Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: Fumetti e Dio

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    22 Jul 2012
    Messaggi
    16,476
     Likes dati
    3,162
     Like avuti
    3,486
    Mentioned
    102 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Fumetti e Dio

    https://www.uaar.it/uaar/ateo/archiv...ma-paperopoli/

    Nessun dogma, a Paperopoli

    di Elena Corna

    Nell’universo dei fumetti Disney c’è tutto: streghe, alieni, macchine del tempo e fantasmi. Tutto il pensabile e rappresentabile è rappresentato, anche grazie al fatto che il mondo dei fumetti è governato da leggi fisiche decisamente più elastiche di quelle che reggono il mondo in cui ci muoviamo noi: per Paperino è possibile farsi schiacciare da un rullo compressore, restare piatto come un foglio di carta e poi tornare normale. C’è proprio di tutto, però non c’è Dio. Non c’è alcun ente trascendente la cui presenza sia supposta o data per scontata nell’orizzonte dei personaggi.
    È naturale quindi che, come alcuni ricordano, la Chiesa considerasse Topolino una lettura disdicevole al pari de L’Unità [1]. Non solo a Paperopoli e a Topolinia non c’è Dio, come non c’è traccia di clero né di chiese, ma non esiste nemmeno una “famiglia cristiana”: ci sono famiglie formate da zii e nipoti, ci sono stretti rapporti di cuginanza e di amicizia ma non ci sono padri e figli (con una eccezione, costituita da Ezechiele Lupo e suo figlio Lupetto) e soprattutto non ci sono madri. In compenso, ci sono papere e tope che vivono da sole, dotate al massimo di un fidanzato destinato a rimanere tale e anzi tenuto disinvoltamente sulla corda (Paperina spesso civetta con altri paperi…). Non poteva piacere alla chiesa questa società con famiglie strampalate, con ragazzini che viaggiano disinvoltamente da soli e femmine (papere, tope o mucche che siano) che lavorano e si gestiscono autonomamente, per non parlare di Trudy che addirittura convive more uxorio con Gambadilegno [2]. E non piaceva nemmeno al fascismo. In una lettera del 19 luglio 1938, il Minculpop intima all’editore Nerbini, il primo a pubblicare Mickey Mouse, di far scomparire ogni soggetto o vignetta d’importazione americana, in quanto non ispirati ai principi educativi del Fascismo. È da notare che Topolino non era gradito nemmeno al partito comunista, ma per altri motivi [3].
    I cattolici statunitensi poi, rendendosi conto del gradimento che aveva il nuovo mezzo espressivo del fumetto, cominciarono nel 1946 a pubblicare il loro albo a fumetti, Catholic and Comics. Il Comics Code Authority (1954) del resto, non vietava di parlare di religione, vietava solo di ridicolizzare o attaccare la religione.
    Come nota Maurizio Giannattasio [4], il mondo cattolico aveva colto l’importanza dell’influenza dei fumetti sul pubblico giovanile. E qui si inaugura la nuova tappa: un’immensa produzione di strisce legate all’editoria cattolica. Persino le vite dei Santi. Fino all’altro giorno, quando l’inchiesta dell’«Osservatore Romano», ha inaugurato una nuova era. Come Sherlock Holmes si va alla ricerca di indizi, di tracce, di vignette, di storie che indichino un possibile orizzonte di fede cattolico. Sull’Osservatore Romano era infatti apparso I’articolo Homer e Bart sono cattolici (18 ottobre 2010), di commento a un contributo di padre Francesco Occhetta pubblicato su Civiltà cattolica, che elogiava lo spirito cristiano che pervade i Simpson (dopo aver notato che i Simpson sono visti da cento milioni di spettatori di 90 paesi) [5]. Pare quasi un tentativo di “aggiudicarsi” i personaggi di maggior successo (e visibilità) del mondo dei comics. Secondo il catalogo americano Comicbookreligion però Homer e Bart non sono cattolici ma sono affiliati alla Western Branch of American Reform Presbylutheranism.
