di Emanuele Macaluso
I commenti “a caldo” dei risultati elettorali nei Comuni dove si sono svolti i ballottaggi si sprecano su giornali, in tv, alla radio e sul web. C’è di tutto. Però, una cosa accomuna tutti questi giudizi: questa volta non ci sono dubbi su chi ha perso e su chi ha vinto. Il Pd ha perso ed il vecchio centrodestra ha vinto, i grillini erano pressoché assenti dal ballottaggio e si registra un aumento notevole dell’astensionismo.
Quali sono le ragioni di una sconfitta così clamorosa del centrosinistra che ha come perno il Pd di Renzi? Questa domanda, in verità, ne sollecita anche un’altra: perché il vecchio centrodestra, che ha come perno Forza Italia di Berlusconi, vince? Questi interrogativi ci dicono che il Pd con il giovine Matteo non regge il centrosinistra mentre Forza Italia con il vecchio Silvio (parlo di anzianità politica e di potere) regge il centrodestra. La verità è che Berlusconi vince non perché si verificano grandi avanzate ma perché crolla il centrosinistra a trazione renziana.
E, allora, occorre esaminare cosa è oggi il centrosinistra e cosa è il Pd, chi sono gli alleati del centrosinistra. La cosa che emerge con evidenza è che non c’è nelle varie diversità anche una omogeneità politica. La presidente della Regione FVG, Debora Serracchiani, ha detto subito la sua, che poi è la stessa del suo capo. Leggo da La Stampa: “Di fronte all’avanzata della destra, non è la soluzione continuare a logorare Matteo Renzi e il Pd”. Ma Renzi è stato logorato o si è logorato con la sua politica ed i suoi comportamenti? Non c’è mai una riflessione seria ed autocritica, nemmeno dopo la sconfitta sul referendum. E come il suo socio, Matteo Richetti, la Serracchiani ribadisce: “La leadership del Pd non è in discussione, visto che abbiamo fatto le primarie”. Ma le primarie erano del Pd e non del centrosinistra. E adesso appare chiaro che non funzionano nemmeno per il Pd.
ll presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, il quale in questi mesi ha acquisito un livello di gradimento certamente più alto di quello di Renzi, in Italia ed in Europa, prima delle elezioni è stato indotto a dichiarare che lui non sarà candidato premier dato che di candidati ne esiste sempre uno: Renzi. Ormai è chiaro che le prossime elezioni politiche si svolgeranno con la proporzionale e non ci sarà né una lista di centrosinistra e forse nemmeno una lista di centrodestra. Tuttavia il problema delle alleanze, anche dopo il voto, si porrà. La Serracchiani sostiene che “occorre fare un accordo programmatico con Pisapia che tenga insieme le scelte del governo Gentiloni e prima ancora quelle del governo Renzi”.
Le elezioni di ieri sono state un disastro per il Pd, ma il gruppetto renziano ripete le stesse giaculatorie come se nulla fosse avvenuto. Prima del voto è stato Matteo Richetti, come oggi la Serracchiani, a prefigurare un accordo programmatico con Pisapia ma pur sempre con il candidato eterno Renzi e con scelte programmatiche elaborate da Renzi. Non vi rendete conto che ormai si è giunti al ridicolo?
(26 giugno 2017)




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