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Discussione: Contro il lavoro

  1. #21
    Сардиния
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Dean M. Visualizza Messaggio
    Anni fa avevo un'amica anarchica-primitivista che si professava contro il lavoro. Francamente penso che l'unica corrente che osteggi il lavoro in se', sia proprio quella.
    Se il fine dei pensatori anarchici è di superare la differenza fra città e campagna (come in Marx) e privilegiare la seconda, e' evidente che l'idea sarebbe quella di tornare al principio del cacciatore-raccoglitore.
    Diversamente, io penso che il lavoro (come sostenevano anche gente come de Ambris ecc.) non possa essere abolito, non solo inteso come necessità oggettiva per difendere la civiltà, ma anche perche' un ritorno all'ancestrale taglierebbe fuori chi non fa piu' parte del processo produttivo (non esistendo piu' le pensioni, gli anziani come li mantieni?).
    Diverso e' invece il discorso, all'interno di un concetto libertario di città e di campagna, di diminuire l'orario lavorativo e coinvolgere ampi strati della collettivita' nel concetto di produzione non piu' finalizzato alla forma merce, ma al consumo

    Beh, Marx sosteneva che il progresso avrebbe emancipato l'uomo dal lavoro fino a renderlo marginale.
    In questa analisi, se ricordate, supponeva che le macchine avrebbero sostituito l'uomo o quasi e la sovrapproduzione avrebbe soddisfatto i bisogni secondari dell'uomo secondo necessità e quindi il superamento definitivo della moneta.

    Anche gli economisti di Stalin valutarono, negli anni trenta, la sostituzione della moneta con tessere soggetti di accesso a servizi e prodotti.
    Ma la complessità dell'operazione, in termini di coordinamento e la sottoproduzione, resero il progetto "provvisoriamente" inattuabile.

    Oggi, la tecnologia informatica e la realizzazione di robot e software autonomi, sempre più complessi e funzionali già rende questa ipotesi non più lontana nel tempo. Intendo la totale sovrapproduzione e il superamento del lavoro umano.
    Chiaramente in un modello capitalista, si pone il problema opposto, ossia l'accesso del proletario, privato del lavoro, a beni e servizi, non più secondari ma addirittura primari.
    Non solo, ma addirittura il problema dell'eccesso di produzione, l'incremento dei costi di materie prime e quindi la caduta marginale del saggio di profitto (tutti fattori abbastanza evidenti nella crisi contemporanea e ben prevista dall'analisi marxiana). La crisi irreversibile del Capitalismo.


    A ben pensare, quindi, il superamento del lavoro non è poi così utopico, nello stadio attuale dello sviluppo tecnologico.

  2. #22
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Pestis nigra Visualizza Messaggio
    Peccato che il discorso siasi vanificato nella solita retorica primitivista del "sarebbe meglio se fossimo tutti scimmie".
    Andate a chiedere alla massa che tanto adorate se preferisce lavorare 5 ore al giorno la terra senza stipendio in denaro, oppure 12 ore al giorno in fabbrica per 2000 euro al mese.
    Indovinate qual è la risposta - e no, questa risposta non è dovuta alla "mentalità capitalista moderna". Se aveste fatto questa domanda ad un servo della gleba del 1200 vi avrebbe risposto nello stesso modo: l'Homo sapiens è frivolo e materialista.

    Ecco perché ci vogliono due classi sociali: chi lavora (ed a quanto pare è felice di farlo per avere poi due spiccioli) e chi non lavora e vuole produrre intellettualmente.

    Allora se lo capite seguite Nietzsche e siate classisti: ci vuole una rivisitazione del concetto del lavoro generale, che porti a creare due classi sociali i cui membri possono passare dall'una all'altra:



    Quindi: la casta degli schiavi deve contenere umani che non soffrono del lavoro, che sono più grezzi, più popolani.



    Secondo lui, ad esempio, i Cinesi erano (e sono, aggiungo) i più propensi e culturalmente impostati a fare da schiavi [Aurora, 206].

    Ovviamente la casta degli schiavi non deve essere troppo sfruttata, come invece è sempre successo, perché sennò inizia a girare la peste del risentimento comunista/anarcocomunista/socialista etc.



    Chi è la casta dei lavoratori liberi? Non di certo i borghesi capitalisti pancioni che vi immaginate, perché anzi loro sono la causa dello sfruttamento suddetto e loro sono la causa del risentimento anticlassista.



    La casta dei lavoratori liberi è la casta aristocratica, quella che fa la politica, che produce artisticamente, scientificamente, filosoficamente etc.

