

se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


ROMA - Una copertina dedicata alla “Gender revolution”, accompagnata dalla foto di una bimba transgender di 9 anni e da analoghe immagini e storie di ottanta minori, è la scelta per la copertina di gennaio del mensile Usa National Geographic. Una scelta che ha fatto venire più di un mal di pancia. Soprattutto al quotidiano Avvenire che oggi racconta con disappunto la storia dei bambini “sbattuti in prima pagina (titolo del quotidiano) per la propaganda transgender”. Il giornale cattolico, dati alla mano, precisa che i disturbi della “differenziazione sessuale” sono quelli dei bimbi nati con organi genitali non pienamente sviluppati. Un’anomalia che si verifica per un neonato su cinquemila. I disturbi dell’identità di genere colpiscono invece il 2-3% dei piccoli al di sotto dei 6 anni. Tutti “problemi molto seri” che, secondo il quotidiano cattolico, riguardano la sfera più intima della persona.
E invece no. La rivista scientifica americana, peraltro tradotta in ben 31 lingue, avrebbe trattato la vicenda con estrema leggerezza. A partire dal caso di Avery Jackson, la bimba della discussa foto in copertina, che sarebbe stata trasformata in una gioiosa testimonial dei diritti dei tansgender raccontando con candore "quanto sia bello non essere più obbligata a sembrare un maschio". Non solo. Il dossier del National mette in fila altre 80 storie analoghe per evidenziare la necessità di un nuovo approccio alle questione di genere.
Citando l’editoriale del caporedattore americano Susan Goldberg l’Avvenire s’interroga: “E’ necessario pubblicare decine di foto senza censura dei bimbi afflitti da problemi?”. Un attacco, per niente indiretto, a delle immagini che diventano una sorta di giro del mondo dell’infanzia transgender. Di più. Il giornale scientifico parla di “50 generi che permette ai suoi utenti di selezionare”. Insomma, tira le sue conclusioni l’Avvenire: “Bisognerebbe avere un approccio medico-scientifico che il National Geographic non ha fatto o, peggio, non ha voluto fare. Ci si troverebbe di fronte ad un’operazione propagandistica bella e buona.
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


Titolo azzeccato
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


un pochino old...
sul canale 31 del digitale hannno fatto un programma intero, ad ogni episodio si parlava di 3-4 casi di transgenderismo di bambinin di età inferiore ai 12 anni...
tutto a s.francisco of course...
Il politically correct è la distruzione del pensiero mediante la distruzione dei suoi archetipi.
L'uomo-eroe, la donna piena di grazia, Dio, il bello.
Vieta il disprezzo del male per impedire il bene.
Rende l'uomo falso, obliquo, codardo.


Una domanda banale: ma tutti questi gender da dove spuntano?
“Non prenderti a cuore guadagno e perdita”




Il politically correct è la distruzione del pensiero mediante la distruzione dei suoi archetipi.
L'uomo-eroe, la donna piena di grazia, Dio, il bello.
Vieta il disprezzo del male per impedire il bene.
Rende l'uomo falso, obliquo, codardo.


"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
"Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
"Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)


"Stupratori della lingua e dell'immaginario collettivo" (Felipe su Calvino, Brecht e Moravia)
"Scribacchini di regime." (su Nazim Hikmet e Pablo Neruda)
"Raccapricciante. Comunismo sanguinario allo stato puro." (su "Valore" di Erri De Luca)

