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VIA D'AMELIO
Borsellino, applausi a Fini
"Mangano non è un eroe"
A Palermo la commemorazione della strage. Il presidente della Camera, prima fischiato dalle agende rosse, si è fermato a parlare con loro: lo stalliere di Arcore "è stato un cittadino condannato per mafia. Eroi sono quelli che si sacrificano per lo Stato". Napolitano: "Fare piena luce". La rabbia di Rita Borsellino
PALERMO - Il popolo delle agende rosse, tra memoria, rabbia e speranza, ha ricordato il 18esimo anniversario della morte del giudice Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è stato prima contestato e poi applaudito dalla folla di partecipanti alla fiaccolata che ha concluso la lunga giornata. I giovani che inizialmente lo avevano fischiato urlando "vergogna", dopo aver parlato con Fini lo hanno ringraziato per le sue parole. Dichiarazioni fatte faccia a faccia ai contestatori, con cui il presidente della Camera si è intrattenuto a lungo ascoltando le argomentazioni e rispondendo alle domande. Dialogo sfociato in un applauso quando Fini ha detto che "Mangano non è un eroe".
Fini: "Nessuna contestazione, ragazzi che cercano la verità". "Non mi risulta ci siano state contestazioni - ha spiegato poi Fini ai giornalisti - piuttosto mi sono fermato a parlare con dei ragazzi animati da una certa passione e da un grande desiderio di verità. Erano divisi, come è normale, tra chi apprezzava la presenza del presidente della Camera, anche perché credo di avere un percorso di coerenza contro la criminalità, e coloro che contestavano che all'interno dello Stato possono esserci presenze di tipo mafioso".
"È chiaro a tutti che non fu solo mafia". "Ho ricordato loro Leonardo Sciascia e il 'professionismo del'antimafia' - ha proseguito il presidente della Camera - ho dato pienamente ragione a quei ragazzi sul fatto che quest'anno è più importante essere impegnati. Perché per la prima volta quest'anno è a tutti chiaro che la strage di via D'Amelio non fu solo mafia. Credo che fosse doveroso fermarsi a parlare con loro e invitarli, come credo di avere fatto senza alcun problema, a rispondere alla loro coscienza e a ricordare che non si può essere professionisti dell'antimafia, l'antimafia deve essere un atteggiamento quotidiano, morale, politico, economico. Tutto quello che è in potere per individuare eventuali collusioni e complicità è un dovere assoluto che va al di là di qualunque divisione politica" ha detto detto ancora Fini.
"Mangano non è un eroe". In particolare, il presidente della Camera ha risposto ai ragazzi che gli hanno chiesto di commentare le parole del senatore Marcello Dell'Utri su Vittorio Mangano definito un "eroe". Mangano "non può essere un eroe - ha detto Fini - perché è un cittadino italiano condannato per mafia con sentenza definitiva. Gli eroi sono quelli che si sacrificano per lo Stato". Poi ha ascoltato attentamente le istanze dei contestatori, che hanno chiesto di non fare approvare il ddl sulle intercettazioni ("Lo vedete cosa sto facendo" ha detto) e di fare uscire dal Parlamento il senatore Marcello Dell'Utri "perché condannato per mafia in appello".
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Borsellino eroe nazionale". Gianfranco Fini, tra gli applausi, ha poi raggiunto la testa del corteo con al suo fianco il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il senatore del Pdl Carlo Vizzini e il parlamentare Fabio Granata. Presenti anche il presidente del senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, il ministro alla Gioventù, Giorgia Meloni. Il figlio del magistrato, Manfredi Borsellino, tenendo per mano il nipote del magistrato che porta il suo stesso nome, ha acceso simbolicamente la prima fiaccola, seguito da un corteo con tanti giovani che indossano la maglietta con la scritta "Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino" e "Borsellino eroe nazionale".
Napolitano: "Fare piena luce sulle stragi". La giornata di commemorazione si è aperta con le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha invitato a fare "piena luce" sulla stagione delle stragi che, all'inizio degli anni Novanta, sconvolse l'Italia. Nel messaggio inviato alla vedova del giudice, Agnese, il Capo dello Stato ha chiesto alle istituzioni di rispondere "all'anelito di verità e giustizia" che viene dall'intero Paese. Secondo Napolitano, tuttavia,le indagini non sono tutto: i risultati conseguiti grazie all'impegno di magistrati e forze dell'ordine nella lotta alla mafia "vanno integrati da uno sforzo costante e coerente della società civile nell'opporsi ad atteggiamenti di collusione e indifferenza rispetto al fenomeno mafioso".
Una lunga giornata della memoria. Le celebrazioni hanno preso il questa mattina. Alle 8 via D'Amelio era quasi deserta. Dieci persone che sono diventate un centinaio con l'arrivo dei ragazzini delle scuole. Nessun politico, nessun uomo del governo. Il premier Berlusconi ha affidato a una lettera il suo ricordo del giudice, mentre il ministro della Giustizia, Angelo Alfano, ha fatto celebrare una messa in via Arenula. È andata meglio nel pomeriggio. Al corteo che, al coro di "Resistenza", ha unito due luoghi della memoria, via D'Amelio e l'albero Falcone, hanno partecipato circa alcune centinaia di persone. "I rappresentanti delle istituzioni si vanno a chiudere in caserma perché hanno paura delle contestazioni, ma è qui che sono morte sei persone", ha commentato, amara, Rita Borsellino. La giornata del ricordo è terminata in serata con la consueta fiaccolata di Azione Giovani.
Rita Borsellino: "Non tutti possono piangere Paolo". "Ci sono personaggi nelle istituzioni, negli alti vertici, che hanno perso il diritto di piangere e di commemorare Paolo" ha detto con rabbia la sorella del giudice ucciso. "Trovo vergognosa questa conta che si fa ogni anno, c'erano non c'erano, quanti erano. L'indifferenza non si misura certo con i numeri delle persone che partecipano alle manifestazioni - ha aggiunto - oggi c'è la gente che sceglie di esserci. La vera antimafia comunque si fa ogni giorno senza stare attenti ai numeri". "Non sopporto più i minuti di silenzio. Dobbiamo parlare, parlare, parlare. Vogliamo la verità, non le verità perché la verità è solo una" ha detto ancora Rita Borsellino. "Questo è l'anniversario più difficile - ha aggiunto - ma anche il più bello, perché cominciamo ad avere brandelli di verità. Scopriamo che tutto quello che avevamo ipotizzato, immaginato, può avere un fondo di verità. Cominciamo a sentire profumo di verità, la verità che ci rende liberi".
LaRepubblica
Borsellino, applausi a Fini "Mangano non è un eroe" - Repubblica.it