Pagina 3 di 4 PrimaPrima ... 234 UltimaUltima
Risultati da 21 a 30 di 39

Discussione: Razzismo.

  1. #21
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,173
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.

    TOTEM E TABU’ DELL’OCCIDENTE TERMINALE
    Maurizio Blondet 23 Febbraio 2019
    di Roberto PECCHIOLI

    In Gran Bretagna è in corso un accanito dibattito. Non si tratta della Brexit né della monarchia, ma qualcosa di infinitamente più serio: l’opportunità o meno di abbattere le statue di Winston Churchill e Lord Nelson. Con l’ingenuità di chi abita l’estrema periferia dell’impero, pensavamo che al politico conservatore si imputassero i terrificanti bombardamenti sulle città tedesche, Dresda e Amburgo su tutte. All’ammiraglio di Trafalgar l’attiva partecipazione di brillante comandante militare al colonialismo britannico. Non è così. Churchill pare fosse un “suprematista bianco”: così lo descrive un accigliato deputato scozzese. La statua di Nelson nella piazza londinese intitolata alla sua vittoria più prestigiosa è in pericolo per l’identico motivo: lord Horatio era razzista. Non lo chiede un manipolo di squinternati, ma austere voci progressiste ospitate dal prestigioso The Guardian.

    Il vento, si sa, arriva dall’Atlantico e infatti l’idea di abbattere steli e monumenti non risparmia negli Usa Cristoforo Colombo. La novità è che non si renderà omaggio neppure a due eroine del femminismo ottocentesco, le suffragette Susan B. Anthony e Elizabeth Cody Stanton. Le loro figure scolpite non orneranno New York: femministe sì, fiere lottatrici per il voto alle donne, ma, ahimè, razziste anch’esse. Un critico si chiede: una volta stabilito il principio di farla finita con ogni personaggio del passato la cui visione del mondo non coincide con la nostra, dove andremo a finire? Saggia domanda, con una risposta assai semplice nella sua drammaticità: finiremo nel nulla, nel vuoto pneumatico di una civilizzazione pervenuta alla fase terminale.

    Più serio è domandarsi perché siamo giunti a questo punto, poiché solo dalla risposta può sorgere la speranza di invertire la rotta. Noi partiamo dal peggiore tra i cattivi maestri, Sigmund Freud, e dal più acuto critico del liberalismo americano, Aléxis de Tocqueville. Totem e tabù è l’opera di Freud in cui si incontrano psicanalisi e antropologia nel pieno della polemica con Jung. “La parola tabù esprime due opposti significati: in un senso significa sacro, consacrato, nell’altro sinistro, pericoloso, proibito, impuro, e rappresenta una sorta di orrore dotato di forza demonica nascosta che scatena una paura oggettivata, un’interdizione di natura pressoché sacrale.” Il tabù non differisce, nella sua natura psicologica, dall’imperativo categorico kantiano, poiché agisce in forma coattiva escludendo ogni motivazione davvero cosciente.

    La conclusione è la nevrosi ossessiva come condizione normale degli occidentali (neo)liberali. Il tabù è anche totem, l’oggetto concreto o ipostatizzato dotato di un significato simbolico profondo che unisce una determinata comunità o gruppo sociale. Interessante è la definizione figurata di totem nel dizionario edito da Repubblica, centrale del progressismo liberal libertario: oggetto di superstizione al quale si attribuisce un culto reverenziale. La nostra conclusione è che la negazione dell’idea di razza, dunque l’odio inestinguibile verso qualsiasi forma di differenziazione etnica, è il totem del nostro tempo. Tabù diventa qualsiasi idea, atto, persona o popolo che osi negare il valore del totem, universalizzato perché universale, nell’aspirazione, è l’antropologia che rappresenta.

