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  1. #1
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    Predefinito Insegnamenti della dottrina

    Nella vostra vita quotidiana cercate sempre di mettere in pratica gli insegnamenti che ricavate dalla religione oppure vi limitate allo studio di queste discipline.
    Siete realmente Induisti(o buddhidti,o shintoisti etc..) oppure dei semplici studiosi delle concezioni religiose e filosofiche orientali?

  2. #2
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Sono un battezzato cattolico senza risposte spirituali...la mia ricerca in questo momento attiene alla conoscenza.

    Io penso che ci sia un'età per ogni cosa...

    ...guarda brutalmente mi sentirei di dire (mi aspetto ovviamen critiche disgustate) che la gioventu' non dovrebbe essere influenzata da alcuna religione.

    Penso anche che se inizi una ricerca dovei cercare di avvicinarti il piu' possibile all'oggetto della medesima.

    Il rischio, diversamente, è quello di colui che, davanti ad un barattolo di confettura di frutta, inizia a leccare la superficie del vetro pensando di assaggiare la marmellata.

    Per ora, per rispondere alla tua domanda, non sono niente.

    So che mai mi annientero' in questa vita materiale per un'intuizione rappresentata o spiegata.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Citazione Originariamente Scritto da Ozymandias Visualizza Messaggio
    Nella vostra vita quotidiana cercate sempre di mettere in pratica gli insegnamenti che ricavate dalla religione oppure vi limitate allo studio di queste discipline.
    suppongo che chi desideri essere religioso dovrebbe farlo anche se si potrebbe dire che le religioni generalmente hanno valori e osservanze che probabilmente erano patrimonio comune dell'essere umano ancora prima dell'avvento delle religioni moderne (o storiche)


    Citazione Originariamente Scritto da Ozymandias Visualizza Messaggio
    Siete realmente Induisti(o buddhidti,o shintoisti etc..) oppure dei semplici studiosi delle concezioni religiose e filosofiche orientali?
    secondo me lo studioso, o chi vuole atteggiarsi a tale, si riconosce abbastanza facilmente, ama parlare e mostrare di conoscere argomenti di scarso valore per un praticante; ripetendo a destra e a manca quello che legge, potrebbe apparire come colui che si sente ricco contando i soldi degli altri; la sua esperienza è sovente tratta principalmente dai libri e non dal vissuto personale, difficilmente potrà diventare un vero praticante sino a quando si aggrappa saldamente solo ai testi

    un praticante riconosce il diritto dell'essere umano a cercare il divino anche senza la mediazione della religione; egli ritiene che solo un vero Maestro possa aiutarlo in questo, non la religione

    una volta un Maestro mi disse che un praticante, se vuole, potrebbe seguire una religione che riconosca dignità e rispetto a tutti gli esseri umani ma, a dire il vero, dopo molti anni non sono ancora riuscito a trovare una religione simile...
    Ultima modifica di baba; 18-08-10 alle 19:50

  4. #4
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Se per praticante si intende andare al tempio, partecipare ai riti della comunità religiosa, dire le preghiere, i canti, ecc., allora no, non sono praticante

  5. #5
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Citazione Originariamente Scritto da donerdarko Visualizza Messaggio
    Se per praticante si intende andare al tempio, partecipare ai riti della comunità religiosa, dire le preghiere, i canti, ecc., allora no, non sono praticante
    per praticante intendo principalmente chi abbia ricevuto la pratica, ovvero sia stato iniziato (dikshit) ad un metodo da un Maestro, non il religioso praticante

    quelle attività che tu citi possono essere corollario della pratica ma non sono la pratica stessa

    nella pratica la preghiera è sostituita dal Mantrajapa o ripetizione, in stato di massima concentrazione, del Guru-Mantra, il Mantra ricevuto dal Guru al momento della diksha o iniziazione
    Ultima modifica di baba; 19-08-10 alle 09:35

  6. #6
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    la domanda è più complessa di quanto possa sembrare ad un esame affrettato

    ci sono versi e direzioni...e per ciascuno di questi ci sono i livelli
    praticamente impossibile che il praticante conosca il suo a meno di non aver assolto al primo dei grandi compiti :"conosci te stesso" ... sin nel profondo s'intende

    per inciso lo studio rientra tra le varie opzioni...così come le varie concentrazioni sono previste nei livelli iniziali della ricerca

    d'altra parte quando è ancora tutto da vivere lo studio e le domande non servono

    le cose cambiano quando la ricerca diviene "via"...allora la spontaneità prende il posto che fu del rito e dello sforzo

    ...in tutta sincerità non so rispondere
    Non ho princìpi, l’adattabilità a tutte le cose è i miei princìpi

  7. #7
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    ci sono versi e direzioni...e per ciascuno di questi ci sono i livelli
    praticamente impossibile che il praticante conosca il suo a meno di non aver assolto al primo dei grandi compiti :"conosci te stesso" ... sin nel profondo s'intende
    aver ricevuto la diksha non è chiaramente l'arrivo ma il punto di partenza; il "conosci te stesso" credo che si possa sviluppare a partire da quel momento ed è tutto da vedere se si riuscirà a "conoscerci" profondamente

    penso che questo dipenderà dal nostro sforzo, dalla nostra retta applicazione, dalla capacità di sacrificare la nostra ristretta comprensione in favore di una visione oltre l'illusione terrena

    ma fino a che punto siamo disposti a spingerci per poter seguire la pratica? saremo in grado di rinunciare al nostro orgoglio, al nostro egoismo, alla nostra meschina personalità, alle malattie della nostra mente? saremo capaci di comprendere che forse dobbiamo rinunciare anche alla rinuncia?

    ritengo che se in noi albergano molti ma e molti però, non riusciremo a partire col piede giusto


    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    le cose cambiano quando la ricerca diviene "via"...allora la spontaneità prende il posto che fu del rito e dello sforzo
    secondo me la ricerca diviene via quando, dopo aver ricevuto il metodo, la nostra vita viene finalizzata al suo compimento e non più alla sola soddisfazione della nostro essere umano

    quando cominciamo a lavorare su noi stessi cercando di creare quel vuoto indispensabile ad accogliere una nuova comprensione allora, forse, potremo dire di essere sulla via
    Ultima modifica di baba; 19-08-10 alle 12:18

  8. #8
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Citazione Originariamente Scritto da baba Visualizza Messaggio
    penso che questo dipenderà dal nostro sforzo, dalla nostra retta applicazione, dalla capacità di sacrificare la nostra ristretta comprensione in favore di una visione oltre l'illusione terrena

    ma fino a che punto siamo disposti a spingerci per poter seguire la pratica? saremo in grado di rinunciare al nostro orgoglio, al nostro egoismo, alla nostra meschina personalità, alle malattie della nostra mente? saremo capaci di comprendere che forse dobbiamo rinunciare anche alla rinuncia?

    ritengo che se in noi albergano molti ma e molti però, non riusciremo a partire col piede giusto




    secondo me la ricerca diviene via quando, dopo aver ricevuto il metodo, la nostra vita viene finalizzata al suo compimento e non più alla sola soddisfazione della nostro essere umano

    quando cominciamo a lavorare su noi stessi cercando di creare quel vuoto indispensabile ad accogliere una nuova comprensione allora, forse, potremo dire di essere sulla via

    In fin dei conti, "l'individualità" dell'ego è Maya, illusione.
    Per quanto riguarda la pratica, l'adorazione, ecc., ciò implica sempre una dualità... Ed anche se in essenza l'adoratore e l'adorato sono la stessa cosa, si può dire che fino a che la dualità non sparisce, l'oggetto della preghiera e della glorificazione, dovrebbe essere sempre Shakti manifestata, il Saguna Brahman, qualunque sia il nome conferito dagli uomini (Krishna, Vishnu, Shiva, Kalì, Durga, Ganapati, Surya...).

    Questo vale solo perchè la coscienza umana è relativa, contingente, sottoposta a precise leggi interiori ed esteriori, ed ha bisogno di un sostegno, di un supporto, di un'immagine... altrimenti la mente inizierebbe a vagare senza una direzione precisa e si disperderebbe.

    Certo che, fino a quando la sensazione dell'egoità illusoria non sarà estinta, l'uomo non potrà procedere oltre - nonostante sia questo il suo destino- , immergendosi nel Chit, nel Principio stesso, che non necessità di alcun supporto esteriore.. Principio da cui tutto emana, sia sul piano spirituale sia sui piani emotivo e fisico.

  9. #9
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Dal Cap. XII della Baghavad Gita:


    Devozione e Contemplazione

    Arjuna disse:

    (1) Quei devoti che, avendo sempre nell'animo la dedizione, onorano Te e quelli poi che onorano l'Imperituro e l'Immanifestato gli uni o gli altri (quali) di questi hanno piú grande conoscenza dello Yoga?

    Il Signore Beato disse:

    (2) Coloro che volgendo lo spirito a me, sempre devoti, onorano me, avendo fatto accesso al (regno del) la fede suprema, quelli appunto io considero i piú perfetti nello yoga.

    (3) Ma coloro che onorano l'Imperituro, indeterminabile, nonmanifestato, onnipresente ed impensabile, immutabile, immobile, permanente,

    (4) controllando tutti i sensi nel loro insieme, essi che hanno in tutte le condizioni un continuo equilibrio spirituale, attingono me appunto, trovando piacere nella felicità di tutti gli esseri.

    (5) L'ostacolo (da superare) per coloro che hanno lo spirito dedito al Non-manifesto è più grande (di quello che incontrano coloro che si trovano in condizione diversa), perché il fine che (è rappresentato dal) Non-manifesto è difficile da raggiungere da parte degli esseri incarnati.
    I diversi modi di accostarsi a Dio

    (6) Ma (di) coloro che in me riponendo tutte le loro azioni, a me devoti, con dedizione incessante su di me meditando, prestano atto di culto,

    (7) di costoro, i cui pensieri sono a me rivolti, io sono il liberatore, (sono colui che li libera) immediatamente dall'oceano della connessione delle esistenze, a morte votate, o Partha.

    (8) In me solamente riponi l'animo tuo, in me fa che il tuo intelletto dimori; in me soltanto tu dimorerai (allora), su ciò non può esservi dubbio alcuno.

    (9) Ché se poi non sei capace di fissare il tuo pensiero su di me stabilmente, cerca allora di attingermi con l'esercizio della concentrazione, o Dhanamjaya.

    (10) Se tu sei incapace (di far ciò) anche attraverso l'esercizio (della concentrazione), fa' di te (allora) uno la cui opera sia massimamente a me rivolta; anche col compiere azioni, avendo me come fine, potrai tu ottenere il compimento.

    (11) E se tu non sei capace ce di fare nemmeno questo, cercando rifugio nella attività in equilibrio a me rivolta, con il tuo sé sottomesso, rinuncia al frutto di ogni azione.

    (12) Migliore è dunque la conoscenza che la pratica della concentrazione; alla conoscenza è superiore la meditazione; alla meditazione è superiore la rinuncia al frutto dell'azione; alla rinuncia segue immediatamente la pace.
    Il vero devoto

    (13) Colui che non concepisce inimicizia per alcun essere vivente, che nutre sentimenti amichevoli e di compassione, che è libero da egoismo ed egocentrismo, che ha un identico equi librio nel piacere e nel dolore, che è tollerante,

    (14) lo Yogi che è sempre. soddisfatto, che ha lo spirito domo, che è fermamente risoluto, che ha la mente e l'intelletto su di me fissi, lui appunto, che è a me devoto, mi è caro.

    (15) Colui dal quale il mondo non è agitato e che non si agita a causa del mondo, colui che è libero da gioia e da collera, da paura e da agitazione, quello appunto è a me caro.

    (16) Colui che intorno a sé non riguarda come in attesa, che è puro, che è atto all'agire, indifferente, esente da turbamento, che ha rinunciato ad ogni intrapresa, quello appunto, che a me è devoto, mi è caro.

    (17) Colui che non gioisce e non odia, non soffre e non spera, che ha rinunciato a ciò che è buono e a ciò che buono non è, lui appunto, il devoto, mi è caro.

    (18) Colui che è uguale sempre per il nemico e per l'amico, colui che ugualmente si comporta in vista di onore e d'infamia, che è sempre uguale nel freddo e nel caldo, nel piacere e nel dolore, colui che è libero da attaccamento,

    (19) colui che nello stesso modo considera il biasimo e la lode, che mantiene il silenzio, che di qualsiasi cosa è soddisfatto, che non ha dimora fissa , che è saldo nello spirito, un uomo siffatto, che è a me devoto, mi è caro.

    (20) Ma coloro che seguono questa immortale dottrina come è stato insegnato, con fede, e avendo me come fine supremo, quei devoti, mi sono cari in modo particolare.

    Questo è il dodicesimo capitolo intitolato
    "Lo Yoga della devozione".
    (Bhakti Yoga)


    Bhagavad Gita

  10. #10
    .... .....
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    Predefinito Rif: Insegnamenti della dottrina

    Citazione Originariamente Scritto da Ozymandias Visualizza Messaggio
    Nella vostra vita quotidiana cercate sempre di mettere in pratica gli insegnamenti che ricavate dalla religione oppure vi limitate allo studio di queste discipline.
    Siete realmente Induisti(o buddhidti,o shintoisti etc..) oppure dei semplici studiosi delle concezioni religiose e filosofiche orientali?
    Personalmente parlando ..non sono più studioso di nulla..anzi..

    Tanti anni fa leggevo molti libri..la mente voleva essere soddisfatta..volevo trovare una filosofia che si basasse su quell'evidenza immediata e interiore detta Sé..Atman..Brahman..Spirito..che il Maestro mi aveva svelato con le Sue parole in un momento in cui ero particolarmente ricettivo..

    Ma più che altro volevo solo poter ribattere filosoficamente a chi reputava la ricerca interiore solo una sciocchezza o chi basandosi esclusivamente sul passato condannava le nuove forme di spiritualità bollandole come non tradizionali o new age..e per nuove forme intendo Osho..Gurdjieff..Krishamurti e non le sciocchezze che in genere si leggono frutto di teorie estemporanee..

    Ho scoperto Guenon..che poi è il massimo della filosofia applicata all'iniziazione..e mi sono reputato soddisfatto culturalmente..

    A quel punto ho cominciato a dedicarmi al pezzo..che poi sarebbe trasformare un concetto che non esce dalla mente in realtà esperienziale..

    Il concetto è il ricordo di sé..il Centro..l'Atman..il fondamento esoterico delle dottrine orientali e delle iniziazioni occidentali..

    Esiste un momento in cui percepiamo la differenza tra pensare il Sè e vivere il Sè..e questo è il momento in cui c'è il passaggio tra la teoria e la pratica..e ovviamente siamo in ambito esoterico..non comunicabile..il regno della solitudine..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 
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