di Emanuele Macaluso
Cosa sono e a cosa servono gli organi dirigenti del Pd l’abbiamo rivisto nella riunione della pletorica Direzione dove il segretario, solo dopo aver concluso l’accordo con Berlusconi e Grillo sulla legge elettorale, ha detto parole scontate sapendo che c’era il largo consenso degli ubbidienti e il dissenso della minoranza disubbidiente di Orlando. Il tutto ieri pomeriggio.
La Direzione Pd ha anche eletto (si fa per dire) una segreteria composta da ministri, presidenti di Regione, vicepresidenti della Camera e con il fiorello all’occhiello della sindaca di Lampedusa: dall’isola anch’essa guiderà il partito nazionale. Qual è il loro compito? Alcuni, come la Serracchiani, hanno già un mestiere: fare dichiarazioni di osanna alle cose politiche che fa una sola persona, Matteo Renzi. Ed è stato lui ad avere fretta di andare al voto ritenendo così di poter tornare a Palazzo Chigi come se fosse la sua seconda casa.
La legge elettorale sappiamo che sarà proporzionale, con un listino bloccato per garantire la rielezione del gruppone renziano che governa il consenso. La situazione economica e sociale consiglierebbe di non interrompere la legislatura: è quel che dicono tutti coloro che non sono coinvolti nell’avventura elettorale ma guardano agli interessi del Paese. Matteo Renzi ha fretta anche perché Gentiloni ha acquisito consensi in Italia e in Europa per i modi con cui governa e se andasse ancora avanti sono tante le persone che in Italia e in Europa si porrebbero la domanda: perché non candidare proprio Gentiloni a premier che, nel governare, ha fatto meglio, molto meglio di Renzi? Grillo ha pure fretta perché, al pari di Salvini, pensa di avere il vento in poppa e teme che possa cambiare. Berlusconi, a sua volta, è nella partita perché sa che Renzi potrà governare solo con lui e gli interessi privati del Cavaliere, come sappiamo, vengono prima di ogni cosa.
Così vanno oggi le cose in Italia. Tuttavia, c’è un “però”: se avessero, tutti questi, fatto i conti senza l’oste, senza capire quel che bolle nel Paese e quindi nell’elettorato? Anche nel Regno Unito Theresa May riteneva che i giochi fossero ormai fatti per la sua rielezione e ciò la portò a sciogliere anticipatamente il Parlamento. Oggi anche il corrispondente de “La Repubblica”, in un lungo articolo, scrive che Jeremy Corbyn potrebbe persino vincere. In Italia non c’è un partito laburista, è vero. Ma se a sinistra del Pd non prevarranno i personalismi e si concordasse una lista come propone Giuliano Pisapia, penso che le cose potrebbero cambiare nell’area politica del centrosinistra e nulla sarebbe, di conseguenza, certo.
(31 maggio 2017)




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