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  1. #71
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    La sinistra francescana ha dimenticato tutto

    di Michele Merlo


    La mia filosofia di vita prevede che tutti dovrebbero essere liberi di spostarsi nel mondo, senza restrizioni.

    Quando ho cominciato a convincermi di questa idea in Italia arrivavano circa 10 mila migranti e non esisteva il termine “clandestino”. Era tutto diverso.
    Io filosoficamente continuo a ritenere che ognuno debba essere libero di spostarsi dove gli pare, quando gli pare, come gli pare.

    In un mondo ideale farei una legge per abolire le frontiere e i prezzi dei biglietti aerei.

    Nel mondo reale però le cose sono diverse e sempre molto lontane dal mondo ideale. Milioni di persone non si spostano per visitare luoghi lontani, per conoscere nuove culture o per contaminare la propria con le altre.

    Si spostano a causa di guerre o forti crisi economiche.

    Si spostano perché alcuni poteri impongono fame e miseria in Africa o in qualsiasi altra parte del mondo ed è contro queste dinamiche che la sinistra dovrebbe scagliarsi, come ha sempre fatto fino a 20 anni fa.

    Dal dopo guerra in poi, in occidente i movimenti politici denunciavano il fenomeno di decolonizzazione, ritenevano gli africani, come i vietnamiti o chiunque altro capace di prendere le redini del proprio paese, non incitavano i giovani a scappare, ma li accoglievano come profughi politici quando le cose andavano male.

    Questo è anche il senso del “diritto d’asilo”.

    Nessun partito comunista ha mai promosso l’emigrazione come via per spezzare le catene dello sfruttamento.

    Oggi invece vedo una sinistra che tace su questi problemi, che non critica l’Ue per le sue politiche liberiste, ma concentra tutta l’attenzione sui processi di accoglienza di centinaia di migliaia di persone che fuggono da quei paesi, senza mai mettere al centro le cause.


    E’ un po' la differenza tra il missionario e il rivoluzionario: il primo assiste i deboli per fargli accettare meglio la schiavitù, il secondo li incita ad organizzarsi e spezzare le catene.

    Far capire che l’italiano come il nero africano sono dalla stessa parte, non prevede che dobbiamo costringerli tutti a venire, ma casomai fare pressione perché certe prassi coloniali cessino.

    Protestare quando il Parlamento approva la vendita di armi a qualcuno, denunciare una multinazionale perché ruba o inquina, opporsi alle guerre ha un senso, lasciare che l’Italia e la Grecia siano gli unici paesi ad accogliere migranti non lo ha.

    Forzare l’equilibrio di redistribuzione della popolazione sul territorio non migliorerà le cose e non farà prendere coscienza alla popolazione che bisogna cambiare, darà spazio alle peggiori violenze.

    I Paesi con cui confiniamo hanno chiuso le frontiere, i migranti rimangono tutti in Italia. Quindi che fare?

    Si dovrebbe agire su due fronti:

    In primo luogo contrastando le cause delle migrazioni e denunciando le politiche neo coloniali.

    Sull’accoglienza è necessario che l’Europa si faccia carico dell’accoglienza, sia economicamente, sia attraverso la redistribuzione dei flussi

    Si devono promuovere il rimpatrio volontario e la creazione di quote di migrazione annuali per singolo paese.

    Il nigeriano o il tunisino devono potere venire in Italia, ma legalmente, esattemente come noi europei ci spostiamo in altri paesi.

    Sostituire all’immigrazione illegale un’immigrazione controllata che non fa morire la gente in mare e mette fine alle politiche neo coloniali.

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...utto/82_24369/
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  2. #72
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    LA FATWA (E LE FESSERIE) DI GIORGIO CREMASCHI
    di Moreno Pasquinelli
    [ 16 giugno 2018 ]

    Il 12 giugno scorso Contropiano ha pubblicato un pastrocchio di Giorgio Cremaschi dal violento titolo: Adesso basta con i cialtroni che usano Marx per benedire Salvini!