    Ebbene sì. Esiste un catalogo che indica la religione di ogni personaggio dei fumetti e cartoni [6]. Tutti i personaggi hanno una “religious affiliation”, tranne quelli della banda Disney (e anche gatto Silvestro, Titti…). Perché? Perché sono animali. Benché antropomorfi e antropomorficamente ragionanti, sono pur sempre animali e quindi, secondo l’ideologia cristiana, privi di coscienza morale. Nel catalogo infatti i personaggi della banda Disney sono classificati come “animali antropomorfi” e basta, senza alcuna affiliazione. E della religione fanno allegramente a meno. Innanzitutto per una sorta di protocollo; dice Roberto Gagnor, sceneggiatore di Topolino: noi sceneggiatori ci troviamo nel mezzo di una convenzione che dura da quasi un secolo. Per quanto la società guardi ad un antropomorfismo, certe cose proprie dell’uomo non vengono (volutamente) trattate dai personaggi, ad esempio il sesso. Ma anche la malattia, la religione e la politica sono assenti. E devono esserlo [7]. Era inoltre suggerito di non rappresentare armi da fuoco: …ci avevano raccomandato, verso gli anni Settanta, di non calcare troppo la mano su certe cose pesanti, battaglie, armi, cose violente… ricorda Romano Scarpa, uno dei più grandi creatori di storie Disney [8].
    Un altro tabù è quello relativo alla morte, che si preferisce non nominare. Tuttavia, si ha la sensazione che le raccomandazioni non fossero così tassative: occasionalmente compaiono sparatorie e si parla anche di morte, soprattutto nelle storie di Guido Martina, uno dei più prolifici sceneggiatori Disney [9]. Lui non aveva peli sulla lingua, ricorda Scarpa [10]. I paperi sanno benissimo di non essere immortali (sennò non avrebbero senso le preoccupazioni di Paperone circa l’incompetenza dei suoi eredi) anche se vengono rappresentati sempre uguali (i nipotini non crescono mai), in una sorta di “presente esteso” che risulta rassicurante. La morte fa parte della nostra esperienza, che almeno non ci tocchi incontrarla anche nei fumetti! Questo sembra essere il pensiero dei lettori.
    Don Rosa, l’unico artista ad aver scritto una monumentale biografia coerente di Paperone, inserendola in un contesto storico reale e risalendo anche all’anno di nascita (1867), ne ha immaginato anche la morte. Nel 1991 uscì infatti una sua vignetta in cui si vedono Paperino e Paperina invecchiati e Qui Quo Qua adulti che piangono sulla tomba di Paperone. La vignetta fece scalpore [11] e tuttora non cessa di far discutere [12]. Non immaginavo che mi avrebbe procurato tanti problemi, commenta Don Rosa [13]. Se i paperi (e topi) sono mortali, c’è di certo un aldilà, una dimensione popolata da entità ormai disincarnate; il tema del fantasma che deve sistemare qualcosa di irrisolto in vita per trovare la pace è piuttosto frequente [14].
    Molto più tabù è sempre stato considerato il tema del matrimonio [15]. Secondo gli utenti del forum del Papersera, negli anni ’30 gli scrittori erano molto più liberi e non erano tabù né religione né matrimonio: in una vignetta di Topolino e i suoi vispi nipotini (Gottfredson 1932), Topolino sogna il proprio matrimonio davanti a un ufficiale che, secondo alcuni, sembra un prete. Tuttavia, l’officiante non porta nessun simbolo religioso e non è nemmeno vero che il matrimonio sia tabù: la parola matrimonio ricorre in parecchi titoli (Paperino e il matrimonio di Reginella, Il matrimonio di Zio Paperone) e a Paperopoli molti sono sposati. Anche il commissario Basettoni ha una moglie. Semplicemente, il matrimonio non riguarda i protagonisti; e comunque, quando si arriva quasi al matrimonio, è sempre davanti a un sindaco (come in Il matrimonio di Zio Paperone, De Vita 1984).
    È vero che il contesto del sogno di Topolino (la veste dell’officiante, la vetrata alle loro spalle) sembra suggerire un rito cristiano, ma l’accanimento di alcuni critici e lettori nel voler attribuire una “consapevolezza cristiana” [16] a paperi e topi sembra suggerire soprattutto una loro volontà (dei lettori) di ritrovare nei loro personaggi preferiti quella che evidentemente è la loro religione (dei lettori) [17]. In realtà, le storie non autorizzano affatto a concludere che quella cristiana sia, anche in modo non esplicitato, la religione di riferimento a Paperopoli e Topolinia. Anzi, è l’unica religione la cui intolleranza viene (nemmeno troppo) velatamente criticata nella famosa storia Topolino in: Ho sposato una strega(Marconi-Cavazzano 1990). In questa vicenda, Topolino si invaghisce di una bella strega, il cui padre spiega a Topolino: ”siamo arrivati qui, secoli fa, per sfuggire alle… ehm… calde usanze [18] del nostro paese d’origine”. Il riferimento ai roghi è reso più evidente dall’immagine di un fuoco che accompagna il fumetto.
