Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    Predefinito Il referendum che fa acqua

    Un milione e quattrocento mila persone hanno messo firma e faccia dietro tre quesiti referendari che mirano ad annullare gli effetti del cosiddetto Decreto Ronchi, con cui l’attuale governo ha provato a introdurre elementi di concorrenza nei servizi pubblici locali. Sono firme che spiegano almeno in parte le straordinarie difficoltà che aveva incontrato il ddl Lanzilotta nella passata legislatura. Anche allora, proprio sull’acqua il centro-sinistra andò ad arenarsi.

    Per l’acqua “bene comune”, si è sviluppato un consenso vastissimo e spontaneo: una partecipazione così impressionante non si spiega solamente con l’efficienza della macchina organizzativa di chi, essendo fuori dal Parlamento, deve inventarsi campagne per restare vivo. Il lessico politico degli anti-liberalizzatori è accattivante. Chi difende il Decreto Ronchi lo fa sulla base di ragioni di efficienza. Loro parlano di un diritto umano fondamentale. È facile fare le barricate “per il bene comune”. Ma ogni tanto, il bene comune può essere il peggior nemico del buon senso.

    Chi infatti abbia un po’ di buon senso non può difendere uno status quo che ci vede, sulla media nazionale, prelevare 165 litri d'acqua per erogarne 100. I dati Istat sulla dispersione idrica fotografano da anni una situazione preoccupante, soprattutto in alcune Regioni del Sud, dove per distribuire cento litri di acqua debbono esserne addirittura captati altri cento. Perché l’acqua sia un “diritto fondamentale”, ovvero perché l’accesso alle risorse idriche sia effettivamente a disposizione di tutti, è davvero indispensabile che essa venga sprecata così?

    Il ciclo dell’acqua è un ciclo chiuso: quanti si aggiudicheranno il servizio tramite gara, si impegneranno a raccogliere l’acqua, renderla potabile, portarla ai rubinetti e smaltirla dopo averla depurata. La logica della gara rispetto all’affidamento in house introduce logiche di trasparenza e di accountability che dovrebbero consentire un miglior controllo sugli affidatari. Ai privati starebbe fare profitto sulla riduzione dello spreco, ponendo in essere nuovi investimenti, rendendo più solide le reti, assicurando una gestione più imprenditoriale ed oculata: tutto questo, “gestendo” pro tempore una risorsa pubblica.

    Il Decreto Ronchi, coerentemente con i principi comunitari, generalizza l’obbligo di utilizzare procedure competitive a evidenza pubblica per l’esternalizzazione dei servizi idrici o per la selezione di un partner privato in una società mista, andando a limitare la possibilità del ricorso alla gestione in house. Il fatto che un servizio sia assegnabile tramite gara non significa affatto che esso venga privatizzato. Nell’Indice delle liberalizzazione 2010, Rosamaria Bitetti nota come, per “contratti così lunghi, complessi e di conseguenza incompleti”, è improbabile si avrà una valutazione basata solamente su parametri economici. La gara di assegnazione somiglierà a un “beauty contest” ed è piuttosto scontato che l’incumbent partirà avvantaggiato, in virtù dei solidi legami con le amministrazioni locali. È vero che il Decreto Ronchi parallelamente mira a una progressiva riduzione del peso degli enti locali nelle società a partecipazione pubblica già quotate in borsa, ma (a) la quota pubblica massima, anche nel 2016, potrebbe assestarsi comunque al 30% del capitale e (b) le amministrazioni locali sono obbligate a vendere un pezzo delle partecipate solo nel caso in cui vogliano mantenere l’affidamento diretto.

    Di “privatizzazione”, insomma, davvero non si può parlare: tanto rumore per nulla. È del tutto evidente che una campagna di sensibilizzazione contro la messa a gara dei servizi pubblici locali avrebbe suscitato meno clamore. Ma, proprio per la forza delle parole d’ordine utilizzate per raccogliere le firme per il referendum, è chiaro che il decreto Ronchi è solo un pretesto: lo scopo è riaffermare la forza di culture politiche desuete ed elettoralmente sconfitte, a sinistra come a destra.