    Il pastrocchio si conclude con una scomposta FATWA di vago sapore islamo-stalinista:

    «Non è davvero più tempo di buonismo, davvero non si può più essere tolleranti con chi si dichiara comunista e poi lecca i piedi a Salvini. Giù le mani da Marx e andate all’inferno, finti compagni. Lì troverete Bombacci».

    Chi sarebbero quelli che bolla come "cialtroni" e poi come "mascalzoni"? Nomi il Cremaschi non ne fa ma denuncia il peccato. Sentiamo:

    «Mentre c’è chi aiuta i poveri non nel nome dell’accoglienza, ma della fraternità sociale che è necessaria a tutti. Mentre c’è chi lotta contro la schiavitù stando con gli schiavi, ci sono cialtroni che usano Marx per giustificare il loro e l’altrui razzismo. Usano qualche riga di qualche lettera astratta dal contesto, e spiegano che essere marxisti significherebbe combattere le migrazioni, perché offrono lavoro a basso costo che distrugge diritti e salari. Essi sono ignoranti e in malafede, Marx li avrebbe massacrati come reazionari, come chi sosteneva la “legge bronzea dei salari” o come chi difendeva gli stati confederati del sud, perché la liberazione degli schiavi avrebbe portato forza lavoro a basso costo nel Nord America.. Marx era per il rovesciamento del capitalismo, ma non certo per tornare al Medio Evo e in tutta la sua vita ha sempre combattuto le vandee, comunque esse si presentassero.
    Ma la questione non è neanche l’uso sfacciato che questi fanno di Marx; il fatto che le loro fesserie siano riprese e sostenute da leghisti e fascisti che considerano il comunismo come il demonio, li squalifica a sufficienza».

    Sorvoliamo su quella che Hegel avrebbe definito la "pappa del cuore", [1] il melenso sentimentalismo impolitico che farebbe invidia a Padre Pio. Il succo del moralistico pistolotto è che Marx avrebbe negato che le migrazioni di massa, in quando costituiscono immissione sul mercato di forza-lavoro eccedente, non avrebbero conseguenze deflattive sui salari e sui diritti dei lavoratori autoctoni.

    Facciamo notare, di passata, che non troverete in Marx specifici studi sugli effetti dell'emigrazione sui salari, come non troverete il sostantivo "disoccupazione" (non era in uso all'epoca sua). Troverete però trattata e sviscerata la questione alle voci "sovrappopolazione operaia relativa" ed "esercito industriale di riserva". E di questo trattasi, infatti, poiché sì i migranti sono esseri umani, ma per il capitale sono anzitutto una merce, forza-lavoro disponibile, fanno quindi parte dell'esercito industriale di riserva.

    Cremaschi, cosa grave per uno che ha fatto il sindacalista comunista, incredibile per uno che si dichiara "marxista" (che non è proprio la stessa cosa), pare non sia a conoscenza di una delle leggi fondamentali del capitalismo scoperta da Marx. Qual'è questa legge fondamentale? E' la LEGGE ASSOLUTA, GENERALE DELL’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA. [2]

    E cosa ci dice questa legge? Che il Capitale, proprio per la sua natura, bramoso di valorizzazione, ha bisogno di avere un esercito di disoccupati e di "Lazzari", e se non lo trova già sul mercato, lo crea, sradicando e schiavizzando popoli, spostando masse enormi da un capo all'altro di un paese, oggi, a globalizzazione dispiegata, da un capo all'altro del mondo. E perché ne ha vitale bisogno? Ci dice Marx, proprio per "regolare" ovvero tenere bassi i salari:

    «Tutto sommato i movimenti generali del salario sono regolati esclusivamente dall’espansione e dalla contrazione dell’esercito industriale di riserva, le quali corrispondono all’alternarsi dei periodi del ciclo industriale. Non sono dunque determinati dal movimento del numero assoluto della popolazione operaia, ma dalla mutevole proporzione in cui la classe operaia si scinde in esercito attivo e in esercito di riserva, dall’aumento e dalla diminuzione del volume relativo della sovrappopolazione, dal grado in cui questa viene ora assorbita ora di nuovo messa in libertà. (...)«L’esercito industriale di riserva preme durante i periodi di stagnazione e di prosperità media sull’esercito operaio attivo e ne frena durante il periodo della sovrapproduzione e del parossismo le rivendicazioni. La sovrappopolazione relativa è quindi lo sfondo sul quale si muove la legge della domanda e dell’offerta del lavoro. Essa costringe il campo d’azione di questa legge entro i limiti assolutamente convenienti alla brama di sfruttamento e alla smania di dominio del capitale». [3]

    Non solo questo:

    «La gran bellezza della produzione capitalistica consiste nel fatto che essa produce sempre una sovrappopolazione relativa di operai salariati in proporzione dell’accumulazione del capitale. Così la legge della domanda e dell’offerta viene tenuta sul binario giusto, l’oscillazione dei salari viene tenuta entro limiti giovevoli allo sfruttamento capitalistico, e infine è garantita la tanto indispensabile dipendenza sociale dell’operaio dal capitalista». [4]

    Chi dice "fesserie" caro Cremaschi? chi fa contraffazione ed "un uso sfacciato" di Marx? Chi è che estrapola "qualche riga di qualche lettera astratta dal contesto"?

    Riscopriamo dunque l'acqua calda: la massa di disoccupati (tanto più se migranti disposti ad accettare condizioni schiavistiche) è funzionale al capitale, ergo, disfunzionale a quelli del proletariato attivo. Da questo che se ne deve dedurre? Che si deve sputare addosso ai disoccupati? Che si dovrebbero affondare la barche coi migranti? certo che no. Se ne deve dedurre che occorre combattere la disoccupazione e per il diritto al lavoro. Che ferma restando la più ferma condanna di razzismo e xenofobia, è nell'interesse del proletariato contrastare la deportazione di massa causata dall'anarchia capitalista che produce miseria nei paesi che depreda e controllare i flussi dei nuovi schiavi — che qui, in tanti, andrebbero ad ingrossare le file del sottoproletariato, quel ceto che Marx definì come ”ladri e delinquenti, vagabondi privi di mestieri, lazzaroni senza scrupoli " [5] e Lenin «servi dei padroni, senza idee né princìpi».

    Dopo Marx sarà il caso di volare basso.

    Egli ci parla della legge della domanda e dell'offerta. Questa dovrebbe capirla anche un profano. In sintesi: se sul mercato l'offerta di una merce eccede la domanda, essa necessariamente si deprezza. Ove avvenga il contrario, ove cioè la domanda sia maggiore dell'offerta, quella merce si apprezza. Questa legge vale per ogni merce: vale per il mercato del denaro e dei capitali, figurarsi per quello degli esseri umani (forza-lavoro nel vocabolario capitalistico). Morale: ove l'offerta di forza-lavoro superi la richiesta del capitale, questa eccedenza causerà la svalutazione del prezzo della medesima. E' evidente che i flussi migratori di massa, tanto più in un mercato contraddistinto dalla stagnazione economica ("secolare" per alcuni economisti) e dalla disoccupazione generale, agiscono sulla legge.

    Se mi è permessa una licenza categoriale, parafrasando Marx, dirò anzi di più: che le migrazioni di massa trasformano la "sovrappopolazione operaia" da relativa a permanente, più precisamente assoluta.

    Cremaschi, negando a priori che l'immigrazione di massa non ha alcun impatto sul mercato del lavoro, sui salari ed i diritti dei lavoratori, compie l'errore speculare di quelli che bolla come "cialtroni". Come non è vero l'immigrazione di per sé contribuisca ad abbassare i salari, è falso che essa sia del tutto ininfluente. Ove il ciclo capitalistico della produzione e della accumulazione sia in crescita, nelle fasi di boom, in questi casi, siccome il ciclo conosce una penuria di forza-lavoro, il capitale chiede e dunque rende possibile il reclutamento di nuova forza-lavoro. In questi casi l'immigrazione, malgrado i capitalisti bramino sempre al massimo sfruttamento (com'è naturale in regime di concorrenza e di lotta accanita per aumentare il saggio di profitto) non tende, automaticamente, ad abbassare i livelli salariali e intaccare diritti. Ma ove il ciclo non sia di espansione, ove ci sia stagnazione economica, l'afflusso di forza-lavoro (migrante o non migrante) tende e come! ad avere un impatto deflazionistico, diventando indispensabile al capitale che sempre tenta di disporre di forza-lavoro inoccupata come clava per tenere bassi i salari cioè strappare saggi di profitto più alti.

