Beh, Marx sosteneva che il progresso avrebbe emancipato l'uomo dal lavoro fino a renderlo marginale.
In questa analisi, se ricordate, supponeva che le macchine avrebbero sostituito l'uomo o quasi e la sovrapproduzione avrebbe soddisfatto i bisogni secondari dell'uomo secondo necessità e quindi il superamento definitivo della moneta.
Anche gli economisti di Stalin valutarono, negli anni trenta, la sostituzione della moneta con tessere soggetti di accesso a servizi e prodotti.
Ma la complessità dell'operazione, in termini di coordinamento e la sottoproduzione, resero il progetto "provvisoriamente" inattuabile.
Oggi, la tecnologia informatica e la realizzazione di robot e software autonomi, sempre più complessi e funzionali già rende questa ipotesi non più lontana nel tempo. Intendo la totale sovrapproduzione e il superamento del lavoro umano.
Chiaramente in un modello capitalista, si pone il problema opposto, ossia l'accesso del proletario, privato del lavoro, a beni e servizi, non più secondari ma addirittura primari.
Non solo, ma addirittura il problema dell'eccesso di produzione, l'incremento dei costi di materie prime e quindi la caduta marginale del saggio di profitto (tutti fattori abbastanza evidenti nella crisi contemporanea e ben prevista dall'analisi marxiana). La crisi irreversibile del Capitalismo.
A ben pensare, quindi, il superamento del lavoro non è poi così utopico, nello stadio attuale dello sviluppo tecnologico.





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