    L’unico “omaggio” alla religione cristiana si deve a Guido Martina e costituisce una vera eccezione: la storia Topolino e le delizie natalizie (Martina-Scarpa 1954, ristampata ridotta nel 1958 e mai ristampata fino al 2007) si conclude con una filastrocca che recita: nella notte tanto bella / che ci unisce e ci affratella / in soave intimità / tutti intorno a un Bimbo in fasce / nella culla poverella / ingemmata da una stella… Per il resto, ogni riferimento a un culto paperopolese o topolinese è bandito.
    In realtà ogni tentativo di identificare un’ideologia strutturata nel mondo Disney si basa su un errore, quello di considerare quello disneyano un universo granitico, praticamente immutato dal momento della sua apparizione fino ad oggi [19]. L’universo Disney si evolve, benché non in modo macroscopico, e col tempo sono cambiate le caratterizzazioni dei personaggi e le situazioni, che seguono i temi più di attualità. Soprattutto, ogni artista costruisce le storie secondo la sua sensibilità e i suoi interessi. Qual è dunque l’atteggiamento dei vari artisti verso la religione? Walt Disney, figlio di due membri della Chiesa Congregazionale di Chicago, era dichiaratamente religioso, ma di una religiosità tutta sua, tendente al panteismo. Inoltre, da giovane Disney entrò a far parte dell’associazione di stampo massonico DeMolay. Per questo i cattolici lo considerano laico, teista e anticattolico [20]. Carl Barks, indiscusso maestro e creatore di Zio Paperone, era ateo [21]. Il suo erede e continuatore, Don Rosa, ingegnere, si è sempre divertito a inventare storie impeccabili dal punto di vista scientifico e storico [22] e non c’è traccia di prospettiva religiosa, anche se Rosa ha avuto un’educazione cattolica da cui poi ha preso le distanze [23].
    Rosa ha sempre avuto molta libertà [24] e quindi, se avesse avuto interesse a trasmettere qualche velato messaggio religioso, avrebbe potuto farlo. Gli sceneggiatori italiani ugualmente appaiono molto più interessati alla divulgazione della scienza e al dibattito su questioni etiche, sociali e tecnologiche (inclusi l’uso dell’energia nucleare, la catena di montaggio e il telelavoro, tanto per fare alcuni esempi) [25] che alla trasmissione di messaggi religiosi, del tutto assenti. Paperi e topi sono stati in ogni parte del mondo (e oltre), nel presente e nel passato, e si sono confrontati con tutti i sistemi di credenze possibili: a Venezia hanno dialogato con monaci (di cui uno porta la croce al collo) in abbazie e basiliche (Zio Paperone e i guardiani della biblioteca perduta, Don Rosa 1993), nelle vicende ambientate in Arabia, Allah è citato esplicitamente (Zio Paperone Lawrence d’Arabia, Barks 1965), in India hanno discusso di induismo e di cultura indiana (Zio Paperone e il tesoro dei dieci avatar, Rosa 1996) [26], in Tibet hanno ammirato la saggezza della filosofia buddhista (Topolino in: missione Tibet, De Vita 1982) e hanno avuto a che fare con usanze e credenze degli aborigeni australiani, dei nativi americani, degli egiziani e degli antichi greci e romani. Ed è proprio questo il bello: per un lettore assiduo le diverse credenze e strutture sociali relative appaiono tutte sullo stesso piano, come espressioni culturali di realtà geografiche diverse.