    Analisi concreta della situazione concreta (diceva Lenin). Chiediamo a Cremaschi: che fase è, qui da noi, il ciclo capitalistico? L'economia del Paese è forse in fase espansiva o recessiva? é in fase recessiva, anzi è segnata da una depressione senza precedenti. Più sotto i terribili dati. Alcune cifre per rinfrescare la memoria alle anime belle. [6]

    Una vera e propria catastrofe sociale, una depressione di lunga durata contraddistinta da un eccesso di offerta di forza-lavoro a bassa e media qualificazione senza precedenti. In questo contesto l'immigrazione, ovvero l'afflusso di nuova forza-lavoro a basso costo, andando ad ingrossare quello che Marx chiamava l'esercito industriale di riserva, ha contribuito (assieme ad altri fattori, tra cui i processi di automazione, di crescente produttività del lavoro o delocalizzazione) a determinare un pesante effetto deflattivo sui diritti ed i salari dei lavoratori già impiegati (siano italiani che stranieri). Solo figli di papà, pariolini sciccosi e intellettuali snob lontani dal popolo lavoratore possono non essersene accorti.

    Se è illusoria l'idea che considera i migranti come la base sociale supplente futura di una sinistra radicale "tradita e abbandonata" dal proletariato — di cui il mutualismo umanitario o assistenzialismo dal basso pretende di essere la leva del rimpiazzo —, è imperdonabile che si tiri in ballo Marx per giustificarla.

    Confessiamo che leggendo l'ultima sinistra frase del pastrocchio di Cremaschi ci è corso un brivido lungo la schiena : "Giù le mani da Marx e andate all’inferno, finti compagni. Lì troverete Bombacci". Saremo anche noi, dal momento che diciamo queste cose, colpiti dalla sua FATWA-do-cojo-cojo-do-chiappo-chiappo?

    Comunque sia noi non rispondiamo "giù le mani", bensì "rimettete le mani su Marx", che le buone letture disintossicano, liberano dagli isterismi, e giovano a non incappare in brutte cadute di stile.


    NOTE


    [1] G. W. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto (1820)

    [2] K. Marx, IL CAPITALE, Critica dell’economia politica. Libro I, cap. XXIII: LA LEGGE GENERALE DELL’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA. Editori Riuniti 1973, pp. 60-170

    [3] «La grandezza proporzionale dell’esercito industriale di riserva cresce dunque insieme alle potenze della ricchezza. Ma quanto maggiore sarà questo esercito di riserva in rapporto all’esercito operaio attivo, tanto più in massa si consoliderà la sovrappopolazione la cui miseria è in proporzione inversa del tormento del suo lavoro. Quanto maggiori infine lo strato dei Lazzari della classe operaia e l’esercito industriale di riserva, tanto maggiore il pauperismo ufficiale». (...)

    «Una legge astratta della popolazione esiste soltanto per le piante e per gli animali nella misura in cui l’uomo non interviene portandovi la storia.
    -->
    Ma se una sovrappopolazione operaia è il prodotto necessario dell’accumulazione ossia dello sviluppo della ricchezza su base capitalistica, questa sovrappopolazione diventa, viceversa, la leva dell’accumulazione capitalistica e addirittura una delle condizione dell’esistenza del modo di produzione capitalistico. Essa costituisce un esercito industriale di riserva disponibile che appartiene al capitale in maniera così completa come se quest’ultimo l’avesse allevato a sue proprie spese, e crea per i mutevoli bisogni di valorizzazione di esso il materiale umano sfruttabile e sempre pronto indipendentemente dai limiti del reale aumento della popolazione». (...)

