https://voxnews.info/2020/01/27/libi...ti-da-erdogan/
Merdogan si avvicina.


https://voxnews.info/2020/01/27/libi...ti-da-erdogan/
Merdogan si avvicina.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


https://www.google.it/url?sa=t&sourc...JhoJQlqFM5vvCH
ERDO A KIEV – UN PO’ DI GUERRA ALLA RUSSIA, PERCHE’ NO?
Maurizio Blondet 4 Febbraio 2020 73 commenti
Il giorno dopo che l’esercito turco ha ucciso 45 soldati siriani alleati a Mosca coi loro camerati russi, cosa fa Erdogan? Vola a Kiev, proclama che la Crimea appartiene all’Ucraina, grida “Slava Ucraine” (Grande Ucraina!) che è il grido nazionalista e banderista. Inoltre promesse a Kiev armamenti per 34 milioni di dollari…
James Farro
@JF991
Erdogan is NOT happy with Putin.
A day after Turkey kills 45 Russian backed Syrian troops, Erdogan is in Ukraine and says "Slava Ukraine!".
Video incorporato
367
13:28 - 3 feb 2020
Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter
161 utenti ne stanno parlando
+
La coordinazione di questa provocazione del Turco viene dimostrata dalla (più grave) provocazione messa in atto da Mike Pompeo; sabato è volato in visita ufficiale in Bielorussia (la prima in quasi 30 anni) ed ha detto al prima disprezzato dittatorello locale Lukashenko, che gli USA “sono pronti a fornire il 100% del petrolio di cui ha bisogno a prezzi competitivi”.
La Bielorussia ha in corso un contenzioso con Mosca: finora ha ricevuto petrolio e gas dalla Russia, a prezzi politici bassissimi; Mosca ha interrotto le forniture, a Lukashenko: nel quadro di una rinegoziazione dei prezzi petroliferi, che Mosca vuol compensare con negoziati intesi all’integrazione più profonda delle due economie. Lukashenko ha detto a Pompeo che “la Russia vuole assorbirci”.
https://apnews.com/863371d1353f29fb38b27fe0e5027b8e
Pompeo ha riaperto i rapporti diplomatici con la Bielorussia – interrotti da un decennio per “le violazioni dei diritti umani” e la repressione dell’opposizione da parte di Lukashenko, che Condoleeza Rice bollò nel 2005 come “l’ultima dittatura d’Europa”. Adesso viene mandata una diplomatica di carriera, una professionista, Julie Fisher e non il solito “amico di Trump” e finanziatore premiato con ambasciate in capitali amene.
https://www.state.gov/biographies/julie-fisher/
Anche se è stato annunciato che “la Bielorussia ha trovato un accordo con Mosca sul petrolio” (non definitivo però)
https://www.agcnews.eu/bielorussia-trovato-laccordo-con-mosca-sul-petrolio/
si vede che, dalla Siria a Kiev alla Bielorussia, la complessa e delicata costruzione diplomatica di Putin e Lavrov è in crisi: ovviamente per diretta e indiretta aziona americana. Erdogan, che è crollato nei sondaggi interni, bisognoso di un successo che gli sfugge sia in Siria sia in Libia, avendo palesemente sovra-esteso le sue ambizioni al dilà delle sue forze militari reali, è tornato nell’ovile NATO e si presta ai giochi suggeriti da Washington? Veteran’s Today dice che è stato anche convinto con una tangente personale di milioni di dollari. Sappiamo che, quando si sente nell’angolo, Erdo è facile ai colpi di testa, come quando ordinò di abbattere il caccia russo.
Anche adesso ha fatto ammazzare i quattro specialisti russi nella guerra che ha scatenato contro Assad per mantenere il possesso di Idlib. I media del suo partito invitano “la NATO e l’Europa” devono salvare Idlib”, cioè i terrorista jihadisti formati da Usa e sauditi in vista del primo progetto, Assad must go, per scongiurare “una crisi umanitaria”.
https://www.dailysabah.com/columns/duran-burhanettin/2020/02/03/europe-us-must-save-idlib
Mettersi in una vera guerra con Mosca è particolarmente demente quando si ha una agguerrita “minoranza etnica” del 20%, la curda, desiderosa di rovesciare il dominio di Ankara.
Ma tant’è. Non a tutti è chiaro quel che ha scritto a tutte lettere Newsweek: “Mentre l’opinione pubblica viene concentrata sull’Iran, le forze armate USA si preparano alla guerra contro la Russia”.
Chiaro?