    Una società di questo tipo sarebbe una società simile a quella grecoromana, ma ancora meglio impostate e si potrebbe davvero spremere il massimo dall'uomo.
    La società greca e romana che glorificava la schiavitù e che per risparmiare i prigionieri tratti dalle guerre li trasformava in schiavi?
    ah , bel modello di virtu'
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    Tristan Tzara

    Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
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  3. #23
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Dogma Visualizza Messaggio
    Beh, Marx sosteneva che il progresso avrebbe emancipato l'uomo dal lavoro fino a renderlo marginale.
    In questa analisi, se ricordate, supponeva che le macchine avrebbero sostituito l'uomo o quasi e la sovrapproduzione avrebbe soddisfatto i bisogni secondari dell'uomo secondo necessità e quindi il superamento definitivo della moneta.

    Anche gli economisti di Stalin valutarono, negli anni trenta, la sostituzione della moneta con tessere soggetti di accesso a servizi e prodotti.
    Ma la complessità dell'operazione, in termini di coordinamento e la sottoproduzione, resero il progetto "provvisoriamente" inattuabile.

    Oggi, la tecnologia informatica e la realizzazione di robot e software autonomi, sempre più complessi e funzionali già rende questa ipotesi non più lontana nel tempo. Intendo la totale sovrapproduzione e il superamento del lavoro umano.
    Chiaramente in un modello capitalista, si pone il problema opposto, ossia l'accesso del proletario, privato del lavoro, a beni e servizi, non più secondari ma addirittura primari.
    Non solo, ma addirittura il problema dell'eccesso di produzione, l'incremento dei costi di materie prime e quindi la caduta marginale del saggio di profitto (tutti fattori abbastanza evidenti nella crisi contemporanea e ben prevista dall'analisi marxiana). La crisi irreversibile del Capitalismo.


    A ben pensare, quindi, il superamento del lavoro non è poi così utopico, nello stadio attuale dello sviluppo tecnologico.
    Il passaggio dalla carta moneta alle 'tessere' a cui faceva riferimento stalin e' un'assurdità, perche' non cambierebbe il paradigma umano che conferirebbe alla moneta (o ad altri surrogati) il valore di acquisizione di un prodotto-merce, non consentendo il superamente della logica di assegnare a una merce un valore intrinseco.
    Credo che gli anarchici andrebbero piu' d'accordo con il concetto di "dono" (che è anche un mezzo, oltre al baratto, per superare la mercificazione capitalistica)
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  4. #24
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Dean M. Visualizza Messaggio
    Il passaggio dalla carta moneta alle 'tessere' a cui faceva riferimento stalin e' un'assurdità, perche' non cambierebbe il paradigma umano che conferirebbe alla moneta (o ad altri surrogati) il valore di acquisizione di un prodotto-merce, non consentendo il superamente della logica di assegnare a una merce un valore intrinseco.
    Credo che gli anarchici andrebbero piu' d'accordo con il concetto di "dono" (che è anche un mezzo, oltre al baratto, per superare la mercificazione capitalistica)

    Ehh ma tu non tieni conto del fatto che il dono medesimo è di per se mercificazione della produzione e dei bisogni!!!

    Il superamento della moneta implica la capacità di mettere in comune beni e servizi prodotti al fine del libero accesso e piena soddisfazione dei bisogni.
    Il famoso punto di equilibrio fra domanda e offerta, il cui raggiungimento, la produzione socialista deve idealmente perseguire.

  5. #25
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Dogma Visualizza Messaggio
    Ehh ma tu non tieni conto del fatto che il dono medesimo è di per se mercificazione della produzione e dei bisogni!!!

    Il superamento della moneta implica la capacità di mettere in comune beni e servizi prodotti al fine del libero accesso e piena soddisfazione dei bisogni.
    Il famoso punto di equilibrio fra domanda e offerta, il cui raggiungimento, la produzione socialista deve idealmente perseguire.
    Ed e' proprio cio' che intendevo io.
    Il dono presuppone l'usufrutto e il libero accesso collettivo ai prodotti (non alle merci, il cui valore viene dato per mezzo e con il denaro).Perche' cio' che io produco lo metto a disposizione della comunità intera
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  6. #26
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    e' un peccato lasciar scivolare nell'oblio un thread come questo...

    "Il lavoro come tale costituisce la migliore polizia e tiene ciascuno a freno… Esso logora straordinariamente una gran quantità d'energia nervosa e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, al sognare, al preoccuparsi, all'amare, all'odiare..."

    Friedrich Nietzsche

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  7. #27
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Dean M. Visualizza Messaggio
    e' un peccato lasciar scivolare nell'oblio un thread come questo...

    Sono assolutamente d'accordo; inoltre, a mio parere, è stato affrontato dando troppo spazio alla teorizzazione e poco all'urgenza esistenziale che dovrebbe muovere tanto il pensiero quanto l'azione.
    Tra una manciata di minuti dovrò disconnettermi: più tardi o domani tornerò sull'argomento.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  8. #28
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    E' consuetudine dei riformatori sociali far volare a briglia sciolta il pensiero verso un radioso futuro, figurarselo in ogni dettaglio e accapigliarsi con altri sognatori per detenerne l'esclusiva.
    Con la mente modellano una breccia nel tempo profano dell'oggi attraverso cui pregustare il tempo mitico del domani, alla ricerca di un sollievo tutto cristiano con cui alleviare le fatiche terrene.
    Nell'inseguire il trascendente, si consumano nell'immanente, consolandosi con quella finestra tra i due mondi, sempre troppo piccola per passare, che è il simbolo.
    Alla fine del viaggio, costretti a guardare negli occhi l'evidenza, confezionano all'amarezza un bell'abito ripetendosi "l'ho fatto per chi verrà dopo di me" e chiudono con bandiere e saluti commossi durante la veglia funebre.
    Finché ogni critica al lavoro sarà appannaggio esclusivo della schiatta dei cripto-cristiani, ci saranno solo tracce di inchiostro e parole consumate dal tempo.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

  9. #29
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Egomet Visualizza Messaggio
    E' consuetudine dei riformatori sociali far volare a briglia sciolta il pensiero verso un radioso futuro, figurarselo in ogni dettaglio e accapigliarsi con altri sognatori per detenerne l'esclusiva.
    Con la mente modellano una breccia nel tempo profano dell'oggi attraverso cui pregustare il tempo mitico del domani, alla ricerca di un sollievo tutto cristiano con cui alleviare le fatiche terrene.
    Nell'inseguire il trascendente, si consumano nell'immanente, consolandosi con quella finestra tra i due mondi, sempre troppo piccola per passare, che è il simbolo.
    Alla fine del viaggio, costretti a guardare negli occhi l'evidenza, confezionano all'amarezza un bell'abito ripetendosi "l'ho fatto per chi verrà dopo di me" e chiudono con bandiere e saluti commossi durante la veglia funebre.
    Finché ogni critica al lavoro sarà appannaggio esclusivo della schiatta dei cripto-cristiani, ci saranno solo tracce di inchiostro e parole consumate dal tempo.
    mi sento però di controbattere apportando la mia analisi sul tema. personalmente non mi considero a prioristicamente (come, invece, è prassi nel mondo anarchico) contro il lavoro, ma - per rifarmi a una frase di Charles Bukowski - contro "la forma di ogni lavoro regolamentato", che è la considerazione su cui si forma l'analisi del superamento dello sfruttamento capitalistico, di tipo marxiano.
    il problema in se' non è il lavoro, inteso come concezione della produzione e della redistribuzione, ma come e' organizzato.
    a differenza di molti anarchici (paleolibertari o primitivisti) che vorrebbero la sua estinzione, io credo nella possibilità non di riformarlo, ma di rivoluzionarlo. Anzi tutto, partendo dal presupposto che ogni lavoratori goda degli stessi diritti e dello stesso salario e, una volta passati a una fase socialista, collettivizzando i mezzi di produzione si supera la concezione del dominio gerarchico regolamentato, che e' il vero problema.
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  10. #30
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    Predefinito Re: Contro il lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Dean M. Visualizza Messaggio
    mi sento però di controbattere apportando la mia analisi sul tema. personalmente non mi considero a prioristicamente (come, invece, è prassi nel mondo anarchico) contro il lavoro, ma - per rifarmi a una frase di Charles Bukowski - contro "la forma di ogni lavoro regolamentato", che è la considerazione su cui si forma l'analisi del superamento dello sfruttamento capitalistico, di tipo marxiano.
    il problema in se' non è il lavoro, inteso come concezione della produzione e della redistribuzione, ma come e' organizzato.
    a differenza di molti anarchici (paleolibertari o primitivisti) che vorrebbero la sua estinzione, io credo nella possibilità non di riformarlo, ma di rivoluzionarlo. Anzi tutto, partendo dal presupposto che ogni lavoratori goda degli stessi diritti e dello stesso salario e, una volta passati a una fase socialista, collettivizzando i mezzi di produzione si supera la concezione del dominio gerarchico regolamentato, che e' il vero problema.
    Innanzitutto la mia avversione non può - e non deve- essere ricondotta alla pedissequa adesione a un modello, del quale sinceramente non mi importa nulla, o alla pappagallesca ripetizione di quanto letto nei libri, poiché essa ha un ricco portato esistenziale e affonda le sue radici nelle esperienze concrete di vita.
    Per questa ragione mi hanno sempre dimostrato maggior comprensione persone disinteressate alla filosofia o alla politica, ma con una sensibilità affine alla mia (penso in particolare a un paio di amici), per le quali il lavoro era e restava fonte di sofferenza a prescindere dai voli pindarici o dalle contorsioni del pensiero.
    Sebbene la teoresi possa talvolta risultare un'attività all'apparenza edificante, rischia di ridursi a mera sublimazione di desideri, con la realtà agghiacciante del quotidiano che bussa perennemente alla nostra porta.
    "Una salus victis, nullam sperare salutem"

 

 
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