    «In tutti questi casi [di espansione economica] grandi masse di uomini devono essere spostabili improvvisamente nei punti decisivi senza pregiudizio della scala di produzione in altre sfere; le fornisce la sovrappopolazione. Il ciclo vitale caratteristico dell’industria moderna, la forma di un ciclo decennale di periodi di vivacità media, produzione e con pressione massima, crisi e stagnazione, interrotto da piccole oscillazioni, si basa sulla costante formazione, sul maggiore o minore assorbimento e sulla nuova formazione dell’esercito industriale di riserva o della sovrappopolazione. Le alterne vicende del ciclo industriale reclutano a loro volta la sovrappopolazione e diventano una degli agenti più energici della sua riproduzione». (...)


    -->
    «La forma di tutto il movimento di tutta l’industria moderna nasce dunque dalla costante trasformazione della popolazione operaia in braccia disoccupate o occupate a metà.

    -->
    La produzione di una popolazione eccedente e relativa, cioè eccedente riguardo al bisogno medio di valorizzazione del capitale, è condizione vitale dell’industria moderna.
    Il lavoro fuori orario della parte occupata della classe operaia ingrossa le fila della riserva operaia, mentre, viceversa, la pressione aumentata che quest’ultima esercita con la sua concorrenza sulla prima, costringe questa al lavoro fuori orario e alla sottomissione ai dettami del capitale. La condanna di una parte della classe operaia a un ozio forzoso mediante il lavoro fuori orario dall’altra parte e viceversa diventa mezzo di arricchimento del capitalista singolo e accelera allo stesso tempo la produzione dell’esercito industriale di riserva su una scala corrispondente al progresso dell’accumulazione sociale» (...)


    -->
    «La domanda di lavoro non è tutt’uno con l’aumento del capitale, l’offerta di lavoro non è tutt’uno con l’aumento della classe operaia, in modo che due potenze indipendenti fra di loro agiscono l’una sull’altra. I dadi sono truccati. Il capitale agisce contemporaneamente da tutte e due le parti. Se da un lato la sua accumulazione aumenta la domanda di lavoro, dall’altro essa aumenta l’offerta di operai mediante la loro “messa in libertà”, mentre allo stesso la pressione dei disoccupati costringe gli operai occupati a render liquida una maggiore quantità di lavoro rendendo in tal modo l’offerta di lavoro in una certa misura indipendente dall’offerta di operai. Il movimento della legge della domanda e dell’offerta di lavoro su questa base porta a compimento il dispotismo del capitale». (...)

    «Il sedimento più basso della sovrappopolazione relativa alberga infine nella sfera del pauperismo. Astrazion fatta da vagabondi, delinquenti, prostitute, in breve dal sottoproletariato propriamente detto, questo strato sociale consiste di tre categorie (…) il pauperismo costituisce il ricovero degli invalidi dell’esercito operaio attivo e il peso morto dell’esercito industriale di riserva. La sua produzione è compresa nella produzione della sovrappopolazione relativa, la sua necessità nella necessità di questa; insieme a questa il pauperismo costituisce una condizione d’esistenza della produzione capitalistica e dello sviluppo della ricchezza. Esso rientra nei faux frais della produzione capitalistica, che il capitale sa però respingere in gran parte da sé addossandoli alla classe operaia e alla piccola classe media».

    In: K. Marx, IL CAPITALE, Critica dell’economia politica. Libro I, cap. XXIII; LA LEGGE GENERALE DELL’ACCUMULAZIONE CAPITALISTICA. Editori Riuniti 1973, pp.60-170

    -->

    [4] K. Marx, IL CAPITALE, capitolo XXV; LA TEORIA MODERNA DELLA COLONIZZAZIONE. pp. 229-230

    [5] K. Marx, LOTTE DI CLASSE IN FRANCIA

    [3] Rispetto al 2007, anno pre-crisi, mancano 5,4 punti percentuali di Pil. Nel 2017 la spesa della Pubblica amministrazione è l’1,7% in meno rispetto a dieci anni fa, quella delle famiglie del 2,8%. Sul fronte della produzione industriale va ancora peggio: rispetto al 2000 l’Italia sconta un differenziale negativo di 19,1 punti percentuali, con punte del -35,3% nel tessile/abbigliamento e calzature, del -39,8% nel settore dell’informatica e del -53,5% nelle apparecchiature elettriche.

