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I sauditi scateneranno una nuova guerra? - TicinonewsI sauditi scateneranno una nuova guerra?
Il principe ereditario saudita rischia però di provocare una guerra civile in Arabia Saudita e non in Libano
I sauditi stanno scatenando una nuova guerra in Medio Oriente? Questo timore diventa di giorno più credibile osservando le mosse del nuovo padrone di un Regno che sente minacciata la propria ricchezza dal crollo del prezzo del petrolio e la propria sicurezza dai successi del nemico di sempre, ossia l’odiato Iran sciita.
Il Paese è entrato in una vera e propria fibrillazione dopo la designazione a principe ereditario del giovane Mohammed Ben Salman, che per brevità chiameremo d’ora in poi MBS. L’attivismo del principe è tanto impressionante quanto fallimentare, a tal punto da non escludere la possibilità di un colpo di stato o di una guerra civile. Questi timori sono cresciuti negli ultimi giorni dopo quello che si potrebbe definire un colpo di stato attuato con l’arresto di duecento dignitari del Paese, tra cui il cugino, che era a capo della Guardia nazionale, e del ricchissimo principe Al Waleed, noto in Occidente per essere un azionista di riferimento di molti gruppi occidentali e soprattutto conosciuto per i suoi stretti rapporti con il partito democratico americano e lo stesso presidente Obama. A questi arresti si è aggiunto il ridimensionamento del ruolo degli esponenti wahabiti, che hanno dato al Regno saudita la legittimità della religione. Insomma, MBS sta rimettendo in discussione i complicati equilibri di una famiglia reale che si reggeva su compromessi che si basavano anche su oboli miliardari per tacitare i principi scontenti.
Contemporaneamente il principe ereditario Mohammed Ben Salman sembra intento a provocare una guerra civile in un Libano già martoriato. Infatti lo scorso 4 novembre il premier libanese Saad al-Hariri ha annunciato da Riad le proprie dimissioni in un discorso televisivo, in cui ha accusato gli sciiti di Hezbollah di volerlo assassinare e di voler prendere il controllo totale del Libano. Il presidente libanese, il cristiano Michael Aoun, le ha immediatamente respinte dicendo che devono essere presentate di persona anche perché molti sono convinti che il sunnita Hariri sia prigioniero dei sauditi che hanno l’obiettivo di provocare una nuova guerra civile in Libano. Questi timori non sono stati dissipati da un’intervista televisiva concessa da Hariri domenica scorsa. Il premier libanese è infatti apparso teso e fragile e addirittura piangente, confermando i sospetti del presidente libanese. La pessima gestione di questo affare fa presagire un altro clamoroso fallimento di questo velleitario trentenne. Infatti è improbabile che Israele, l’unico Paese in grado di fronteggiare le milizie sciite di Hezbollah, si lanci in una nuova guerra libanese per di più preparata in modo così maldestro da non assicurare un sostegno da parte dell’opinione pubblica occidentale. D’altro canto, l’Arabia Saudita non può fare molto da sola, se non armare il milione di siriani che si sono rifugiati in Libano. Ma si tratterebbe di un’opzione destinata a certa sconfitta.
Ma questi sono solo gli ultimi episodi del fallimentare attivismo del principe ereditario saudita. Infatti MBS, appena assurto a padrone del Regno, ha lanciato una guerra in Yemen contro gli houthi, accusati di essere sostenuti dall’Iran. Questa guerra, trascurata dagli organi di stampa occidentali, sta provocando migliaia e migliaia di vittime sia del conflitto vero e proprio sia di epidemie e di carestie, ma non sta procedendo secondo i piani sauditi. Anzi, l’esercito di Riad e quello degli Emirati Arabi stanno subendo pesanti perdite e non stanno riuscendo a penetrare nello Yemen del Nord ancora completamente controllato dagli houthi. Ma affronto degli affronti, gli yemeniti sono riusciti a lanciare un missile che è caduto nei pressi di Riad e che non è stato intercettato dai sofisticati sistemi di difesa americani acquistati dall’Arabia Saudita. Dunque, lo Yemen in una specie di Vietnam per l’Arabia Saudita. Non è andata meglio con le sanzioni contro il Qatar. L’Emirato non si è piegato e anzi appare protetto non solo da truppe della Turchia, ma oggi addirittura da reparti dell’esercito iraniano. A questi fallimenti si aggiungono la vittoria dei russi e di Assad in Siria, confermata dal recente comunicato congiunto di russi e americani, i quali riconoscono la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale del regime di Damasco. E il consolidamento del governo iracheno che è sempre più filo iraniano. Anche il piano di ristrutturazione dell’economia saudita per affrancarla dalla dipendenza dal prezzo del petrolio e che prevede, tra l’altro il collocamento in borsa di una quota del 10% del colosso petrolifero Aramco, è in difficoltà.
