Rischiano fino a 2.500 euro di multa e gli arresti domiciliari
Scritte su Duomo e monumenti
I writers per la prima volta a processo
Il Comune si costituisce parte civile. «Chiesti danni materiali e d’immagine». L'accusa: «Imbrattatori»
MILANO - Cinque writers, un solo capo d’imputazione: imbrattamento. È l’accusa al ventenne che ha la*sciato la firma su un muro late*rale del Duomo; al vandalo non più giovanissimo, 33 anni, che ha schizzato di vernice un fine*strone della Rotonda della Besa*na; ai taggers di 23 e 29 anni che hanno bombardato la scuo*la di via Baravalle e al brasilia*no di 24 anni che ha sverniciato un palazzo di via Gian Galeaz*zo. Sono «i primi» cinque graffi*tari a finire sotto processo: la Procura ha fissato le udienze per il 3, il 4 e il 30 giugno. Il Co*mune si costituirà parte civile e chiederà ai responsabili i danni materiali e d’immagine. Stavol*ta, più che l’annuncio, conta il messaggio di Palazzo Marino: «Gli imbrattatori vengono pre*si e puniti». Rischiano fino a 2.582 euro di multa e trenta giorni di arresti domiciliari.
Operazioni Mani sporche (di vernice), arrivano i primi proce*dimenti penali. Gli sgorbi sui muri approdano «per la prima volta» in Tribunale. Cinque van*dali si rimettono alla clemenza del giudice di pace. Un risultato «importante», commenta il vi*cesindaco Riccardo De Corato, ché «la battaglia a tutela del de*coro» passa anche per momen*ti emblematici e «sanzioni sim*boliche », della serie colpirne uno per scoraggiarne cento e più, «conta l’effetto deterren*te ». Alla larga dai muri di Mila*no, giovani e non giovani van*dali, lontani dai monumenti, dalle chiese e dai 53mila palazzi privati: in due il Comune ha già speso 25 milioni in pulizie. Tan*ti. «Troppi». Quanti ne ha stan*ziati la Provincia per il fondo an*ticrisi e la Regione in ecoincen*tivi. Non solo: a questi 25 milio*ni di euro vanno aggiunti i tur*ni straordinari pagati ai vigili per la caccia notturna ai wri*ters. Chiosa De Corato: «La mia speranza è che le corti giudican*ti siano severe».
Cercateli sui muri. Bros, Fro*de, Shane, Pane, Dalla, Virus, Slash, Resto, Bsm, Jack e Terno. Sono alcuni dei 42 imbrattatori segnalati all’autorità giudizia*ria nel 2008. Fermati e denun*ciati in flagranza di reato dal Nucleo decoro urbano dei vigili urbani, polizia e carabinieri. Ita*liani e stranieri. Tredici hanno meno di 18 anni e sono loro il prossimo obiettivo del Comu*ne. Motivo: la Procura dei Mino*renni tende a graziarli, a consi*derare le loro scritte sui muri peccati veniali o «reati bagatel*lari », per dirla con il vicesinda*co. In qualche caso è mancata la querela di parte o è stata riti*rata. Le posizioni di altri nove giovanissimi sono state archi*viate: i pm hanno considerato «irrilevanti» gli attacchi messi a segno in piazza Duomo, al mo*numento in largo Grassi, in via Ausonio, Ludovico il Moro e al*l’ex scalo Romana. «Devo con*statare che la Procura dei Mino*renni non ha recepito intera*mente l’appello del sindaco», at*tacca De Corato. Insomma: il presidente Mario Zevola sareb*be troppo «morbido». La linea dura è uscita da un vertice in Prefettura il 14 genna*io scorso. Lì, a Palazzo Diotti, Letizia Moratti aveva chiesto «più severità» sul tema writers a Zevola, al sostituto procurato*re Riccardo Targetti (coordina*tore del pool anti-graffiti) e al coordinatore dei giudici di pa*ce, Vito Dattolico. Due le possi*bilità d’intervento definite e promosse: la querela in Procura (si procede d’ufficio solo nel centro storico) e il ricorso diret*to al giudice di pace. Due stru*menti insieme con un appello rivolto agli amministratori di condominio: «Denunciate sem*pre il danno».
Ieri è arrivata la risposta dell’Anaci, l’associazio*ne degli amministratori, con il vicepresidente Mario Riva: «Ab*biamo girato la richiesta agli iscritti. Perché un dato dev’esse*re chiaro: i graffiti non sono ar*te, ma violenze subite dagli in*quilini. E pagate caramente». La giustizia può avere tempi brevi. Il ventenne che ha sporca*to il Duomo il 21 ottobre scorso andrà già a giudizio il 4 giugno. Monsignor Luigi Manganini è l’arciprete della cattedrale è pensa che «la città non dev’es*sere alla mercé degli imbrattato*ri. Io sono per la mano ferma, altrimenti ne vanno di mezzo decoro e bellezza della città. An*che se a Osnago, il mio paese, il Comune ha riservato una picco*la area per i writers... ». Mano ferma. E muri pubblici.
http://milano.corriere.it/milano/not...44609683.shtml




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