Perché ci terremo le buche per almeno altri 5 anni spiegato bene
19 giugno 2016
Virginia Raggi non vincerà le elezioni che si stanno svolgendo in queste ore, le stra-vincerà! Che è diverso. Il risultato sarà particolarmente rotondo e le recenti novità riguardanti un suo ipotizzato reato di falso ideologico appaiono avere sì una qualche rilevanza, ma sono state gestite in maniera così becera e volgare dal PD (dove sta la notizia?) dall'aver favorito e non penalizzato la candidata pentastellata?
Semmai qualche votino Raggi lo perderà per quanto di ridicolo sta emergendo sui primissimi nomi dei suoi assessori (chissà gli altri, visto che ha annunciato solo un terzo della Giunta contravvenendo alle promesse). Lo Cicero, con deleghe importanti come quella ai giovani, appare una figura imbarazzante; Paolo Berdini è una ipoteca sul futuro che garantirà a questa città nuova povertà, nuova marginalità, nuovo disagio sociale, nuova disoccupazione. Paolo Berdini è la certezza che ancora decine di migliaia di nostri giovani di talento, che abbiamo investito enormemente per formare, se ne andranno all'estero. A cercare opportunità in paesi e nazioni dove le ricette le "visioni" (tra mille virgolette) di Berdini sono considerate folklore pericoloso anche solo nei libri o nei polverosi convegni universitari.
Ma al di là di queste considerazioni, praticamente per amatori, la vittoria schiacciante di una giovane avvocato prossima al compleanno dei 38 anni è decisa e ineluttabile. Tanto più che il M5S, con una mossa tanto abile quanto spregiudicata, procede in alleanza (alleanza che speriamo venga rotta immediatamente dopo il voto, altrimenti sarebbero dolori) con le più squallide, incancrenite e criminogene cricche della città: il peggio dei tassinari (quelli che temono Uber e non lo considerano una opportunità come è in tutto il mondo), il peggio degli albergatori (quelli che temono Air BnB e non lo considerano una opportunità come è in tutto il mondo), gli impiegati comunali, gli atroci dipendenti Atac, i terrificanti dipendenti Ama che finalmente Marino aveva avviato alla privatizzazione, gli addetti alle farmacie comunali di Farmacap che per decenni hanno rubato i farmaci nei magazzini per rivenderli e farsi un doppio stipendio, la parte più retriva del corpo della Polizia Municipale (con la quale è stato fatto un vero e proprio patto in cambio del ritorno alla vecchia gestione consociativa) che ora punta ad una restaurazione dopo le rivoluzioni e l'aria fresca di Clemente e così via.
Con molte di queste categorie, autentiche metastasi che stanno (chiaramente assieme e in alleanza con la pessima politica, beninteso) ultimando l'assassinio di una capitale occidentale, il Movimento 5 Stelle ha siglato veri patti di restaurazione: se arriviamo noi tutto torna come prima di Marino, non preoccupatevi. In Atac, in Ama, in Polizia Municipale, in Comune. Dovunque. E' agghiacciante, ma è così.
M5S così riesce a soddisfare ad un tempo solo le esigenze di novità, di freschezza, di cambiamento, ma allo stesso modo rassicura (come vedremo anche nel cuore contenutistico di questo articolo) il ventre molle, nullafacente, parassita della città: feccia, ma che come vedremo stasera a urne chiuse sposta una quantità impressionante di voti. Una proposta politica conservatrice con molti - troppi - tratti paralleli alla micidiale amministrazione Alemanno. Ovviamente su questo specifico aspetto la speranza è che una campagna elettorale fatta per stravincere non si traduca poi in una azione di governo così populista.
Ma siamo certi - o meglio vogliamo sperare - che all'atto pratico l'impostazione di Virginia Raggi non sarà così conservatrice e allucinantemente sbardelliana come è apparsa in campagna elettorale.
Dando per scontata la vittoria (che noi per primi, al di là di ogni infingimento, abbiamo sempre auspicato e invitato i nostri lettori a favorire; perché al di là di tutte le critiche e della raccapricciante campagna elettorale dei 5 Stelle riconsegnare la città al PD dovrebbe essere vietato per decreto legge!) e bypassando il perbenismo del silenzio elettorale possiamo iniziare il warm up di quello che saranno i prossimi anni. Anni durante i quali "massacreremo" Virginia Raggi esattamente come abbiamo fatto, fin dal principio della nostra attività civica, con Veltroni, con Alemanno, con Marino. Marino fu l'unico a capirlo, ma questo massacro è quanto di più utile e costruttivo un sindaco possa chiedere di avere dalla opinione pubblica della città. La prima puntata del nostro pungolo costruttivo verte sulle buche. E' stato uno dei temi della campagna elettorale.
Il problema delle buche a Roma si è generato non per sbaglio o per sfortuna, si è generato perché il mercato della manutenzione è gestito in maniera malata. Ci sono centinaia di appalti laddove ne basterebbe uno e centinaia di fornitori per fare un unico servizio (la manutenzione delle strade) sono impossibili da gestire, impossibili da controllare. Senza controlli queste ditte fanno il loro comodo, sanno di non essere supervisionate, risparmiano sui materiali, ultimano i lavori in maniera scadente così questo permetterà loro di essere richiamati per rattoppare e staccare un'altra fattura a danno dell'amministrazione.
Questo è quanto. Non c'è molto da aggiungere.
Come si risolve? Semplicissimo. Gli appalti devono essere accorpati e devo durare nel tempo. Così una ditta, detenendo l'appalto per la manutenzione per più anni, avrà tutto l'interesse a fare un lavoro a regola d'arte perché altrimenti dovrà lei stessa provvedere, senza aggiunte di denaro, a riparare. Inoltre una ditta sola è controllabile, è un interlocutore unico, è chiaramente individuabile come responsabile e controllabile facilmente dai cittadini.
Non è fantascienza, è quanto era successo a Roma negli anni 2006/2007 quando la allora Giunta Veltroni capì che quella era l'unica strada e affidò la manutenzione della grande viabilità ad una ditta unica. E' impensabile che l'amministrazione abbia come interlocutori dozzine e dozzine di dittuncole, srl farlocche aperte, chiuse, riaperte, truffaldine, quasi mai ditte romane tra l'altro e spesso provenienti dalle provincie di Latina, di Caserta. Le cose funzionavano e funzionavano a tal punto che Alemanno, una volta arrivato, si affannò per smontare un sistema sul quale era impossibile mangiare (l'importo era quello e quello era, niente sorprese, niente affidamenti diretti, niente somma urgenza) e lavorò duro per riassegnare i micro appalti alle micro dittuncole romane, casertane, ciociare, pontine. Quelle che poi è emerso da questo sistema è sulle scrivanie dei magistrati a Piazzale Clodio.
Questo sistema si smonta in maniera molto agevole: si fa un appalto unico per la grande viabilità comunale e al massimo 5 appalti (tre municipi per ogni appalto) per i 15 miunicipi. Lo dicono tutti (tutti!) gli esperti di queste faccende, lo dice - onestamente va ammesso - anche Roberto Giachetti che nel suo programma elettorale e nelle tante occasioni su cui si è parlato di questo ripete una ricetta del genere, non perché Giachetti sia bravo, ma semplicemente perché se si vuole risolvere il problema a uccidere corruzione e disagi per i cittadini quella è l'unica strada. Non c'è davvero alternativa.
Ecco perché ci è venuto un groppo alla gola quando abbiamo sentito, su questo tema, al risposta di Virginia Raggi allo statement di Giachetti. Davvero sarà interessante capire chi mette in bocca a questa ragazza gentile, preparata e ragionevole puttanate di tal risma profittando della sua buona fede. E qui siamo ad un livello simile dello sciopero dell'UGL indetto "per coincidenza" durante la partita dell'Italia agli Europei! Se visionate il video non potrete che saltare sulla seggiola anche voi: sono le stesse frasi che ha ripetuto, mandandoci il sangue al cervello, Alemanno. Quelle piccole società di cui parla Raggi sono il reticolo di clientele, corruzione, incapacità oggettiva, che costituisce la colonna vertebrale (a tutt'oggi perfettamente eretta) di Mafia Capitale. E' spiazzante e sorprendente come Virginia venga mandata allo sbaraglio a difendere l'indifendibile: certo, sono voti, ma poi sono voti che si pagano cari se davvero vuoi cambiare la città. La cosa certa è che la ricetta proposta da lei è, banalmente, criminogena. Genera crimini, genera illegalità, genera inefficienze, genera quello che c'è oggi insomma. E' una ricetta di Alemanno e tanto basta per descriverla. Ovviamente la retorica delle povere piccole ditte romane non sta in piedi manco un istante: primo perché il grosso di quelle che si aggiudicano i vergognosi appalti attuali non sono romane, secondo perché molte di queste realtà sono marce, sono le ditte che un governo a 5 Stelle dovrebbe combattere non tutelare. A vantaggio piuttosto delle ditte serie che in questo sistema criminale sono state costrette a fallire.
La manutenzione delle strade, come tutti i servizi a rete che costituiscono il network di una città che funziona, è un monopolio naturale. Come l'illuminazione pubblica, la distribuzione dell'acqua e del gas, la cartellonistica pubblicitaria o il trasporto pubblico di linea. Voi affidereste ogni linea di bus ad un diverso operatore di trasporto "per far lavorare le piccole imprese", oppure ritenete che tutte le linee debbano essere gestite da un unico operatore come accade in tutto il mondo? Voi direste che ogni palo della luce deve essere gestito da una società diversa per garantire a tante piccole aziende di lavorare e "di ripartire" oppure ritenete giusto che Acea gestita tutto? E così via.
Per gestire queste grandi partite ci vogliono insomma aziende grandi, possibilmente grandissime, possibilmente internazionali, che poi ovviamente coordinano maestranze locali, collaboratori, subappalti. Non si perdono posti di lavoro, semmai se ne guadagnano. Ma il timone non lo tengono imbarazzanti pseudo-imprenditori locali, bensì veri professionisti del settore. Facili da controllare
Se Virginia Raggi vorrà mantenere corruzione, ladrocini, clientele vergognose, incapacità, lavori pubblici scadenti continui pure sulla sua posizione; se invece vorrà davvero "cambiare tutto" dovrà tornare su questo suoi sui passi. Certo la presenza ai lavori pubblici di un personaggio come Paolo Berdini non è certo garanzia di spirito di innovazione e di corretto seguimento di buone pratiche internazionali. Buone buche, buone spese folli e buona corruzione a tutti. E buoni incidenti mortali, sull'altare delle piccole ditte che deveno da lavorà...





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