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Discussione: Operazione Bagration

  1. #11
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Ma che i russi erano in superiorità numerica non lo nego..io dico solo che non vinsero solamente grazie a quello.

    Il fronte occidentale poi fu senza dubbio utile ad inglesi e americani..distrasse parte delle truppe dal fronte orientale e impedì che che la guerra finisse con bandiere rosse su Roma e Parigi, fosse stato per Churchill sarebbero dovuti essere occupati anche i balcani dagli occidentali.

  2. #12
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Beh... mica era del tutto errato il fatto che si trattava di ondate umane, i tedeschi contavno 800 mila soldati, i Russi piu' di 2 e 300 mila, un centinaio di aerei i Tedeschi contro i 6000 Russi.

    Ovvio poi che sul fornto Orientale ci fossero un numero maggiore di divisioni Tedesche rispetto a quello Occidentale, la zona e' molto piu' pianeggiante e confina via terra, in Occidente gli Alleati dovevano sbarcare (quindi la difesa era molto ma molto piu' semplice) e nel caso dell' Italia trattasi di zona preccoche totalmente montagnosa, 15 divisioni erano anche uan esagerazione.

    Capisco che non si debba minimizzare tale operazione.. ma neanche cadere nell'esagerazpone opposta e minimizzare il fronto Occidentale...
    Citazione Originariamente Scritto da Guglie Visualizza Messaggio
    Ma che i russi erano in superiorità numerica non lo nego..io dico solo che non vinsero solamente grazie a quello.

    Il fronte occidentale poi fu senza dubbio utile ad inglesi e americani..distrasse parte delle truppe dal fronte orientale e impedì che che la guerra finisse con bandiere rosse su Roma e Parigi, fosse stato per Churchill sarebbero dovuti essere occupati anche i balcani dagli occidentali.

    Vale anche il discorso inverso, ovvero che il fronte occidentale fu utile ai Russi.

    Per la superiorita' numerica, mi pare il fattore fondamentale, basti pensare alla sola supremazia aerea, 6000 aerei Russi contro i 100 Tedeschi.
    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #13
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    L'operazione Overlord fu una scaramuccuia confrontata con qualsiasi battaglia avvenuta ad est dove i tedeschi impegnarono tra l'80 e il 90% dei loro effettivi. Inoltre lo sbarco alleato non distrasse un solo soldato dal fronte orientale. Anzi i tedeschi presero 4 divisioni dall'Italia e le mandarono a difendere Budapest. Dal punto di vista tattico l'operazione fu una genialata. I sovietici finsero un attacco alle ali del balcone bielorusso ossia verso Mogilev e il baltico per poi attaccare nella direzione di Orscha-Vitebsk. I tedeschi concentrarono molti uomini sulle ali. La parte centrale seppuire coricea quando alla fine cedette lasciò il campo libero fino a Varsavia (dove le avanguardie di Roskossovskijj spintesi troppo in là furono sconfitte). I sovietici chiusero al voli di ricognizione tedeschi la parte centrale dove cessarono tutte le trasmissioni radio. Nel contempo lascivano una certa libertà ai ricognitori tedeschi di sorvolare le ali dello schieramento. Disinformatzia allo stato puro. I partigiani bielorussi che controllavano l'80% del territorio attaccarono alle spalle lo schieramento tedesco. Per i tedeschi fu un disastro. Ma i tedeschi avevano perso ogni velleità offensiva già dopo la battaglia di Kurks sebbene prima di Bagration erano posizionati in un modo che sembrava potessero ancora partire all'attacco di Mosca.
    Come ha detto uno storico la sedconda gurra mondiale sarà ricordata dagli storici futuri come la Guerra tedesco-russa. Gli alleati furono al ,massimo dei comprimari.
    Militia est vita nostra super terram.
    Siamo nati per soffrire e io ho soffritto molto.

  4. #14
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Sono appena tornato da quella zona. Sono stato a Vietbsk, Polatz, Orsha, Mogilev attraversando la Baresina naturalmente e Bobruisk. Ho una cara amica da quelle parti con cui ho fatto i principali percorsi di guerra compresa la linea Stalin. Interessanti i musei della guerra (anche quello di Minsk). D'altra parrte in Bielo non è che ci sia un granchè da vedere oltre il bisonte e i musei della guerra. Le opere d'arte li non sono nei musei ma girano per strada. Non so se ci siamo capiti.
    Ultima modifica di Red Shadow; 04-09-10 alle 22:01
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  5. #15
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    L'operazione Overlord fu una scaramuccuia confrontata con qualsiasi battaglia avvenuta ad est dove i tedeschi impegnarono tra l'80 e il 90% dei loro effettivi. Inoltre lo sbarco alleato non distrasse un solo soldato dal fronte orientale. Anzi i tedeschi presero 4 divisioni dall'Italia e le mandarono a difendere Budapest. Dal punto di vista tattico l'operazione fu una genialata. I sovietici finsero un attacco alle ali del balcone bielorusso ossia verso Mogilev e il baltico per poi attaccare nella direzione di Orscha-Vitebsk. I tedeschi concentrarono molti uomini sulle ali. La parte centrale seppuire coricea quando alla fine cedette lasciò il campo libero fino a Varsavia (dove le avanguardie di Roskossovskijj spintesi troppo in là furono sconfitte). I sovietici chiusero al voli di ricognizione tedeschi la parte centrale dove cessarono tutte le trasmissioni radio. Nel contempo lascivano una certa libertà ai ricognitori tedeschi di sorvolare le ali dello schieramento. Disinformatzia allo stato puro. I partigiani bielorussi che controllavano l'80% del territorio attaccarono alle spalle lo schieramento tedesco. Per i tedeschi fu un disastro. Ma i tedeschi avevano perso ogni velleità offensiva già dopo la battaglia di Kurks sebbene prima di Bagration erano posizionati in un modo che sembrava potessero ancora partire all'attacco di Mosca.
    Come ha detto uno storico la sedconda gurra mondiale sarà ricordata dagli storici futuri come la Guerra tedesco-russa. Gli alleati furono al ,massimo dei comprimari.
    Non diciamo fesserie perfavore..coem detto qualchepost addientro non vedo la necessita' di esagerare lo sbarco in Normandai cosi coemnon vedo la necessita; di esagerare l'altro fronte... Senza Normandia i Russi avrebbero avuto moltisisme difficolta' in piu' cosi come gli alleati senzxa fronte Orientale...