Ovviamente, una guerra planetaria: Mike Pompeo ha appena definito la Cina “la minaccia centrale del nostro tempo” e ha fatto appello agli alleati degli Usa ad “avere la potenza tecnologica militare per assicurare che il secolo continui ad essere governato da principi morali dell’Occidente”.
https://www.chinadaily.com.cn/a/202002/02/WS5e36d3c8a310128217274379.html
I “principi occidentali per questo pericoloso idiota consistono nel bombardare ovunque”, commenta l’economista Federico Giachè. E’ bene sapere che Pompeo è interno al movimento americano dei “cristiani rinati”, 70 milioni di elettori animati dalla visione apocalittica: l’Impero del Bene deve favorire Israele e il suo potere sulla Terra Santa, fino alla ricostruzione del Tempio – allo scopo di accelerare la seconda venuta di Cristo.
In questo frangente, Macron è andato in visita in Polonia per riscaldare i rapporti fra Parigi e Varsavia recentemente raffreddati dalle critiche del francese alla NATO e al suo desiderio di non antagonizzare Mosca oltre un certo segno. Il successo non sembra eccezionale
James Farro
@JF991
Erdogan is NOT happy with Putin.
A day after Turkey kills 45 Russian backed Syrian troops, Erdogan is in Ukraine and says "Slava Ukraine!".
Video incorporato
367
13:28 - 3 feb 2020
Informazioni e privacy per gli annunci di Twitter
161 utenti ne stanno parlando
In tutto ciò, si staglia il mutismo tedesco – e dell’Europa a guida tedesca. Un mutismo che sembra un ammutolire e paralisi di fronte agli eventi mondiali che stanno distruggendo i suoi “successi “ basato sull’export e sull’assoggettamento degli altri paesi europei alle sue ricette austeritarie.
Stanno constatando con muto terrore quello che aveva spiegato l’economista Ashoka Mody: che la Germania non è la “locomotiva” d’Europa, bensì un aliante – agganciato all’aereo della Cina, ai suoi consumi e ai suoi successi economici veri. Ora che anche l’aereo perde colpi, l’aliante perde quota e finisce sul prato, insieme a tutta la UE.


https://www.voltairenet.org/article209187.html
La Turchia in cerca di potere
di Thierry Meyssan
Pur rallegrandosene, la stampa internazionale interpreta il voltafaccia della Turchia – ora nuovamente in contrasto con la Russia – come ulteriore prova del carattere imprevedibile del sultano Erdoğan. Secondo Thierry Meyssan è invece una dimostrazione della perseveranza di Ankara nel ricercare un’identità: non potendo scegliere il proprio destino, si adatta alla nuova situazione.
RETE VOLTAIRE | DAMASCO (SIRIA) | 11 FEBBRAIO 2020
عربي FRANÇAIS ROMÂNĂ РУССКИЙ TÜRKÇE ESPAÑOL DEUTSCH
+
JPEG - 83.6 Kb
Plastico del complesso presidenziale di Ankara, il “palazzo bianco”. La Turchia compensa l’incapacità a darsi una definizione con una forma di delirio di grandezza.
La Turchia attuale è l’erede delle orde di Gengis Khan, dell’impero ottomano, nonché dello Stato laico di Mustafa Kemal. Ha rifiutato la definizione dei propri confini del Trattato di Sèvres (1920) e ha imposto con la forza le modifiche del Trattato di Losanna (1923), ma ancora oggi si ritiene incompresa e amputata dei territori greci, ciprioti, siriani e iracheni, che non ha mai smesso di rivendicare. Persiste nel negare i crimini del passato, compreso il genocidio dei non-mussulmani.
Ormai da un secolo la Turchia non riesce a definirsi territorialmente; la sua politica estera è perciò una reazione ai rapporti di forza regionali e mondiali, che dà l’impressione, sbagliata, di una volontà erratica.
Il recente voltafaccia nei rapporti con la Russia non è il colpo di testa di un lunatico, ma la prosecuzione di una ricerca identitaria in un contesto instabile.
1 – La sparizione dell’URSS (1991)
Il 26 dicembre 1991, quando l’URSS fu sciolta, per la Turchia – che, imprevidente, non aveva pensato ad affermarsi come membro del campo dei vincitori della guerra fredda – venne meno la ragione della propria esistenza.
Ankara aveva preso in considerazione di modernizzarsi aderendo alla Comunità Europea; gli europei però non avevano intenzione di accoglierla e tiravano per le lunghe i negoziati (Stato associato dal 1963, candidato dal 1987). Una seconda possibilità era mettersi a capo del mondo mussulmano, seguendo le orme dell’impero ottomano; ma i sauditi, che presiedono la Conferenza Islamica, si opponevano. Si offriva una terza possibilità: riannodare i legami con le popolazioni turcofone di cultura mongola dell’Asia centrale, diventate indipendenti.
