«Licenziate senza perchè, vita rovinata»
Due ausiliarie “tagliate” dalla coop raccontano il loro dramma: noi disoccupate, con figli da mantenere e bollette da pagare
di Roberto Lodigiani
12 gennaio 2018
VOGHERA. Una è vedova, l’altra divorziata. Entrambe vivono in affitto. Con figli a carico, bollette da pagare, scadenze da rispettare. Le accomuna una sorte guardata con terrore da ogni lavoratore dipendente: il licenziamento. Opera Servizi, la cooperativa che gestisce i servizi “alberghieri” dell’ospedale di Voghera (distribuzione del vitto e della biancheria di ricambio), le ha messe alla porta, dopo il taglio dell’appalto con l’Asst, la riduzione delle ore e dell’occupazione che ha interessato soprattutto le strutture psichiatriche. Adesso, la prospettiva drammatica che hanno di fronte è quella di una lunga disoccupazione e di un futuro incerto, per sè e i proprio figli. Ecco il loro racconto.
«Mi manca poco alla pensione, altri dodici mesi e avrei potuto andarci – spiega R.R., 60 anni, ex ausiliaria di Villa Morini a Voghera – Il 18 agosto, però, arriva la lettera della coop che mi dà il benservito. E’ come se fosse cascato il mondo addosso. Sono vedova, con un bimbo di 11 anni. Prima guadagnavo 800 euro al mese, lavorando anche 130 ore. Adesso, devo tirare avanti con il sussidio di disoccupazione e quel poco di reversibilità di mio marito. Mi hanno proposto il trasferimento al Pronto soccorso di Stradella, 7 ore la settimana. In pratica, avrei lavorato per pagarmi la benzina, visto che abito a Voghera e avrei fatto sessanta chilometri al giorno. Ovviamente sono stata costretta a rifiutare».
G.C. ha 53 anni. E’ separata. Faceva l’ausiliaria al Torchietto di Pavia. «Il 24 agosto vado a Voghera a ritirare la busta paga e l’incaricato di Opera mi consegna la lettera del licenziamento – racconta – Resto letteralmente basita. Ma non basta. A settembre mi lasciano a casa e due mesi dopo scopro che il licenziamento è scattato dal 1° novembre, per cui ho dovuto rifare da capo la richiesta di sussidio. La morale è che non ho ancora ricevuto un soldo, faccio sempre più fatica a pagare l’affitto e le bollette, con un figlio in casa che studia. Fino alla scorsa estate, non era mai accaduto e trovo anche poco dignitoso il fatto di essere obbligata a ritardare i pagamenti e ad accumulare arretrati, pregando in ginocchio che non ti sfrattino e non ti stacchino la luce e il gas».
Tra qualche giorno, l’ex ausiliaria incontrerà l’avvocato della Cgil per capire come tutelarsi. «Ringrazio il sindacato che mi è stato vicino – conclude – senza il suo sostegno, il lavoro lo avrei perso già due anni fa».
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12 gennaio 2018
«Licenziate senza perchè, vita rovinata» - Cronaca - La Provincia Pavese




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