Muoia Sansone con tutti i filistei, sono pronti a tutto, anche cadere a fine legislatura sullo Ius Soli, è una legge a cui tengono troppo, mentre Renzi si smarca, la paternità del passaggio e gli oneri politici saranno imputati al maggiordomo di palazzo Gentiloni...
Ok con fiducia: la via stretta del Senato
Domenica 15 Ottobre 2017
«Stiamo lavorando per approvare la legge entro la legislatura». Le parole pronunciate ieri dal premier Paolo Gentiloni dal palco dell’Eliseo, dove si festeggiavano i 10 anni di vita del Pd, riaprono una questione che oramai sembrava chiusa o quantomeno rimandata alla prossima legislatura: lo ius soli, la legge che dà la cittadinanza a bambini e ragazzi che siano nati in Italia e abbiano frequentato la scuola italiana pur avendo genitori stranieri. Una legge, come noto, avversata oltre che da Lega e Fi anche dai centristi di Ap, o almeno di quella parte del partito di Angelino Alfano che si rifà a Maurizio Lupi. Ma il premier sembra volerci mettere la faccia anche nel segno del dialogo con quella sinistra che si rifà a Giuliano Pisapia e che potrebbe allearsi con il Pd alle prossime elezioni. E in Senato, dove lo ius soli deve passare per il sì definitivo dopo il via libera della Camera, il capogruppo del Pd Luigi Zanda è al lavoro già da settimane per trovare i numeri necessari.
La questione di fiducia sarà posta sicuramente, dicono i senatori dem. Non solo per la nota difficoltà dei numeri a Palazzo Madama ma anche e soprattutto per la mole di emendamenti (circa 50mila) già presentati dalle opposizioni di centrodestra in commissione. E il tempo rimasto da qui allo scioglimento delle Camere (probabilmente nella prima decade di gennaio) è ridottissimo: il Senato per le prossime due settimane sarà impegnato con la legge elettorale, il Rosatellum, e subito dopo arriverà la legge di bilancio; la finestra per tentare di portare a casa lo ius soli si aprirà dunque a partire dal 20 novembre, quando la legge di bilancio passerà all’esame della Camera. Lo ius soli ha sulla carta il sì dei 16 senatori bersaniani di Mdp, dei 7 senatori di Campo progressista e dei 7 senatori di Sinistra italiana, disposti anche a votare la fiducia pur di portare a casa la legge. Il problema è nel gruppo centrista di Ap, 24 voti, divisi tra un terzo di alfaniani che voterebbero comunque la fiducia e due terzi che guardano già all’alleanza con Fi alle prossime elezioni e che quindi temono il “marchio” pro-immigrati in vista delle elezioni. Stesse difficoltà su un tema delicato come quello dei diritti degli stranieri si riscontrano nel gruppo dei 14 verdiniani di Ala. Quindi il terreno per il voto di fiducia va preparato bene, anche per tranquillizzare il Colle che vuole evitare incidenti proprio in fine legislatura e con la legge di bilancio in discussione nell’altro ramo del Parlamento. Quanto al premier, ci sarebbe invece l’intenzione di andare comunque alla conta per intestarsi una battaglia di civiltà da poter spendere in campagna elettorale. «In fin dei conti sarebbe una bella morte», scherza qualcuno (ma neanche troppo)dalle parti di Palazzo Chigi.
Ok con fiducia: la via stretta del Senato - Il Sole 24 ORE





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