    Ogni popolo ha i suoi mores. Topolino, per mezzo della macchina del tempo del professor Zapotec, capita anche “in medio oriente all’inizio dell’anno uno”, ma non si parla della nascita di Gesù. Si dice solo che “quello è il punto di partenza del calendario della nostra cultura”. Da parte sua, Topolino è interessato solo a “vedere da vicino come viveva la gente di quest’epoca”. E quello che vede è soprattutto lo scontento per la dominazione romana (Topolino e la memoria futura, Sisti-Scarpa 1996). Pur nella molteplicità degli stili e degli interessi dei vari scrittori (ne sono state prodotte, di storie, in 80 anni!), si possono individuare dei “comuni denominatori”. Il fatto, appunto, che compaiono le credenze più disparate e che compaiono come prodotti culturali, tutte con pari dignità; i paperi vi si adeguano senza giudicare ma anzi, cercando di capire, dimostrando una curiosità che non sarebbe piaciuta per niente a Tertulliano, il quale tuonava: ”Non abbiamo bisogno di curiositas dopo la venuta di Gesù Cristo…” [27] Tertulliano condanna l’atteggiamento dei pagani abituati a voler conoscere e integrare nel loro pantheon qualsiasi divinità straniera [28]. E a questo proposito si può aggiungere che il termine “dio” compare in alcune storie, ma come nome comune, non come nome proprio! Per esempio, “Lo credono un dio o un eroe…” ipotizza Paperino vedendo degli indigeni inchinarsi davanti a una strana figura. “Sebek era il dio del Nilo” spiega Quo in Egitto. “Per tutti gli dèi Maya” esclama Topolino [29].
    Paperi e topi affrontano discussioni etiche e agiscono secondo un’etica che deriva semplicemente dalla capacità di immedesimazione (anche, ovviamente, interspecifica), dal senso di giustizia, insomma dalla loro coscienza (questo sì, è un termine che appare spesso). Ad esempio, i nipotini vogliono bloccare un crimine ecologico di Paperone, che li prega: “Non fatelo!”. I nipotini indignati rispondono: “La nostra coscienza ce lo impone!” (Zio Paperone e la rivolta alimentare, Pezzin-Scala 1985). Non c’è nessun bisogno di un’etica eteronoma.
    Infine, paperi e topi sperimentano e riflettono un sacco. Giulio Giorello parla di Topolino come di unmaestro di libertà creativa, pieno di audacia intellettuale, che non sopporta alcuna gabbia, anche se costruita da una qualsiasi prestigiosa filosofia del passato, perché insofferente delle convenzioni imposte o ricevute… E l’arma di Topolino è quella dell’ironia e del paradosso [30]. Il saggio di Giorello esamina solo le storie di Topolino ma lo stesso vale per i paperi, abituati a vedere le diverse facce di una medaglia. Non solo tutto (l’arte, la moda, i media, i meccanismi economici) viene analizzato con ironia, ma molte storie sono costruite proprio sul ribaltamento di prospettiva, per cui un’iniziativa, o un’invenzione, iniziano una marcia trionfale per poi rivelarsi catastrofiche. Inoltre, in numerose vicende i protagonisti sono indotti alla riflessione su alcuni fenomeni con il vederli portati alle estreme conseguenze: può essere l’eccessivo sfruttamento minerario (come in Zio Paperone e lo scompenso della Terra, Cimino-Gatto 1971), il cambiamento climatico (Zio Paperone e la corrente del Golfo, Dalmasso- De Vita 1976), l’agricoltura di speculazione (Zio Paperone e la fattoria orbitale, Pezzin-Carpi 1979).
    Insomma, la mente papera e topa è una mente critica ed empirica: indubbiamente avvantaggiati dalla consapevolezza che gli sceneggiatori li faranno uscire sani e salvi da ogni storia, sperimentano sulle loro piume tutto lo sperimentabile. Questi tre elementi (il senso della molteplicità delle culture e la loro pari dignità, l’etica autonoma e lo spirito critico/empirico/ironico) sono sufficienti a identificare laWeltanschauung papera e topa come antitetica a quella cristiana o, più in generale, monoteistica. Nessun dogma, a Paperopoli.
    E così, mentre c’è chi emette una fatwa contro Topolino, c’è chi, scherzando, lo vorrebbe come presidente onorario dell’UAAR [31]. Ancora più di Topolino, però, meriterebbe la carica il suo amico Pippo, incallito agnostico ed empirico, che non solo rifiuta tutto ciò che non rientra nella sua logica pippesca, ma è anche capace di minare le convinzioni degli altri. Nella storia Pippo e la fattucchiera (Chendi-Bottaro 1960), la strega Nocciola cade in depressione perché proprio non riesce a convincere Pippo della sua autenticità di strega. In piena crisi di identità, si rivolge a uno psichiatra, il quale non vede altra soluzione che recarsi da Pippo e convincerlo. Nell’ultima vignetta si vedono lui e la fattucchiera allontanarsi a braccetto dalla casa di Pippo recitando: ”Non esistono né gli psichiatri né le streghe, non esistono né gli psichiatri né le streghe…”.

