Non ci aveva due mesi quando me la misero in braccio: per certo era la più schifosa
della cucciolata, perché era l'ultima rimasta ed il "padrone" non vedeva l'ora di farla
fuori.
Ci guardammo, lei ed io, ancora oggi non comprendo perchè abbia intuito che era
una femmina, non lo so.
Salii in casa ed iniziai, con il biberon, gli omogeneizzati e poco per volta le crocchette.
Adagio, poco per volta diventammo parte di un insieme; aveva sette otto mesi quando
giocando affondò i denti al punto da farmi sanguinare: quella fu l'occasione in cui
ristabilii i ruoli reciproci.
Senza violenza, ma con la forza (ed è forse quello che dovrebbero fare i genitori
con i figli), perchè vi è una profonda differenza tra la forza dell'autorità e la
violenza bruta.
Ricordo la forza delle sue mascelle quando in meno di un minuto sgranocchiò una
costina di maiale; e ricordo quando, perché sono scemo, quando per farle un
dispetto le infilavo un dito sotto i molari, il suo disagio nello spingerlo fuori
dalla bocca.
Ricordo quando aveva un anno ed io la educavo (mai ho cercato di "addestrarla",
ma solo di educarla a vivere in un mondo pericoloso - al massimo potrei
divertirmi ad addestrare un "umano" a diventare un "leccaculo", impresa facile
d'altronde).
La stavo sculacciando perchè aveva attraversato la strada senza aspettare il
comando (e chi sa quanto possano essere duri come il ferro i muscoli della
coscia di una lupa di 35 kg può ben immaginare quanto mi dolesse il palmo della mano)
quando un animalisto perso, un sacco di lardo sulla trentina, mi disse: "cosa diresti
se fossi io a dare due schiaffoni a te?"
Gli mostrai una spanna di acciaio a taglio rasoio e l'animalisto perso se ne andò
con la coda tra le gambe.
Il risultato dell'educazione? La bastarda può passeggiare con me la domenica
a mezzogiorno sulla promenade degli inglesi sotto gli occhi della polis de ville
senza alcun guinzaglio e nessuno dice niente: quando si ferma lei mi fermo io,
e quando mi fermo io si ferma lei.
Il legame che esiste tra questi due esseri, l'animalo e la bastarda, è strano,
non ne ho trovato traccia nei libri letti: in tutta la sua vita lei è vissuta CON me
(tranne quando ero in ospedale) ed ora, anche se sono stanco, devo continuare
a tirare avanti finchè lei vuole vivere, anche se mi spacco la schiena per farla
salire in macchina perché da sola non ce la fa più.
Quando giungerà l'ora, perché è nella natura della vita, dovrò assumermi il
dovere di aiutarla e non potrò delegare ad altri il compito dell'iniezione.
Ma poi anch'io sarò libero di chiudere.




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