    Per forza di cose che la maggiorparte delle divisioni Tedesche erano a Oriente, (e nel 1944 il numero di divisioni e' una fantasia, visto che nessuna era al completo, dirante tale operaizone i Tedeschi contavano 800 mila uomini, i Russi 2.3 milioni... ) e' una confine di terra, ad Occidente gli alleati prima dovevano SBARCARCI.

    Non c'e' bisogno di difendere tale situazione con l' 80% delle proprie forze.. cosi come 15 divisioni in Italia erano una esagerazione visto il terreno... quell' 80% in se non significa proprio nulla.. e' il terreno che rende ovviamente necesssario un impiego di forze maggiori ad Est rispetto ad ovest.

    Il giorno dello sbarco gli alleati misero a terra sui 150 mila uomini, in quel momento in Occidente c'erano sui 350/380 mila soldati Tedeschi, gli alleati misero in campo 1.2 milioni di soldati , ma questo verso la fine di Luglio, in pratica quasi 2 mesi dopo.

    Non capisco quale sia la necessita, evidentemente ideologica, di voler a tutti i costi dare una importanza maggiore di quella che fu, sia a Occidente che a Oriente, senza l'uno o l'altro le cose sarebbero state molto diverse, non a caso, le due operazioni sono state fatte pressoche' in contemporanea.
    Globalizzazione..... si grazie.

  6. #16
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Non diciamo fesserie perfavore..coem detto qualchepost addientro non vedo la necessita' di esagerare lo sbarco in Normandai cosi coemnon vedo la necessita; di esagerare l'altro fronte... Senza Normandia i Russi avrebbero avuto moltisisme difficolta' in piu' cosi come gli alleati senzxa fronte Orientale...

    Per forza di cose che la maggiorparte delle divisioni Tedesche erano a Oriente, (e nel 1944 il numero di divisioni e' una fantasia, visto che nessuna era al completo, dirante tale operaizone i Tedeschi contavano 800 mila uomini, i Russi 2.3 milioni... ) e' una confine di terra, ad Occidente gli alleati prima dovevano SBARCARCI.

    Non c'e' bisogno di difendere tale situazione con l' 80% delle proprie forze.. cosi come 15 divisioni in Italia erano una esagerazione visto il terreno... quell' 80% in se non significa proprio nulla.. e' il terreno che rende ovviamente necesssario un impiego di forze maggiori ad Est rispetto ad ovest.

    Il giorno dello sbarco gli alleati misero a terra sui 150 mila uomini, in quel momento in Occidente c'erano sui 350/380 mila soldati Tedeschi, gli alleati misero in campo 1.2 milioni di soldati , ma questo verso la fine di Luglio, in pratica quasi 2 mesi dopo.

    Non capisco quale sia la necessita, evidentemente ideologica, di voler a tutti i costi dare una importanza maggiore di quella che fu, sia a Occidente che a Oriente, senza l'uno o l'altro le cose sarebbero state molto diverse, non a caso, le due operazioni sono state fatte pressoche' in contemporanea.
    Beh gli alleati intervengono a guerra finita praticamente con i tedeschio che hanno ormai le pezze al culo. In ogni caso gli alleati hanno perso la guerra in Italia. Non so come defire il fatto che siano rimasti un anno e mezzo sulla linea gotica e anche dopo lo sbarco in Normandia vengono tenuti in scacco dai tedeschi quattro volte inferiori in fatto di forze. Certo "libeano" la Grecia senza sparare un colpo dopo che i tedeschi sono costretti alla fuga dai sovietici che sono a Belgrado e rischiano di aggirarli. Quando gli inglesi tenteranno di occupare Creta le prenderanno di santa ragione. "liberano " l'Italia settentrionale dopo essersi messi d'accordo coi tedeschi in Svizzera mentre i sovietici marciano su Klagenfurt. E' poi Churchill che dice che in Occidente sono state combattute delle scaramucce e la guerra è avvenuita altrove.
    Ultima modifica di Red Shadow; 04-09-10 alle 23:21
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  7. #17
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Non diciamo fesserie perfavore..coem detto qualchepost addientro non vedo la necessita' di esagerare lo sbarco in Normandai cosi coemnon vedo la necessita; di esagerare l'altro fronte... Senza Normandia i Russi avrebbero avuto moltisisme difficolta' in piu' cosi come gli alleati senzxa fronte Orientale...

    Per forza di cose che la maggiorparte delle divisioni Tedesche erano a Oriente, (e nel 1944 il numero di divisioni e' una fantasia, visto che nessuna era al completo, dirante tale operaizone i Tedeschi contavano 800 mila uomini, i Russi 2.3 milioni... ) e' una confine di terra, ad Occidente gli alleati prima dovevano SBARCARCI.

    Non c'e' bisogno di difendere tale situazione con l' 80% delle proprie forze.. cosi come 15 divisioni in Italia erano una esagerazione visto il terreno... quell' 80% in se non significa proprio nulla.. e' il terreno che rende ovviamente necesssario un impiego di forze maggiori ad Est rispetto ad ovest.

    Il giorno dello sbarco gli alleati misero a terra sui 150 mila uomini, in quel momento in Occidente c'erano sui 350/380 mila soldati Tedeschi, gli alleati misero in campo 1.2 milioni di soldati , ma questo verso la fine di Luglio, in pratica quasi 2 mesi dopo.

    Non capisco quale sia la necessita, evidentemente ideologica, di voler a tutti i costi dare una importanza maggiore di quella che fu, sia a Occidente che a Oriente, senza l'uno o l'altro le cose sarebbero state molto diverse, non a caso, le due operazioni sono state fatte pressoche' in contemporanea.
    i fatti sono evidenti amati e dicono che i russi senza lo sbarco in normandia sarebbero comunque arrivati a berlino ....
    viceversa se non ci fosse stato il fronte orientale lo sbarco in normandia non sarebbe esistito....

  8. #18
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    La grande vittoria dei popoli sovietici sul nazifascismo

    Il 22 giugno 1941 iniziava l’attacco della Germania nazista all’ Unione Sovietica

    di Aldo Calcidese

    “Unione Sovietica, se insieme raccogliessimo
    tutto il sangue che hai versato nella lotta,
    tutto quello che hai dato, come una madre, al mondo
    perché la libertà agonizzante riavesse vita,
    un nuovo oceano noi avremmo,
    di tutti il più grande,
    di tutti il più profondo.”
    (Pablo Neruda – Canto generale – ed. Accademia, secondo volume, pag.125)

    Alle 3,30 del 22 giugno, l’esercito tedesco iniziava l’attacco al territorio sovietico.

    Dopo i primi successi, l’euforia dei capi nazisti era tale che il generale Halder scrisse nel suo diario. “Non è esagerato dire che il 'Feldzug' contro la Russia è stato vinto in 14 giorni”.

    Ma in realtà già dal mese di luglio si era visto che l’esercito sovietico, malgrado le gravi perdite in uomini e materiali, aveva mostrato una resistenza sempre crescente, tanto che il generale Blummentritt scrisse a questo proposito: “Il comportamento delle truppe russe già in questa prima battaglia (per la presa di Minsk) è stato ben diverso da quello dei polacchi e degli Alleati occidentali da noi messi in rotta. Anche se circondati, i russi resistevano e combattevano”. Arriveranno presto, per i tedeschi, le prime sconfitte militari.

    In occidente, si esprimeva grande sorpresa per la capacità di resistenza dell’URSS.

    “Per la prima volta, i tedeschi sono stati affrontati da un esercito addestrato non per la guerra del 1918, ma per la guerra del 1941”, scriveva George Fielding Eliot il 29 luglio 1941. Ed aggiungeva che l’URSS usava “posizioni difensive di grande profondità, saldamente tenute ovunque, camuffamenti di notevole abilità a protezione dell’artiglieria russa dagli attacchi aerei, unità mobili di contrattacco contro le colonne dei panzer tedeschi ed un’aviazione che sostiene completamente le truppe a terra”.

    Il 30 settembre, i nazisti iniziavano l’offensiva che aveva come obiettivo l’occupazione di Mosca. Mosca fu bombardata dall’aviazione tedesca, una parte dell’amministrazione fu evacuata. Ma Stalin decise di rimanere a Mosca e di organizzare la tradizionale parata militare del 7 novembre sulla Piazza Rossa. Questo fu un segnale di grande significato per tutto il popolo, la dimostrazione che la direzione del partito e dello stato sovietico credevano nella vittoria. Stalin pronunciò un discorso che venne diffuso in tutto il paese:

    “Il nemico è alle porte di Leningrado e di Mosca. Contava sul fatto che al primo colpo il nostro esercito si sarebbe disperso e il nostro paese si sarebbe messo in ginocchio. Ma il nemico si è dolorosamente sbagliato. Il nostro paese, tutto il nostro paese ha formato un unico campo militare per assicurare, d’intesa col nostro esercito e con la nostra flotta, la sconfitta degli invasori tedeschi…Si può dubitare che noi possiamo e dobbiamo vincere gli invasori tedeschi? Il nemico non è così forte come lo rappresentano certi intellettuali impauriti. Il diavolo non è poi così nero come lo si dipinge…Compagni soldati e marinai rossi, comandanti e lavoratori politici, partigiani e partigiane! Il mondo intero vede in voi una forza capace di annientare le orde di invasione dei banditi tedeschi. I popoli asserviti dell’Europa, caduti sotto il giogo tedesco, vi guardano come loro liberatori.
    Una grande missione liberatrice vi è trasmessa. Siate dunque degni di questa grande missione. Che la bandiera vittoriosa del grande Lenin vi raduni sotto le sue pieghe.”
    (Stalin, Oeuvres, tomo XVI, ed. NBE, 1975, p.38)

    Il 25 novembre, alcune unità tedesche penetrarono nella periferia sud di Mosca. Ma il 5 dicembre l’attacco venne contenuto.

    Dopo avere consultato tutti i comandanti, Stalin decise una grande controffensiva.

    Il 6 dicembre il generale Zukov passò all’attacco, lanciando sette armate e due corpi di cavalleria, cento divisioni in tutto, con soldati ben equipaggiati e addestrati a combattere a temperature bassissime e con la neve alta.

    Il colpo sferrato da Zukov con un imponente schieramento di truppe, artiglieria, carri armati, cavalleria e aviazione – schieramento di cui i capi nazisti non erano assolutamente a conoscenza – fu talmente sconvolgente che l’esercito tedesco, battuto e in ritirata, fu sul punto di disintegrarsi completamente.

    “Il mito dell’invincibilità dell’esercito tedesco era stato infranto”, scriverà poi il generale Halder. I nazisti dovettero fare i conti anche con qualcosa che non avevano ancora sperimentato, se non episodicamente: la lotta partigiana. Il movimento partigiano assunse fin dall’inizio della guerra una grande ampiezza. Gli stessi occupanti riconobbero il legame indissolubile esistente tra i partigiani sovietici e il popolo.

    “I reparti partigiani – scrisse l’ex ufficiale hitleriano Middweldorf – trovavano dappertutto un appoggio nascosto o persino palese presso la popolazione civile.”

    Dimensioni particolarmente rilevanti raggiunse l’attività sabotatrice nelle regioni della steppa dell’Ucraina. Minatori ed operai metallurgici del Donbass riuscirono a sabotare il lavoro con tale maestria che i tedeschi non riuscirono ad ottenere nel Donbass né una regolare estrazione di carbone né una regolare produzione di metallo. Furono costretti a trasportare il carbone in Ucraina dall’Europa occidentale.

    In attesa del “secondo fronte”

    La nuova situazione sul fronte sovietico-tedesco, mutata a favore dell’URSS, creava le premesse per una disfatta della Germania nazista. Era però indispensabile che l’offensiva dell’Esercito Rosso venisse sostenuta dalle truppe alleate con un’azione contro la Germania che partisse da occidente.

    Il governo sovietico nell’autunno del 1941 rivolse al governo inglese la richiesta di aprire un secondo fronte in Europa. Nel suo messaggio di risposta, Churchill dichiarò che non vi era alcuna possibilità di aprire il secondo fronte perché l’Inghilterra non disponeva delle truppe e degli armamenti necessari.

    In realtà, l’Inghilterra si trovava in stato di guerra con la Germania dal 1939. Le sue riserve erano tanto più consistenti in quanto in due anni il comando inglese non aveva intrapreso alcuna grande offensiva. Come viene detto da Churchill nelle sue Memorie, all’inizio di settembre del 1941 nelle isole britanniche c’erano più di due milioni di soldati più 1.500.000 uomini che facevano parte delle formazioni territoriali di difesa. Nell’autunno del 1941 33 divisioni erano già mobilitate e comprendevano numerose unità di rinforzo. La produzione dell’industria bellica inglese era notevole. Per alcuni tipi di armamenti, a cominciare dagli aeroplani, superava quella tedesca. La marina militare della Gran Bretagna aveva grandi possibilità di intervento. Molti statisti inglesi riconoscevano questa situazione.

    Lord Beaverbrook, tornato nell’ottobre del 1941 da Mosca, scrisse:

    “E’ assurdo affermare che noi non possiamo fare nulla per la Russia.
    Lo possiamo, se ci decidiamo a sacrificare i progetti a lunga scadenza e una concezione bellica che, pur continuando ad essere accarezzata, è definitivamente invecchiata.”

    Anche il capo di Stato maggiore statunitense Marshall riconobbe che gli Stati Uniti erano in grado di aprire il secondo fronte.

    “Per essere sinceri, va detto che disponiamo di truppe bene addestrate, di scorte di armamenti, di una buona aviazione e di divisioni corazzate”.

    Ma perché gli anglo-americani non vollero aprire il secondo fronte in Europa né nel 1942 né nel 1943? Lo spiega molto bene Klement Gottwald, che fu prima segretario del Partito Comunista Cecoslovacco e poi presidente della Repubblica:

    “E quando l’Unione Sovietica e le potenze occidentali combattevano ormai insieme contro la Germania hitleriana finirono forse, almeno allora, gli intrighi antisovietici? Non finirono neppure allora! E’ a tutti nota la storia del cosiddetto secondo fronte. L’Unione Sovietica sanguinava da innumerevoli ferite; essa impegnava e incatenava la grande maggioranza delle forze armate tedesche, dando all’Inghilterra e agli Stati Uniti la possibilità di prepararsi seriamente all’ulteriore condotta della guerra.

    E quando questa preparazione fu, secondo ogni umana previsione, ultimata, l’Unione Sovietica chiese che venisse aperto il secondo fronte in occidente.

    Gli argomenti dell’Unione Sovietica e la voce dei popoli di tutti i paesi furono così forti che gli esponenti dei paesi occidentali si impegnarono ad aprire a occidente il secondo fronte entro un certo termine. Si impegnarono una prima volta e non fecero niente. Si impegnarono una seconda volta e ancora non fecero niente. Solo più tardi, quando l’ulteriore inattività non era ormai più tollerabile, organizzarono il “secondo fronte” nell’Africa settentrionale e in Italia, un “secondo fronte” che non stornò dal fronte sovietico-tedesco neanche una divisione germanica. Perché i signori occidentali organizzarono un surrogato di secondo fronte nell’Africa settentrionale?

    Dal sud essi speravano di poter arrivare ai Balcani e all’Europa centrale prima dell’esercito sovietico e di assicurare in questo modo queste regioni al capitalismo.

    Comunque gli strateghi di Churchill erano certi che alla fine della seconda guerra mondiale avrebbero incontrato al tavolo delle trattative una Unione Sovietica dissanguata, indebolita, impotente. In secondo luogo si aspettavano che i paesi liberati dall’Unione Sovietica sarebbero tornati al capitalismo e nelle braccia degli imperialisti. Non avvenne né la prima né la seconda cosa. Solo chi sia irrimediabilmente ottuso può pensare sul serio che queste nazioni, che nel corso di una sola generazione avevano subito due bagni d sangue, potessero auspicare un puro e semplice ritorno alla situazione d’anteguerra. Potevano auspicare ciò tanto meno in quanto negli anni precedenti alla guerra e in quelli della guerra avevano visto chiaramente l’infamia, la doppiezza e l’incapacità delle classi prima dominanti e in quanto erano stati anche traditi dagli imperialisti occidentali.”

    (Klement Gottwald, La Cecoslovacchia verso il socialismo, edizioni Rinascita, Roma, 1952, pp.299-301)

    Non solo. Gli imperialisti anglo-americani volevano approfittare della situazione esistente nel fronte sovietico-tedesco per creare basi militari nei principali centri economici e strategici dell’URSS.

    Churchill inviò una nota al Comando congiunto anglo-americano, nella quale chiedeva che non si facesse sfuggire l’occasione per un’invasione del Caucaso. Soltanto una cosa lo preoccupava: che fare di questi piani se l’offensiva tedesca del 1942 dovesse fallire.

    (W.Churchill, The Second World War, vol.4, p. 514)


    Stalingrado e la vittoria dell’Armata Rossa

    Tutto il peso della guerra contro il nazifascismo in Europa rimane così sulle spalle dell’Unione Sovietica, almeno fino al giugno del 1944 quando, spaventati dalla travolgente avanzata dell’Armata Rossa verso Berlino, gli anglo-americani si decidono a sbarcare in Normandia.

    La svolta della guerra avviene a Stalingrado.

    “I tedeschi effettuano 1500-2000 incursioni al giorno, scaricando sulla città quotidianamente dalle 6 alle 8 mila bombe. Gli infami assassini hanno distrutto, incendiato interi quartieri, hanno messo fuori servizio decine di aziende. Ma la città continua a vivere, lavorare e combattere. Martoriata, carbonizzata ma irremovibile, resiste all’assalto del nemico ed infligge agli hitleriani colpi mortali, dissanguando l’armata tedesca. La fama della sua fermezza e della sua tenacia nella lotta contro il nemico si è diffusa in tutto il paese e in tutto il mondo. I combattenti di Stalingrado hanno già eliminato più di 175.000 tedeschi occupanti…Tutto il paese è accorso in aiuto di Stalingrado. Lotteremo per la nostra città sino all’ultima goccia di sangue.”
    (dal comunicato del Comitato regionale del Partito Comunista bolscevico dell’URSS sulla situazione di Stalingrado)

    E giunse il momento di passare da un’eroica resistenza a una potente controffensiva, una controffensiva devastante per l’aggressore nazista.
    Le unità corazzate sovietiche erano riuscite a realizzare l’accerchiamento delle forze nemiche presso Stalingrado.
    Nella morsa gigantesca vennero a trovarsi più di 300.000 uomini.
    Il 31 gennaio 1943 il grosso delle truppe tedesche aveva cessato la resistenza. Il generale Von Paulus alfine non potè che accettare l’ultima proposta di resa dei sovietici, dopo avere respinto le due precedenti.

    Dopo la guerra, in opere storiche pubblicate nell’ Europa occidentale e negli Stati Uniti, si è cercato di sminuire l’importanza della battaglia di Stalingrado. Anche il generale Marshall, ex-capo di Stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, in un rapporto al presidente Roosevelt, scrisse: “ la crisi della guerra è iniziata a Stalingrado e a El Alamein.” Questa affermazione non è corretta, dal momento che sul fronte sovietico-tedesco i nazifascisti avevano, nell’autunno del 1942, 226 divisioni, mentre nell’Africa settentrionale avevano – al momento della battaglia di El Alamein – solo dodici divisioni, di cui otto italiane. Dopo Stalingrado, l’Armata Rossa assume la direzione delle operazioni militari fino a varcare, nel 1945, le frontiere della Germania.

    Va ricordato che i dirigenti nazisti erano al corrente dei piani antisovietici dei governanti anglo-americani e si adoperarono per aiutarli. Infatti il comando tedesco a un certo punto cessò la resistenza ad ovest ed aprì il fronte perché potessero avanzare le truppe angloamericane.

    L’ammiraglio nazista Donitz, che successe a Hitler dopo il suicidio del dittatore nazista, dichiarò a un gruppo di ufficiali tedeschi: “Dobbiamo marciare a fianco delle potenze occidentali e cooperare con esse nei territori occupati dell’ovest, perché solo in collaborazione con esse potremo in futuro strappare terra ai russi.”
    (The Times, 17.8.1948)

    Il governo sovietico rifiutò di accettare la legittimità di un accordo che si era realizzato a Reims, e che prevedeva la resa delle armate naziste agli eserciti angloamericani. L’Unione Sovietica esigette che l’atto di capitolazione si firmasse a Berlino. I governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna furono costretti ad accettare questa richiesta.

    Quale fu il segreto della grande vittoria dei popoli sovietici sul nazifascismo?

    Indubbiamente, il tanto criticato patto Molotov-Ribbentrop concesse all’Unione Sovietica due anni di tempo prezioso per prepararsi alla guerra contro la Germania e questo tempo fu sfruttato molto bene se è vero quello che scrive il maresciallo Zukov nelle sue Memorie:

    “Le consegne militari effettuate tra il 1° gennaio 1939 e il 22 giugno 1941 erano enormi. L’artiglieria ricevette 92.578 pezzi. Nuovi mortai da 82 e 120 millimetri furono introdotti poco prima della guerra. La Forza Aerea ricevette 17.745 aerei da combattimento, di cui 3.719 nuovi modelli. Le misure prese dal 1939 al 1941 hanno creato le condizioni richieste per ottenere rapidamente la superiorità qualitativa e quantitativa.”
    (Jukov, Memoires, tomo II, Ed. Fayard, Paris, 1970, p. 296)

    Sui motivi che resero possibile la vittoria sul nazifascismo, Zukov aggiunge:

    “Un’industria sviluppata, un’agricoltura collettivizzata, l’istruzione pubblica estesa a tutta la popolazione, l’unità della nazione, la potenza dello Stato socialista, il livello elevato di patriottismo del popolo, la direzione che, attraverso il Partito, era pronta a realizzare l’unità tra il fronte e le retrovie, tutto questo insieme di fattori fu la causa prima della grande vittoria che doveva coronare la nostra lotta contro il fascismo. Il solo fatto che l’industria sovietica avesse potuto produrre una quantità colossale di armamenti…prova che le basi dell’economia, dal punto di vista militare, erano state poste nel modo dovuto e che erano solide…In tutto ciò che era essenziale e fondamentale, il Partito e il popolo hanno saputo preparare la difesa della patria.”
    (Jukov, op. cit. pp. 335-337)


    Il ruolo di Stalin

    Diversi esponenti della borghesia, anche della borghesia reazionaria come Winston Churchill, hanno riconosciuto le grandi capacità militari di Stalin come Comandante in capo dell’ Armata Rossa. Churchill, pur essendo un anticomunista e un nemico dichiarato dell’Unione Sovietica, parlando di Stalin disse:

    “ Rispetto questo grande ed eccellente uomo…Assai pochi erano nel mondo coloro che potevano comprendere, in così pochi minuti, le questioni con le quali ci arrabattavamo da mesi. Egli aveva afferrato tutto in un lampo” (citato da Enver Hoxha nell’articolo “ Nel centenario della nascita di Giuseppe Stalin” del 1979)

    Solo un gruppetto di revisionisti ha tentato di realizzare una ”missione impossibile”: quella di separare il nome di Stalin dalla grande epopea dei popoli sovietici , cercando di dimostrare che i successi furono realizzati senza la partecipazione di Stalin o addirittura “malgrado i gravi errori” di Stalin.

    Nikita Chruscev inventò la favola secondo cui – dopo l’aggressione nazista – Stalin sarebbe “scomparso” per tre settimane, lasciando il Partito e l’esercito senza direttive.

    Nelle sue Memorie, il maresciallo Zukov lo smentisce ricordando che Stalin, appena informato dell’attacco tedesco, gli ordinò di convocare l’Ufficio Politico per le 4,30. Nella stessa giornata del 22, Stalin prese decisioni di notevole importanza.

    “Verso le 13 del 22 giugno Stalin mi chiamò: i nostri comandanti di fronte non hanno esperienza sufficiente per dirigere operazioni militari, in molti sono palesemente disorientati. L’Ufficio Politico ha deciso di inviarvi sul fronte Sud-Ovest in qualità di rappresentante della Stavka (Quartier Generale). Sul fronte Ovest invieremo il maresciallo Saposnikov e il maresciallo Kulik.”
    Dopo il 22 giugno 1941 e per tutta la durata della guerra, Giuseppe Stalin assicurò la ferma direzione del paese, della guerra e delle nostre relazioni internazionali.”
    (Jukov, op. cit. pp.354, 395, 396)

    Nikita Chruscev ha affermato anche:

    “Il potere accumulato nelle mani di un solo uomo, Stalin, comportò delle gravi conseguenze nella grande guerra patriottica. Stalin agisce per tutti, non conta su nessuno, non chiede il parere a nessuno”

    Il generale d’armata Stemenko, che lavorò presso lo Stato maggiore generale, afferma:

    “Devo dire che Stalin non decideva e nemmeno amava decidere da solo sulle questioni importanti della guerra. Capiva perfettamente la necessità del lavoro collettivo in questo campo così complesso, riconosceva le persone autorevoli nell’uno o nell’altro problema militare, teneva conto della loro opinione e riconosceva a ciascuno la sua competenza.”
    (Chtèmenko, L’Etat Major general soviètique en guerre, Ed. du Progrès, Moscou, 1978, tomo II, p.319)

    Vasilevskij, che fu aiutante di Zukov e, successivamente, egli stesso capo di Stato maggiore e lavorò con Stalin per tutta la durata della guerra, scrive:

    “Per la preparazione dell’una o dell’altra decisione di ordine operativo o per l’esame di altri problemi importanti, Stalin faceva venire delle personalità responsabili che avevano un rapporto diretto con la questione esaminata…Questo lavoro spesso impegnava diversi giorni, durante i quali Stalin aveva degli incontri con i comandanti e i membri dei consigli militari dei fronti…L’Ufficio Politico, la Direzione delle Forze Armate si appoggiavano sempre sulla ragione collettiva. Ecco perché le decisioni strategiche prese dal comando supremo ed elaborate collettivamente rispondevano sempre, in generale, alla situazione concreta al fronte.”
    (Vassilevski, La cause de toute une vie, Ed. du Progrès, Moscou, 1975, pp.34-36)

    E il maresciallo Zukov ricorda:

    “Il lavoro della Stavka si metteva in pratica, di regola, sotto il segno dell’organizzazione, della calma. Ognuno poteva esprimere la propria opinione. Giuseppe Stalin si rivolgeva a tutti nello stesso modo, con un tono severo e abbastanza ufficiale. Quando gli si faceva un rapporto con piena cognizione di causa, sapeva ascoltare. Occorre dire, cosa di cui mi sono convinto durante i lunghi anni della guerra, che Giuseppe Stalin non era affatto un uomo a cui non si poteva parlare dei problemi difficili, con cui non si poteva discutere e perfino difendere energicamente il proprio punto di vista. Se alcuni affermano il contrario, direi semplicemente che le loro asserzioni sono false.”
    (Jukov, op.cit., p.415)

    Tutte le menzogne di Chruscev servivano in realtà a giustificare la svolta di 180 gradi che i revisionisti intendevano imporre alla politica sovietica.

    Una cosa però è certa: mentre oggi i nomi di Chruscev, di Mikojan e degli altri revisionisti che organizzarono il colpo di stato del 1956 promuovendo la cosiddetta destalinizzazione sono ormai finiti nella spazzatura della storia, e nessuno si ricorda più di loro, il nome di Stalin rimane e rimarrà sempre indissolubilmente legato ai grandi successi dell’edificazione socialista in URSS e alla grande vittoria dell’Armata Rossa e dei popoli sovietici sul nazifascismo.


    La grande vittoria dei popoli sovietici sul nazifascismo

  9. #19
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Citazione Originariamente Scritto da Guglie Visualizza Messaggio
    Come non ricordare che i tedeschi schieravano contro gli alleati sulle 40 divisioni in Normandia e Francia e sulle 15 in Italia...mentre più di 300 erano schierate sul fronte orientale oltre a quelle fornite da alleati vari ed eventuali.
    E per non dire che l'operazione bagration si svolse parallelamente allo sbarco in normandia (iniziò tutto il 22 giugno).


    A questo proposito la concezione comune dell'armata rossa della seconda guerra mondiale come un orda barbara che contasse solo sul numero è da doversi ai generali tedeschi.
    Quando a guerra finita essi furono catturati ed interrogati dagli alleati occidentali giustifcarono così le proprie sconfitte.

    Gli occidentali furono ben pronti a credere alla balla della barbara orda bolscevica e i sovietici sfruttarono l'occasione dato che fa sempre piacere essere sottovalutati dagli occidentali che ormai erano divenuti il nemico. La massiccia disinformazione ha infatti sempre fatto parte delle dottrine sovietiche.


    Da parte sua l'operazione bagration liberò una zona che va da i confini dell'attuale Russia a metà della Polonia portando la guerra nel territorio del reich e praticamente annientò le forze del gruppo d'armate centro tedesco.
    La conta dei morti sul fronte orientale si è sempre fatta sui dati di Paul Carrel. Il vecchio nazista Paul Karl Schmidt, portavoce di Ribbentrop, e indagato per crimini di guerra. Gli americani lo rimisero a nuovo gli cambiarono il nome e gli fecero scrivere la "storia" della guerra in Oriente. la tesi è ovviamente che Hitler e Stalin erano due perfetti dementi. In particolare le orde asiatiche dei bolscevichi combattenao mille contro uno. Naturalemnte gli ariani tedeschi ne potevano ammazzare 900 ma alla fine prevlsero i mongoli. Cosa c'è che non va in questa interpretazione alla luce dei dato di archivio?
    1. La maggior parte delle azioni attribuite ad Hitler furono opera dei suoi generali magari contro lo scetticismo di Hitler (Kursk)
    2. La maggior parte delle azioni attribuite a Stalin furono opera di decisioni collettive della STAVKA.
    3. Le perdite complessive dei sovietici (morti in battaglia, feriti irrecuperabili, congelati, prigionieri non ritornati a fine guerra) furono 11.400.000 (5,5 milioni i morti in battaglia) contro i 7.800.000 dei tedeschi senza contare gli oltre 800.000 tedschi arresesi a Praga. Se si tolgono i morti sovietici nei campi di prigionia o solo si fa il differenziale tra questi e i morti tedeschi nelle medesime circostanze. Se si aggiungono le perdite degli alleati finlandesi, ungheresi, romeni, slovacchi, croati, italiani (ARMIR), francesi, belgi, spagnoli (Azul), olandesi, scandinavi (Viking) beh allora tra le perdite dei due schieramenti alla fine non c'è un abisso. i sovietici persero molti uomini all'inizio i tedeschi alla fine. Ma i mille contro uno è una cazzata allo stato puro. I sovietici avevano le loro tecniche per il risparmio di uomini (il cosidetto campo di fuoco) e le applicarono diffusamente. Gli occidentali hanno ironizzato sull'utilizzo della cavalleria da parte dei sovietici sostenendo la famosa leggenda metropolitana dell'assalto ai tanks con le sciabole. Ho già speigato in un'altra parte del forum l'eccellente utilizzo fatto dai sovietici della cavalleria al posto della fanteria motorizzata ideale nei terreni fangosi e con frequesti boscaglie come quelli russi.
    Ultima modifica di Red Shadow; 05-09-10 alle 09:52
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  10. #20
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    Predefinito Rif: Operazione Bagration

    Furono invece i tedeschi ad attaccare "mille contro uno"(per modo di dire) all'inizio della guerra. I tedeschi e i loro alleati avevano un milione di soldati in più alla frontiera. La tattica dei tedeschi era di costringere i sovietici ad una unica grande battaglia di frontiera. Cosa che Stalin voleva evitare e teneva le truppe distribuite sul territorio per la difesa in profondità. La rapida avanzata dei tedeschi e le vittorie iniziali furono dovute a due fattori. La distruzione dell'Armata di Brest nel primo giorno di guerra e il fattore sorpresa strategica. La disposizione dell'Armata Rossa era funzionale ad un eventuale attacco in Ucraiina. C'erano molti fattopri che propendevano per un attacco iniziale in Ucraina: difesa dei pozzi petroliferi della Romania, il raccolto di grano, gli impianti industriale del Donbass e via dicendo. Ma lì i sovietici erano eccellentemente disposti. Hitler invece azzardò l'attacco in Bielorussia dove le difese erano più blande. Se esaminiamo la trascrizione del processo al generale Pavlov pubblicato nel 1998 ci rendiamo conto che però Stalin comincia a sospettare che l'attacco verrà portato in Bielorussia. Per cui predispone a pertire dal 20 maggio lo spostamento di truppe dal Caucaso, da Orel e dal lago Baikal verso la Bielorussia. Il 7 giugno viene inviato un ultimatum ai tedeschi: o rotirate le truppe di frontiera oppure noi faremo altrettanto. il 15 maggio l'Isvestia pubblica il comunicato della mobilitazione generale. Stalin sapeva dell'attacco tedesco almeno dal 15 giugno. Non 'c'è da stupirsi dato che aveva almeno due agenti negli staff dello stato maggiore tedesco. Infatti in quella data Timoshenko comunica a Pavlov che la guerra inizierà il 22-23 giugno. Il problema è che la seconda linea non è ancora pronta in Bielorussia: le truppe mobilitate il 20 maggio sono ancora a 100 km dal fronte. A questo punto si da l'unico ordine sensato: il ritiro dell'armata di Brest, fulcro dello schieramento difensivo sovietico in Bielorussia, dalla frontiera per posizionarla ad una ventina di km. Si utilizzerà questa parte di territorio come cuscinetto mandando a vuoto il primo attacco tedesco. Cos'è che non funziona? Che l'ordine per varie ragioni viene eseguito solo in contemporanea con l'attacco tedesco portando alla distruzione dell'armata senza combattere. Pavlov da la colpa ai suoi sottoposti, e viene condannato a morte per negligenza criminale. L'altro comandante Popov invece viene assolto e lo ritroveremo nella conquista di Berlino. Il risultato è che i tedeschi attaccano con forze spesso due o tre volte superiori le truppe di frontiera sovietiche creando un paurosa crisi di posizione delle stesse. La distruzione dell'armata di Brest comporta un effetto a catena che si ripercuote per la prima parte della guerra e viene recuperato solo a Smolensk.
    In ogni caso basta leggere il diario di Goebbels per vedere che già dopo un mese i tedeschi si accorgono che le cose non vanno per il verso giusto. Hitler, dopo due mesi, riferisce Goebbels non si da pace per avere sottovalutato in maniera così ingenua il potenziale sovietico. Ancora qualche settimana e Goebbels "vede nero su nero", letteralmente.
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