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    22 Jul 2012
    Messaggi
    16,476
     Likes dati
    3,162
     Like avuti
    3,486
    Mentioned
    102 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Fumetti e Dio

    https://www.uaar.it/uaar/ateo/archiv...ppo-ragionata/

    Supereroi cristiani? Una biblio-sitografia (fin troppo) ragionata

    di Maria Turchetto

    Premetto che sono un’accanita lettrice di fumetti. Nella vita — per mestiere — mi è toccato leggere di tutto, dalla Fenomenologia dello spirito di Hegel al Capitale di Marx. Non per tirarmela, ma per dire che non ho mai vacillato davanti al compito di leggere — e con attenzione! — vagonate di parole, tutte in fila per pagine e pagine senza nemmeno il sollievo di un’illustrazione… Ma quando posso leggermi un fumetto… ah! Ovviamente ho cominciato da piccina, prima con il Corrierino dei piccoli su cui ho imparato a leggere (sì, lo so, non erano “fumetti” in senso proprio, non c’erano le “nuvole parlanti”, ma insomma siamo lì) e poi con Topolino. Sui quindici anni la grande scoperta: i fumetti per adulti! Linus e tutto quello che questa benemerita rivista traduceva e divulgava, fumetti francesi e americani soprattutto. Correvano gli anni ’60, gravidi di novità, trasgressioni e conflitti generazionali. Mi ricordo che pensavo: abbiamo i fumetti, abbiamo la musica rock… possiamo davvero fare a meno di loro (della generazione precedente, dei “borghesi”)! Quanto ai fumetti dei supereroi — della Marvel e nostrani — forse non li ho frequentati moltissimo, ma ho letto anche quelli: in età avanzata ho sviluppato un’autentica passione per i mutanti X-men.
    Questa premessa gravida di ricordi (perdonatemela, sono cose che facciamo noi vecchi) solo per chiarire le mie credenziali: non sono una studiosa del fumetto, ma ne sono un’assidua fruitrice. Quindi almeno un pochino potete fidarvi. Lo dico perché di studiosi veri, con titoli accademici e lauree conseguite nelle università più prestigiose, ne stanno spuntando a bizzeffe. Studiosi veri, studi veri, certi malloppi che laFenomenologia dello spirito fa venir voglia di ridere. Sui fumetti si fa sul serio: ve lo dimostra il primo titolo che vi suggerisco, Matthew J. Smith e Randy Duncan (a cura di), Critical Approaches to Comics. Theories and Methods, Routledge, 2012.
    E tra gli studi, le tesi di laurea, le ponderose monografie negli ultimi tempi spicca proprio il tema supereroi e religione. Davvero incredibile la quantità di pubblicazioni — su carta e on line — dedicate all’argomento. Negli USA, soprattutto. Ma anche l’Italia non scherza (vi segnalo subito, per esempio, il piacevolissimoFabio Botto, Da Yahwéh ai Fantastici Quattro, Atì editore, 2008). Il fenomeno è così consistente che se ne è occupato perfino l’Osservatore Romano. Autorevolmente, con un articolo di Gaetano Vallini (che non è un free lance qualsiasi, ma una colonna del giornale) intitolato Hulk è davvero cattolico? Indagine sulla religiosità dei supereroi, che potete leggere nel blog del giornalista.
    L’articolo ha avuto molto successo, è stato commentato dal Corriere della sera ma anche da The Telegraph, da El Mundo e da una valanga di siti specializzati in fumetti. In effetti il pezzo è buono, gradevole e ben documentato, un tantino compiaciuto della tesi che sta prevalendo nella cospicua letteratura americana sull’argomento: i supereroi, che negli anni ’50 e ’60 avevano come riferimento religioso soprattutto la mitologia greco-romana, nel terzo millennio stanno virando al cristianesimo.