Dunque sconfitte su sconfitte per un principe che mira a consolidare il proprio potere in attesa di ascendere al trono del padre. Questa serie di fallimenti deve preoccupare. Il principe è infatti intenzionato a superare queste difficoltà scatenando una nuova guerra e lo farà se non verrà prima rovesciato da un colpo di stato o da una guerra civile che farebbe crollare l’ultimo grande bastione americano nella regione. E di questo devono avere timore anche i mercati finanziari, poiché una prospettiva del genere sarebbe destinata a segnare la fine dei loro rialzi.




vincere la guerra significa evitare questa guerra e fare sbattere saud e soci
una missione perfetta per vladimir


Si può dare praticamente per scontato.
Perfetto da quelle parti può esserci ben poco, ma di sicuro più diventa salda la posizione di Assad, peggio sarà per Sauditi & C.
Pertanto, stanno anche rischiando tutto. Se perdono, il contraccolpo lo sentiremo per decenni nel Medio Oriente.
Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai
Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)


I generali israeliani si preparano alla guerra. Obiettivo Teheran
Non è cosa di tutti i giorni che il capo di stato maggiore delle Idf (Le Forze di difesa israeliane) conceda un'intervista. E da fatto eccezionale diviene "unico" quando il numero uno dell'esercito dello Stato ebraico l'intervista la concede a un giornale saudita. Se ciò avviene è perché il messaggio che si vuol lanciare è di estrema importanza, e ha il nulla osta del primo ministro. Per questo, l'intervista del generale Gadi Eisenkot, ha un valore eccezionale. Perché è la prima volta che un ufficiale di quel grado e responsabilità parla con un giornale di Riad, "Elaph", e per il contenuto dell'intervista. Che in questi mesi fossero avvenuti diversi incontri segreti tra diplomatici, generali, capi di intelligence, dei due Paesi, la stampa israeliana ne aveva scritto più volte, anche con dovizia di particolari. Stavolta, però, l'asse esce allo scoperto e dà conto di un patto anti-iraniano che da qui a breve potrebbe diventare operativo.
Il capo delle Idf afferma senza mezzi termini che l'Iran è il nemico comune, il "più grave pericolo per la sicurezza e la stabilità dell'intera regione". E ne spiega il perché : "L'Iran progetta di controllare il Medio Oriente con due 'mezzelune sciite': la prima parte dall'Iran e, attraverso l'Iraq, arriva fino in Siria e in Libano. La seconda – spiega Eisenkot – muove dal Bahrein e, attraverso lo Yemen, giunge fino al mar Rosso. Su questa faccenda noi e il regno dell'Arabia Saudita, che non è mai stato nostro nemico e con cui non abbiamo mai combattuto, concordiamo completamente". Posizioni politico-strategiche già espresse segnalate da altre fonti. Ma adesso è l'esercito, che vuol dire, 'siamo pronti ad agire'. "Quando si parla dell'asse iraniano c'è un'intesa totale tra noi e loro" ha aggiunto il generale, che poi rivela: "ho partecipato a un incontro di responsabili militari a Washington e, quando ho sentito il rappresentante saudita parlare, ho trovato la sua visione sull'Iran allineata alla mia".
Per quanto riguarda la Siria il generale Eisenkot ha ribadito che Israele insiste, come fanno i sauditi, perché gli Hezbollah, l'Iran e le milizie sciite alleate lascino il Paese. E avverte: "Non permetteremo che le truppe iraniane si stabiliscano in Siria e le abbiamo già messe in guardia per quanto riguarda la costruzione di industrie o basi militari. Lo Stato ebraico è quindi disposto a condividere informazioni con i Paesi arabi moderati pur di fronteggiare quello che al momento viene ritenuto il nemico più pericoloso nell'area. Con l'Arabia Saudita in particolare, che "non è mai stata un nemico con cui abbiamo combattuto". Arabia che, attraverso il principe ereditario Mohammed Bin Salman, aveva considerato il coinvolgimento dell'Iran nella fornitura di missili ai ribelli in Yemen un "atto di guerra" contro l'Arabia Saudita.
"Il pensiero del generale Eisenkot rispecchia in pieno quello del primo ministro e del ministro della difesa (Netanyahu e Lieberman, ndr)", confida all'HuffPost una fonte dell'ufficio del premier Netanyahu a Gerusalemme. E aggiunge: "Il fatto che a fare quelle affermazioni sia un militare di grande esperienza e prestigio, dovrebbe far intendere alla comunità internazionale che si sta avvicinando pericolosamente un punto di non ritorno". La guerra. "L'Iran intende assumere il controllo del Medio Oriente, creando una sorta di super Stato sciita dal Libano all'Iran, e ancora dal Golfo Persico al Mar Morto", afferma il generale che aggiunge: "Noi dobbiamo prevenire questa fine". Intendendo con "Noi", Israeliani e Sauditi.
Quanto alla crisi apertasi in Libano con le dimissioni del primo ministro Saad Hariri, il capo delle Idf afferma che Israele non ha intenzione di iniziare un attacco contro Hezbollah in Libano. Ma l'allarme rosso è scattato: "Gli iraniani – dice Eisenkot – stanno sempre più stringendo la morsa in Libano, direttamente o attraverso Hezbollah. Confidiamo in una soluzione pacifica della crisi, ma una cosa è certa: non ci lasceremo cogliere alla sprovvista...". Insomma, se vuoi la pace prepara la guerra. Assunto molto caro al ministro della difesa d'Israele, Avigdror Lieberman. "Abbiamo assoluta libertà di azione e le uniche considerazioni che ci guidano sono le considerazioni relative alla sicurezza di Israele", ha dichiarato nei giorni scorsi Lieberman. Inoltre, assicura il ministro, l'esercito israeliano è pronto e ben preparato per affrontare qualsiasi situazione. "Non permetteremo alla Siria di diventare una linea di primo piano contro Israele", ha aggiunto Lieberman. "Oggi l'Iran è più pericoloso per la sicurezza non solo d'Israele ma dell'intera regione dello Stato islamico, e il mondo libero prima se ne rende conto e meglio è per tutti", gli fa eco il ministro delle Infrastrutture Yuval Steinitz, tra i più ascoltati da Netanyahu.
D'altro canto, il legame tra Riad e Gerusalemme non è questione degli ultimi mesi. Nel giugno del 2015 Bloomberg aveva dato notizia di cinque incontri bilaterali segreti tra i rappresentati dei due Paesi. Il tema: la necessità di unire le forze per contrastare l'espansione di Teheran. L'indiscrezione è stata confermata anche da Haaretz che già nel 2012 aveva scritto di un riavvicinamento in chiave anti-iraniana. Rapporti politici, ma anche economici, come il via libera di Israele all'acquisizione da parte dei sauditi di Tiran e Sanafir, le due isole nel Mar Rosso, la cui giurisdizione apparteneva all'Egitto.
Si muovono i generali ma anche i diplomatici israeliani. E la riprova si è avuta nei giorni scorsi, quando il ministro degli Esteri israeliano ha diramato istruzioni a tutte le sue ambasciate nel mondo al fine di sollecitare sostegni internazionali all'Arabia Saudita contro l'ingerenza iraniana in Libano e a favore della guerra lanciata da Riyadh contro i ribelli filo-iraniani nello Yemen. A rivelarlo è stata la tv israeliana Channel 10, citando un rapporto ministeriale elaborato dopo le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri. Secondo Channel 10, nella direttiva, il ministero israeliano chiede ai suoi diplomatici di "contattare urgentemente il ministero degli Esteri (del Paese ospitante) e altri funzionari governativi competenti" per sottolineare che le dimissioni di Hariri "illustrano ancora una volta la natura distruttiva dell'Iran e di Hezbollah e il pericolo che rappresentano per la stabilità del Libano e dei Paesi della regione".
Un pericolo quantificabile. Secondo un recente rapporto dell'intelligence militare di Gerusalemme, attualmente Hezbollah disporrebbe di oltre 100mila missili, rispetto ai circa 12mila che aveva prima della guerra dell'estate 2006. Non è chiaro il numero dei combattenti di Hezbollah. Ma secondo un inchiesta della rivista Usa Newsweek, nel 2016 il partito poteva contare su "un esercito composto da 20.000 combattenti effettivi e 25.000 riservisti", rendendo l'armata di Allah "pari come numero ad un esercito di uno Stato di dimensioni medie". Un esercito che "potrà mandare in Israele i suoi combattenti su motociclette". Ma c'è dell'altro. E a metterlo in luce con HuffPost è Anthony Samrani, uno dei più autorevoli analisti militari libanesi: "Oltre ad un incremento significativo, in quantità e in qualità, del suo arsenale militare, i miliziani sciiti hanno acquisito nuove tecniche di guerriglia urbano combattendo in Siria, a fianco dei pasdaran iraniani, dei russi e dell'esercito di Assad. In cinque anni, Hezbollah è divenuto un attore regionale capace di dispiegare rapidamente le proprie forze dal Libano all'Iraq e ora anche in Yemen".
Secondo il sito French Intelligence, gli Hezbollah starebbero costruendo almeno due installazioni in Libano, dove produrre missili ed armamenti. Sebbene questa notizia circolasse da tempo sui siti arabi, il magazine francese ha fornito maggiori dettagli su queste due strutture, indicandone la posizione e la tipologia di armamenti prodotti. Una prima struttura si troverebbe nei pressi di Hermel, nella Beqaa, mentre la seconda sarebbe posizionata tra Sidone e Tiro. Nella prima installazione verrebbero prodotti razzi Fateh 110 capaci di colpire quasi tutto il territorio israeliano, con una gittata di 300 km e un discreto livello di precisione. Nel complesso situato sulla costa mediterranea invece verrebbero fabbricate munizioni di piccolo calibro.
Gerusalemme ha ribadito, non solo a parole ma con ripetuti raid aerei, che non accetterà mai che Hezbollah e Iran s'insedino nel sud della Siria. Negli ultimi mesi, lo Stato ebraico ha moltiplicato gli incontri diplomatici con Mosca, l'altro partner decisivo di Damasco, per provare a convincere la leadership russa a prendere le distanze da Teheran. Ma niente sembra indicare, al momento, che Putin abbia intenzione di incrinare la sua alleanza con l'Iran, tanto più ora che Trump ha saldato un patto di ferro con Arabia Saudita e Israele. E qui il cerchio sembra chiudersi. E le parole del ministro degli Esteri saudita ne sono il sigillo. Perché quello proferito dal dignitario di casa Saud, è un j'accuse a tutto campo contro Hezbollah. Colpevole, tra le tante nefandezze elencate, "di fare contrabbando di droga in direzione dell'Arabia Saudita e di addestrare sauditi al terrorismo". In totale sintonia con Israele, Riad non intende più fare distinzione tra l'esercito libanese e le milizie di Hezbollah. Il diktat è chiaro, così come le conseguenze se fosse disatteso: "Noi tratteremo il governo libanese – ribadisce il ministro degli Esteri saudita Adel Al-Jubeir – come un governo che ha dichiarato guerra (contro l'Arabia) a causa delle milizie di Hezbollah che esercitano una influenza decisiva su tutte le decisioni assunte dal governo libanese".
Le dimissioni del primo ministro libanese Saad Hariri indicano che per le petromonarchie del Golfo, la red line è stata superata. "I libanesi – avverte il capo della diplomazia saudita – devono scegliere tra la pace e il sostegno a Hezbollah. Noi ci attendiamo che il governo libanese operi una efficace azione di dissuasione verso Hezbollah. Spetta ora ai libanesi decidere quali rapporti intendono avere con l'Arabia". Riad intende procedere contro Hezbollah come da tempo sta facendo con le milizie sciite Houthi in Yemen: con le armi. Lo chiarisce molto bene il ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita, Adel Al-Jubeir. Gli Hezbollah, spiega, devono essere messi fuori legge, sono responsabili del contrabbando di armi in Bahrein, sono coinvolti in tutte le attività criminali della regione, come la droga e il riciclaggio di denaro. Infine sono un'organizzazione terroristica poiché non c'è differenza tra l'ala politica e quella militante degli Hezbollah. E ce n'è anche per l'Iran, accusato non solo di finanziare e armare Hezbollah, ma anche li Houthi in Yemen, Hamas in Palestina e le milizie sciite in Iraq. Militari, diplomatici, 007. Sauditi e Israeliani vanno in guerra. Obiettivo: Teheran.



