Notevoli avanzamenti nello studio delle particelle subatomiche.


Notevoli avanzamenti nello studio delle particelle subatomiche.
Hitler or Hell.


Quando è evidente, come nel caso di DeMagistris, che l'espressione "tendere la mano verso i più deboli" si riferisce sempre al parassitatore di welfare subsahariano e mai, per esempio, al tuo vicino di quartiere in difficoltà, a me sale il nazismo.
Come quest'altra cacata qua, per chi volesse approfonndire il tema:
https://forum.termometropolitico.it/...l#post17529004
"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch


Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -
Il sonno della ragione genera i liberali




POTERE AL POPOLO E IL "PIANO B" CHE NON C'È di Leonardo Mazzei
[ 29 dicembre 2018 ]
A sinistra si discute delle elezioni europee, ed è normale. Meno "normale", anche se assolutamente abituale, è il come se ne discute. Quel che pensiamo dell'operazione De Magistris, della sua lista della sinistra europeista, l'abbiamo già scritto. Mentre un'idea su chi la sostiene, ogni lettore può farsela leggendo questo documento della Direzione del Prc, dove il passaggio più qualificante è la richiesta di "ricandidatura della compagna Eleonora Forenza"... Niente di male, ognuno ha le sue priorità.
Qui vogliamo invece occuparci di un'altra parte della sinistra, quella che si è appena separata da Rifondazione: Potere al popolo (Pap).
Parlando della riunione del Coordinamento nazionale di Pap, ne scrive su Contropiano Sergio Cararo. Riferendosi alle recenti vicende della Legge di bilancio, il suo editoriale sottolinea giustamente la necessità di un "Piano B" nel confronto con l'Ue, ma la formula utilizzata per descriverlo - la previsione della «rottura, anche unilaterale, con i Trattati europei» - è come sempre fumosa. Se si rompono i Trattati si esce dall'Ue ed a maggior ragione dall'euro. La verità è che un Piano B o include espressamente questa scelta o non è un vero Piano B.
Fin qui, comunque, nulla di nuovo. Il punto è che al solito pasticciaccio di chi vede il problema ma ha paura ad affrontarlo per l'irrisolto tabù della questione nazionale, si aggiunge un'analisi della fase irrealistica assai. Non solo si dà un giudizio tranchant sul governo italiano, che avrebbe semplicemente "capitolato" al pari di Tsipras, ma per Cararo questa valutazione si inserisce in un quadro europeo dove: «la contrapposizione tra europeisti liberalprogressisti ed europeisti della destra nazionalista è del tutto ingannevole».
Chiaro che, così ragionando, si considera ormai chiusa la vicenda populista, che si vorrebbe in tal modo archiviare come un momentaneo accidente, una parentesi mai davvero compresa (e questo è il fatto), nel normale scorrere delle vicende politiche e sociali, italiane e del continente. E' questo un tipico caso di wishful thinking, o "Pensiero illusorio", che unisce non a caso i commentatori mainstream a tanti esponenti della sinistra.
Ma che c'entra tutto ciò con l'approccio di Pap alle elezioni europee? C'entra eccome, dato che il report della riunione di Potere al popolo, muove - peraltro amplificandole - dalle stesse identiche premesse. Più esattamente dalle stesse identiche illusioni. Secondo il coordinamento di Pap: «la stessa incapacità del governo di risolvere i problemi degli italiani e di far ripartire il paese, lascia aperto uno spazio politico enorme». Di più, siccome il governo fa schifo, ma l'opposizione pure, Pap scrive alla lettera che si tratta di due "buone notizie". Da qui l'idea di verdi praterie da conquistare, annunciata con un solo dubbio: «Insomma: la situazione sta lavorando per noi, ma noi sapremo lavorare per la situazione?». Se non è autoreferenzialità questa non sappiamo più cosa sia l'autoreferenzialità.
Detto questo, Pap ha due problemi: cosa dire sull'Europa agli italiani, come presentarsi all'appuntamento elettorale di maggio. Se sul primo punto la risposta è vuota, sul secondo è comica. Ma vediamoli entrambi.
