Lord,
non è peroprio come dici...a Genova il leader della FIOM è un compagno di LC.


Lord,
non è peroprio come dici...a Genova il leader della FIOM è un compagno di LC.


Il capitalismo è il governo del capitale.
Se un'azienda (o uno Stato) viene gestita soltanto da chi tiene in mano i soldi, può soltanto fallire.
Cioè, può soltanto ridursi a deserto dopo il passaggio delle cavallette.
Il problema è che le cavallette sono troppo stupide per gestire produttivamente il terreno su cui passano: tutta la loro intelligenza si riduce al concetto di saccheggio.
Dopodichè, esaurito un terreno, si spostano sul terreno successivo.
E così via, fino a quando tutti i terreni sono esauriti.
La stupidità delle cavallette sta nel fatto che i terreni da saccheggiare non sono infiniti.
E infatti le cavallette trovano ciclicamente la loro ecatombe (vedi la crisi del 1929 e quella del 2008).
Se a qualcuno sta bene questo meccanismo autoregolante ciclico, si accomodi.
Però poi non venga a raccontare che le cavallette sono animali intelligenti e ragionevoli che possono essere convinti (con le buone maniere) ad autolimitare il saccheggio.
Il saccheggio può essere limitato soltanto da un ambiente naturale equilibrato, cioè da ambiente dove le cavallette trovino degli antagonisti abbastanza forti da contrastarne la proliferazione, riducendole a degli innocui animaletti che mangiucchiano qua e là senza fare danni e anzi portando un vantaggio all'equilibrio complessivo dell'ambiente.


Il suo ragionamento sopra è un chiaro esempio di ideologia.
Lei Lucia ha bisogno di ricorrere ad una falsificazione epistemologica, deve mettere sullo stesso piano cavallette e uomini per far tornare il suo "ragionamento"... ma uomini e cavallette non sono affatto specie omologhe... e quello è il problema.
La sua "pseudo scienza" borghese si fonda sempre su banalissimi pseudo sillogismi... usati come esche semantiche per i più sprovveduti.


L'unico paese al mondo dove il Capitalismo ha trovato una applicazione integrale è stato il Cile di Pinochet.
Sotto la supervisione diretta di Milton Friedman (premio Nobel per l'economia), il Cile aveva messo in atto le strategie di politica economica che rappresentavano i fondamenti imprescindibili del Capitalismo (così come teorizzato da Friedman nel suo libro "Capitalismo e libertà"):
- deregolamentazione
- pareggio di bilancio (mediante riduzione della spesa pubblica e tagli della spesa sociale)
- privatizzazioni
- apertura del mercato finanziario agli investimenti internazionali.
Risultato dell'operazione:
- salari medi => -8%
- disoccupazione => +20%
- inflazione => +375%
- 2.298 persone giustiziate, 1.210 desaparecidos, 28.259 persone torturate.
In sostanza, dal 76 all'82 venne pompato in Cile un oceano di denaro.
Questo determinò, all'inizio, una impennata del PIL.
La disoccupazione però non diminuì, le imprese continuarono a fallire, il deficit e l'inflazione ad aumentare.
Fino a quando, nel 1982, la bolla di sapone scoppiò (disastro totale).
A quel punto Pinochet prese i Chicago boys (gli scagnozzi di Friedman) per il fondo dei calzoni e li rispedì al mittente.
Solo con lo smantellamento di tutto il sistema monetarista (e la nazionalizzazione di alcune grandi aziende), l’economia cilena riuscì a evitare il tracollo.
In altre parole, per evitare il disastro monetarista, Pinochet fu costretto a mettere in pratica le politiche socialiste di Allende ...


No beh, il regime islamico di Khomeini faceva schifo sul piano interno, ma sul piano esterno era anti-imperialista quindi utile da un punto di vista marxista-lenimista. Anche se ovviamente le contraddizioni non mancano.
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Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!


Ma cosa scrive Lucia?
Il Cile di Pinochet unico paese dove il capitalismo ha trovato una applicazione integrale?...
Il capitalismo in versione neoliberista è oggi il modello economico che è stato diffuso a livello globale partendo proprio dai paesi capitalisti più avanzati...
Gli effetti sul la redistribuzione e la crescita della disuguaglianza sociale si sono dimostrati così persistenti nell’ambito dei processi di neoliberalizzazione da poter essere considerati elementi strutturali di tali processi.
Gerard Duménil e Dominique Lévy, dopo un’attenta ricostruzione dei dati, hanno concluso che la neoliberalizzazione è stata fin dall’inizio un progetto mirante alla restaurazione del potere di classe. Dopo l’attuazione delle politiche neoliberiste alla fine degli anni settanta, la percentuale del reddito nazionale percepita dall’1 per cento più ricco della popolazione americana è cresciuta vertiginosamente, fino a raggiungere, alla fine del secolo, il 15 per cento (avvicinandosi molto al livello dell’epoca precedente la Seconda guerra mondiale). Lo 0,1 per cento della popolazione statunitense che percepisce i redditi più alti ha visto crescere la propria fetta del reddito nazionale dal 2 per cento del 1978 a oltre il 6 per cento del 1999, mentre il rapporto tra i salari medi dei lavoratori e gli stipendi dei massimi dirigenti d’azienda è passato dal 30 a 1 del 1970 al quasi 500 a 1 del 2000.
Un estratto dalla “Breve storia del neoliberismo“ di David Harvey
Lord,
il regime di Komeini non era anti imperialista (nel senso socialista del termine), era principalmente antioccidentale! La cosa è un po' diversa da come la rappresenti tu, non fu assolutamente un regime utile in senso marxista leninista. Komeini non promosse in alcun modo l'eliminazioni delle classi sociali, favorì esclusivamente la sostituzione di una borghesia filo occidentale laica, in stile turco, con un'altra borghesia nazionalista, decisamente islamista.
Tutto qui.