    Non a caso, perfino un altro simbolo intangibile della contemporaneità, il femminismo, viene messo da parte se il sospetto di razzismo investe o soltanto lambisce personalità come le suffragette americane citate. Sorprende la deriva di una civiltà che si caratterizza in senso negativo, anti, contro qualcosa che peraltro evita di definire per farvi rientrare qualsiasi condotta sgradita a chi controlla e custodisce il totem. A nostro avviso il totem-tabù antirazzista ne cela un altro, che consente e rinforza il primo. Si tratta dell’uguaglianza, un’idea antica che la modernità ha tratto dalla rivoluzione francese ma anche da quella americana. Lo conferma Tocqueville, il pensatore francese dell’epoca post rivoluzionaria, la cui opera capitale è La democrazia in America, frutto di un lungo soggiorno negli Stati Uniti.

    Egli comprese per primo l’inesorabile tendenza verso l’assolutizzazione dell’uguaglianza, destinata a tradursi in conformismo, massificazione sociale, poiché la più grave patologia della democrazia è non accettare la differenza. La visione di Tocqueville risulta ancora più interessante per la constatazione che entro la democrazia, accanto alla tensione all’ eguaglianza, sussiste anche la passione per il possesso, l’egomania dell’avere, un’inclinazione destinata a non soddisfarsi mai, che spiega la bizzarra compresenza del totem dell’uguaglianza e la sua negazione radicale nell’economia e nell’organizzazione concreta della società.

    Così si esprimeva Tocqueville: “non conosco un paese dove regni meno l’indipendenza di spirito e meno autentica libertà di discussione che in America. Il padrone non vi dice più: pensate come me o morrete; ma dice: siete libero di non pensare come me; la vostra vita, i vostri beni, tutto vi resterà, ma da questo istante siete uno straniero fra noi.” Agghiacciante nella sua esattezza è la previsione di cui vediamo avverarsi ogni dettaglio: “Se cerco di immaginare il dispotismo moderno, vedo una folla smisurata di esseri simili ed eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima. Al di sopra di questa folla, vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare sulle loro sorti. È assoluto, minuzioso, metodico, previdente, e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua. (…) Non toglierebbe forse loro anche la forza di vivere e di pensare?”.

    L’uguaglianza sottratta alle sue conseguenze economico-sociali è il totem sovraordinato a ogni altro. Le differenze devono essere ferocemente negate come inesistenti, scherzo di natura che la società ha il diritto dovere di correggere. Negli ultimi decenni, l’arma più potente è diventata la correttezza politica, ovvero il cambio di significato delle parole per mutare la visione della realtà. L’obiettivo è sempre quello di azzerare, vietare, demonizzare la differenza, esclusa quella del reddito. A New York stanno approvando il divieto di commentare sfavorevolmente la capigliatura della popolazione di colore, con multe salatissime. Di questi giorni è l’attacco contro la differenza sessuale nel mondo dello sport. Un ex campione del mondo di calcio, Fulvio Collovati, è stato sospeso dalla Rai per aver criticato la moglie del calciatore Icardi. Il suo reato è il sessismo, neologismo che condanna l’idea dell’ineguaglianza tra i sessi.

    Sull’altare del principio di uguaglianza, la differenza più evidente, quella etnica, è negata e perseguita come peccato capitale, orrore massimo e imperdonabile. Non sfugge alla censura postmoderna un’icona della tolleranza e della pace come Gandhi. Il Mahatma corre il rischio di essere scacciato dal piedistallo morale che occupa. A Londra vorrebbero abbattere – due al prezzo di una- la sua statua, posta nella stessa piazza di quella di Churchill. L’accusa è uguale: anche il venerando capo indiano era razzista. Avrebbe sostenuto l’apartheid contro gli africani quando viveva in Sudafrica e sconsigliava i civilizzati indù a mischiarsi in pubblico con gli “aborigeni” africani. Nel Ghana, un paese che dovrebbe avere preoccupazioni più concrete, un suo monumento è già stato eliminato.

    Il gioco al massacro non risparmierebbe Tocqueville, colpevole di leso islamismo, giacché scrisse di ritenere “poche religioni altrettanto letali per l’uomo di quella di Maometto.“ Alla fatwa dei mussulmani, la condanna per blasfemia, corrisponde l’interdetto occidentale in nome del politicamente corretto. Lo stesso Gesù ha poche speranze. In un’università gallese è già stata ritirata la Bibbia, ma che dire dei suoi attacchi ai farisei, dell’assurda pretesa di essere “via, verità e vita “?

    Il totem e il tabù hanno un’altra caratteristica sorprendente: agiscono su tutte le epoche a ogni livello. Superano nei fatti un altro pilastro dell’ideologia moderna, il relativismo, attraverso l’equivalenza generalizzata, presupposto della teoria dell’identico. L’obbligo di non stilare graduatorie o classifiche si assolutizza negando ogni contestualizzazione temporale o culturale. In alcune università americane è emarginato Shakespeare. Gli si rimprovera naturalmente il razzismo, Shylock, il Moro di Venezia, il disprezzo per i disabili (Calibano nella Tempesta, Riccardo III), ma non è al riparo neppure dalle accuse di sessismo (La bisbetica domata, il personaggio di Lady Macbeth). Quanto a Dante, era omofobo, tanto che i sodomiti stanno all’Inferno, ma anche razzista (uomini siate, e non pecore matte, sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida). San Paolo è proscritto per la lettera ai Corinzi. In Inghilterra alcuni predicatori sono già stati denunciati per avere diffuso i brani paolini contrari all’omosessualità.

    L’apostolo Giacomo è razzista: Santiago il Matamoros. Non va meglio a Cervantes, la cui descrizione della povera fantesca Maritornes, bassa, grassa e con gli occhi storti è un distillato di sessismo e di razzismo estetico risalente a Omero. Il suo Tersite, antieroe deforme, tremebondo e pacifista è il contrario dell’ideale greco della bellezza unita alla bontà e al coraggio. (kalòs kài agathòs). Il totalitarismo si unisce all’ignoranza settaria in quanto è vietato contestualizzare, ossia inserire fatti, idee e persone nel tempo e nel luogo in cui sono maturati. Impossibile, le nuove idee sono migliori, definitive, indiscutibili, universali. Rovesciando San Bernardo di Chiaravalle, siamo giganti costretti a reggere i nani del passato. Il germe è nell’illuminismo, che intronizzò la ragione come criterio unico di un’umanità uscita finalmente da un’infanzia millenaria. Gli universali del passato non sono soltanto rigettati, ma ridicolizzati, semplici balbettii di bambini.

    La disuguaglianza più evidente tra gli esseri umani è quella dell’aspetto esteriore, il colore della pelle, le distinte caratteristiche fisiche e biologiche. Va negata senza eccezioni in quanto il suo crollo farebbe cedere e rovinare al suolo l’intero edificio. L’identico non ammette esclusioni perché l’obiettivo è costruire umani a taglia unica, colore unico, sesso unico. Prodotti di serie, economia di scala a cui applicare i criteri dell’industria e della zootecnia. Perciò il passato e ogni idea ricevuta devono essere rifiutati in radice; l’uomo è prima decostruito – l’operazione, in Occidente, è pressoché conclusa – quindi ri-generato in forma diversa. L’uomo nuovo e indistinto diventa un prodotto, un assemblaggio di pezzi sino al traguardo successivo, il transumano, l’uomo che non è più tale, ma un pezzo staccato, una protesi tra le altre. Se si rivela incapace di adattarsi, va modificato sino alla creazione del cyberantropo, snodo finale dell’uomo-macchina pensato da Cartesio, teorizzato dal sensista La Mettrie, ingranaggio della megamacchina universo.

    Non va mai dimenticato il carattere profondamente iconoclasta dell’Occidente terminale. Il suo compito principale è radere al suolo la memoria, le idee e i vecchi valori, cancellarne le vestigia anche attraverso l’oblio delle grandi personalità. Il rogo delle biblioteche naziste è replicato in forma politicamente corretta, l’invito, che degenera in obbligo intollerante, a nascondere i testi non “in linea”. La damnatio memoriae ricorda la distopia anticulturale di Fahrenheit 451, mentre chiunque venga sospettato di deviazionismo dal totem-tabù antirazzista e egualitario è oggetto dell’ostracismo che Leo Strauss definì reductio ad hitlerum. Almeno una volta al giorno, siamo tutti Hitler, quando diamo un giudizio, esprimiamo una preferenza o, non sia mai, affermiamo una idiosincrasia, ammettiamo un’antipatia.

