Una differenza di stile e di sostanza | Generazione Italia

Una differenza di stile e di sostanza
di Gianmario Mariniello

Da settimane “Il Giornale” della famiglia del presidente del Consiglio spara titoloni sulla ormai famosa vicenda della casa a Montecarlo che fu di Alleanza Nazionale. Non solo “Il Giornale”, ovviamente. Anche “Libero” ha rincorso la notizia e addirittura uno dei Coordinatori del Pdl, Sandro Bondi, si è detto rammaricato perché non tutti i giornali si stavano dedicando con la stessa passione alla vicenda. Forse il Ministro della Cultura ha avuto un brivido di nostalgia per i tempi del Miniculpop, quando il suo dicastero imponeva ai giornali cosa e come scrivere. Ma non vogliamo qui parlare del conflitto d’interessi evidente, della commistione tra politica ed editoria e di tante altre cose che gli italiani conoscono benissimo.
No, quello che ci preme mettere in evidenza è che alla notizia dell’apertura di una fascicolo “contro ignoti”, il Presidente della Camera ha affermato in tutta tranquillità “ben vengano le indagini su tutto ciò che concerne il patrimonio di AN”. Tralasciando il fatto che non pochi nel Pdl hanno detto che l’ignoto è in realtà Fini, dimostrando un giustizialismo peggiore del miglior Di Pietro, preferiamo sottolineare come il Presidente della Camera non abbia gridato contro i “giudici comunisti”, rei di portare avanti un’indagine “politicizzata” contro un avversario politico, né tantomeno Fini ha invocato la consueta – per alcuni – difesa “dal” processo, parlando di “persecuzione giudiziaria”. No. Fini, da uomo di Stato ha riposto la sua fiducia nell’Istituzione Giustizia, che finalmente chiarirà la vicenda, mettendo – siamo sicurissimi – la parola fine su una campagna di stampa che appare a tutti strumentale, nei tempi e nei modi, se non diffamatoria.
Potremmo chiuderla qui, ma una cosa va aggiunta: la denuncia è stata fatta da due esponenti de “La Destra”, partitino che più volte Berlusconi ha invitato a entrare nel Pdl. Si tratta di modo davvero particolare di concepire la dialettica interna a un partito, a una coalizione, un modo davvero singolare di intendere il rapporto con gli avversari politici o presunti tali. Ci auguriamo non sia questa la regola nel Pdl: non vorremmo, cioè, che appena un iscritto, un dirigente di partito prende pubblicamente una posizione diversa da quella del Capo, ecco che “Il Giornale” di famiglia sputa quotidianamente veleno contro il “traditore”, ecco che qualche zelantissimo seguace segnala il “nemico” all’autorità giudiziaria.
Sono cose che accadevano nella Russia comunista. E – lo diciamo con un mix di delusione e di speranza – sono cose da fine Impero.