La Turchia esitò troppo e si lasciò sfuggire questa “finestra di uscita”. Comandando l’operazione Tempesta nel Deserto per liberare il Kuwait e convocando la conferenza di Madrid sulla Palestina (1991), il presidente Bush padre mise in atto un ordine regionale stabile, retto dal triumvirato Arabia Saudita/Egitto/Siria. Per conquistarsi spazio, la Turchia annodò una relazione privilegiata con l’altro orfano del Medio Oriente, Israele, che condivide le sue stesse fantasie irredentiste [1].
2 – L’11 Settembre 2001
Distruggendo i suoi principali nemici – Afghanistan e Iraq – il presidente Bush figlio permise all’Iran di riconquistare un ruolo nella regione. Teheran si mise alla testa di un’“Asse della Resistenza” di alcuni Paesi (Iran, Iraq, Siria, Libano e Palestina) contro gli altri, organizzati attorno ad Arabia Saudita e Israele. Contrariamente alle apparenze e alla lettura semplicistica dell’Occidente, non si trattava di un’opposizione pro o anti-USA, nemmeno di un contrasto fra sciiti e sunniti, bensì di un conflitto regionale fasullo, attizzato dal Pentagono, come l’inutile guerra decennale fra Iraq e Iran. Questa volta però l’obiettivo finale non era indebolire gli uni e gli altri, bensì far distruggere agli stessi abitanti tutte le strutture statali della regione (strategia Rumsfeld/Cebrowski).
Unico Stato della regione ad aver immediatamente capito il gioco, la Turchia scelse di tutelarsi, mantenendo buone relazioni con entrambi i campi e sollecitando uno sviluppo economico invece che esortare alla guerra civile regionale. Prese perciò le distanze da Israele.
JPEG - 47.6 Kb
Mappa dello stato-maggiore USA, pubblicata dal colonnello Ralph Peters (2006): contrariamente a ogni previsione, gli Stati Uniti si apprestano a smantellare l’alleato turco creando sul suo territorio un “Kurdistan libero”.
Quando nel 2006 il colonnello Ralph Peters pubblicò la mappa dei progetti dello stato-maggiore USA, fu chiaro che anche la Turchia sarebbe stata distrutta dall’alleato USA, a favore di un “Kurdistan libero” [2], vagamente ispirato al Kurdistan disegnato nel 1920. Una parte degli ufficiali generali turchi rimise in discussione l’allineamento della Turchia a Washington e suggerì di stringere una diversa alleanza. Tastarono il terreno dalle parti di Beijing (Mosca non era ancora tornata a essere una potenza militare). Alcuni fecero il gran passo aprendo un canale di discussione e acquistando qualche arma. Furono arrestati nel 2008, insieme ai responsabili del Partito dei Lavoratori (İşçi Partisi) (kemalo-maoisti), nell’ambito dello scandalo Ergenekon. Quasi tutti gli ufficiali di stato-maggiore furono condannati a pesanti pene detentive, con la falsa accusa di spionaggio a favore degli USA; in seguito la verità venne a galla e tutte le sentenze furono invalidate.
Indispettita, Ankara acconsentì a creare un mercato comune con il vicino siriano, per proteggersi da un eventuale massacro in vista di un “Kurdistan libero”.
3 - Le “Primavere arabe” (2011)
Durante l’operazione delle “Primavere arabe”, con cui gli anglosassoni ambivano a issare al potere i Fratelli Mussulmani nell’intero Medio Oriente Allargato, la Turchia sperò di poter approfittare dell’appartenenza alla Confraternita del presidente Recep Tayyip Erdoğan e mettersi così al riparo dall’annunciato caos. Ankara ridestò quindi la tribù ottomana dei Misurata in Libia e aiutò la NATO a rovesciare il suo alleato Muammar Gheddafi. Entrò poi in guerra con il partner siriano. Furono due avventure che distrussero l’economia turca, fino a quel momento fiorente.
JPEG - 24.1 Kb
Mentre si nasconde dai militari incaricati dalla CIA di ucciderlo, il presidente Erdoğan riesce a rivolgersi al popolo turco in televisione, per mezzo di un portatile retto dalla presentatrice. Il 15 luglio, in poche ore, ristabilisce la legalità costituzionale.
Quando la Russia entrò in scena e sconfisse Daesh, la Turchia decise di liberarsi degli Occidentali. Si avvicinò a Mosca, acquistò sistemi missilistici S-400 e la centrale atomica di Akkuyu, a Sochi e Astana s’impegnò per la pace in Siria. La CIA reagì manipolando l’organizzazione di Fetullah Gülen e finanziando l’HPD (Partito delle Minoranze) contro l’AKP (islamista). Fece abbattere un Sukhoï-24, tentò di assassinare il presidente Erdoğan, fallì un colpo di Stato, riuscì a uccidere l’ambasciatore russo Andreï Karlov, e altro ancora.
Stordita, la Turchia replicò con una grande caccia alle streghe: furono imprigionate circa 500 mila persone, sospettate di aver partecipato a un tentativo di assassinio in cui potevano al più essere implicate alcune centinaia di militari.
Ankara decise così di collocarsi a metà strada tra Washington e Mosca, perseguendo la propria indipendenza anche a rischio di essere schiacciata in ogni momento da un accordo tra i due Grandi. La Turchia cercò anche di posizionarsi in modo da sostenere e al tempo stesso intralciare i suoi due padrini: da un lato prese parte alla guerra contro la Siria, dall’altro sostenne l’Iran e installò basi in Qatar, Kuwait e Sudan.
Oltre all’impossibilità di sostenere a lungo una simile posizione, la Turchia si è trovata a inseguire cinque prede contemporaneamente: l’UE, con cui ha firmato un accordo sulle migrazioni; gli arabi, che ora asserisce di voler difendere da Israele; l’Asia Centrale, che tiene al riparo sotto la propria ala; la NATO, che non ha lasciato, e la Russia, che ha tentato di sedurre.
4 – L’assassinio del generale Soleimani (2020)
Il mondo intero ha creduto – a torto – che gli Stati Uniti, esausti, si ritirassero dal Medio Oriente Allargato e lasciassero campo libero alla Russia. In realtà, ritiravano le proprie truppe ma intendevano conservare il controllo della regione attraverso mercenari numerosi e addestrati: gli jihadisti.
Vista la volontà degli Stati Uniti di proseguire nel Nord Africa le distruzioni avviate nella parte asiatica del Medio Oriente Allargato, e considerando che è stato probabilmente il governo iraniano – e non Israele – ad aiutare il Pentagono a uccidere del generale Qassem Soleimani, Ankara ha ancora una volta modificato il proprio piano.
La Turchia è rientrata nell’orbita di Washington: Ankara, che il 13 gennaio a Mosca negoziava la pace in Siria, il 1° febbraio sfida brutalmente la stessa Russia, uccidendo ad Aleppo quattro ufficiali dell’FSB [3].
L’esercito turco, la tribù dei Misurata (Libia), nonché gli jihadisti di Idlib (Siria) – 5 mila dei quali trasferiti dai servizi segreti turchi in un mese e mezzo – hanno cominciato a dissanguare la Libia con la complicità, forse involontaria, del maresciallo Khalifa Haftar; non si fermeranno fino allo sfinimento completo delle parti in campo [4].
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


“E gli alberi votarono ancora per l’ascia, perché l’ascia era furba e li aveva convinti che era una di loro, perché aveva il manico di legno”.
Proverbio turco.




Scoperta l’estensione della rete di spionaggio turco in Europa
RETE VOLTAIRE | 5 OTTOBRE 2020
Un ufficiale dell’Intelligence turca, Feyyaz Ö., incaricato dei contatti con un’agenzia statunitense, il 15 settembre 2020 si è presentato spontaneamente alla polizia austriaca rivelando di aver avuto istruzioni per uccidere tre personalità politiche del Paese.
Dopo che l’Austria ha informato la Germania dell’inchiesta in corso, è emerso che i servizi segreti turchi (Millî Istihbarat Teşkilatı – MIT) dispongono in Europa di una gigantesca rete, più fitta di quella dei servizi russi e persino di quelli statunitensi.
In Austria ci sono almeno 350 agenti turchi, in Germania 8 mila.
Sarebbe stata aperta un’inchiesta in Francia dove, diversamente da quanto comunemente si crede, le moschee turche superano come numero quelle dell’insieme del Nord Africa. Sono controllate dal Diyanet Işleri Başkanlığı (amministrazione governativa degli Affari religiosi) attraverso un’organizzazione di estrema destra, la Millî Göruş (di cui il presidente Erdoǧan fu uno dei capi).
Queste informazioni arrivano mentre la Turchia sovrintende all’attacco dell’Artsakh.
Thierry Meyssan aveva affermato che il MIT turco, sostenuto dall’MI6 britannico, aveva organizzato gli attentati di Parisi e Saint-Denis del 13 novembre 2015 e quelli di Bruxelles del 22 marzo 2016.
Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo
https://www.voltairenet.org/article210999.html
Ultima modifica di Eridano; 05-10-20 alle 21:21




8 VELIERI CARICHI DI ISLAMICI IN 8 GIORNI: IL PIANO DI ERDOGAN CONTRO L’ITALIA
OTTOBRE 12, 2020
https://voxnews.info/2020/10/12/8-ve...ontro-litalia/
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.