    L’unico pregiudizio ammesso è quello che nega il giudizio, ossia la distinzione, il pensiero critico. Critica significa appunto giudizio, il cui divieto conduce alla chiusura mentale, prodromo dell’afasia. Ne fu interprete, in parte inconsapevole, Francis Fukuyama nella sua teorizzazione della fine della storia. Per altri aspetti, potremmo affermare il contrario: con la postmodernità finisce la leggenda, la mitografia, e può finalmente affermarsi la Storia con l’iniziale maiuscola, l’avventura della post umanità liberata dalle vecchie ubbie in corsa per superare se stessa. Razze ed etnie non esistono, le differenze sono un errore della creazione, a cominciare dalla distinzione dei sessi, chi non è d’accordo è destinato alla stessa fine delle statue degli eroi di ieri, mascalzoni di oggi.

    La stampa inglese informa di attacchi vegani nei supermercati al grido di slogan anti carnivori con minacce fisiche ai clienti di macelleria. L’articolista ipotizza che presto allevare, uccidere e mangiare animali sarà considerato odioso come oggi insultare qualcuno per la sua razza o orientamento sessuale. Nulla di strano, il cosiddetto “specismo”, ossia l’attribuzione di un più elevato status ontologico e morale agli esseri umani rispetto agli altri viventi è un’altra frontiera postmoderna in corso di demolizione. Traiamo dal sito animal-ethics.org la seguente definizione: “lo specismo è una forma di discriminazione verso chi non appartiene a una certa specie. Nella gran parte delle società umane moderne è considerato normale discriminare gli animali di altre specie.” La differenza, insomma, non esiste, non ha giustificazione alcuna e va espulsa con furia da ogni aspetto della realtà. L’ uguaglianza attraversa l’equivalenza delle specie, Leonardo, i coleotteri e le siepi hanno la stessa valenza e pari dignità, ovvero nessuna dignità.

    Ci stiamo estraniando da noi stessi, usciamo dall’umano prestando fede a dogmi inediti. Si erigono totem diversi, si abbattono tabù antichi per innalzarne di nuovi. Il punto di frattura della civiltà occidentale è la perdita del senso del limite unita alla negazione della trascendenza. Una regressione animale chiamata civiltà in nome di antirazzismo, uguaglianza fanatica, negazione ontologica: animali di altra specie… Per i greci il male assoluto era l’hybris, l’arroganza di oltrepassare i limiti suscitando la collera degli dei. Dio toglie il senno a chi vuol rovinare; le statue abbattute, le idee negate generano detriti, lasciano polvere dove c’era, bene o male, una civiltà. Il mondo nuovo è binario, aperto/chiuso, come il linguaggio del computer fatto di infinite sequenze di zero e uno. Lo zero, temiamo, è l’uomo occidentale.

    ROBERTO PECCHIOLI

    https://www.maurizioblondet.it/totem...nte-terminale/
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #22
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,173
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.