Come sempre nella multiforme tradizione massimalista il vuoto della proposta è riempito da parole scarlatte ed altisonanti. Leggiamo:
«Pensiamo che si debba denunciare il meccanismo del debito, che serve solo a nutrire le banche e le istituzioni finanziare con il lavoro delle classi popolari, rompere con i trattati UE, rimettere in campo un’alternativa alle istituzioni esistenti, ridisegnando l’architettura europea, abolendo il Fiscal Compact, cancellando i piani per le Grandi Opere; abrogando la legge Fornero e varando un progetto europeo di riduzione degli orari di lavoro; reintroducendo l’articolo 18 e un piano europeo di diritti per il lavoro; controllando i movimenti di capitali e vietando le delocalizzazioni e il dumping fiscale tra gli Stati; nazionalizzando i servizi pubblici in Italia e cancellando il divieto di aiuti di Stato nella UE; lasciando libertà per le politiche di bilancio di ogni Stato e superando il divieto per la BCE di sostenere gli stati in difficoltà».
Avete capito bene. L'obiettivo è quello di ridisegnare "l'architettura europea", ovviamente stravolgendola da cima a fondo. Ora, se si fa per discorrere poco male, ma chi mai darebbe credito ad una simile impostazione ove vi fosse la pazienza di volerla prendere sul serio? Dovessimo stare alla lettera non potremmo che classificare quanto scritto da Pap come una sconclusionata versione estremista del sempre inconcludente altreuropeismo. Ma siamo generosi, e comprendiamo come questa confusione sia figlia tanto dei tabù cui abbiamo già accennato, quanto delle diverse posizioni esistenti all'interno di Potere al popolo.
Sta di fatto che nel documento di Pap il "Piano B" è scomparso del tutto. E questo non può essere certo un caso, anche se la cosa non potrà piacere a Cararo e ad Eurostop.
E sta di fatto che in questo modo si resta agganciati al resto di quella sinistra sinistrata che pure a parole si critica. Sarà così forte questo aggancio da riaprire la partita con la "Lista De Magistris"? Personalmente mi è difficile crederlo, ma sul punto la lettura del documento di Pap lascia alquanto sconcertati.
Il coordinamento nazionale lascia infatti aperta, almeno formalmente, la questione del come presentarsi: col simbolo di Pap o insieme ad altri? Già, ma altri chi? Curiosamente, e qui siamo alle comiche, Cararo dice che l'alternativa è quella di: «guardarsi intorno per verificare se ci sono altre forze disponibili ad un programma di aperta rottura con i Trattati dell’Unione Europea». Naturalmente, il "guardarsi intorno" di Cararo non è certo in direzione della sinistra patriottica, ci mancherebbe! Ma allora, quali sono i possibili interlocutori?
Non meno criptico il resoconto di Potere al popolo. Anzi, qui neppure ci si guarda intorno, ma si passa direttamente ad indicare le modalità della decisione:
«Chiaramente, la decisione finale spetta alle assemblee territoriali e a tutte le aderenti e gli aderenti, e per questo motivo si dibatterà nelle assemblee in tutta Italia fino al 5 gennaio, e poi dal 6 al 12 gennaio ci potremo esprimere tutte e tutti sulla piattaforma poterealpopolo.net. Nella votazione verranno poste due domande. La prima: Potere al Popolo deve partecipare alle elezioni europee? SI o NO? La seconda: nel caso Potere al Popolo partecipi alle elezioni europee, deve partecipare con il suo simbolo e il suo programma, o entrare in un cartello elettorale con altre forze della sinistra?».
"Altre forze della sinistra", ma quali non si sa. Una cosa del genere non si era mai vista. Ovvio che si stia parlando della Lista De Magistris (la chiamiamo così perché al momento altro nome non c'è), ma perché non dirlo? Ora, i casi sono due: o questa alternativa demagistrisiana è puramente teorica essendo già scartata in partenza per ragioni di leadership, nel qual caso la domanda non avrebbe alcun senso; oppure la cosa è seria, ma allora perché non esplicitare il nome dell'innominato interlocutore ed i relativi problemi politici?
Del sindaco di Napoli si può pensare tutto il peggio possibile, e chi scrive lo pensa assai, ma non che non abbia parlato chiaro. Egli vuole una lista Sua (la S maiuscola non è un refuso), chiaramente posizionata nel campo europeista senza sé e senza ma. Perché non darne un severo giudizio politico, anziché fingere di ignorarlo?
Abbiamo detto in premessa che a sinistra si discute di europee, ma in modo assai poco "normale", cioè evitando scrupolosamente ogni serio confronto su linee e programmi. Potere al popolo riesce a fare anche qualcosa di più, perché un interlocutore Innominato è davvero una novità assoluta. Che non depone a favore di chi scimmiotta i Cinque Stelle e i loro clic.
Non penso proprio possa andare così, ma cosa succederebbe se per ipotesi vincesse il SI' al cartello elettorale, senza ancora sapere quale, con quale simbolo, con quale profilo e con quale programma?
Eh già, profilo e programma... che fatica discuterne seriamente! Magari verrebbero fuori nodi che non si risolvono con gli slogan, che la stagione del populismo non è certo alle nostre spalle, che solo una sinistra patriottica può contrastare una destra nazionalista. Certamente emergerebbero le divisioni in Pap. Meglio evitarlo e prepararsi ai festeggiamenti per un altro 1%.
https://sollevazione.blogspot.com/20...b-che-non.html
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CACCIARI... A CACCIA DI FARFALLE
di Leonardo Mazzei
[ 11 gennaio 2019]
Su l'Espresso del 4 gennaio Massimo Cacciari lancia l'allarme: il collasso della democrazia rappresentativa, cui si assiste in tutto l'occidente, potrebbe rivelarsi inarrestabile.
Il filosofo, ed ex sindaco di Venezia, parte ovviamente dalle travagliate vicende della Legge di bilancio, ma non si ferma ad esse. Attacca il governo e l'odiato populismo, ma riconosce che il problema della crisi della democrazia viene da più lontano.
Al netto della polemica politica contingente l'articolo di Cacciari contiene tre verità (di cui una solo mezza), una confessione (sia pure solo implicita) e due decisive omissioni. Il testo, breve ma denso, è la migliore dimostrazione della crisi esistenziale del pensiero delle èlite. Anche di quella parte che sa guardare più lontano.
Partiamo dalle verità.
La prima verità è che
«Il processo surrettizio di svuotamento del parlamento a favore dell’esecutivo è in atto anche da prima di Tangentopoli».
Vero, ma sarebbe stato giusto segnalare la cesura rappresentata dal passaggio alla Seconda Repubblica, con le sue leggi maggioritarie ed il costante rafforzamento degli esecutivi. Ma Cacciari non può arrivare a tanto. Segnalando che la crisi della democrazia è un processo di lungo periodo egli, a differenza del pensiero mainstream, ne ammette comunque la profondità sistemica. Ma senza riconoscere i decisivi snodi politici che ci hanno condotto fin qui, questa verità diventa solo mezza. E, come dice il proverbio, una mezza verità può condurci alla fine ad una bugia intera.
La seconda verità è invece più solida. Anche qui Cacciari sceglie di ignorare del tutto le conseguenze del passaggio al maggioritario, con tanto di americanizzazione e personalizzazione della politica, ma coglie però un punto essenziale: la mancanza di una chiara visione dello Stato nelle classi dirigenti della Seconda Repubblica. Avrebbero potuto esserci, egli dice, proposte serie sia "da destra" (presidenzialismo), che "da sinistra" (rafforzamento delle assemblee elettive), ed invece non c'è stata né l'una né l'altra cosa. Qui il discorso si farebbe lungo, ma nella sostanza le cose stanno effettivamente così.
La terza verità, la più importante, è quella che ci rimanda ad una visione non solo nazionale:
«Magari si trattasse soltanto dei Salvini e dei Di Maio e delle loro compiacenti foglie di fico! È un collasso che minaccia, in forme diverse, le democrazie occidentali tutte».
Ora, noi non siamo nella testa di Cacciari, ma sarebbe davvero comico se egli volesse con ciò riferirsi soltanto al da lui odiatissimo populismo, nelle sue pur diverse varianti. In ogni caso la sua ammissione sul collasso delle "democrazie occidentali" è sicuramente interessante.
Ma come si è arrivati al punto attuale?
Questo Cacciari non ce lo dice. Ma il suo riferimento al «senso comune (di) tutti coloro che sono nati dopo la caduta del Muro» sulla «inutilità delle istituzioni rappresentative» è una sorta di implicita confessione, non sappiamo se solo inconscia, su quanto realmente avvenuto. Che cosa è stata infatti la cosiddetta "caduta del Muro" se non il momento simbolico in cui il dominio delle oligarchie finanziarie internazionali si è fatto assoluto e globale?
Eccoci così arrivati alle due decisive omissioni.
La prima riguarda appunto il dominio dell'economico (e più ancora del "finanziario) sul politico, che è la caratteristica fondamentale dell'ultimo quarantennio. Quella senza la quale nulla si spiega, tantomeno la crisi della democrazia rappresentativa. Se il potere delle oligarchie finanziarie si è fatto sempre più forte, asfissiante, pervasivo ed infine totalizzante, come poteva reggere a questa pressione una democrazia rappresentativa figlia di un'epoca segnata da un diverso equilibrio sociale, nel quale anche le classi popolari avevano (sia pure in posizione subordinata) voce in capitolo?
Questa resistenza avrebbe potuto esservi se le organizzazioni politiche e sindacali, in qualche modo rappresentative del popolo lavoratore, non avessero disarmato del tutto. Massimo Cacciari, che ha militato in Potere Operaio, e soprattutto nel Pci, sa di cosa parlo. Sta di fatto che quella resistenza non c'è stata, e che se oggi una nuova forma di resistenza al dominio dell'economico sta in qualche modo rinascendo, essa ha proprio le forme del tanto vituperato (da parte sua) populismo.
La seconda gigantesca omissione riguarda l'Unione europea, il suo essere gabbia dei popoli e custode del dominio delle èlite. Com'è possibile lamentarsi della crisi del parlamento, se viviamo in un recinto i cui confini politici e sociali sono presidiati dall'oligarchia eurista e dai suoi ben pagati cani da guardia?
Capisco bene come per Cacciari quanto appena detto suoni soltanto come una bestemmia. In effetti, per quelli come lui, l'Europa è l'unico Dio che riconoscono. Ed invece l'Europa è solo un continente, mentre quella che loro così chiamano (l'UE) è soltanto una costruzione orribile quanto malconcia. Una costruzione sempre più odiata dai popoli, proprio perché orribile; sempre più messa in discussione, proprio perché in crisi e malconcia.
Chiaro che con due omissioni gigantesche come queste - Cacciari non proferisce parola né sul dominio della finanza, né su quella particolare gabbia neoliberista chiamata UE - l'approdo del suo ragionamento non possa che risultare fiacco e sconclusionato, limitato ad auspici "auto-riformatori", ai quali egli stesso probabilmente non crede. Insomma, dopo averla sparata (giustamente) grossa sul collasso della democrazia occidentale, Cacciari non ha potuto far altro che andare a caccia di farfalle. D'altronde, con le cartucce scariche con le quali si ritrova, cosa poteva fare di più?
https://sollevazione.blogspot.com/20...-leonardo.html
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vabbè ma per caccari "collasso della demokrazzia" significa che laggente ha smesso di votare il piddy
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PaP: ALLA CORTE DI GIGGINO di Leonardo Mazzei
Come nel gioco dell'oca, Pap (Potere al popolo) torna alla casella di partenza. In autunno aveva rotto con Rifondazione per non andare alle europee con De Magistris; oggi torna invece a bussare da Giggino per entrare nella Sua lista. In questo modo la sinistra europeista aggancia l'ultimo vagone che gli mancava...
Come volevasi dimostrare, alla fine tanto tuonò che non piovve. Ai proclami autunnali - "Non torniamo indietro", "Pap si presenterà alle elezioni europee", "non facciamo inciuci col vecchio ceto politico" - ha fatto seguito un mesto ritorno nell'ovile della sinistra sinistrata.
Mentre scrivo non ci sono ancora comunicati ufficiali, ma solo questo video di Giorgio Cremaschi e Viola Carofalo (https://www.facebook.com/poterealpop...0319130714496/). Ma basta ed avanza per capire lo stato di Potere al Popolo.
Alla fine di dicembre commentando il documento di Pap, preparatorio della consultazione online degli aderenti, rilevavo come la posizione assunta fosse ormai quella del "ridisegno dell'architettura europea".
Così scrivevo un mese fa:
«Avete capito bene. L'obiettivo è quello di ridisegnare "l'architettura europea", ovviamente stravolgendola da cima a fondo. Ora, se si fa per discorrere poco male, ma chi mai darebbe credito ad una simile impostazione ove vi fosse la pazienza di volerla prendere sul serio? Dovessimo stare alla lettera non potremmo che classificare quanto scritto da Pap come una sconclusionata versione estremista del sempre inconcludente altreuropeismo. Ma siamo generosi, e comprendiamo come questa confusione sia figlia tanto dei tabù cui abbiamo già accennato (la questione nazionale, ndr), quanto delle diverse posizioni esistenti all'interno di Potere al popolo. Sta di fatto che nel documento di Pap il "Piano B" è scomparso del tutto. E questo non può essere certo un caso, anche se la cosa non potrà piacere ad Eurostop. E sta di fatto che in questo modo si resta agganciati al resto di quella sinistra sinistrata che pure a parole si critica. Sarà così forte questo aggancio da riaprire la partita con la "Lista De Magistris"?
Ebbene sì, la domanda di dicembre ha avuto la risposta che sospettavamo a gennaio.
Ora Cremaschi ci dice che la situazione è complicata (a dicembre non lo era?), che le europee saranno caratterizzate dallo scontro (a suo avviso "falso") tra l'europeismo alla Macron ed il sovranismo di destra alla Salvini. Che dunque ci vuole un'alternativa (e fin qui saremmo d'accordo), ma che questa avrà il volto di Giggino (e qui ci scappa da ridere).
Ma ci scappa da ridere non per Giggino, che vuole la Sua lista europeista e l'avrà, ma per Cremaschi e gli altri che dovranno solo masticare amaro. Giggino noi lo disapproviamo ma lo rispettiamo. Non ci sono invece parole per chi si dice per l'uscita dall'euro e dalla UE (Eurostop, la Rete dei Comunisti, lo stesso Cremaschi) e poi finisce in questo modo.
Di sicuro molti compagni di Pap non saranno d'accordo con questa deriva. Ma così vanno le cose quando non si fanno fino in fondo i conti con i problemi del presente. Quando i tabù identitari prevalgono sull'analisi concreta della situazione concreta. Quando si ha paura di affrontare la questione nazionale, mentre invece i comunisti dei tempi in cui i comunisti contavano (e qualche volta vincevano) l'affrontavano eccome.
Sinceramente questo spiaggiamento di Potere al popolo ci dispiace. Ci dispiace, ma non ci stupisce, ed in ogni caso conferma quanto andiamo affermando da tempo: che tra la sinistra sinistrata del "riformiamo l'Europa", e la Sinistra Patriottica che si batte per la riconquista della sovranità nazionale, non c'è e non può esserci spazio per vie di mezzo confuse ed inconcludenti.
https://sollevazione.blogspot.com/20...-leonardo.html
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Però anche P101 dovrebbe smetterla di considerare PAP. Sono due mondi, fortunatamente, differenti. O si è socialisti o si è degli hippies pacifisti e cosmopoliti (in senso borghese s'intende!).
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