte contro la Loi Travail: nelle difficoltà del rapporto con il sindacato, nella determinazione ad affrontare la polizia e le difficili pratiche delblocco dei flussi, la composizione giovanile francese (tradita sia nel centro che nelle banlieues da promesse diversificate e unite solo dal fatto di essere costantemente disattese) si è esposta come refrattaria ai processi di impoverimento di cui il provvedimento di Hollande ed El Khomri è evidentemente dinamo.Mantenendo la lucidità di sfuggire alle sirene entrambe nemiche di europeismo a prescindere e neo-nazionalismi d’ogni tipo e ideologia, abbiamo allora la necessità di approfondire il radicamento nelle periferie socioeconomiche dei nostri territori, affiancando alla pratica della lotta sui bisogni la costruzione passo passo di un immaginario differente.Un immaginario consapevole delle difficoltà che costituiscono le vite di una periferia socialesempre più impoverita, la quale ondeggia tra l'espressione (dove può del rifiuto) e le sue necessità di galleggiamento e di sopravvivenza con i compromessi che ne derivano; ma nella quale procedere ad una risignificazione di parole come corruzione, migrazione, povertà per costruire una risposta alla possibilità che proprio quelle aree che oggi esprimono il rifiuto possano indirizzarsi dalla parte sbagliata…
Brexit, non sfida generazionale ma conflitto di classe e dentro la classe
L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio


lo stile di lagrassa è talmente pieno di rancore che mi risulta quasi illegibile.
cmq si tenga presente che non ne prende uno.
secondo lui, anni fa, il pakistan sarebbe dovuto essere l'epicentro di un conflitto che avrebbe portato gli USA allo scontro finale.
Altra volta parlò dei terroristi iracheni come liberazione, salvo poi rendersi conto della cantonata.
Il suo schema classico é: parlare male di tutta l'elites europea che ha sconfitto la sua parte durante il 900 e scagliarsi contro il duo usa-israele.
del tutto indifferente al benessere dell'uomo comune.


Pienamente d'accordo.
Un po' come Blondetcmq si tenga presente che non ne prende uno.
secondo lui, anni fa, il pakistan sarebbe dovuto essere l'epicentro di un conflitto che avrebbe portato gli USA allo scontro finale.
La questione è un po' più complessa. Non è che La Grassa sputa su USrael perché non sono paesi socialisti. Ormai di socialista, il nostro, non ha nulla.Il suo schema classico é: parlare male di tutta l'elites europea che ha sconfitto la sua parte durante il 900 e scagliarsi contro il duo usa-israele.
del tutto indifferente al benessere dell'uomo comune.
Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -
Il sonno della ragione genera i liberali