Futuro e libertà. Come Ulisse, oltre le Colonne d'Ercole...
Navigare in acque nuove,
lì dove le strade non hanno nome
di Filippo Rossi
Una confessione. Quando ieri sulle agenzie era uscita la prima ipotesi di nome per il nuovo gruppo parlamentare, “Azione nazionale”, un pizzico di delusione aveva conquistato il nostro cuore. Troppo vecchio, troppo “militante”, troppo “già sentito”, troppo “reduce-nostalgico” di quella sigla, An, che ha significato tantissimo per la storia della destra italiana ma che oggi, a nostro parere, non avrebbe più rispecchiato le forze in movimento di un’avventura politica molto più grande di quanto i giornali e gli osservatori riescono a raccontare.
“Futuro e libertà”, allora, piace perché registra alla perfezione lo stato dell’arte di un’esperienza che inizia oggi per andare in mare aperto senza limiti, senza restrizioni, senza obiettivi prestabiliti. Navigare senza paure, senza il bisogno di rimanere in acque conosciute. È il senso dell’avventura e della sfida finalmente riconquistato da una destra che da troppo tempo si accontentava delle briciole concesse dai potenti, che da troppo tempo aveva dimenticato lo spirito eroico di chi vuole e sa scrivere la storia. Una destra nuova che vuole e sa parlare a tutti gli italiani, che rifiuta ogni etichetta prestabilita, che guarda il futuro con il coraggio della libertà. Che prende il mare su una trireme invece di continuare sul solito pattino.
Libertà dagli altri, certo. Ma anche libertà da se stessi e dalla propria storia, dalla propria presunta e precostituita identità. Dai propri difetti, dai propri errori, Perché quella che sta salpando in queste ore, in questi giorni – ricicliamo una metafora utilizzata più di un anno fa – è la destra di Ulisse che si mette in viaggio oltre le Colonne d’Ercole. Che si mette in discussione, che si confronta. E che non ha paura del dialogo. Che non ha il terrore dell’ignoto. Che non rimane rinchiusa nella caverna di Polifemo a difesa del proprio gregge, delle proprie piccole certezze. Dei propri interessi, della propria roba. Futuro e libertà, appunto. Per correre. Per abbattere i muri. Per andare là dove le strade non hanno nome.
31 luglio 2010
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