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    Predefinito ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    LOSAPEVATE CHE LE BOMBE DI MILANO E ROMA DEL 1993 FURONO RIVENDICATE DA UN"CELLULARE DI PROPRIETA' DI UN CITTADINO ISRAELIANO"? UNA NOTA A PROPOSITO DELFATTORE LOBBY NELLE CRONACHE DI OGGI E NELLA STORIA DEGLI ULTIMI VENT'ANNI



    di Claudio Moffa

    L'amico Pietro Ancona mi dice chenon bisogna subordinare alla dialettica sionismo-antisionismo ogni aspetto eproblema politico dei nostri tempi [i].Il suo monito è sicuramente condivisibile, perché il rischio che pervade moltidibattiti di questi tempi è quello del complottismo a tutti i costi. Epperò èvero anche il contrario, che l'allarme complottismo è l'alibi almeno da undecennio a questa parte per non ragionare sui fatti, e per demonizzare emarginalizzare chi pone delle questioni serie; così come è vero che, per pauradi essere tacciati di complottismo, anche chi è teoricamente pronto ad aprireil cervello a tutto campo sulla realtà che lo circonda, si intimidisce, sispaventa delle conseguenze (la perdita della faccia e degli spazi mediatici) esi autocensura. Si innesta così un meccanismo perverso per cui la "verità"storica e giornalistica che si tramanda di anno in anno e di decennio indecennio, non è tale, ma è una favolistica fiction da cui il fattore S – ilfattore sionismo – è sistematicamente minimizzato, occultato, espunto. E chi alcontrario percepisce da indizi fortissimi la potenza geometrica del Sionismo evede le connessioni fra gli interessi di questo potere totalitario e bellicistae alcune opzioni discriminanti della nostra epoca (perché non si vorrà dire chela divisione dell'Italia non sia un tornante storico di grande portata) vienefrainteso.

    Prendiamo due esempi attuali,di politica estera e interna: Fidel Castro se ne esce con una analisi suirapporti Iran-USA che non si riduce alla "banale" accusa di un imminente,terribile crimine USA ai danni di un paese sovrano e della pace mondiale, ma nescava "complottisticamente" le cause, puntando il dito sulle trame e sullepressioni di Israele. In pratica, dice Fidel, Obama è a un bivio: è Israele chevuole la guerra all'Iran e che sta creando le premesse (compresa la risoluzione1629) per un attacco americano aTeheran e Obama potrebbe o decidere di resistere o cedere dando il via Aldisastro.

    Il campionedell'antiamericanismo Fidel contro l'antiamericanismo pregiudiziale, dallaparte della ragione

    La denuncia di Fidel Castro nonè quindi generica e definitiva secondol'antiamericanismo pregiudiziale imperante in Italia nell'estremismo disinistra (Campo antimperialista) e di destra (Pocobello), ma è circostanziata e offre spazi per un agire politico che blocchi la tentazione terribile del debole Obama,quella di obbedire alla sirene sioniste dell'aggressione a Teheran: una analisiperaltro, quella del leader cubano, che è utile a ricucire in un unico quadroanche altre notizie delle ultime ore, forse il crollo di Wall Street di cuialle cronache odierne, sicuramente la mano tesa al Presidente USA diAhmadinejad, che gli dice che l'Iran potrebbe aiutarlo ad uscire dall'assediodi Israele e della lobby, a Washington come a New York (cioè alle NazioniUnite).

    La seconda notizia, a mioavviso ancora più illuminante della questione di cui sto discutendo, è la crisipolitico-istituzionale italiana: in incubazione fin dal primo giorno di vitadel governo Berlusconi, essa è esplosa dopo le dichiarazioni del pentitoSpatuzza, che ha accusato il premier e i suoi fidi di essere dietro gliattentati del '93. Proposto da questo squallido criminale con alle spalle 40(quaranta) omicidi, il teorema è stato fatto proprio con grande disinvoltura primadalla magistratura e dalla stampa cosiddetta "progressista" e infine – neifatti – da tutta l'opposizione, che ha creduto di aver trovato finalmente, dopole 10 fregnacce del D'Avanzo, le "rivelazioni" della sado-mignotta di Bari e leaccuse in libertà al grande Bertolaso, un ottimo argomento per rovesciareBerlusconi. Il quale dal canto suo avrebbe replicato, alludendo Dell'Utri(forse) a una possibile verità relativa al ... caso Mattei, il famoso capitolomancante del libro di Pasolini. Misteri d'Italia.

    Lanotizia-bomba sulle bombe del 1993

    Che cosa tutti, ma propriotutti hanno dimenticato o fatto finta di dimenticare delle terribili stragi del1993 oggi riesumate e utilizzate per l'assalto "finale" al governo eletto nel2008 dalla maggioranza degli italiani? Hanno dimenticato-occultato la notiziaufficiale e cruciale, resa dall'allora ministro degli interni Mancino, che gliattentati a Milano e a Roma del 28 luglio erano stati rivendicati a nome diun'organizzazione islamica attraverso "un cellulare di proprietà di uncittadino israeliano".

    Una notizia-bomba sulle bombedel 93, allora come oggi: una notizia che dovrebbe essere utile anche asmontare il corollario del teorema attentati '93 = mafia, e cioè che quellebombe "della mafia" sarebbero servite a favorire la scesa in campo politico diBerlusconi nelle elezioni del 1994. Perché, in verità, quello che emerge dallacronaca di quei mesi è esattamente il contrario: così come l'attentato mortalea Falcone del 1992 era servito a Scalfari per imporre a un Parlamento allosbando la elezione a Capo dello Stato, non di Andreotti come ventilato dallecronache, ma "0" del laico filoisraeliano Spadolini "o" del democristianofiloisraeliano Scalfaro (vinse, dell'alternativa imposta dall'editoriale deldirettore di Repubblica, Scalfaro), anche le bombe del 1993 servirono in realtàa a distruggere gli ultimi baluardi di resistenza dell'ancien regime partiticonato nel 1945: quelle bombe, rovesciate su un parlamento senza anima e senzacoraggio, furono infatti immediatamente usate dal nuovo regime (premier Ciampi,presidente Scalfaro) per aggiungere – lo stesso 28 luglio - almeno due nuovitasselli essenziali al suo rafforzamento: il cambio immediato dei vertici deiServizi Segreti e l'approvazione del maggioritario proposto e imposto da Repubblica, sia pure in una versionediversa da quella originaria del pupillo del quotidiano di via Colombo, Mario Segni. Il tutto in un contesto pauroso,suicidi e omicidi di big dell'industria di stato, tintinnio di manette perCarra, arresto di Cusani, avvisi di garanzia a Craxi e Andreotti, col caudilloDi Pietro che giganteggiava nelle foto e negli articoli della stampa debenedettianacome il salvatore della patria. Altro che bombe "di" e "pro" Berlusconi!

    Ma torniamo al "cellulare diproprietà del cittadino israeliano", riletto oggi. Dunque, da mesi tuttiparlano delle bombe del 93, ma nessuno rievoca quel dato di fatto ineludibile: ladichiarazione di Mancino non fu resa in un'intervista giornalistica, come talea rischio di deformazioni, cripto messaggi, falsificazioni varie, ma è la risposta alla Camera alle interrogazionidi una lunga serie di deputati di destra e di sinistra: come tale è attoufficiale, è Storia, Cronaca e Indizio giudiziario.

    Israele,l'edificio nascosto della politologiae del giornalismo postbipolare

    Domanda: perché tutti tacciono?Per quel che riguarda i mass media, è un deja vu: l'omissione in oggettoricorda i silenzi sull'11 settembre, sul caso Argo, sul caso Moro, sulla stragedi Bologna, su Mattei. Ogni volta che affiora la pista Israele, tuttisvicolano, si lobotomizzano il cervello e se sottoposti a aggressionimediatiche violente come quelle di Galli Della Loggia e Ferrara contro ilPresidente della Commissione stragi Pellegrino (che nel 1999 portò alla luce itasselli della pista Mossad per il delitto Moro) rischiano di cambiareposizione, un po' come Marlon Brando e Oliver Stone dopo la loro denuncia dellaHollywood ebraica e la solita solfa del loro presunto razzismo antisemita daparte dei capifila del razzismo ebraico americano e mondiale.

    Per quel che riguarda ipolitici, basta andare a vedere gliinterventi dopo la risposta di Mancino sopra ricordata, per rimaneresconcertati: ce ne fosse stato uno a chiedere chiarimenti su quel cellulare, sead esempio il Ministero avesseintenzione di attivare o far attivare indagini per andare a fondo nellavicenda. Tutti zitti, memori forse delle reazioni dure agli accenni a un ruolodella lobby ebraica nella vicenda Tangentopoli da parte di diversi esponenti DCfra cui lo stesso Mancino, subito attaccato da Tullia Zevi e di poi propositoredella legge bavaglio che porta il suo nome, nello stesso anno 1993.

    Perchéla magistratura non ha indagato?

    Ma l'aspetto più inquietanteriguarda la magistratura: quantodetto da Mancino alla Camera il 28 luglio 1993 rappresentava e rappresentaanche un indizio di reato. La magistratura che oggi propone il teorema bombedel 1993 = Berlusconi, ha aperto un'indagine su quell'episodio? Se no, perché?Se sì, che fine ha fatto? Quali sono stati i suoi esiti? E' stata forsearchiviata, in linea con la scarsa attenzione di molte Procure nei confronti diquesto peculiare Potere, quasi un pendant dell'attenzione "in eccesso" neiconfronti della mafia (in eccesso non certo in sé, ma per il suo dilagare versoil facile coinvolgimento giudiziario) politiciinvisi al partito-Repubblica di CarloBenedetti)? Potrei citare una decina di episodi che ho vissuto in prima personada questo punto di vista, archiviazioni e porti delle nebbie assurdi, di fronteall'evidenza certa e riconosciuta anche nero su bianco di reati. Quello checomunque è chiaro, è che nel caso di Israele e del sionismo ci troviamo difronte a un tabù inviolabile nella misura in cui chi avrebbe il dovere – perchéprofessionista dell'informazione, parlamentare eletto dal voto popolare, magistratochiamato per statuto deontologico e dettato costituzionale all'assolutaimparzialità – di denunciare, analizzare, giudicare, nulla fa in questo senso.Non solo, ma ha la pretesa, cancellata la notizia-indizio-bomba chi chiama incausa una paternità di Israele per gli attentati del luglio 93 (e forse anchequelli di maggio a Costanzo e agli Uffizi di Firenze), di riproporre 17 annidopo la grande menzogna. Certo di questo panorama sconcertante fa parte anchela vittima dell'aggressione mediatico-giudiziaria: Berlusconi, cheprobabilmente si trova a un bivio (all'ennesimo, anche se più cruciale) come Obama.

    Ma questo discorso sarebbe aquesto punto lungo. Per tornare all'iniziale rilievo di Pietro Ancona, larisposta conclusiva è a mio avviso questa: non è possibile valutare appieno seil fattore Lobby non solo sia presente, ma sia alla fine egemone dentro undeterminato movimento o una certa opzione politica, se non si libera ildibattito su tale questione, ovviamente sulla base di dati e argomentazionirigorose. Fino a che le omissioni e i silenzi verranno riproposti in continuazionein un clima di omertà "mafiosa"non sarà possibile ponderare l'uso specifico daparte del sionismo del progetto di divisione del nostro paese, un paese unitoda una lingua, da una lunga tradizione che risale almeno alla Divina Commedia,e che anzi potrebbe arrivare fino alla Roma antica, dove ciascuno puòprediligere la parte che vuole, o Menenio Agrippa o la plebe, o la riformaagraria dei fratelli Gracchi o l'aristocratismo di Cicerone.

    D'altro canto, pensare chedividere l'Italia sia una scelta che porta ad una maggiore libertà di tutti, eritenere che il sostegno della grande finanza internazionale, del sionismo atale progetto sia indifferente ai finidi questa "liberazione" è molto rischioso. Per adesso registro che una talealleanza viene teorizzata come possibile o indifferente da alcuni esponenti delsecessionismo meridionale: e mi chiedo che fine farebbe la loro dichiarata battagliacontro il signoraggio e lo strapotere bancario in compagnia di coloro che nedetengono le leve. Ma come fanno a pensare di essere dei "rivoluzionari"alternativi allo stato di cose presente?

    [i]Pietro Ancona Caro Claudio,non tutte le ragioni del mondo (ed anche le mie e quelle dei meridionali)possono essere subordinate alla logica bene-male del sionismo edell'antisionismo. Se permetti, ci sono esistenze, storie, pulsioni che vannoanalizzate e, se riconosciute serie e valide, accettate- Non accetto il rifiutoaprioristico delle ragioni del Sud in nome del fatto che portano acqua alsionismo. Si rischia di diventare peggiori di loro.



    [1] PietroAncona Caro Claudio, non tutte le ragioni del mondo (ed anche le mie equelle dei meridionali) possono essere subordinate alla logica bene-male delsionismo e dell'antisionismo. Se permetti, ci sono esistenze, storie, pulsioniche vanno analizzate e, se riconosciute serie e valide, accettate- Non accettoil rifiuto aprioristico delle ragioni del Sud in nome del fatto che portanoacqua al sionismo. Si rischia di diventare peggiori di loro.

  2. #2
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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Interessante.
    La fonte non è il massimo ma c'è un accenno agli israeliani anche qua:
    Stragi, Servizi e trattativa: ‘Il signor Franco è un console’ | Il Fatto Quotidiano
    Ultima modifica di Druso; 13-08-10 alle 09:55

  3. #3
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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    D'altro canto, pensare chedividere l'Italia sia una scelta che porta ad una maggiore libertà di tutti, eritenere che il sostegno della grande finanza internazionale, del sionismo atale progetto sia indifferente ai finidi questa "liberazione" è molto rischioso. Per adesso registro che una talealleanza viene teorizzata come possibile o indifferente da alcuni esponenti delsecessionismo meridionale: e mi chiedo che fine farebbe la loro dichiarata battagliacontro il signoraggio e lo strapotere bancario in compagnia di coloro che nedetengono le leve. Ma come fanno a pensare di essere dei "rivoluzionari"alternativi allo stato di cose presente?
    Il supporto di usa e israele ai vari movimenti secessionisti della penisola (dal bandito Giuliano, alle leghe meridionali fino ad arrivare alla lega nord) è un argomento che bisognerebbe approfondire.

  4. #4
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Citazione Originariamente Scritto da Druso Visualizza Messaggio
    Il supporto di usa e israele ai vari movimenti secessionisti della penisola (dal bandito Giuliano, alle leghe meridionali fino ad arrivare alla lega nord) è un argomento che bisognerebbe approfondire.
    Non credo si possa parlare, a riguardo della Lega Nord, di un "supporto diretto". Ma certamente la Lega non è quella spina nel fianco agli americani come molti sostengono.. Diciamo che si tratta di un laissez faire da parte d'oltreoceano.

    Tuttal'più che al di la di sparate verbali e di misure securitarie da saloon la Lega non va.

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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Non credo si possa parlare, a riguardo della Lega Nord, di un "supporto diretto". Ma certamente la Lega non è quella spina nel fianco agli americani come molti sostengono.. Diciamo che si tratta di un laissez faire da parte d'oltreoceano.

    Tuttal'più che al di la di sparate verbali e di misure securitarie da saloon la Lega non va.
    Io avevo sentito parlare di un coinvolgimento della Germania, col beneplacito degli usa, agli albori del secessionismo padano, con lo scopo di creare un paese economicamente satellite della Germania (sul modello di Austria e Croazia); all'epoca di quei balordi dei serenissimi la procura aveva addirittura aperto un'inchiesta su presunti finanziamenti esteri.
    Detto questo, il materiale trovato su internet non è che mi sia apparso troppo affidabile, però l'ombra della Germania agli inizi della lega forse non è una storia troppo campata in aria.

  6. #6
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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Quest'articolo è a tratti delirante però qualche spunto interessante per me lo ha:
    chi finanzia il secessionismo '98

    Questo è invece del corriere, già l'interessamento della fondazione agnelli è sospetto :sofico::

    Padania: nascita di una nazione?

    Miglio ha fissato la sua rotta con grande determinazione; e si muove ormai, dritto come un fuso, tra due fiacche zone di bonaccia: la nazione e l' Europa, realta' o prospettive che sembrano indebolirsi. Adesso la Lega parla di federalismo, di macroregioni, di Alpi da traforare come una fetta di gruviera per farci passare il filo che deve cucirci all' Europa. Ma intende cose diverse, che Maccanico e Labriola o non hanno capito o hanno fatto finta di non capire. Sotto il termine "federalismo" c' e' infatti il proposito, neppure mascherato, della secessione. E sotto la parola "Europa" non c' e' la Cee ma la Germania, o meglio la Mitteleuropa, il nuovo impero tedesco, per carita' non piu' militare ma economico, politico, culturale, bancario, tecnologico, monetario e anche sentimentale; un' area vastissima che sta tra il Reno e il Dniepr e tra l' Adriatico e il Baltico,
    Ultima modifica di Druso; 14-08-10 alle 10:15

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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Ritornando all'argomento della discussione c'è questa interessante intervista al procuratore di Caltanisetta fatta dal fattzog, al di là del solito tentativo di far cadere sul P.E. tutti i mali del mondo ci sono degli spunti interessanti che coincidono in alcuni punti con le tesi di Moffa:

    Chi altri sa?

    È da supporre una serie di personaggi che anticiparono gli eventi che poi puntualmente si verificarono. L’agenzia di stampa “Repubblica” vicina a Vittorio Sbardella, ex leader degli andreottiani romani (nulla a che vedere col quotidiano omonimo) scrisse 24 ore prima di Capaci che di lì a poco si sarebbe verificato “un bel botto” nell’ambito di una strategia della tensione finalizzata a far eleggere un outsider come presidente della Repubblica al posto del favoritissimo Andreotti. Il che puntualmente avvenne, così Andreotti fu costretto a farsi da parte e venne eletto Scalfaro. Anni dopo Giovanni Brusca ha riferito che la tempistica di Capaci era stata preordinata per finalità che coincidono esattamente con quelle annunciate nel profetico articolo. Dunque, o l’autore aveva la sfera di cristallo, o conosceva alcuni aspetti della strategia stragista e aveva deciso di intervenire sul corso degli eventi con una comunicazione cifrata, comprensibile solo da chi era a parte del piano.

    L’agenzia Repubblica aveva pure anticipato il progetto globale in cui si inscriveva il delitto Lima.

    Esattamente. Il 19 marzo 1992, pochi giorni dopo l’assassinio di Salvo Lima (andreottiano come Sbardella, ndr), l’agenzia annunciò che l’omicidio era l’incipit di una complessa strategia della tensione “all’interno di una logica separatista e autonomista […] volta a consegnare il Sud alla mafia siciliana per divenire essa stessa Stato al fine di costituirsi come nuovo paradiso del Mediterraneo […] mediante un attacco diretto ai centri nevralgici di mediazione del sistema dei partiti popolari […]. Paradossalmente il federalismo del Nord avrebbe tutto l’interesse a lasciare sviluppare un’analoga forma organizzativa al Sud lasciando che si configuri come paradiso fiscale e crocevia di ogni forma di traffici e di impieghi produttivi, privi delle usuali forme di controllo, responsabili della compressione del reddito derivabile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile”. Anni dopo Leonardo Messina rivelò alla magistratura e all’Antimafia il progetto politico secessionista di cui si era discusso nel summit di Enna su input di soggetti esterni che dovevano dare vita a una nuova formazione politica sostenuta da “vari segmenti dell’imprenditoria, delle istituzioni e della politica”. Come faceva l’autore dell’articolo a sapere ciò che anni dopo avrebbe svelato Messina? È come se circolassero informazioni in un circuito separato e parallelo a quello destinato alla massa. Un circuito soprastante alla base mafiosa, delegata ad eseguire la parte militare del piano, e interno alla mente politica collettiva che quel piano aveva concepito, anche se poi quel piano mutò in corso d’opera per una serie di eventi sopravvenuti, e si puntò così ad una diversa soluzione incruenta. In questo quadro c’è poi da chiedersi perché, in un’intervista del 1999, il professor Miglio, ex teorico della Lega Nord, dichiarò parlando dei fatti dei primi anni ‘90: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”.

    Andiamo avanti.

    L’ex neofascista Elio Ciolini, già coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna, il 4 marzo 1992 scrisse una lettera dal carcere al giudice Leonardo Grassi per anticipargli che “nel periodo marzo-luglio” si sarebbero verificati fatti per destabilizzare l’ordine pubblico con esplosioni dinamitarde e omicidi politici. Puntualmente il 12 marzo fu ucciso Lima e nel maggio e luglio ci furono le stragi di Capaci e via D’Amelio. Il 18 marzo Ciolini aggiunse che il piano eversivo era di “matrice masso-politico-mafiosa” , come rivelarono poi alcuni collaboratori di giustizia, e preannunciò un’operazione terroristica contro un leader del Psi. Anni dopo accertammo che era stato progettato l’omicidio di Claudio Martelli, fallito per alcuni imprevisti.
    “Cento nomi nascondono i segreti delle stragi” | Il Fatto Quotidiano

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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Citazione Originariamente Scritto da Druso Visualizza Messaggio
    Quest'articolo è a tratti delirante però qualche spunto interessante per me lo ha:
    chi finanzia il secessionismo '98

    Questo è invece del corriere, già l'interessamento della fondazione agnelli è sospetto :sofico::

    Padania: nascita di una nazione?

    Articoli interessanti che riportano notizie veritiere.
    Otto d'Asburgo è il massimo agente del mondialismo, tuttora in campo nonostante la tarda età.

  9. #9
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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Su Otto:

    Claudio Mutti

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    Predefinito Rif: ALTRO CHE "MAFIA". L'OMBRA DEL MOSSAD SUGLI ATTENTATI DEL 1993

    Tornando a... bombaostridicolo:, trovo interessante questo libro e la relativa recensione:



    Roberto Gremmo, L'ebraismo armato, L'Irgun Zvai Leumi e gli attentati antibritannici in Italia (1946-1948), Storia Ribelle, Biella 2009

    Claudio Mutti

 

 
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