"Dumping" vuol dire, grosso modo, "concorrenza sleale".
Nel commercio internazionale, acquista un significato particolare la definizione di "dumping sociale".
Un esempio di dumping sociale è quello della Cina dove:
- un operaio costa all'azienda dai 144 euro ai 350 euro al mese al lordo della contribuzione (quindi l'operaio intasca dai 79 euro ai 193 euro netti al mese) con un orario di 44 ore la settimana, 5 giorni di ferie e 11 giorni di festività all'anno;
- i contratti collettivi vengono stipulati tra funzionari dello Stato e rappresentanti sindacali nominati dallo Stato;
- i titolari delle aziende sono figli e/o parenti degli stessi funzionari dello Stato che stipulano i contratti collettivi e nominano i rappresentanti sindacali.
Questo dumping sociale, messo in atto da uno Stato con 800 milioni di lavoratori, che produce il 14% della ricchezza mondiale, è in grado di determinare:
- una condizione di sfruttamento e di asservimento per una popolazione di 1 miliardo e 360 milioni di persone, equivalente al 20% della popolazione mondiale;
- crisi strutturali di interi settori produttivi europei, che si traducono nel fenomeno della delocalizzazione e in tassi di disoccupazione che raggiungono picchi del 10,8% in Europa e del 12% in Italia;
- ricorrenti fasi di recessione (come quelle che, nel 2009 e nel 2012, hanno determinato diminuzioni del PIL);
- tensioni sul mercato del lavoro che comprimono le paghe, i diritti contrattuali e la protezione sociale dei lavoratori europei, nonostante i costanti aumenti della produttività e la sostanziale tenuta (e talvolta l'aumento) dei profitti.
A livello di economia mondiale, questo "dumping sociale" ha l'effetto di spostare una fetta di ricchezza dall'Europa ai cosiddetti "Paesi emergenti".
Il che, in linea di principio, non sarebbe neanche sbagliato.
Tuttavia è profondamente sbagliato il metodo, che si traduce in un generalizzato impoverimento dei lavoratori europei a vantaggio esclusivo delle oligarchie che governano i "Paesi emergenti", le cui popolazioni continuano a essere sfruttate e asservite come nel passato (e forse ancora di più).
Di fronte a questa situazione, si pone una questione etica, alla quale l'Europa può rispondere con:
- il boicottaggio politico degli Stati oligarchici;
- il protezionismo etico verso i prodotti provenienti dagli Stati oligarchici, mediante blocchi alle frontiere e dazi doganali.
Tuttavia l'Europa non può mettere in atto queste due strategie senza affermare il proprio potere contrattuale.
Un potere contrattuale che possiede in teoria, in virtù dei suoi 500 milioni di cittadini e del 19% di ricchezza mondiale prodotta, ma che non possiede in pratica, stante la sostanziale mancanza di una unione politica e di una politica estera comune.
E non aiuta di certo la presenza di una forte componente estremista (fascista e populista) che, un po' per ambizioni di potere locale e un po' per inconfessabili condizionamenti, mira a smembrare l'Europa per tornare a una accozzaglia di piccole nazioni che, una dopo l'altra, sono destinate a finire nell'orbita gravitazionale di questa o quella superpotenza oligarchica.


Venezuela e Zimbabwe nei nostri cuori!


Lord,
Khomeini era un Ataiollah, un teologo, interprete del Corano, intermediario tra il Profeta e l'uomo... il ministro di un culto religioso, chiaramente non poteva essere comunista, né in senso di politica interna, né in quello di politica estera.
La rivoluzione komeinista scoppio nelle moschee, fomentata dagli imman che guidavano la preghiera e la ribellione... cosa c'entra il marxismo?
L'antimperialismo khomeinista era tutto centrato sull'immoralità religiosa dell'Occidente e comunque dei nemici.
La moralità nell'Islam komeinista è determinata dalla shari'a, la legge sacra.
Solo quelli che di materialismo, quindi di marxismo, conoscono poco possono confondersi e pensare che esistano analogie tra socialismo e Khomeini.
In questo senso le osservazioni di Lucia sono strumentali, perchè riprendono proclami politici fatti da quelli che ingannavano e ingannano la classe dei lavoratori, ignorando o facendo finta di ignorare evidenze scientifiche elementari... ora non mettertici pure tu!
Il marxismo è la scienza del socialismo scientifico, le religioni sono ideologia.