    Contro di esse, dovrebbe mobilitarsi quel pezzo del Paese che cerca a fatica di costruire un dibattito pubblico più razionale. Ma da una parte perché il decreto Ronchi è “di destra”, dall'altra perché Ronchi appartiene alla minoranza della maggioranza, è probabile che nessuno s’incaricherà dello sforzo. La vittoria del bene comune sul buon senso può riportare indietro di trent'anni l'orologio della politica.

    Da Il Sole 24 Ore, 21 luglio 2010

    IBL - Il referendum che fa acqua

  2. #2
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    Predefinito Rif: Il referendum che fa acqua

    è un giusto referendum!

  3. #3
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    Predefinito Rif: Il referendum che fa acqua

    io non ho firmato speriamo che non passi, ridarebbe fiato allo statalismo mai sopito in italia

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il referendum che fa acqua

    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    io non ho firmato speriamo che non passi, ridarebbe fiato allo statalismo mai sopito in italia
    se la raccolta firme durava un altro paio di mesi, ci mancava poco che il quorum lo raggiungevamo solo con le firme
    Il referendum passerà e passeranno anche tutti quelli che si aggiungeranno a questo
    Ultima modifica di stefaboy; 24-07-10 alle 10:54
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il referendum che fa acqua

    non credo raggiungerete il quorum , non credo comunque che passi la campagna elettorale deve ancora cominciare basterà far vedere la realtà e cioè che i consorzi dell'acqua sono tutti un magna magna fatti di politici trombati
    Ultima modifica di democratico; 24-07-10 alle 21:31

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il referendum che fa acqua

    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    non credo raggiungerete il quorum , non credo comunque che passi la campagna elettorale deve ancora cominciare basterà far vedere la realtà e cioè che i consorzi dell'acqua sono tutti un magna magna fatti di politici trombati
    e cosa ce ne importa di fare una campagna elettorale basata sui politici trombati?

    Basta fare una domanda semplicissima alla gente: vuoi pagare l'acqua, SI o No?
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

  7. #7
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    Talking Rif: Il referendum che fa acqua

    Citazione Originariamente Scritto da benfy Visualizza Messaggio
    non credo raggiungerete il quorum , non credo comunque che passi la campagna elettorale deve ancora cominciare basterà far vedere la realtà e cioè che i consorzi dell'acqua sono tutti un magna magna fatti di politici trombati
    :giagia:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il referendum che fa acqua

    Citazione Originariamente Scritto da stefaboy Visualizza Messaggio
    e cosa ce ne importa di fare una campagna elettorale basata sui politici trombati?

    Basta fare una domanda semplicissima alla gente: vuoi pagare l'acqua, SI o No?
    la domanda giusta è:

    vuoi che qualcuno, chessò colanino,benetton o altri grandi privatizzatori all'italiana, ci guadagni con l'acqua?

    e se sì, a spese di chi pensi ci guadagnerà?
    41 bis ai ladri evasori (auguriamo di cuore un cancro al fegato a chi non paga le tasse)

    patagni, amici dei ladri di stato e dei camorristi, salutatemi l'alenia, papa e cosentino... iaociao: repapelle:

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il referendum che fa acqua

    Citazione Originariamente Scritto da jbroz Visualizza Messaggio
    la domanda giusta è:

    vuoi che qualcuno, chessò colanino,benetton o altri grandi privatizzatori all'italiana, ci guadagni con l'acqua?

    e se sì, a spese di chi pensi ci guadagnerà?
    naaaaaa e cosa gliene frega alla gente di chi ci guadagna?
    io non sono contrario ai ricchi
    sono contrario ai poveri...

    E' una campagna di una semplicità estrema... "Vuoi pagare l'acqua SI o No"

    taaaaac :sofico:
    Ultima modifica di stefaboy; 25-07-10 alle 10:36
    Ferrara era comunista poi il comunismo è morto, allora è diventato Craxiano e Craxi è morto, poi è diventato Berlusconiano. PORTA SFIGA
    (brunik - 25/09/2011)

 

 

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