
Originariamente Scritto da
Midìl
Personalmente, non trovo giusto che le festività cristiano-cattoliche siano priviliegiate dallo stato (rendendo esse ed esse sole anche feste civili) rispetto a quelle di altre religioni.
Ovviamente, non si può far sì che ogni singola festa di ogni singola religione di ogni singolo cittadino diventi anche festa civile, altrimenti sarebbe un susseguirsi di giorni festivi (prospettiva anche allettante, ma poco pratica). Allo stesso tempo "declassare" tutte le feste cattoliche a feste puramente religiose, non credo proprio sia una soluzione fattibile. C'è, quindi, una soluzione realistica ed accettabile? Secondo me sì.
Consideriamo le festività cattoliche che possono cadere in giorni infrasettimanali, e che producono feste civili (quelle che cadono la domenica, ovviamente, non ci interessano). Sono: Santa Madre di Dio (1° di gennaio), Epifania (6 gennaio), Lunedì dell'Angelo (oggi...), Assunzione (15 agosto), Ognisanti (1° novembre), Immacolata Concezione (8 dicembre), Natale (25 dicembre), Santo Stefano (26 dicembre), a cui aggiungere il patrono locale. Si tratta, quindi (credo), di nove festività religiose.
Ora, si fa una piccolissima modifica: il primo dell'anno non è più festa in quanto festa religiosa, ma diventa festa civile: la Festa di Inzio Anno (tipo il 1° maggio o il 25 Aprile). All'atto pratico non cambia nulla, visto che una delle feste religiose della Chiesa cadrebbe in un giorno di festa (sarebbe solo rovesciata la situazione).
A questo punto, il nucleo centrale della mia proposta: restano otto festività religiose che producono effetti civili. Bene, queste vengono "distribuite" alle varie religioni, in base al numero di aderenti. I non credenti rientrano nel computo, e i giorni di loro spettanza vengono tramutati in feste civili (che so, come la festa dell'Unità d'Italia, il 17 marzo, tanto per fare un esempio).
In pratica, consideriamo i dati presenti in questa pagina di Wikipedia:
Religioni in Italia - Wikipedia
Con questi numeri (ho usato il sistema Sainte-Lague per suddividere i giorni), la Chiesa Cattolica si troverebbe a disporre di 7 degli 8 giorni festivi rimanenti. Dovrebbe quindi rinunciare al fatto che una delle sue feste abbia effetti civili (lo sceglierebbe lei, diciamo ogni dieci anni (ad esempio, potrebbe rinunciare al patrono (cioè, sarebbe, ovviamente, ancora festa religiosa, ma non sarebbe festa civile)). L'altro giorno, spetterebbe ai non credenti, per conto dei quali, lo stato introdurrebbe una nuova festa civile (ad esempio il già citato 17 marzo). Proiettandoci nel futuro, se, ad esempio, fra 100 anni, il 50% degli italiano sarà cattolico, il 40% non credente, e il 10% musulmano, i primi disporranno di 4 feste religiose con effetti civili, i secondi 3, e gli ultimi 1.
Di fatto, suddivido i giorni di festa esattamente come suddividerei i seggi di un'assemblea.
L'aggiornamento degli aderenti (e di quelli che non aderiscono a nessuna religione), lo farei (con garanzie di risevatezza) ogni dieci anni (intervallo che mi sembra un ragionevole compromesso tra attendibilità e stabilità)).
Con questo sistema, lo stato non penalizza, per legge, nessuno, di qualunque religione (o non religione) sia. Inoltre, funziona in modo automatico: ci sono un certo numero di giorni, una religione ha un certo numero di aderenti, ecco che ha quindi un certo numero di feste con effetti civili. Si eviterebbero, almeno in teoria, conflitti futuri sull'argomento.
C'è da considerare un'altra cosa: le vacanze scolastiche. Avere delle "vacanze di Natale" e delle "vacanze di Pasqua", mal si addice ad uno stato laico. Si può rimediare? Forse sì: invece delle vacanze di Natale, si avrebbero le vacanze invernali, cioè un paio di settimane (indicativamente), dal solstizio d'inverno, e, al posto della vacanze di pasqua, si avrebbero le vacanze di primavera, cioè una settimana, circa, dall'equinozio di primavera. Per quanto riguarda l'inverno cambia poco, visto che Natale è una festa fissa, mentre Pasqua, essendo mobile, è un po' più "insidiosa", da questo punto di vista (solitamente cadrebbe fuori dalle vacanze primaverili, e bisognerebbe valutare la ricaduta di questo fatto sulle abitudini turistiche degli italiani, relativamente al fatto che il sabato prima di Paqua i genitori potrebbero non essere al lavoro, mentre i figli potrebbero essere a scuola (è vero che, però, ci sarebbe comunque un weekend in più dopo l'equinozio, che potrebbe, almeno parzialmente compensare))
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