Cominciamo la serie di speciali sulle Elezioni Europee ed amministrative di giugno con una analisi sulla situazione politica dell’estrema sinistra, che si presenta oggettivamente debole e divisa all’appuntamento elettorale. Due i gruppi principali che sperano di raggiungere la fatidica soglia di sbarramento pari al 4% dei voti: la lista comunista, formata dall’unione di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Consumatori e Socialisti 2000, e il blocco di Sinistra e Libertà, al quale partecipano comunisti vendoliani, Sinistra Democratica, Verdi e Socialisti. Due formazioni che si contendono un bacino elettorale ridotto rispetto a 5 anni fa, in seguito ai disastrosi risultati dell’inglorioso cartello “Sinistra l’Arcobaleno”, impietosamente punito con un misero 3% di voti alle Politiche dello scorso anno.
Quali sono le speranze di vittoria per questi raggruppamenti schierati a sinistra? A dire il vero, minime: se infatti è possibile pronosticare un aumento complessivo dei consensi, come conseguenza del minore appeal della chiamata al “voto utile” sapientemente propagandata dal Partito Democratico solo un anno fa, la divisione in tronconi contrapposti delle liste riconducibili all’area della sinistra radicale rischia di portare ad un risultato “beffa”, ovvero ad una concorrenzialità suicida e controproducente. Non è peregrina l’ipotesi di una somma totale dei voti ben superiore alla soglia del 4%, ma con un taglio della mela giusto a metà, e l’impossibilità per entrambi i cartelli di ottenere eurodeputati.
In verità, sic stantibus rebus, sembra maggiormente in vantaggio la lista comunista, che i sondaggi segnalano vicina al 4% dei consensi. Le rilevazioni più generose però non assicurano il raggiungimento di tale soglia, ancora più lontana per la formazione ecologista-socialista-vendoliana, data ad un inquietante -per i promotori Vendola, Fava, Francescato e Nencini- 2,5-3%. L’incoerenza interna di queste liste rischia poi di affondare qualsiasi credibilità dei candidati, provenienti da aree politiche e culturali non poi così affine. L’immagine che esce fuori dalla semplice constatazione della molteplicità dei partiti in gara è devastante: nonostante l’apparente unificazione, rimangono strutturalmente distinti Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani, senza parlare poi delle diversità fra socialisti e comunisti-ambientalisti.
L’elettore medio non può che rimanere sbigottito di fronte alla persistenza di gruppuscoli ormai elettoralmente insignificanti e ridotti ai minimi termini, sonoramente bocciati solo pochi mesi fa, condannati all’extra-parlamentarismo con una fine poco degna, ma più che comprensibile alla luce delle politiche strabiche del biennio di Prodi. La sinistra risente ancora della partecipazione ad un Governo sconclusionato, minoritario e frantumato in ogni occasione importante. Più in generale, però, risalta il declino inarrestabile dell’egemonia della sinistra sulla società; egemonia e dominio presenti solo in settori sempre più isolati della cultura. Di rilevanza nel campo strettamente politico-parlamentare non si può neppure parlare.
La sinistra -lo affermano in tanti, di questi tempi- è in crisi. Bisogna vedere se le Elezioni Europee porteranno ad una boccata d’ossigeno, con il superamento del 4% di una di queste liste, oppure segneranno la sparizione pressocchè definitiva di un blocco politico che oggi appare sull’orlo dell’abisso. La presentazione da parte del “comunista-doc” Ferrando di una lista con falce e martello in alcune circoscrizioni elettorali potrebbe rappresentare il colpo di grazia per le residue speranze di Ferrero, Diliberto, Salvi e compagnia rossa.
*** Le previsioni di FalcoConservatore***
Lista Anticapitalista (Rifondazione Comunista + Comunisti Italiani + Consumatori Uniti + Socialisti 2000) = 3,5-4,0%
Sinistra e Libertà (Movimento per la Sinistra-Vendoliani + Verdi + Socialisti + Sinistra Democratica) = 2,5-3,0%
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