    Questa tesi è sostenuta, in particolare, da un libro piuttosto importante (considerato un punto di riferimento essenziale dai principali siti specializzati): Greg Garrett, Holy Superheroes! Exploring Faith and Spirituality in Comic Books, NavPress Publishing Group 2005 (nel 2008 ne è uscita un’edizione riveduta e ampliata). Si tratta di una tesi interessante, perché studi anche molto recenti continuano a sottolineare la contiguità tra i supereroi e i miti pagani.
    Così, ad esempio, il notevole saggio di Marco Arnaudo, Il fumetto supereroico. Mito, etica e strategie narrative, Tunuè 2010, di cui potete trovare un lungo estratto qui. La letteratura supereroica, secondo Arnaudo, è una fusione di miti classici e cultura moderna, spesso — soprattutto negli anni ’50 — esplicita (come nel caso di Wonder Woman, nome d’arte di Diana, figlia della regina delle amazzoni, le cui avventure erano precedute da un’intestazione che precisava «Diana possiede la bellezza di Afrodite, la saggezza di Atena, l’agilità di Mercurio e la forza di Ercole», o il meno noto Flash, che indossa elmo e stivaletti alati e viene presentato nella prima storia come “la reincarnazione di Mercurio”) e comunque quasi sempre riconoscibile. È del resto quanto sostengono anche Richard Reynolds, Super Heroes. A Modern Mythology, University Press of Mississippi, 1992 e Don Locicero, Superheroes and gods: a comparative study from Babylonia to Batman, numero speciale di Graphic Novels and Comics, n. 2, 2011.
    Oltre a quella greco-romana, altre mitologie vengono saccheggiate: basti pensare a Thor, il dio del tuono figlio di Odino della mitologia norrena, recentemente arrivato dagli albi Marvel agli schermi. E alcuni autori — Marco Arnaudo, in particolare — segnalano anche le affinità dei supereroi conlo sciamanesimo; altri, ci vedono suggestioni sataniste — ma non pensate a Daredevil e alle sue corna: secondo il sitoaleteia è “il supereroe che ricorre di più al confessionale”. Ah, sul presunto satanismo dei supereroi potete leggere, sempre su aleteia.
    Insomma, la “conversione” dei supereroi al cristianesimo (nelle sue varie versioni) sembra davvero una scoperta recente e Gaetano Vallini — che a questo proposito cita anche B.J. O Ropeza, The Gospel According to Superheroes. Religion and Popular Culture, Internationaler Verlag der Wissenschaften, 2005 di cui potete leggere qui una lunga recensione e Stephen Skelton, The Gospel According to the World’s Greatest Superhero, Harvest House Publishers, 2006 (notevole, sostiene tra l’altro un’interpretazione cristologica di Superman) — fa senz’altro bene a compiacersene sull’Osservatore Romano. Se Marco Arnaudo scrive che i supereoi costituiscono un “moderno Olimpo”, Grett Garrett sostiene che le loro storie somigliano piuttosto alle vite dei santi. E la Marvel — la casa editrice per eccellenza dei supereroi — sembra dargli ragione, visto che ha reclutato tra i suoi personaggi Madre Teresa di Calcutta (cfr. gli articoli 1 e 2).
    Sarebbe forse interessante interrogarsi sulle ragioni di questo recente abbandono del buon vecchio paganesimo. Forse l’istruzione di base non fornisce più le coordinate culturali necessarie? Oppure il fondamentalismo islamico consiglia di stringersi intorno ai valori cristiani? Non so dare una risposta, ma noto che l’incredibile sito adherents.com, che si incarica di indicare per ogni personaggio dei fumetti la religione di appartenenza (andatelo a vedere, è troppo divertente) in un enorme data base, ovviamente con cognizione di causa indicando le vignette che “provano” le diverse affiliazioni, ha preso atto della conversione. Consultandolo veniamo a sapere che Superman è metodista, Batman episcopale, Hulk cattolico, ecc. Tra i pochissimi atei, con mia grande soddisfazione, Wolverine (ve l’ho detto, ho sviluppato un’autentica passione per gli X-men e non c’è lettore degli X-men che non prediliga Wolverine). E tutto sommato sono anche contenta che la cara vecchia Wonder Woman sia rimasta coerentemente pagana.

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    22 Jul 2012
    Messaggi
    16,476
     Likes dati
    3,162
     Like avuti
    3,486
    Mentioned
    102 Post(s)
    Tagged
    8 Thread(s)

    Predefinito Re: Fumetti e Dio

    https://www.uaar.it/uaar/ateo/archiv...ppo-ragionata/

    Supereroi cristiani? Una biblio-sitografia (fin troppo) ragionata

    di Maria Turchetto

    Premetto che sono un’accanita lettrice di fumetti. Nella vita — per mestiere — mi è toccato leggere di tutto, dalla Fenomenologia dello spirito di Hegel al Capitale di Marx. Non per tirarmela, ma per dire che non ho mai vacillato davanti al compito di leggere — e con attenzione! — vagonate di parole, tutte in fila per pagine e pagine senza nemmeno il sollievo di un’illustrazione… Ma quando posso leggermi un fumetto… ah! Ovviamente ho cominciato da piccina, prima con il Corrierino dei piccoli su cui ho imparato a leggere (sì, lo so, non erano “fumetti” in senso proprio, non c’erano le “nuvole parlanti”, ma insomma siamo lì) e poi con Topolino. Sui quindici anni la grande scoperta: i fumetti per adulti! Linus e tutto quello che questa benemerita rivista traduceva e divulgava, fumetti francesi e americani soprattutto. Correvano gli anni ’60, gravidi di novità, trasgressioni e conflitti generazionali. Mi ricordo che pensavo: abbiamo i fumetti, abbiamo la musica rock… possiamo davvero fare a meno di loro (della generazione precedente, dei “borghesi”)! Quanto ai fumetti dei supereroi — della Marvel e nostrani — forse non li ho frequentati moltissimo, ma ho letto anche quelli: in età avanzata ho sviluppato un’autentica passione per i mutanti X-men.
    Questa premessa gravida di ricordi (perdonatemela, sono cose che facciamo noi vecchi) solo per chiarire le mie credenziali: non sono una studiosa del fumetto, ma ne sono un’assidua fruitrice. Quindi almeno un pochino potete fidarvi. Lo dico perché di studiosi veri, con titoli accademici e lauree conseguite nelle università più prestigiose, ne stanno spuntando a bizzeffe. Studiosi veri, studi veri, certi malloppi che laFenomenologia dello spirito fa venir voglia di ridere. Sui fumetti si fa sul serio: ve lo dimostra il primo titolo che vi suggerisco, Matthew J. Smith e Randy Duncan (a cura di), Critical Approaches to Comics. Theories and Methods, Routledge, 2012.
    E tra gli studi, le tesi di laurea, le ponderose monografie negli ultimi tempi spicca proprio il tema supereroi e religione. Davvero incredibile la quantità di pubblicazioni — su carta e on line — dedicate all’argomento. Negli USA, soprattutto. Ma anche l’Italia non scherza (vi segnalo subito, per esempio, il piacevolissimoFabio Botto, Da Yahwéh ai Fantastici Quattro, Atì editore, 2008). Il fenomeno è così consistente che se ne è occupato perfino l’Osservatore Romano. Autorevolmente, con un articolo di Gaetano Vallini (che non è un free lance qualsiasi, ma una colonna del giornale) intitolato Hulk è davvero cattolico? Indagine sulla religiosità dei supereroi, che potete leggere nel blog del giornalista.
    L’articolo ha avuto molto successo, è stato commentato dal Corriere della sera ma anche da The Telegraph, da El Mundo e da una valanga di siti specializzati in fumetti. In effetti il pezzo è buono, gradevole e ben documentato, un tantino compiaciuto della tesi che sta prevalendo nella cospicua letteratura americana sull’argomento: i supereroi, che negli anni ’50 e ’60 avevano come riferimento religioso soprattutto la mitologia greco-romana, nel terzo millennio stanno virando al cristianesimo.
    Questa tesi è sostenuta, in particolare, da un libro piuttosto importante (considerato un punto di riferimento essenziale dai principali siti specializzati): Greg Garrett, Holy Superheroes! Exploring Faith and Spirituality in Comic Books, NavPress Publishing Group 2005 (nel 2008 ne è uscita un’edizione riveduta e ampliata). Si tratta di una tesi interessante, perché studi anche molto recenti continuano a sottolineare la contiguità tra i supereroi e i miti pagani.
    Così, ad esempio, il notevole saggio di Marco Arnaudo, Il fumetto supereroico. Mito, etica e strategie narrative, Tunuè 2010, di cui potete trovare un lungo estratto qui. La letteratura supereroica, secondo Arnaudo, è una fusione di miti classici e cultura moderna, spesso — soprattutto negli anni ’50 — esplicita (come nel caso di Wonder Woman, nome d’arte di Diana, figlia della regina delle amazzoni, le cui avventure erano precedute da un’intestazione che precisava «Diana possiede la bellezza di Afrodite, la saggezza di Atena, l’agilità di Mercurio e la forza di Ercole», o il meno noto Flash, che indossa elmo e stivaletti alati e viene presentato nella prima storia come “la reincarnazione di Mercurio”) e comunque quasi sempre riconoscibile. È del resto quanto sostengono anche Richard Reynolds, Super Heroes. A Modern Mythology, University Press of Mississippi, 1992 e Don Locicero, Superheroes and gods: a comparative study from Babylonia to Batman, numero speciale di Graphic Novels and Comics, n. 2, 2011.
    Oltre a quella greco-romana, altre mitologie vengono saccheggiate: basti pensare a Thor, il dio del tuono figlio di Odino della mitologia norrena, recentemente arrivato dagli albi Marvel agli schermi. E alcuni autori — Marco Arnaudo, in particolare — segnalano anche le affinità dei supereroi conlo sciamanesimo; altri, ci vedono suggestioni sataniste — ma non pensate a Daredevil e alle sue corna: secondo il sitoaleteia è “il supereroe che ricorre di più al confessionale”. Ah, sul presunto satanismo dei supereroi potete leggere, sempre su aleteia.
    Insomma, la “conversione” dei supereroi al cristianesimo (nelle sue varie versioni) sembra davvero una scoperta recente e Gaetano Vallini — che a questo proposito cita anche B.J. O Ropeza, The Gospel According to Superheroes. Religion and Popular Culture, Internationaler Verlag der Wissenschaften, 2005 di cui potete leggere qui una lunga recensione e Stephen Skelton, The Gospel According to the World’s Greatest Superhero, Harvest House Publishers, 2006 (notevole, sostiene tra l’altro un’interpretazione cristologica di Superman) — fa senz’altro bene a compiacersene sull’Osservatore Romano. Se Marco Arnaudo scrive che i supereoi costituiscono un “moderno Olimpo”, Grett Garrett sostiene che le loro storie somigliano piuttosto alle vite dei santi. E la Marvel — la casa editrice per eccellenza dei supereroi — sembra dargli ragione, visto che ha reclutato tra i suoi personaggi Madre Teresa di Calcutta (cfr. gli articoli 1 e 2).
    Sarebbe forse interessante interrogarsi sulle ragioni di questo recente abbandono del buon vecchio paganesimo. Forse l’istruzione di base non fornisce più le coordinate culturali necessarie? Oppure il fondamentalismo islamico consiglia di stringersi intorno ai valori cristiani? Non so dare una risposta, ma noto che l’incredibile sito adherents.com, che si incarica di indicare per ogni personaggio dei fumetti la religione di appartenenza (andatelo a vedere, è troppo divertente) in un enorme data base, ovviamente con cognizione di causa indicando le vignette che “provano” le diverse affiliazioni, ha preso atto della conversione. Consultandolo veniamo a sapere che Superman è metodista, Batman episcopale, Hulk cattolico, ecc. Tra i pochissimi atei, con mia grande soddisfazione, Wolverine (ve l’ho detto, ho sviluppato un’autentica passione per gli X-men e non c’è lettore degli X-men che non prediliga Wolverine). E tutto sommato sono anche contenta che la cara vecchia Wonder Woman sia rimasta coerentemente pagana.

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    22 Aug 2013
    Messaggi
    19,869
     Likes dati
    2
     Like avuti
    3,499
    Mentioned
    443 Post(s)
    Tagged
    32 Thread(s)

    Predefinito Re: Fumetti e Dio

    Consiglio vivamente Preacher, un bellissimo fumetto dove dio fa la fine che merita.

 

 

Discussioni Simili

  1. Età e fumetti
    Di Lèon Kochnitzky nel forum Fumetti
    Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 30-01-18, 10:36
  2. Fumetti
    Di Malaparte nel forum Destra Radicale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 22-03-10, 22:52
  3. Fumetti
    Di Harm Wulf nel forum Destra Radicale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 06-06-04, 10:16
  4. Fumetti
    Di Harm Wulf nel forum Storia
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 06-06-04, 10:15
  5. Fumetti!
    Di nel forum Fondoscala
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 11-03-03, 23:28

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito