



ma io poi sono daccrodo con la critica di florian verso la società orizzonatale libertaria e verso la tecnica cieca e impersonale che porta fino ad Hiroshima ai bambini deformi ecc
solo che ci siamo dentro fino alla punta dei capellii, non serve a nulla invocare le regioni del cuore, gli appelli all' umanità comune ecc
«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti


Avevo scritto questo in risposta a Troll, ma vale anche per l'intervento di Indra (che ringrazio):
Ok, Troll odia gli scientisti del progresso, fa sua la critica nicciana a Stuart Mill. Ho compreso benissimo. Ma è tempo perso, voglio dire, è un giochino verbale che non muta di una virgola lo stato delle cose. Tanto che gli scientisti del progresso hanno in mano il potere e se ne sbattono altamente dei sofismi filosofici di Troll. Poi, dal mio punto di vista, esiste un secondo problema, ovvero che la critica a questo progressismo scientista viene esercitata da un altro e diverso scientismo, progressista e reazionario insieme, di cui Troll e l'estrema destra odierna si fanno partecipi. E' come opporre ad un ghigno un altro ghigno, più potente. Peccato, però, che a sinistra come a destra, si finisca per rimanere bloccati nello stesso cerchio. Il cerchio della modernità, della tecnica, del moderno, del qui e ora.
Io dico: se vogliamo davvero fare una destra, dobbiamo fare una destra fuori dal cerchio, una destra "altra", che si mostri a partire dal proprio linguaggio in maniera totalmente nuova, ovvero "antica". Dico: facciamo i reazionari sul serio, ma con spirito alto e animo serio. Usciamo fuori dall'immondezzaio nel quale ci hanno/ci siamo reclusi. Non è nemmeno questione di scegliere tra classico e romantico: autori sommi come il Manzoni, Goethe e anche la Austen hanno mostrato come si possa tenere insieme anche il doppio registro. L'importante sarebbe quello di incarnare un'alternativa seria al "presentismo" totalitario di oggi (di cui l'anelito "futurista" è perfettamente complementare). Facciamo una Grande Reazione: torniamo indietro! Torniamo all'esaltazione del Bello, del Nobile, dello Spirituale. Torniamo ai Signori, capaci però di inchinarsi e di tracciare la via. Per me Destra significherà sempre e soltanto questo: il Buon Esempio. Un Buon Esempio che può essere fornito in ogni occasione, da ciascuno, per quel che è capace. E' quello che cerco di fare io, a volta prendendomi pure insulti e sghignazzi, sapendo che è il naturale prezzo da pagare. La Destra dovrebbe scoprire l'unità nell'opposizione al Progressismo. Un'opposizione non sguaiata e tanto meno violenta, ma di contenuti e di stile. C'è bisogno di Destra, ma non della Destra che sbraita contro gli immigrati e si disinteressa dei poveri. Una Destra di cultura, di ragione e di sentimento, una Destra che ancora ai tempi di mio nonno esisteva e trovava spazio nelle professioni e tra gli intellettuali. Ora ci sono solo economisti di destra, propagandisti di destra, giornalai e tassisti di destra, razzisti di destra, maleducati di destra, cafoni di destra. Ma la Destra Vera al contrario non c'è e la sua mancanza si sente, anche a sinistra. C'è bisogno di Verticalità, anche di Padri, ma non contro bensì accanto l'Orizzontale e le Madri. Serve equilibrio, la Destra è sempre stata e oggi ancor di più è chiamata ad esserlo una forza di equilibrio.


ma questo varrebbe se ci fosse ancora qualcosa da difendere, come la fiducia circa la possibilità di un discorso attorno a ciò che è giusto, ciò che è vero ecc, un ordine e delle istituzioni tradizionali, come cicerone che difendeva la repubblica e le libertà democratiche dai tentativi eversvi per il bene dello stato
oggi non c'è nulla da difendere si è fatto terra bruciata di tutto, è subentrata la cattiva coscienza, l' ideologia, lo stato è il luogo dove si puntellano guridicamente le ingiustizie, è venuta meno la fiducia nella conoscibilità delle cose stesse, ha vinto la cultura del sospetto(marx Nietzsche Freud), è questo il terreno su cui si gioca la partita
è come se il tuo vicino nella contesa di un confine ad un certo punto ti dice 'sai cosa c'è, mi sono comprato il revolver e adesso arretri il confine di 10 metri'
e ti tocca tecere oppure ti compri pure tu il revolver, questo è il mondo oggi
anzi forse è sempre stato così, ma comquneue c' era qualcsa da difendere, quello che fa rimpiangere a leopardi le virtù degli antichi
«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti


in realtà questa storia della critica alla società libertaria è diventata un trend che molti (pseudo) intellettuali, giornalisti e media cavalcano non per condurre a una restaurazione, ma per bieco interesse personale, esattamente come hanno fatto i progressisti e postsessantottini con la loro egemonia culturale. si chiama gioco delle parti. nessuno ha veramente intenzione (tranne forse alcuni neofascisti, ma non sono neanche sicuro) di mettere in discussione il paradigma orizzontale e libertario, perche' a perderci sarebbero in molti, prima di tutto quelli che ho detto prima, dato che non sai che cosa ti aspetta dopo, ma sai quello che c'è ora. così come è anche vero che il presupposto nichilismo che caratterizza la nostra epoca non ha nulla a che vedere con una presunta distruzione di valori organici pensata scientemente e cavalcata dalle frange "libertarie" della società, ma è solo una conseguenza del vuoto creato da un modello socio-economico che fonda la quasi totalità della sua "mission" sul trasformare gli individui in lavoratori-consumatori senza orizzonti filosofici o spirituali. Non è che sia colpa degli hippies che si sfondano di canne, ma del grande capitale che detesta te, gli hippies, e chiunque ne mette in discussione l'essenza.
"Sono contro tutti i sistemi, il più accettabile è quello di non averne nessuno"
Tristan Tzara
Je m'exalte, je degresse encore... Je vous ai reperdu mon histoire... Non! Non!
(L.F. Céline, Maudits soupirs pour une autre fois)


1) L'ipotesi svizzera è tutt'altra che archiviata. E' invece confermata dallo storico francese Pierre Milza nel suo "Gli ultimi giorni di Mussolini" il quale non smentisce assolutamente la testimonianza di Birzer secondo la quale Mussolini e il suo enturage tentano di raggiungere il confine svizzero cercando di uscire dal retro dell'albergo, una seconda volta nel pomeriggio del 26, ma sono bloccati dagli uomini della scorta tedesca dislocati in più punti intorno all'edificio. Un terzo tentativo viene compiuto verso le 4 del pomeriggio, ma questa volta a far parte del gruppo erano Buffarini Guidi e Tarchi più un ex capo della polizia di Bologna, Fabiani. Questo non significa che l'opzione della ridotta in Valtellina non fosse mai esistita. Semplicemente per via della defezione della stragrande maggioranza dei militi al seguito di Pavolini questa si era rilevata impraticabile. Nel tardo pomeriggio del 26 Mussolini seppe che poteva utilizzare un aereo da trasporto situato nell'aeroporto di Chiavenna con il quale giungere in Baviera. L'impresa sarebbe riuscita a patto di cogliere di sorpresa gli uomini delle 52° brigata Garibaldi che intendevano giungere per primi sul posto. Purtroppo si perse tempo. Birtze tardo dare l'autorizzazione e Mussolini stava comunque aspettando Pavolini con i suoi militi. Quando infine fu dato l'ordine di partenza, l'aereo era già decollato.
In conclusione si può pure supporre che Mussolini fosse stato realmente intenzionato a recarsi in Valtellina. Tuttavia Il percorso intrapreso tuttavia, assai pericoloso per la nutrita presenza di formazioni partigiane in zona. Fra l'altro la strada in un tratto era cosi stretta da impedire il passaggio di vetture blindate. Sembra assai probabile che Mussolini avesse si accolto il piano caldeggiato da Pavolini, ma che avesse comunque cercato di mantenersi una via di fuga.
2) All'incontro giunsero in ritardo in tre. Chi dei tre minacciò i presenti non è chiaro. Non è chiaro nemmeno a questo punto se Tiengo abbia visto la famigerata pistola ne se abbia mai fatto cenno della minaccia con Mussolini. Ciò su cui gli storici concordano è che Tiengo abbia rivelato al Duce i piani dei socialisti di consegnarlo non agli alleati, ma ai partigiano. Tanto o poco questo è tutto ciò che risulta con verosimile certezza.
3) Al netto dei refusi quello che intendevo affermare a me sembra assai chiaro. Il memoriale di Bastianini su questo punto specifico è accreditato dallo stesso De Felice che lo usa per portare avavanti esattamente la tesi della involuzione caratteriale di Mussolini. Che il duce avesse iniziato a coltivare una sorta di messianesimo o cesarismo se pur ininfluente sulle metodiche di approccio razionale ai problemi politici De Felice lo afferma chiaramente.
Quanto e come questo nuovo atteggiamento esercitò il suo influsso sulla politica estera questo non è chiaro. In tutto il capitolo De Felice sembra smentire le premesse che tu hai citato. Quindi delle tre l'una. O De Felice è impazzito oppure la tua chiave di lettura delle premesse è errata oppure è errata la mia chiave di lettura delle conclusioni.
Lungi da me, infine, equiparare in toto l'attitudine ideologica dei due ditattori. Mussolini era assai distante dal "cupio dissolvi" annichilente che constraddistingueva il Fuhrer. Io però il contrario non l'ho mai affermato. Non ho parlato di identità di approccio nell'epilogo, ma di consonanza pur nelle diverse sfumature e gradi di intensità nella percezione di infallibilità.
- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !







