Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Asian Values

  1. #1
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,350
     Likes dati
    1
     Like avuti
    36
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs up Asian Values

    Bibliografia minima sugli 'Asian values'

    Flavia Monceri (*)

    Introduzione
    Opere di riferimento (libri, articoli)
    Links

    Nota: l'aggiunta di "(fonte)" dopo un titolo indica le opere dei fautori dei valori asiatici.
    Introduzione

    Nessuno nega che la nozione di "valori asiatici" abbia tuttora un ruolo centrale nel discorso accademico e non accademico contemporaneo, nonostante la recente crisi economica asiatica. Tuttavia sorgono vari problemi nel momento di proporre una definizione teorica appropriata di questa nozione. Il più importante sembra essere il fatto che i maggiori esponenti dei valori asiatici sono dei politici che hanno bisogno di elaborare una sorta di "ideologia culturale" per legittimare le loro politiche interne e internazionali. In realtà i valori asiatici hanno origine nel campo politico, anche se il dibattito successivo è (stato) condotto altresì dalla comunità scientifica internazionale allo scopo principale di investigare se tale nozione sia sostenibile a livello teorico e quali siano le sue caratteristiche principali. Proponendo la nozione di valori asiatici i suoi sostenitori sottolineano l'esistenza di una "identità comune" agli abitanti dei diversi paesi della regione asiatica, e così facendo hanno bisogno di un concetto fondamentale di "Asia" contrapposto a quello di "Occidente". In questo senso il discorso sui valori asiatici può essere sicuramente interpretato nel contesto del noto dibattito su orientalismo e occidentalismo che ebbe inizio alla fine degli anni settanta con l'opera pionieristica di Edward Said Orientalism (New York 1978, II ediz. 1995; tr. it. Orientalismo, Milano 2000). Data l'importanza della questione vale la pena citare alcuni altri contributi:

    * Clarke, J.J. Oriental Enlightenment. The Encounter Between Asian and Western Thought, London-New York 1997.
    * Dallmayr, F. Beyond Orientalism. Essays on Cross-Cultural Encounter, Albany 1996.
    * Iwabuchi, K. Complicit exoticism: Japan and its other, in "Continuum: The Australian Journal of Media & Culture", vol. 8 no 2 (1994).
    * Tønnesson, S. Orientalism, Occidentalism and Knowing about Others, in "NIAS nytt", No. 2, April 1994.
    * Zarrow, P. And Never the Twain Shall Meet!?, in "Asian Studies Review", vol. 24, no.1, March 2000, pp. 99-114.

    Se l'orientalismo è il particolare modo occidentale di concepire l'"Altro" orientale, a partire dall'assunzione etnocentrica di un'identità occidentale comune, l'occidentalismo è la reazione degli "orientali" a questa concezione dopo la fine del potere coloniale dei paesi occidentali e il rapido sviluppo economico succeduto alla decolonizzazione in almeno alcune ex colonie come Singapore. Perciò la nozione di valori asiatici può essere vista sicuramente come una modalità dell'occidentalismo; tuttavia ci sono abbastanza elementi per ritenere necessaria una ricerca più approfondita. La nozione di valori asiatici ebbe origine a Singapore durante gli anni settanta ma il dibattito acquisì una portata internazionale verso la fine degli anni ottanta, quando fu usata soprattutto dall'ex presidente di Singapore, Lee Kuan Yew, per comunicare con i media occidentali. Singapore è il luogo di nascita dei valori asiatici ma nell'ultimo decennio del ventesimo secolo si è assistito a una crescente partecipazione di altre voci politiche rilevanti, come Mahbubani Kishore (Singapore), Mahathir Mohamad (primo ministro della Malesia), e Ishihara Shintaro (ex ministro giapponese ed esponente di spicco del partito liberaldemocratico). Poiché non è ancora disponibile un'esposizione unitaria della "dottrina", le tesi di queste figure di spicco costituiscono la fonte principale per ricostruire la nozione di valori asiatici. In ogni caso possiamo riassumere nella tabella che segue almeno alcuni dei "valori" risultanti che dovrebbero definire univocamente la "visione asiatica del mondo" in quanto opposta a quella occidentale:
    Tab. 1 - Valori asiatici vs. valori occidentali Valori asiatici Valori occidentali
    Comunità (o "gruppo") Individuo
    Armonia sociale Libertà individuale
    Dovere soggettivo Diritto soggettivo
    Religione come parte della "sfera pubblica" Religione come parte della "sfera privata"
    Parsimonia Consumismo
    Lavoro duro Tempo libero
    Interventismo statale Libero mercato
    Rispetto della leadership politica Disaffezione politica
    Enfasi sui legami familiari Famiglia atomistica

    Se questi sono i valori enfatizzati, non dovrebbe sorprendere che i valori asiatici, sebbene pensati come comuni a tutta l'Asia, siano in realtà 'tipici' soltanto di una parte ristretta della regione, comprendente i cosiddetti paesi dell'Estremo Oriente (Cina, Giappone, Corea, Taiwan, Hong Kong, Singapore e infine la Malesia e l'Indonesia). Il filo che unisce questi valori è da ritrovarsi nel confucianesimo e nella sua dottrina morale che dà la priorità alle funzioni svolte dall'individuo entro i diversi 'gruppi' invece di esaltare la centralità dell'individuo stesso. Poiché la pretesa esaltazione occidentale dell''individualismo' è vista come un risultato della tradizione cristiana, e poiché l'immagine dell'Occidente è quella di un blocco poderoso e monolitico, i fautori dei valori asiatici cercano di concepire l'Asia come qualcosa di sostanzialmente analogo a partire da una asserita matrice confuciana. Il problema è che il confucianesimo non è mai stata l'unica 'religione' della regione e ha dovuto adattarsi a convivere pacificamente con il buddismo, il taoismo, lo scintoismo e l'Islam, per citare solo le più importanti religioni asiatiche. La necessità di adattamento ha avuto anche altre conseguenze, la più rilevante delle quali è la presenza di forme ibride di confucianesimo dovute alla sua reinterpretazione all'interno dei vari paesi asiatici per adattarlo al contesto locale. Per citare un solo esempio, il confucianesimo cinese è molto diverso da quello giapponese e non possono essere ricondotti a una "forma pura" di confucianesimo assunta come comune ai due paesi. Naturalmente si potrebbe dire qualcosa di simile a proposito della cristianità, anche se in questo caso le differenze derivano da una differente interpretazione della stessa struttura religiosa. Nonostante questi argomenti, i fautori dei valori asiatici li indicano come un concetto unitario rilevante per spiegare il 'miracolo' economico di alcuni paesi asiatici, poiché essi ritengono correttamente che il successo economico non possa essere inteso semplicemente come il risultato di un'applicazione scrupolosa di modelli culturali importati dall'Occidente. La rapida crescita economica postcoloniale, come pure il successo nel mantenere la stabilità politica, sono radicati in un nocciolo preesistente di "valori culturali" che hanno aiutato i paesi asiatici a sviluppare un proprio modello di capitalismo e di sistema politico dall'interno, cosicché sarebbe più corretto parlare di un "modo asiatico di sviluppo".

