







A parte che io l'inglese lo farei proprio diventare una vera e propria lingua parallela, nel senso che tutti lo devono parlare correntemente. Per il bene di chi lo parla. L'inglese è di fatto la lingua internazionale. Ci piaccia o no.
Non sapevo che in Quebec fossero così rincoglioniti. E cmq, se permetti, il francese bene o male è una lingua ancora spendibile all'estero, la Francia è (ancora) un grande paese, e poi c'è gran parte dell'Africa. Col catalano ci vai solo ad Andorra...
La plebaglia spesso sbaglia


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Catalogna: l’ora dell’articolo 155 è scattata
“Applichiamo l’articolo 155 per ripristinare la legalità nella autonomia della Catalogna. Nessuno può accettare che si violi la legge #CMin“. Questo è l’annuncio che oggi Mariano Rajoy ha dato dal suo account twitter. A distanza di dieci giorni dal discorso del presidente catalano Carles Puigdemont, il discorso della “declaración en diferito” (la dichiarazione differita), il governo di Madrid risponde al tentativo catalano di concretizzare il voto indipendentista dello scorso primo ottobre.
Martedì 10 ottobre, Carles Puidgemont aveva infatti dichiarato l’indipendenza della Catalogna. Una decisione, però, sospesa praticamente pochi istanti dopo, nel tentativo di aprire un dialogo costruttivo con Madrid. “Con la stessa solennità il governo e io stesso proponiamo che il Parlamento sospenda gli effetti della dichiarazione d’indipendenza di modo che nelle prossime settimane possa iniziare un dialogo senza il quale non è possibile una soluzione condivisa”. Un’indipendenza firmata, quindi, ma alla fine non registrata. Dunque, un atto privo di effetti giuridici.
Oggi, dopo un Consiglio dei ministri durato oltre due ore, il presidente del Consiglio spagnolo Mariano Rajoy si è presentato di fronte ai giornalisti accorsi a Palazzo de la Moncloa. Dalla sede della Presidenza del governo, è arrivata dunque la risposta a Puidgemont&Co.
Quella odierna è una decisione storica da parte del governo madrileno. Difatti, mai prima di oggi, nella storia della Spagna democratica, si è fatto ricorso al tanto discusso articolo 155 della costituzione.
Catalogna: guida al testo dell’articolo 155
Per capire veramente la portata di questa inedita decisione da parte del governo di Madrid, è necessario leggere lo stesso articolo 155:
“(I) la Comunità Autonoma non ottemperi agli obblighi imposti dalla Costituzione o dalle altre leggi, o si comporti in modo da attentare gravemente agli interessi generali della Spagna, il Governo, previa richiesta al Presidente della Comunità Autonoma e, ove questa sia disattesa con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per obbligarla all’adempimento forzato di tali obblighi o per la protezione di detti interessi.
(II) Il Governo potrà dare istruzioni a tutte le Autorità delle Comunità Autonome per l’esecuzione delle misure previste nel comma precedente.”
Ancora a fine settembre, la testata El Confidencial esternava tutti i dubbi dei giuristi in merito ad una situazione alquanto eccezionale. Come rivelato dallo stesso sito web, l’articolo 155 sarebbe una “cheque en blanco” (una carta in bianco) per l’attuazione di misure straordinarie da parte del governo di Rajoy.
Oggi, le dichiarazioni del presidente del Consiglio spagnolo hanno chiarito i provvedimenti che Madrid avrebbe deciso di applicare al governo di Barcellona. Nello specifico, sono cinque i punti presentati da Rajoy in presenza della stampa. In primis, l’indizione di nuove elezioni nella comunità catalana nel giro di 6 mesi. Il tutto, anticipato dalla revoca del mandato all’attuale Governo catalano, con la destituzione dunque del Presidente Puidgemont, del Vice-presidente, nonché dei consiglieri del Governo.
Come terzo punto, è previsto che il Parlamento della Generalitat mantenga le sue funzioni, senza la possibilità di nominare un sostituto alla Presidenza. Per quanto riguarda l’amministrazione della regione, tutto rimarrà nelle mani della burocrazia di Barcellona; almeno nei limiti delle nuove disposizioni designate dal governo centrale. Il controllo degli enti come Televisió de Catalunya, Catalunya Radio e ACm spetterà al governo spagnolo.
Catalogna: le probabili mosse di Barcellona
A questo punto, si aspetta l’ennesima risposta, in questo batti e ribatti, da parte del governo di Carles Puidgemont, il quale con questa decisione sta subendo una forte stretta da parte di Madrid. Ci si domanda, dunque, se l’esecutivo catalano cercherà di dare attuazione (e di rendere quindi efficace) la dichiarazione di indipendenza rimasta in sospeso. Certamente, la strada per gli indipendentisti si fa sempre più impervia. Non mancano, infatti, i mal di pancia all’interno della stessa “Junts pel Sí” (la coalizione favorevole all’indipendenza catalana) e con il CUP (Candidatura d’Unitat Popular), il partito indipendentista di estrema sinistra. Nel frattempo, la tensione aumenta esponenzialmente di fronte ad una frattura, quella tra Madrid e Barcellona, che pare sempre più larga ed insanabile.
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Scritto da: Federico Gonzato
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Referendum Catalogna, eppure una buona parte della regione neanche parla catalano, le mappe
Il contestatissimo referendum che si è svolto ieri in Catalogna sembra avere restituito l’immagine di un Paese in massa votato all’indipendenza. Con un tasso di approvazione della proposta del governo regionale che ha raggiunto il 90%.
Certo, l’affluenza è stata particolarmente bassa, 42%, anche per l’opera di repressione dell’autorità centrale di Madrid. Diverse rilevazioni hanno però mostrato come con il tempo sia cresciuto il sentimento indipendentista. Anche come risposta alla repressione centralista.
E’ forte in molti osservatori la sensazione che la strategia di Rajoy sia stata un errore. Che in realtà abbia trascinato verso l’indipendentismo un popolo che in realtà non lo ero.
E i numeri sembrano dare in parte loro ragione.
Una mappa de Eldiario.es mostra come alle elezioni del 2015 i partiti indipendentisti non avessero raggiunto in realtà la maggioranza proprio nelle zone più popolose, in primis a Barcellona
Referendum Catalogna, a Barcellona una minoranza era per l’indipendenza e parlava catalano
Praticamente lungo la costa i partiti indipendentisti sia di destra che di sinistra nelle elezioni del 2015 ebbero meno del 50%. Si tratta dell’area più ricca e globalizzata, dove vivono molti immigrati, sia dall’estero, dall’Europa, che dal resto della Spagna. E tradizionalmente vota di più il partito socialista.
Non solo, dividendo in aree geografiche e storiche la Catalogna si osserva come sia divisa in modo piuttosto netto tra le “comarques” più catalaniste e meno. Ovvero tra quelle in cui si parla abitualmente il catalano, e quelle in cui lo fa solo una minoranza. Dalle terre dell’Ebro a Sud alle montagne pirenee a Nord, si supera il 60% nelle zone più rurali. E tuttavia nell’area metropolitana di Barcellona non si superava il 27,8%. Una minoranza parlava catalano anche a Penedes e nell’area di Tarragona, adiacenti a Barcellona.
Insomma solo una metà dei catalani in realtà potevano essere identificati come indipendentisti e a favore di un nuovo Stato. Tanto meno con una nuova lingua ufficiale diversa dallo spagnolo. Da ieri siamo invece in una terra incognita.
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Scritto da: Gianni Balduzzi
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Si, vige in sostanza una separazione dei gruppi linguistici (fin dalla scuola, che è divisa in italiana e tedesca, in base alla lingua veicolare usata). Ma per lavorare serve sapere anche l'altra lingua, perché è un diritto del cittadino bolzanino di idioma germanico parlare alla PA,o in generale al settore pubblico (al giudice, al medico...), nella sua lingua. Dunque di fatto non si può lavorare sapendone solo una...


Però (che io sappia) un genitore è libero di scegliere se far frequentare a suo figlio la scuola italiana o tedesca, giusto?
Invece in Catalogna i bambini devono mandare per forza i loro figli in una scuola catalana. Ecco, io penso che se si mette la libertà di scelta per i genitori un buon 99,9% dei prolemi si risolve: ognuno fa quello che gli pare. Stante sempre il bilinguismo ovviamente, cioè, chi va in una scuola spagnola deve studiare il catalano e viceversa.
La plebaglia spesso sbaglia


continui a spacciare opinioni personali per verità assodate. Se fosse come dici te, le lingue coofficiali lo sarebbero solo di nome. Se vuoi lavorare in un territorio devi conoscere entrambe le lingue ufficiali, come capita in sud tirolo. La differenza con il sud tirolo è che qualunque spagnolo può passare l'esame di catalano studiandolo per poche settimane, infatti la Catalogna è piena di immigrati che lavorano senza problemi, chissà come è possibile...e comunque che il castigliano sia discriminato in Catalogna è una barzelletta che raccontano a Madrid.


Il modello del sud tirolo ha un problema: praticamente crea un apartheid. E infatti gli italiani si stanno sempre più tedeschizzando, le scuole italiane continuano a perdere studenti. Il modello catalano non è perfetto, ma, di nuovo, dai test nazionali gli studenti catalani ottengono risultati in castigliano superiori alla media nazionale, perché si insegna bene anche il castigliano (mentre i sud tirolesi l'italiano non sanno nemmeno cosa sia). Tra l'altro da notare che questo "problema" appassiona tantissimo madrileni ed andalusi, ma in catalogna pressioni per cambiare il modello scolastico (che tra l'altro è ottimo) praticamente non esistono, nemmeno dai madrelingua castigliani che vivono in catalogna.