Quest'uomo mi evita di inscrivermi ad Economia e Commercio , per capire cosa mi accade intorno.


Quest'uomo mi evita di inscrivermi ad Economia e Commercio , per capire cosa mi accade intorno.
Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .


ARTICOLO CHE CONDIVIDO PIENAMENTE
NATALE QUANTO STAVO MALE
Per una volta tanto non fatemi parlare solo di economia visto che ormai abbiamo tutti la nausea a forza di ascoltare giornali e televisione che non parlano altro che di Monti ed il suo Decreto Salva Italia. Non so voi, ma per me il peggior periodo dell'anno è sempre stato il mese che intercorre tra il 7 Dicembre ed il 7 Gennaio ovvero il periodo pre e post Natale, perchè è associato ad un insieme di circostanze a cui difficilmente si può scappare. Sto parlando del periodo dell'anno in cui le giornate sono più buie, sto parlando delle visite ai e dei parenti, sto parlando della corsa obbligata a comprare e fare i regali, sto parlando delle mega abbuffate tra cene e conviviali con parenti e colleghi di lavoro prima e dopo il 25 Dicembre. Un periodo dell'anno in cui freneticamente e spesso contro voglia bisogna essere disponibili a molti compromessi e momenti di aggregazione sociale forzata.
Certo quando si è bambini invece è il momento più aspettato di tutto l'anno perchè ci sono le vacanze di Natale, i regali da ricevere, i dolci da mangiare e molto spesso anche la neve con cui giocare (almeno per chi vive nelle regione del settentrione). Alla nausea ci si arriva a forza di abitudine ed imposizione rituale durante il passaggio dall'infanzia all'adolescenza, in cui per obbligo familiare si deve presenziare al pranzo di Natale con tutto il parentado, in mezzo agli anziani che parlano di malati, morti e persone sofferenti. Come non ricordare il pranzo che inizia alle dodici della mattina e termina alle diciotto del pomeriggio in conclusione della tombola natalizia di famiglia, come non ricordare i nonni che sorseggiano rumorosamente con il cucchiaio la minestra con il brodo di gallina tenendo il piatto inclinato, come non ricordare il panettone ed il pandoro che ti vengono offerti sino allo sfinimento assieme allo zampone, le lenticchie, il manzo lessato e tanto altro ancora.
Per i tre giorni che precedono il Natale, la televisione non fa altro che continuare a contemplare come gli italiani si apprestano a vivere e preparare la vigilia ed il pranzo del 25 Dicembre comperando generi alimentari al di là di ogni ragionevole buon senso. I tre giorni successivi invece vengono impiegati a mostrarci come smaltire l'eccesso di calorie ingerite o come riciclare gli avanzi e le cibarie avanzate dopo gli opulenti baccanali. Io sono riuscito a resistere fino a che ho potuto, più che altro per non scontentare mamma e soprattutto papà, e perchè ero stanco di dare ogni anno spiegazioni sul perchè non mangio carne e perchè sono vegetariano con una tavolata imbandita di ogni sorta di carnagione. Quando ho compiuto trent'anni mi sono sentito come Obama e mi sono detto “Yes I can” e ho detto basta e posto fine a questi riti tribali che precedono e seguono il Natale, che di spirituale o religioso oggi hanno veramente molto poco. Da allora il peggior periodo dell'anno fin qualche anno prima è diventato il periodo più atteso e desiderato di ogni anno.
Primo, perchè mi trasferisco in un paese più caldo per almeno un mese oppure me ne vado in vacanza al sole proprio nelle settimane che anticipano o precedono il Natale. Tentare di parlare con me al telefono diventa quasi impossibile, questo per evitare di fare e ricevere centinaia e centina di telefonate di auguri. Secondo, perchè la vigilia ed il giorno di Natale faccio tutto tranne che starmene seduto a ingozzarmi di cibo, standomene volutamente lontano dai parenti. Passo quasi tutta la giornata all'aria aperta, stoicamente digiunando per l'intero giorno con la consapevolezza che durante il Natale viene gettato nella spazzatura più cibo di qualsiasi altra settimana nel corso dell'anno. Ho anche smesso di mandare sms ed email di auguri generici come va di moda oggi per la la maggior parte dei casi: consiglio di farlo anche a voi per l'anno prossimo, è veramente il migliore antistress del mondo. Anyway, a tutti i lettori di questa web community, invio un sincero e fuori dal coro augurio per queste sante festività nella speranza che le vostre scelte di investimento per i mesi che ci aspettano saranno vincenti e profittevoli. Come scrisse Leonardo Sciascia, unicuique suum.
Eugenio Benetazzo .:::. Il più autorevole economista fuori dal coro in Italia
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Gli umori corrodono il marmo


Italia Sociale
Spagna e crisi economica: dos anos de vacas flacas
di Eugenio Benetazzo
Recentemente, prima di Natale, sono stato a visitare e studiare il mercato immobiliare della Spagna, in particolar modo quello della Costa Blanca ed a parte lo scenario desolante e di profonda contrazione economica che ho potuto percepire de visu (ci si perde a contare i cartelli "se vende" o "se alquila"), sono rimasto colpito dalla superficialità delle cronache di commento dei giornali spagnoli anche in coincidenza dell'insediamento del nuovo governo di Mariano Rajoy. Tra le tante esternazioni e frasi fatte che ho avuto modo di leggere e sentire anche alla televisione spagnola, ve ne è stata una che mi ha particolarmente colpito "vienen dos anos de vacas flacas" ovvero ci aspettano due anni di vacche magre. Sembra più un'affermazione prosaica che una valutazione di fatto macroeconomica.
Mi rendo conto infatti che sempre più persone e interlocutori legati al mondo del lavoro e dell'impresa hanno proiezioni di quello che li aspetta completamente fuorvianti o aberranti. In Italia non ne parliamo: imprenditori ed industriali ancora credono che quello che sta accadendo sia il frutto di un periodo di difficoltà transitoria di alcuni anni, dopo di che si ritornerà ad una normale situazione di crescita e prosperità economica. Niente di più lontano dalla verità. La crisi del debito sovrano è solo la prima fase del periodo di metamorfosi economica che contraddistingue le economie occidentali. Forse il "worst case scenario" lo abbiamo definitivamente schivato a fronte della exit strategy implementata dalla Banca Centrale Europea in questi ultimi mesi ovvero la giapponesizzazione dell'economia europea, con tassi di interesse a livelli pavimentale, debito continuamente consistente ma controllato e crescita modesta, se non irrisoria. Per chi continua ad interrogarsi se il 2012 rappresenta la fine del mondo così come ci è stato trasmesso dalle riletture del famoso calendario Maya, la risposta è più che affermativa.
Solo che non si tratta della fine del mondo, ma la fine di un mondo, quello economico occidentale. Fenomeni e potenzialità di consumo ormai al limite della saturazione, crescita esponenziale del ricorso al debito per mantenere un determinato tenore di vita, polverizzazione della capacità produttiva delle economie occidentali, invecchiamento costante e progressivo delle loro popolazioni associato a flussi demografici di incremento inesistenti, determinano la fine di un mondo e del suo ruolo di locomotiva planetaria. Ad esempio noi italiani o i cugini spagnoli non torneremo mai più ai fasti ed alle glorie di crescita e traino economico che abbiamo vissuto durante l'inizio degli anni novanta. A fronte di un mondo che finisce, ne abbiamo un altro che ormai sta prendendo il suo posto, mi riferisco ai nuovi players planetari destinati a sostituirsi in tutto a noi occidentali, pensate che l'indebitamento medio di un paese cosiddetto emergente (un tempo) si attesta a meno del 40% sul PIL, contro un 80% di media dell'economia occidentale.
Purtroppo non possiamo fare niente, solo assistere passivamente a questa trasformazione, al massimo tentare di prenderne parte come comparse sullo sfondo. La Cina ad esempio si sta riprendendo il ruolo di economia predominante nel mondo, ruolo che ha avuto e mantenuto sino al 1900, quando è stata scalzata dall'Inghilterra. Oltre ai superati BRIC, ora dobbiamo aggiungere anche i CIVETS (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sudafrica), ai quali io mi sento di affiancare anche i nuovi paesi di frontiera di mia individuazione come i CESTUZ (Congo, Etiopia, Sudan, Tanzania, Uganda e Zimbawe), tutte nazioni che stanno implementando politiche di crescita, emersione ed affrancamento sociale delle loro popolazioni al fine di incrementare i livelli di benessere personale. Per un mondo che finisce e si spegne invecchiando lentamente, ne abbiamo un altro che sta emergendo progressivamente con energia e forze vitali destinate a far esplodere tutto il loro potenziale di consumo nei prossimi decenni. Questo è il 2012, la fine del primato economico in Occidente e la nascita di un nuovo equilibrio geoeconomico nel mondo rappresentato dall'emersione di giovani economie di frontiera ed il rafforzarsi nei prossimi anni di quelle un tempo chiamate emergenti.
07/01/2012
Ultima modifica di Avanguardia; 07-01-12 alle 14:00


Il tempo delle pere, Eugenio Benetazzo
Il tempo delle pere
di Eugenio Benetazzo - 10/01/2012
Fonte: Eugenio Benetazzo [scheda fonte]
Chi non ricorda lo strepitoso successo cinematografico di inizio anni ottanta, Il tempo delle mele, che ha lanciato nell'olimpo del grande schermo la allora attrice francese sconosciuta, Sophie Marceau. Da allora con il termine il tempo delle mele si suole indicare l'età dell'adolescenza ovvero un periodo temporale durante la crescita di un ragazzino in cui inizia a maturare per diventare, si spera, un uomo a seguito di esperienze che lo devono preparare alla vita, come le prime attrazioni sessuali, i primi sentimenti d'affetto e i primi turbamenti e disagi sociali. Al tempo delle mele, se me lo consentite, si deve contrapporre il tempo delle pere ovvero un periodo della vita di un uomo in cui grazie al ricorso a sostanze allucinogene si ha la possibilità di evadere dalla vita reale e proiettarsi in un mondo proprio fatto di sensazioni, astrazioni e pensieri, che purtroppo esistono solo nella propria mente.
Visto quello che sta accadendo al panorama bancario italiano, e non solo, direi proprio che milioni di persone stanno vivendo il loro tempo delle pere. Sono inondato di richieste in posta elettronica di lettori e sostenitori che mi chiedono cosa devono fare con l'aumento di capitale di Unicredit, o se la loro banca in cui sono appoggiati rischia il default, o perchè la loro azienda si è vista ridimensionare in poco tempo il fido precedentemente accordato e così via discorrendo. Cerchiamo di fare assieme alcune riflessioni: Unicredit, la più grande banca italiana per capitalizzazione di borsa (almeno fino ad agosto 2011) è passata dai 70 euro di metà 2007 ai 2,5 euro di inizio 2012, significa una perdita di capitalizzazione di oltre il 95% (significa che se aveste investito 10.000 euro in azioni Unicredit oggi vi trovereste con meno di 500 Euro: ognuno faccia le relative considerazioni). Ma non è un caso unico, la stessa sorte, ma con proporzioni diverse, ma sempre sostenute, è accaduta anche a Banca MPS (da 3,5 a 0,25 Euro), Banca Intesa (da 6 a 1,15 Euro), Banco Popolare (da 16 a 0,90 Euro) e Ubibanca (da 21 a 2,8 Euro).
La borsa per quanto possa essere denigradata come il tempio della speculazione, in realtà rappresenta un efficiente termometro del sentiment economico, non solo riferito agli umori degli operatori che trattano i relativi titoli quotati, ma soprattutto per le aspettative che questi ultimi hanno su determinate aziende, settori o comparti economici. Pertanto il mercato al momento sta “prezzando” il valore che si considera debbano avere le banche che operano sul mercato del prestito, le quali di contrasto negli anni precedenti hanno realizzato utili mirabolanti pompando al rialzo le relative quotazioni. Le imprese bancarie, non solo in Italia, oggi stanno vivendo il loro peggior periodo in termini assoluti in quanto stanno subendo un generale e progressivo processo di deterioramento della qualità del credito precedentemente erogato. In altri termini prestiti concessi in passato a clienti considerati solvibili oggi si stanno trasformando in un incubo a causa dello scenario economico di metamorfosi di tutta l'economia occidentale.
A questo aggiungiamo anche i fenomeni di downgrade che stanno caratterizzando i governativi (titoli di stato) i quali si riflettono attraverso le fluttuazioni delle quotazioni sulla consistenza delle attività bancarie. Vi è di più, stavamo dimenticando l'EBA e Basilea 2 che impongono saggiamente il raggiungimento ed il mantenimento di un determinato coefficente di solvibilità per garantire la solidità del sistema nella sua generalità. Questo rapporto oggi è definito al 8% ovvero per ogni 100.000 euro di impieghi ogni banca deve avere un capitale proprio di almeno 8.000 euro. Oggi è la matematica la causa della serrata bancaria che sta caratterizzando il mercato del credito. Infatti avendo difficoltà a raccogliere nuovo capitale di rischio sul mercato, visto quanto abbiamo esposto prima, con il fine di aumentare il numeratore di questo quoziente, la strada più rapida diventa allora la diminuzione del denominatore e quindi il ridimensionamento degli attivi ponderati per gradi di rischio.
A riguardo è proprio su questo fronte che sta spopolando oggi il tempo delle pere, infatti in Italia vi sono centinaia di banche che non sono quotate in borsa (come banche popolari, crediti cooperativi e casse rurali) che si attribuiscono autonomamente un valore di “mercato”. Attenzione quindi, perchè quanto sopra esposto potrebbe trasformarsi in una bolla destinata a farsi sentire molto presto, a fronte di discutibili metodi di autovalutazione e autovalorizzazione: come è possibile ad esempio che banche quotate sui mercati in quattro anni perdano oltre il 90% di capitalizzazione mentre banche non quotate abbiano visto le loro “valorizzazioni personali” costantemente salire nonostante i vari momenti di turbolenza finanziaria che hanno caratterizzato questi ultimi anni. Per quanto possa essere odiato o venerato, ricordate che il mercato ha sempre ragione: è solo una questione di tempo.
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it
Ultima modifica di Avanguardia; 10-01-12 alle 21:44


LA TRASMUTAZIONE DI QUESTO INDIVIDUO SI E' COMPLETATA E NOI LA CHIUDIAMO QUI CON LUI.
PER NOI DA ORA SEI UNO DI LORO
ADDIO SIGNOR BENETAZZO, NON CI MANCHERAI!!!
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Gli umori corrodono il marmo