    In una prospettiva metodologica questa tesi può essere assimilata al cosiddetto "relativismo culturale", di cui una delle versioni più recenti è rappresentata dalle tesi di Samuel P. Huntington sullo "scontro delle civiltà" (cfr. The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, New York 1996). Secondo queste tesi il mondo postcomunista dovrebbe essere concepito come articolato in un insieme fisso di "civiltà" i cui membri condividono un sistema definito di valori essenziali con cui si identificano e che permette di distinguere chiaramente fra "noi" e "loro". Ogni civiltà ha la sua via allo sviluppo e non si può dire nulla su quale civiltà abbia il sistema di valori "migliore", perché possiamo percepire le differenze fra due o più culture ma non abbiamo criteri per stabilire una gerarchia convincente in base a cui valutare tali differenze. In effetti la comunicazione transculturale e interculturale è impossibile data l'impossibilità di comunicare i valori essenziali ai non membri. In questo senso i valori asiatici sono chiaramente espressione di un atteggiamento conflittuale verso l'Occidente i cui valori essenziali sono ritenuti responsabili di aver condotto ad "aberrazioni" dovute all'enfasi sul ruolo centrale degli individui. Per questo motivo si può dire che il discorso sui valori asiatici rovesci la logica orientalistica e si trasformi in un occidentalismo secondo cui l'"altro" occidentale si trova in una fase di sviluppo inferiore. Oltre a ciò, il "miracolo economico asiatico" è riuscito a convincere i politici asiatici della rilevanza dell'Asia nell'arena internazionale, inducendo anche a credere che il futuro prossimo vedrà l'ascesa dell'Oriente e infine il tramonto dell'Occidente. Secondo i fautori dei valori asiatici ci sono molte prove di questo fatto, in particolare se si considerano i gravi problemi a cui ha portato l'enfasi occidentale sull'individuo nelle società contemporanee, al punto che si potrebbe dire che l'Occidente oggi ha molto da imparare dall'Oriente, in termini sia economici che politici. Certo, queste conclusioni mostrano un pesante pregiudizio ideologico e tendono facilmente a trascurare le differenze all'interno della regione asiatica, ma il discorso sui valori asiatici di per sé ha il merito inestimabile di mettere in luce che i valori culturali non solo esistono ma hanno un ruolo molto importante nel plasmare la configurazione concreta dei contesti locali. Il dibattito sui valori asiatici mostra chiaramente che questi contesti continueranno a rimanere "locali" anche nell'era della cosiddetta "globalizzazione", nonostante le voci di una pretesa "fine della storia" (annunciata fra gli altri da F. Fukuyama, The End of History and the Last Man, New York 1992) e della trasformazione del mondo in una comunità globale i cui valori essenziali dovrebbero essere "ragionevolmente" tratti dalla tradizione liberale e democratica occidentale e riassumersi nella nozione culturalmente pregiudicata e ambigua di "diritti umani" (si veda per tutti la recente proposta di J. Rawls, The Law of Peoples, Cambridge, MA - London 2000).
    Opere di riferimento (libri, articoli)

    * Bauer, J. -Bell, D.A. (a cura di) The East Asian Challenge for Human Rights, Cambridge 1999.
    * Bell, D.A. East Meets West. Human Rights and Democracy in East Asia, Princeton, NJ 2000.
    * Bell, L.S.- Nathan, A.J.- Peleg, I. (a cura di), Negotiating Culture and Human Rights, New York 2001.
    * Caney, S.- Jones, P. (a cura di), Human Rights and Global Diversity, London-Portland, OR 2001.
    * Cauquelin, J.- Lim, P.- Mayer-König, B. (a cura di), Asian Values. Encounters with Diversity, Richmond, Surrey 2000.
    * Christie, K.- Roy, D. The politics of Human Rights in East Asia, London-Sterling, VA, 2001.
    * De Bary, Wm. T. Asian Values and Human Rights. A Confucian Communitarian Perspective, Harvard 1998.
    * De Bary, Wm. T.-Tu, W.M. (a cura di), Confucianism and Human Rights, New York 1998.
    * Englehart, N.A. Rights and Culture in the Asian Values Argument: The Rise and Fall of Confucian Ethics in Singapore, in "Human Rights Quarterly", 22 (2000), n.2, pp. 548-569.
    * Friedberg, A.L. Ripe for Rivalry, in "International Security", Winter 1993/94.
    * Friedberg, A.L. Will Europe's Past be Asia's Future?, in "Survival", 42 (2000), n. 3, pp. 147-61.
    * S.-J. Han (a cura di), Changing Values in Asia. Their Impact on Governance and Development, Tokyo-New York 1999.
    * Hitchcock, D.I. Asian Values and the United States: How Much Conflict?, Washington, D.C., 1994.
    * Ishihara, S.-Mahathir, M. "No" to ieru Ajia, Tokyo, 1995; English trans. The Voice of Asia. Two Leaders Discuss the Coming Century, Tokyo 1995 (fonte).
    * Jacobsen, M.- Bruun, O. (a cura di), Human Rights and Asian Values. Contesting National Identities and Cultural Representations in Asia, Richmond, Surrey 2000.
    * Mahbubani, K. Can Asians Think?, Singapore, Times Editions, 1998 (fonte).
    * Mahbubani, K. The Dangers of Decadence. What the Rest Can Teach the West, in "Foreign Affairs", 72 (1993), n.4, pp. 10-15 (fonte).
    * Mahbubani, K. The Pacific Way, in "Foreign Affairs", 74 (1995), n. 1, pp. 100-12 (fonte).
    * Monceri, F. Altre globalizzazioni. Universalismo liberal e valori asiatici, Soveria Mannelli 2002.
    * Neary, I. Political Culture and Human Rights in Japan, Korea and Taiwan, Nissan Occasional Paper Series No. 28 (1998).
    * Patten, C. East and West, London, 1999.
    * G. Rozman (a cura di), The East Asian Region. Confucian Heritage and Its Modern Adaptation, Princeton, NJ 1993.
    * Sen, A. Democracy as a Universal Value, in "Journal of Democracy", 10 (1999), n. 3, pp. 3-17.
    * Sen, A. Development as Freedom, New York 1999; tr. it. Lo sviluppo è libertà. Perché non c'è crescita senza democrazia, Milano 2000.
    * Sheridan, G. Asian Vaues Western Dreams. Understanding the New Asia, St. Leonards 1999.
    * Tu, W.M. (a cura di), Confucian Traditions in East Asian Modernity. Moral Education and Economic Culture in Japan and the Four Mini-Dragons, Cambridge, MA-London 1997.
    * Vitale, E. "Valori asiatici" e diritti umani: l'overlapping consensus alla prova, in "Teoria Politica" (1999), pp. 313-25.
    * Zakaria, F. Culture Is Destiny. A Conversation with Lee Kuan Yew, in "Foreign Affairs", 73 (1994), n. 2, pp. 109-26 (fonte).

  2. #2
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,350
     Likes dati
    1
     Like avuti
    36
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  3. #3
    Tringeadeuroppa
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    8,350
     Likes dati
    1
     Like avuti
    36
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Asian Values

    Dal numero 211 di Diorama Letterario

    DOSSIER

    Il secolo dell'Asia?



    In un mondo che si va unificando economicamente mentre si frammenta politicamente, l'Asia da vent'anni sta ascendendo al vertici, grazie a una crescita eccezionalmente solida e rapida. Si tratta di un fenomeno che non ha precedenti nella storia. Nel primo stadio della rivoluzione industriale, c'erano voluti sessant'anni all'Inghilterra per raddoppiare il reddito pro capite. Hong Kong, il Giappone e adesso la Cina ci riescono ogni dieci anni. A Singapore, il reddito annuo per abitante supera quello dell'ex colonizzatore britannico. Nell'arcipelago nipponico, su un'isola meno grande della Francia, coperta per l'85% da foreste montagnose e quasi interamente sprovvista di risorse naturali, il reddito medio, fra il 1945 e il 1983, è passato da 20 ad oltre 10.000 dollari. Nel 1968, il Giappone è diventato la terza potenza economica del globo. Oggi è la seconda. Nessuno esclude che fra vent'anni possa essere diventato il numero uno.

    La Cina conta un miliardo e duecento milioni di abitanti, ovvero un po' più di un quinto dell'umanità. Essa è ormai il secondo polo di attrazione mondiale dei capitali esteri. La crescita vi è aumentata del 136% rispetto al 1990. L'agricoltura rappresenta ormai soltanto il 20% della produzione, il settore terziario è salito al 32%, il tasso di risparmio privato è valutato ad oltre il 40% del prodotto nazionale lordo, e la produzione è quadruplicata in vent'anni. Il commercio aumenta del 15% annuo, con. un'eccedenza commerciale di 16 miliardi di dollari e riserve in valute stimate in oltre 1 00 miliardi. L'ultimo grande paese comunista del mondo reinventa così il capitalismo di Stato, sotto l'autorità di un PC che ormai oggi non rappresenta null'altro che un'autorità amministrativa, ultima incarnazione dell'antica burocrazia imperiale.

    Forte di quasi 60 milioni di individui sparsi in 119 paesi, la diaspora cinese offre uno spettacolo non meno sorprendente. Nell'Asia del Sud-Est, essa forma una "rete di bambù" che domina quasi tutta l'economia della regione. Il suo prodotto nazionale lordo, stimato attorno ai 675.000 miliardi di lire, supera il prodotto nazionale lordo totale del continente africano, e la consistenza dei suoi investimenti eccede quella degli investimenti americani all'estero. Si contano un milione e ottocentomila cinesi negli Stati Uniti. A Vancouver, terza città del Canada, il cinese è dal 1996 più parlato dell'inglese.

    Ovviamente, il futuro non è scritto in nessun luogo, e i paesi asiatici hanno anche i loro punti deboli: in Giappone, estroversione dell'economia e invecchiamento della popolazione, in Cina distorsione drammatica tra le regioni costiere in via di rapida modernizzazione e le province centrali sprofondate nel marasma, disparità sociali, finanziamento caotico del settore agricolo, peso morto delle imprese di Stato, eccetera. Già adesso, nondimeno, la Cina appare potenzialmente l'unico paese al mondo che possa, nell'arco dei prossimi vent'anni, rivaleggiare con gli Stati Uniti. A quell'epoca, l'Asia potrebbe rappresentare da sola oltre il 50% dell'economia mondiale. Alain Peyrefitte ha reso popolare la frase di Napoleone: " Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà ". Già Pascal diceva: " La Cina mi preoccupa ". Su questo punto, l'Occidente è diventato pascaliano.

    I rischi di conflitto in Asia, circoscritti a Taiwan e alla Corea del Nord, appaiono oggi limitati. Un triplice ravvicinamento sembra d'altronde disegnarsi fra Washington e Pechino, fra Tokyo e Mosca, e forse tra Pechino e Tokyo. Ma tutto può essere rimesso in discussione domani. Nell'ipotesi di una forte tensione mondiale, nessuno può prevedere l'atteggiamento che la Cina e il Giappone adotterebbero nei confronti della Russia e degli Stati Uniti, tanto più che, dopo la scomparsa dell'Unione sovietica, cinesi e americani non hanno più lo stesso bisogno d'i trovare un alleato che faccia da contrappeso alla potenza russa.

    Nel 1951, il generale Douglas MacArthur, comandante in capo delle forze d'occupazione americane, in Giappone, descriveva i giapponesi come persone che avevano una mentalità da bambini di dodici anni. Altri, oggi, non sono capaci, a quanto pare, di interpretare l'Estremo Oriente se non nell'ottica delle loro ossessioni: esotismo o "pericolo giallo". Gli occidentali fanno infatti una grande fatica ad interpretare l'Asia, perché non riescono a capire che si possa essere diversi da loro. Convinto dell' "universalità" dei suoi valori specifici, l'Occidente è allergico alla differenza: o la sopprime, o ne nega l'esistenza. Oggi come ieri, continua a giudicare tutto il mondo alla luce dei propri criteri, e si indigna che non si condividano le sue convinzioni. Se prendesse sul serio la differenza, si troverebbe in effetti obbligato a riflettere criticamente su se stesso e ad interrogarsi sul cammino percorso. Eppure, se lo facesse, si accorgerebbe che l'Asia, che è così differente da ciò che è diventato, è assai meno diversa da quel che esso fu in altre epoche. E che i " valori asiatici ", per molti versi, non sono altro che i valori di qualunque società tradizionale, cioè i valori il cui progressivo sradicamento ha consentito l'emergere della modernità in Occidente; al. punto che, paradossalmente, ispirarsi a quei valori consentirebbe forse agli occidentali di ritrovare se stessi.

    Leibniz, che si appassionava alla Cina, scriveva agli inizi del XVIII secolo a proposito dei cinesi: " La loro lingua, il carattere, il loro modo di vivere, i loro artefatti e manufatti, persino i loro giochi, differiscono quasi altrettanto dai nostri come se fossero gente di un altro globo ". Ma aggiunge va, è possibilissimo che " un'esatta descrizione di ciò che si pratica fra di loro ci dia lumi assai considerevoli e ben più utili, a mio avviso, della conoscenza dei riti e dei mobili dei greci e dei romani, a cui tanti sapienti si dedicano ". Nell'ottobre 1996, Guan Shijie affermava invece sul " China Daily " di Pechino: " Per il momento, gli occidentali sono accecati dal loro etnocentrismo, che ne ha dominato per secoli il modo di pensare e ha indotto in loro pregiudizi contro le culture dell'Asia. Ma verso la metà del prossimo secolo si verificherà un cambiamento fondamentale [ ... ] Con il miglioramento del loro livello di vita, gli abitanti dell'Asia orientale hanno già guadagnato sicurezza. Sono stanchi di farsi tormentare dagli occidentali, che chiedono loro di modificare i valori fondamentali in cui credono, che hanno varie migliaia di anni in più dei loro e che sono condivisi da altri milioni di persone sulla Terra. Questi valori, che i paesi dell'Asia orientale hanno in comune, sono il comunitarismo, la lealtà familiare la frugalità ".

    Soltanto all'inizio del XVI secolo la civiltà europea ha cominciato a superare la civiltà cinese. Non è impossibile che quest'ultima sia sul punto di prende una rivincita. Il XXI secolo sarà il secolo dell'Asia Sia che ci si basi sui dati di fatto più recenti, sia che ci si situi in una prospettiva "spengleriana" del succedersi delle culture sulla scena mondiale, una simile eventualità non ha ' nulla di stravagante. E no ha niente di rattristante. Le civiltà asiatiche si annoverano fra le più antiche e le più belle dell'umanità Se un domani dovessero rivelarsi portatrici dei va lori che un Occidente in declino non è più capace di incarnare, non ci sarebbe nessuna ragione per dolersene.

    Robert de Herte

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    1,078
     Likes dati
    0
     Like avuti
    3
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Asian Values

    Ispirarsi a valori orientali per ritrovare noi stessi, è estremamente affascinante. Siccome le società dell'Oriente sono profondamente religiose, e la religione non può essere disgiunta dalla cultura, quale forma religiosa è necessario adottare per riscoprire ciò che è stato perduto?

  5. #5
    Si vis pacem, para bellum
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    1,532
     Likes dati
    4
     Like avuti
    3
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Asian Values

    Molto interessante.

    Occidente = tramonto
    Oriente = alba

  6. #6
    PIANIFICAZIONE TOTALE
    Data Registrazione
    02 Sep 2009
    Messaggi
    3,787
     Likes dati
    0
     Like avuti
    16
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Asian Values

    Forse è troppo semplicistico riportare qualche equazione. Il risveglio dell'Asia in generale, ma della Cina in particolare, giunge anche su innesco indiretto di una filosofia (quella marxista) fondamentalmente moderna e occidentale, e sull'impulso impresso da un sistema economico nato in Occidente. In ogni caso è interessante notare, come faceva pure Samuel P. Huntington, che modernizzazione e occidentalizzazione sono due concetti separati e da non identificare, come invece hanno illusoriamente pensato di fare alcuni analisti americani ed europei dopo la caduta dell'Urss e dei Paesi Socialisti..
    In questo caso, l'Asia pare non concepire il concetto di secolarizzazione che invece ha imperato qua da noi, potendo invece compiere un balzo diretto tra sistema feudale e sistema moderno, senza passare per la transizione secolare dell'umanesimo e del "modernismo ideologizzato", che invece è avvenuto qua da noi. In questo, le peculiarità antiche e originarie della cultura cinese, evidentemente, non hanno nemmeno avuto il tempo di sparire o di essere assorbite e dimenticate nella loro dimensione "organica-comunitaria", ma anzi hanno saputo incunearsi all'interno del nuovo sistema, con una rinnovata portanza sociale e politica.

 

 

Discussioni Simili

  1. American Family Values
    Di antoninus nel forum Hdemia
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 04-05-07, 21:20
  2. Asian Donkey vuole la guerra: ACCONTENTIAMOLO!
    Di EMPEROR DOLLAR $ nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 09-04-02, 21:57

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito