le liti sono come l'informazione democratica.
I cittadini sono degli amanti folli non crocifissi oppure un po' in crisi. Essi non vedono i problemi che li circondano e si danno del tu. Dotati di visione limitata, pensano sempre a "noi due".
Le loro liti sono apocalittiche, a carattere involutivo. Essi delirano.
Ad esempio, si dicono l'un l'altro, riconoscendo quasi la realtà: "A ogni lite, a ogni informazione, a ogni distacco con le verità precedenti sappiamo che non potremo permetterci le libertà di prima". Non è per amor di pace, non per odio del regresso, nè per limitare i danni, non è scoprire di essere fatti male (antropologia), non è sfiducia, è irreversibilità.
Questo è comunicare (per tutti quelli e tra quelli che temono che ogni volta gli sia tolto, che temono di perdere).
Segni lievi mangia il sole incombente ai sogni di Cristo rubano i bisognosi ore gesto e sapore sordi lemmi e ottoni con cui crescere in tensione tomi di uomini (n)uovi e tonni, i nostri figli, gemme incontaminate di tanta beltà belve e carogne in libertà in punta di piedi disegnano scenari di guerra dietro muri di palle di tetro la paura arrabatta vitrei Robert Musil e viscere di Céline e Witkiewicz cinerei sorvegliano non svelano sue assonanze col Laos morsi di Cerberi e ciabattate a ogni loro Erode, a ogni loro ingresso.




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