    Violenza sulle donne, un decalogo con le parole da bandire - Sanità - ANSA.it

    Le parole pesano più delle pietre e usarle in modo improprio può fare male. Ancor più se un linguaggio sbagliato viene utilizzato per descrivere la violenza contro le donne. Per aumentare la consapevolezza e aiutare i professionisti dell'informazione a trovare sempre le parole giuste, è stato messo a punto un decalogo di stereotipi e luoghi comuni da non usare quando si racconta la violenza di genere. Nato in occasione della tappa fiorentina del progetto "Stop alla violenza di genere. Formare per fermare", promosso dal Gruppo Menarini e accreditato dall'Ordine dei Giornalisti della Toscana presso l'Ordine dei Giornalisti Nazionale, l'elenco delle parole da bollino rosso è uno strumento pratico per parlare di violenza sulle donne in modo appropriato. Pensato per aiutare i media ma anche l'opinione pubblica ad affrontare il tema in maniera opportuna. Nel decalogo contro gli stereotipi diventano da bollino rosso espressioni come 'amore malato', 'raptus', 'lei lo tradiva', 'se l'è cercata', 'perchè lei non lo ha lasciato?', 'era un bravo ragazzo, un padre buono', 'follia', e poi le informazioni su come era vestita, i particolari raccapriccianti, l'indicazione sul tipo di ferite. In Italia nel 2018 sono state uccise 69 donne, 7 milioni quelle che pur non avendo perso la vita sono state picchiate, maltrattate o violentate. Dal 2000 a oggi si è consumata una strage con 3.100 vittime. "Le parole possono far seguire alla violenza fisica, che segna per sempre, una violenza psicologica che non si rimargina", osserva Alessandra Kustermann, direttore dell'Uoc del pronto soccorso Ostetrico-ginecologico e del Soccorso Violenza Sessuale e Domestica del Policlinico di Milano. Che spiega: "Usare le parole giuste fa sì che l'opinione pubblica percepisca il fenomeno per come è davvero. Lo straniero solo raramente è l'aggressore, quando i media sottolineano l'etnia dell'aggressore, invece che la violenza inaccettabile che è stata subita dalla donna, spostano l'attenzione sulla diversità anziché sull'omogeneità dei comportamenti". "Il problema - sottolinea - non è legato alla cultura del singolo autore di una cronaca, ma a una pericolosa concezione dei rapporti di forza tra uomini e donne: mariti e compagni sono nel 70% dei casi i responsabili della violenza. La violenza di genere ci riguarda ed è trasversale a tutte le culture, le classi sociali, le etnie e le religioni. È una forma di razzismo contro le donne che accomuna e non divide". Sull'argomento interviene anche Vittoria Doretti, direttore Uoc Promozione ed Etica della Salute e Responsabile della Rete Regionale Codice Rosa della Regione Toscana: "La lettura morbosa dei fatti finisce per minimizzare un reato gravissimo. I dettagli scabrosi che non aggiungono nulla alla cronaca, spostano l'attenzione dell'opinione pubblica sulla vittima, anziché sulla ferocia dell'aggressore - sottolinea - soffermarsi su 'come era vestita la vittima' o descrivere in dettaglio le ferite è come sottoporre le donne a una seconda violenza".

    Bandire, sempre bandire.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #23
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,173
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.

    Nuova Zelanda, strage in diretta video in due moschee a Christchurch: 49 i morti - Oceania - ANSA


    I cosi detti terroristi islamici vengono sistematicamente eliminati e mai presi vivi (era sfuggito quello di Berlino, ma a Sesto San Giovanni invece della paga ad aspettarlo ha trovato la polizia).
    Questi sempre vivi.
    Una combinazione.
    Non credo alle combinazioni.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #24
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    75,011
     Likes dati
    2,841
     Like avuti
    10,469
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Nuova Zelanda, strage in diretta video in due moschee a Christchurch: 49 i morti - Oceania - ANSA


    I cosi detti terroristi islamici vengono sistematicamente eliminati e mai presi vivi (era sfuggito quello di Berlino, ma a Sesto San Giovanni invece della paga ad aspettarlo ha trovato la polizia).
    Questi sempre vivi.
    Una combinazione.
    Non credo alle combinazioni.
    Chi sarà il regista?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #25
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,173
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.

    La Merkel?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #26
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    75,011
     Likes dati
    2,841
     Like avuti
    10,469
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.



    Razzista!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #27
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    75,011
     Likes dati
    2,841
     Like avuti
    10,469
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.



    Ancora sonorità venete.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #28
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    75,011
     Likes dati
    2,841
     Like avuti
    10,469
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.



    … e genovese.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #29
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,425
     Likes dati
    46,241
     Like avuti
    21,159
    Mentioned
    159 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.




    Dialetto lombardo in forma di grammelot
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #30
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    75,011
     Likes dati
    2,841
     Like avuti
    10,469
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito Re: Razzismo.

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
Pagina 3 di 4 PrimaPrima ... 234 UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito