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  1. #11
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Già abbiamo qui in zona Como una NOTA catena di supermercati (facenti capo ad un'entità giuridica non italiana) che si sono organizzati in qualche modo per tenere aperti almeno uno dei loro punti vendita nella zona per una fascia oraria: ad esempio i due più vicini a me sono aperti uno ADESSO, la mattina di Pasqua () e l'altro Lunedì.
    Poi qualcuno non capisce come i piccoli negozi, spesso a conduzione familiare, svaniscano di fronte all'assalto della grande distribuzione.
    Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai

    Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)

  2. #12
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da Guy Fawkes Visualizza Messaggio
    Già abbiamo qui in zona Como una NOTA catena di supermercati (facenti capo ad un'entità giuridica non italiana) che si sono organizzati in qualche modo per tenere aperti almeno uno dei loro punti vendita nella zona per una fascia oraria: ad esempio i due più vicini a me sono aperti uno ADESSO, la mattina di Pasqua () e l'altro Lunedì.
    Poi qualcuno non capisce come i piccoli negozi, spesso a conduzione familiare, svaniscano di fronte all'assalto della grande distribuzione.
    È giusto che i clienti abbiano un buon servizio.

    È finita l'era dei negozietti che si accordavano tra di loro per inchiappettare il cliente.

  3. #13
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Lavorare anche a Pasqua e Pasquetta in un centro commerciale in nome di un aumento dei consumi che non c’è e per mantenere un posto di lavoro che spesso resta instabile ma, nel frattempo, toglie pezzi di vita. È una polemica lunga sette anni quella dell’apertura nei giorni festivi di negozi e shopping center che anche questa volta ha visto in prima fila i sindacati. E pure la chiesa. Tutti contro le liberalizzazioni introdotte dal governo Monti nel 2011, che consentono l’apertura tutti i giorni della settimana, domenica compresa, 24 ore su 24. Negli ultimi anni si è cercato inutilmente di cambiare la legge. Con una proposta arrivata in Senato nel 2015 e che giace ancora a Palazzo Madama. Un disegno di legge che comunque non accontenta tutti, perché per i sindacati non cambierebbe lo stato delle cose, lasciando l’ultima parola alle imprese. Lo spiega a ilfattoquotidiano.it Alessio Di Labio, responsabile della campagna contro le aperture nei giorni festivi per la Filcams Cgil nazionale, la Federazione dei lavoratori del commercio e del turismo. “Siamo l’unico Paese in Europa – dice – che non solo non ha restrizioni su orario e giorni di apertura, ma dove gli enti locali non hanno neppure margini di manovra”. Il risultato? “Decidono i grandi poteri senza che si faccia alcuna differenza tra luoghi con vocazioni totalmente diverse”. Impossibile ad oggi la totale chiusura degli esercizi commerciali, lo sanno anche i sindacati, ma si combatte contro “un evidente peggioramento delle condizioni di lavoro” e per “una regolamentazione, un adeguato riconoscimento salariale e il rispetto della libertà di scelta”.

    LE MOBILITAZIONI – Una battaglia soprattutto dei lavoratori. È passato un anno dalla mobilitazione di Serravalle Scriva, dove a Pasqua 2017 centinaia di lavoratori dell’outlet hanno provato a bloccare le entrate, dopo la scelta della proprietà McArthurGlen di tenere aperto anche nel weekend pasquale per la prima volta in diciassette anni. Lo scorso anno in molte regioni sono state promosse forme di mobilitazione in Puglia, Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Toscana. L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha criticato le aperture dei supermercati, nel giorno di Pasqua, durante l’omelia della messa in Duomo. Così hanno fatto anche l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto in un messaggio rivolto ai fedeli e il vescovo di Tortona, Vittorio Francesco Viola, riferendosi proprio all’apertura pasquale dell’outlet di Serravalle Scrivia.

    Quest’anno il problema si è ripresentato. Nel giorno di Pasqua sarà aperto il 19 per cento dei negozi della grande distribuzione, mentre resteranno chiusi le grandi catene di mobili e gli outlet. Non quello di Serravalle, che però avrà un orario ridotto, dalle 14 alle 20. E dopo le polemiche per le aperture di Natale e Santo Stefano aprirà, ma solo per il cinema e la ristorazione anche l’Oriocenter alle porte di Bergamo. Chiara la posizione di Federdistribuzione: “Le imprese a noi associate non vogliono aperture indiscriminate, ma attuano scelte orientate dal buon senso”. Per Confimprese, invece, la chiusura dei negozi a Pasqua “è l’ennesimo controsenso di un Paese che ha dato il via al libero mercato ma non si adegua alle esigenze del retail, che crea occupazione e fa girare l’economia”.

    Intanto i sindacati del commercio Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno proclamato uno sciopero per la domenica di Pasqua (1 aprile) e il lunedì di Pasquetta (2 aprile). Tra le prime regioni ad aderire, anche in questo caso, Emilia Romagna, Toscana e Lazio, ma anche Sicilia e Puglia al grido “La festa non si vende. Il commercio non è un servizio essenziale”. In Emilia Romagna la protesta riguarda i centri commerciali, mentre in Toscana e Lazio tutto il commercio, dai supermercati ai negozi di abbigliamento. Filcams, Fisascat e Uiltucs di Roma e del Lazio hanno già proclamato anche lo sciopero per il 25 aprile e il primo maggio e ribadiscono il diritto sancito anche in recenti sentenze della Corte Costituzionale ad astenersi dal lavoro nei giorni festivi.

    IL QUADRO LEGISLATIVO – Le liberalizzazioni introdotte dall’articolo 31 comma 1 del decreto legge 201/2011 (il decreto Salva Italia), approvato dal governo guidato da Mario Monti erano state avviate già nel 1998 con il Decreto Bersani. Sono almeno quattro anni che in Parlamento si cerca di cambiare la situazione. È ancora fermo in Senato il disegno di legge, a prima firma Michele Dell’Orco (Movimento 5 Stelle) per regolamentare le aperture nei giorni di festa che già era stato approvato all’unanimità alla Camera dei Deputati. La proposta prevedeva che su dodici giorni festivi all’anno, sei dovessero essere di chiusura per i negozi. Ad oggi, però, la situazione resta immutata e si può aprire senza alcun limite.

    COSA AVVIENE IN EUROPA – Siamo l’unico Paese europeo ad avere questo tipo di quadro normativo. “In Gran Bretagna – ricorda Di Labio – sono sempre aperti, ma viene fatta una differenziazione a seconda delle regioni, in Belgio si apre dalle 5 alle 20 e la domenica è chiuso, in Francia sono aperti 24 ore su 24 ma la domenica sono chiusi e poi gli Enti locali hanno possibilità di manovra. In Germania di domenica sono sempre chiusi, in Olanda l’apertura è dalle 6 alle 22 e la domenica sono chiusi, mentre in Spagna solo le zone turistiche non hanno limiti di apertura”. Dunque non si tratta solo di un problema di orario o di chiusura domenicale, quanto della possibilità concreta per i Comuni di poter avere l’ultima parola. Anche perché, facendo un po’ di conti, le aperture di domeniche e festivi nella maggior parte dei casi non hanno portato ai risultati sperati in termini di consumi.


    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...aggio/4262460/
    clash bankrobber

  4. #14
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da blobb Visualizza Messaggio
    Lavorare anche a Pasqua e Pasquetta in un centro commerciale in nome di un aumento dei consumi che non c’è e per mantenere un posto di lavoro che spesso resta instabile ma, nel frattempo, toglie pezzi di vita. È una polemica lunga sette anni quella dell’apertura nei giorni festivi di negozi e shopping center che anche questa volta ha visto in prima fila i sindacati. E pure la chiesa. Tutti contro le liberalizzazioni introdotte dal governo Monti nel 2011, che consentono l’apertura tutti i giorni della settimana, domenica compresa, 24 ore su 24. Negli ultimi anni si è cercato inutilmente di cambiare la legge. Con una proposta arrivata in Senato nel 2015 e che giace ancora a Palazzo Madama. Un disegno di legge che comunque non accontenta tutti, perché per i sindacati non cambierebbe lo stato delle cose, lasciando l’ultima parola alle imprese. Lo spiega a ilfattoquotidiano.it Alessio Di Labio, responsabile della campagna contro le aperture nei giorni festivi per la Filcams Cgil nazionale, la Federazione dei lavoratori del commercio e del turismo. “Siamo l’unico Paese in Europa – dice – che non solo non ha restrizioni su orario e giorni di apertura, ma dove gli enti locali non hanno neppure margini di manovra”. Il risultato? “Decidono i grandi poteri senza che si faccia alcuna differenza tra luoghi con vocazioni totalmente diverse”. Impossibile ad oggi la totale chiusura degli esercizi commerciali, lo sanno anche i sindacati, ma si combatte contro “un evidente peggioramento delle condizioni di lavoro” e per “una regolamentazione, un adeguato riconoscimento salariale e il rispetto della libertà di scelta”.

    LE MOBILITAZIONI – Una battaglia soprattutto dei lavoratori. È passato un anno dalla mobilitazione di Serravalle Scriva, dove a Pasqua 2017 centinaia di lavoratori dell’outlet hanno provato a bloccare le entrate, dopo la scelta della proprietà McArthurGlen di tenere aperto anche nel weekend pasquale per la prima volta in diciassette anni. Lo scorso anno in molte regioni sono state promosse forme di mobilitazione in Puglia, Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Toscana. L’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha criticato le aperture dei supermercati, nel giorno di Pasqua, durante l’omelia della messa in Duomo. Così hanno fatto anche l’arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto in un messaggio rivolto ai fedeli e il vescovo di Tortona, Vittorio Francesco Viola, riferendosi proprio all’apertura pasquale dell’outlet di Serravalle Scrivia.

    Quest’anno il problema si è ripresentato. Nel giorno di Pasqua sarà aperto il 19 per cento dei negozi della grande distribuzione, mentre resteranno chiusi le grandi catene di mobili e gli outlet. Non quello di Serravalle, che però avrà un orario ridotto, dalle 14 alle 20. E dopo le polemiche per le aperture di Natale e Santo Stefano aprirà, ma solo per il cinema e la ristorazione anche l’Oriocenter alle porte di Bergamo. Chiara la posizione di Federdistribuzione: “Le imprese a noi associate non vogliono aperture indiscriminate, ma attuano scelte orientate dal buon senso”. Per Confimprese, invece, la chiusura dei negozi a Pasqua “è l’ennesimo controsenso di un Paese che ha dato il via al libero mercato ma non si adegua alle esigenze del retail, che crea occupazione e fa girare l’economia”.

    Intanto i sindacati del commercio Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno proclamato uno sciopero per la domenica di Pasqua (1 aprile) e il lunedì di Pasquetta (2 aprile). Tra le prime regioni ad aderire, anche in questo caso, Emilia Romagna, Toscana e Lazio, ma anche Sicilia e Puglia al grido “La festa non si vende. Il commercio non è un servizio essenziale”. In Emilia Romagna la protesta riguarda i centri commerciali, mentre in Toscana e Lazio tutto il commercio, dai supermercati ai negozi di abbigliamento. Filcams, Fisascat e Uiltucs di Roma e del Lazio hanno già proclamato anche lo sciopero per il 25 aprile e il primo maggio e ribadiscono il diritto sancito anche in recenti sentenze della Corte Costituzionale ad astenersi dal lavoro nei giorni festivi.

    IL QUADRO LEGISLATIVO – Le liberalizzazioni introdotte dall’articolo 31 comma 1 del decreto legge 201/2011 (il decreto Salva Italia), approvato dal governo guidato da Mario Monti erano state avviate già nel 1998 con il Decreto Bersani. Sono almeno quattro anni che in Parlamento si cerca di cambiare la situazione. È ancora fermo in Senato il disegno di legge, a prima firma Michele Dell’Orco (Movimento 5 Stelle) per regolamentare le aperture nei giorni di festa che già era stato approvato all’unanimità alla Camera dei Deputati. La proposta prevedeva che su dodici giorni festivi all’anno, sei dovessero essere di chiusura per i negozi. Ad oggi, però, la situazione resta immutata e si può aprire senza alcun limite.

    COSA AVVIENE IN EUROPA – Siamo l’unico Paese europeo ad avere questo tipo di quadro normativo. “In Gran Bretagna – ricorda Di Labio – sono sempre aperti, ma viene fatta una differenziazione a seconda delle regioni, in Belgio si apre dalle 5 alle 20 e la domenica è chiuso, in Francia sono aperti 24 ore su 24 ma la domenica sono chiusi e poi gli Enti locali hanno possibilità di manovra. In Germania di domenica sono sempre chiusi, in Olanda l’apertura è dalle 6 alle 22 e la domenica sono chiusi, mentre in Spagna solo le zone turistiche non hanno limiti di apertura”. Dunque non si tratta solo di un problema di orario o di chiusura domenicale, quanto della possibilità concreta per i Comuni di poter avere l’ultima parola. Anche perché, facendo un po’ di conti, le aperture di domeniche e festivi nella maggior parte dei casi non hanno portato ai risultati sperati in termini di consumi.


    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...aggio/4262460/
    Forza, prendiamo coraggio e facciamo l'ultimo passo: aboliamo il lavoro.

  5. #15
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da Hockey Visualizza Messaggio
    Forza, prendiamo coraggio e facciamo l'ultimo passo: aboliamo il lavoro.
    Con il RDC, i negozi saranno aperti solo il mercoledì pomeriggio.

  6. #16
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da Guy Fawkes Visualizza Messaggio
    Già abbiamo qui in zona Como una NOTA catena di supermercati (facenti capo ad un'entità giuridica non italiana) che si sono organizzati in qualche modo per tenere aperti almeno uno dei loro punti vendita nella zona per una fascia oraria: ad esempio i due più vicini a me sono aperti uno ADESSO, la mattina di Pasqua () e l'altro Lunedì.
    Poi qualcuno non capisce come i piccoli negozi, spesso a conduzione familiare, svaniscano di fronte all'assalto della grande distribuzione.
    boicottarli...sempre e comunque!
    Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
    Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....

  7. #17
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da L'anticristo Visualizza Messaggio
    Con il RDC, i negozi saranno aperti solo il mercoledì pomeriggio.
    Con l'errediccì chiuderanno anche il mercoledì pomeriggio. Finalmente nessuno dovrà più lavorare. Ma nessuno nessuno. Minimo l'errediccì arriverà a tremila euro al mese

  8. #18
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da italicum Visualizza Messaggio
    Ecco! L'ennesimo esempio che tutte le paranoie sulle tasse sono, infatti, paranoie.

    Grazie per l'assist!
    What?
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

  9. #19
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    magari se la GdF ci legge un piccolo controllo al soggetto in questione...giusto per toglierci lo sfizio...
    gia' pasta Amati e' scomparso dopo la visita della polizia fiscale...vediamo...


    Venghino. Io invece ti suggerisco un controllo da un epatologo.
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

  10. #20
    Anticapitalista!
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    Predefinito Re: Pasqua e Pasquetta di scioperi. Si allarga la rivolta del commercio

    Citazione Originariamente Scritto da Hockey Visualizza Messaggio
    Forza, prendiamo coraggio e facciamo l'ultimo passo: aboliamo il lavoro.
    Beh, però per essere coerenti dovreste andare voi a lavorare la domenica in un cesso commerciale per dare l'esempio, no? Se la vita è lavoro, come da mantra neoliberisti, è un pò un controsenso pretendere che siano poi gli altri a farlo mentre voi state a casa in panciolle a cazzeggiare. Date l'esempio: tutti a lavorare nei cessi commerciali tutti i sabati e le domeniche. Altrimenti muti!
    L’immigrazione è fenomeno padronale. Chi critica il capitalismo approvando l’immigrazione, di cui la classe operaia è la 1a vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l’immigrazione restando muto sul capitale, dovrebbe fare altrettanto. De Benoist

 

 
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