    Di qui chiusura di aziende e licenziamenti di massa. I dati sulla disoccupazione sono terribili: siamo al record storico dell'11,7% (in realtà è molto più alta) e quella giovanile è oltre il 40% (in verità più alta). Conseguenza: caduta dei redditi (dal 2007 al 2016 gli italiani hanno perduto il 9,8% del loro reddito pro capite, un calo pari a 2.800 euro a cittadino) e ancor più dei salari, anzitutto nell'industria e nella campagne, il cui potere d'acquisto è sceso di centinaia di euro annui. Ed i dati mostrano che la cose sono peggiorate con precarizzazione, uberizzazione, jobs act, ecc.

    sollevazione: LA FATWA (E LE FESSERIE) DI GIORGIO CREMASCHI di Moreno Pasquinelli

    -------------------

    Wow... all' inferno con Bombacci , e magari pure con Lenin e Peròn: cosa potrei chiedere di meglio?...
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
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  3. #73
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Cremaschi chi?
    TIOCFAIDH ÁR LÁ
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  4. #74
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Ho letto e postato alcuni suoi articoli in passato, ma ora sta pisciando fuori dal vaso. Che i fratelli migranti li tenga a casa sua, se tanto ci tiene.
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

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  5. #75
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    .
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  6. #76
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Chi dice "fesserie" caro Cremaschi? chi fa contraffazione ed "un uso sfacciato" di Marx? Chi è che estrapola "qualche riga di qualche lettera astratta dal contesto"?
    Sempre PAsquinelli, che cita correttamente Marx quando parla di esercito industriale di riserva, ma poi lo cita canagliescamente quando si inventa una cosa che Marx non ha mai scritto, ovvero che gli immigrati sarebbero tutti sottoproletari (e quindi nemici dei lavoratori dei paesi in cui immigrano da combattere).
    i flussi dei nuovi schiavi — che qui, in tanti, andrebbero ad ingrossare le file del sottoproletariato, quel ceto che Marx definì come ”ladri e delinquenti, vagabondi privi di mestieri, lazzaroni senza scrupoli " [5] e Lenin «servi dei padroni, senza idee né princìpi».
    Questo Marx non l'ha MAI scritto. Ha parlato si del Lumpenproletariat come nemico del proletariato, ma MAI ha scritto che l'immigrato è lumpen, e quindi nemico del proletario locale*, che in fondo è la stessa PORCATA RAZZISTA che dice Salvini ("vengono qui solo per delinquere") Questa è un INFAMIA che conferma che Cremaschi ha ragione da vendere.

    *al contrario, Marx in una sua lettera dice che la borghesia inglese (siamo negli anni '70 dell'800) fa propaganda razzista per aizzare gli uni contro gli altri i PROLETARI irlandesi e i PROLETARI inglesi. Marx denunciava i Salvini dei tempi suoi, altro che chiamare razzisticamente gli immigrati lumpen!
    "L’operaio comune inglese odia l’operaio irlandese come un concorrente che comprime il livello di vita. In relazione al lavoratore irlandese egli si considera un membro della nazione dominante e di conseguenza diventa uno strumento degli aristocratici inglesi e capitalisti contro l’Irlanda, rafforzando così il loro dominio su se stesso. Egli nutre pregiudizi religiosi, sociali e nazionali contro l’operaio irlandese. Il suo atteggiamento verso di lui è più o meno identico a quello dei “bianchi poveri” verso i negri negli ex Stati schiavisti degli U.S.A. L’irlandese lo ripaga con gli interessi della stessa moneta. Egli vede nell’operaio inglese il corresponsabile e lo strumento idiota del dominio inglese sull’Irlanda. Questo antagonismo viene alimentato artificialmente e accresciuto dalla stampa, dal pulpito, dai giornali umoristici, insomma con tutti i mezzi a disposizione delle classi dominanti. Questo antagonismo è il segreto dell’impotenza della classe operaia inglese, a dispetto della sua organizzazione. Esso è il segreto della conservazione del potere da parte della classe capitalistica. E quest’ultima lo sa benissimo."
    COme si vede, ancora una volta Marx denuncia l'uso della propaganda razzista da parte della borghesia per creare una divisione artificiale tra i proletari, altro che dire che il proletariao locale deve combattere gli immigrati perchè non sono proletari ma sottoproletari e quindi nemici!
    Una Cina, una Yugoslavia, una Russia, una Corea, una Palestina, un'Irlanda. E zero USA
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  7. #77
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  8. #78
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    sollevazione: L'EMIGRAZIONE E IL MARXISMO di Moreno Pasquinelli

    L'EMIGRAZIONE E IL MARXISMO di Moreno Pasquinelli
    [ 22 giugno 2018]



    Sinistrainrete ha avuto la cortesia di pubblicare l'articolo di Pasquinelli LA FATWA (E LE FESSERIE) DI GIORGIO CREMASCHI. L'articolo ha ricevuto sul quel sito alcuni commenti, a dimostrazione di quanto si sapeva: che a sinistra la posizione sulle migrazioni — leggi "frontiere aperte a tutti" —, è considerata IL paradigma da cui tutto dipende. Per la sinistra filantropica esso segna la linea che divide i buoni dai cattivi. Per quella radicale è il paradigma che traccerebbe la distanza tra marxisti e non. Ne è nata una disputa che riteniamo utile far conoscere ai nostri lettori.

    * * *

    Mentre c’è poco da dire a chi approva le fatwe (che qualificano chi le fa) [1], men che meno a chi considera la sovranità un concetto fascista, è invece importante che risponda alle critiche di Mario Galati.

    Cosa mi rimprovera Galati? [2] Che non andrei “alla radice” dei grandi flussi migratori. Ove la radice, scopriamo l’acqua calda, è senza dubbio alcuno il saccheggio imperialistico (aggravatosi con l’ultima globalizzazione i.e. con l’uso predatorio della finanza speculativa) dei paesi semicoloniali.

    Oddio! Quello mio non era un trattatello sulle migrazioni, ma una più modesta e specifica critica a Cremaschi per smentire l’affermazione che flussi migratori di massa (tanto più dentro una crisi storico-sistemica, non solo di valorizzazione del capitale) non avrebbero alcun impatto deflattivo sui salari ed i diritti dei lavoratori (nonché sui cicli di lotta di classe).

    Riguardo alle cause del fenomeno migratorio restituisco dunque a Galati l’accordo di massima che egli manifesta con la mia chiosa a Cremaschi.Non senza far notare che una posizione autenticamente antimperialista, così come denunciava le “guerre umanitarie”, deve denunciare la demagogia umanitaria che considera la nuova tratta degli schiavi non come un concorso all’impoverimento e allo stato di soggezione coloniale dei paesi dai quali si emigra, ma come un legittimo “diritto” di libertà.

    Si tratta, palesemente, di una visione individualistica. Gli antimperialisti dei paesi che conoscono la piaga dell’emigrazione di massa la condannano infatti, se non come diserzione dalla lotta di liberazione, come collusione con le corrotte classi dominanti compratore di quei paesi, che l’emigrazione la facilitano perché così si sbarazzano di una rogna, una rogna chiamata ribellione sociale. Si potrebbe così esprimere un’equazione: più migranti fuggono dai paesi del Sud meno sovversione sociale in loco, più migranti giungono a Nord più difficile costruire un fronte di lotta unitario anticapitalista.

    La critica del Galati diventa però un’accusa: esprimerei una “posizione subalterna e corporativa della classe lavoratrice nazionale, non una posizione di classe cosciente e autonoma”.

    E perché? Perché sostengo che, nel contesto dato, l’immigrazione di massa non sia sostenibile, e sia necessario regolarla. Non è sostenibile perché, oltre ad avere un effetto deflattivo sui salari e i diritti dei lavoratori, nel contesto dato — austerità, pareggio di bilancio, smantellamento del welfare e dello stato sociale, rispetto dei vincoli ordoliberisti europei — è fattore di emarginazione crescente e sottoproletarizzazione, di spappolamento del tessuto sociale, civile e repubblicano.

    C’è poi un altro aspetto, l’immigrazione di massa è un elemento funzionale alle oligarchie globaliste che usano ogni mezzo per privare le nazioni delle loro sovranità statuali, in conformità al loro disegno di uno spazio giuridico imperiale-libero scambista destinato a sovraodinare gli spazi politici nazionali.

    Galati considera inaccettabile regolare i flussi? Tertium non datur: frontiere aperte a tutti, abolizione dei confini, eliminazione di ogni controllo.

    In che senso questo casino (non saprei come altrimenti chiamarlo se non anarco-capitalismo) sia funzionale alla lotta di classe e porti beneficio alla causa rivoluzionaria, per me è un mistero.

    * * *

    Caro Barone, alquanto bislacca, per non dire opinabile la tua “ironia”. Mi del fascitoide, dunque “social-imperialista” e pretendi che la prenda come una cosa spiritosa..
    Non è così che funziona tra gente seria..
    Ma il tuo ultimo predicozzo [3], siccome in questa polemica tiri in ballo l’autorità di Marx, merita una risposta.
    Ti riferisci alla lettera inviata da quest’ultimo a Sigfried Meyer e August Vogt il 9 aprile 1870, quindi passi al predicozzo dandola “per nota”. Ora, proprio perché, come dici citando Hegel “ciò che è noto spesso non è affatto conosciuto”, è bene andare a vedere le carte e verificare se le tue non siano truccate.

    Cosa ci dice Marx nella lettera — che ricapitola quanto contenuto nella circolare del 1 gennaio 1870 del Consiglio generale dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori? Da forse man forte ai pronunciatori di fatwe per cui la terra è quadrata e l’immigrazione di massa non avrebbe alcun impatto su salari? Ovviamente no! Che forse Marx svolge una smielata orazione umanitaria sui “poveri immigrati irlandesi”. Ma figuriamoci!

    Il Nostro svolge un discorso tutto politico e strategico sulle condizioni della rivoluzione proletaria in Inghilterra ed afferma (“terzomondista”! esclamerebbero gli operaisti d’antan) che finché il popolo irlandese non insorgerà togliendo così linfa vitale al capitalismo britannico, mai si avrà una rivoluzione sociale in Inghilterra. Sostiene dunque — facendo autocritica rispetto a quanto precedentemente riteneva *— che la liberazione nazionale della “arretrata” Irlanda era la condizione per la vittoria proletaria nella “avanzata” Inghilterra:

    «L’avvento della rivoluzione in Inghilterra è la principale ragion d’essere dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Il solo modo per accelerare l’avvento è quello di rendere l’Irlanda indipendente».

    E’ in questa cornice che Marx, contestualmente, denuncia l’uso divisivo che la classe dominante inglese fa “dei pregiudizi religiosi, nazionali sociali e nazionali” anti-irlandesi per tenere in “uno stato d’impotenza la classe operaia inglese malgrado la sua organizzazione”.

    Qual era sul piano dell’azione politica, la conseguenza di questa analisi? Si misero forse i marxisti a costruire associazioni caritatevoli (mutualismo) per dare alloggi e pasti a gratis agli immigrati irlandesi? Per niente! Costruirono in Inghilterra comitati per l’indipendenza irlandese e in Irlanda militavano nel movimento di liberazione nazionale. Perorarono forse umanitariamente i flussi migratori dall’Irlanda verso l’Inghilterra? Al contrario incitavano gli irlandesi a combattere in patria, visto che l’emigrazione era funzionale al capitalismo inglese.
    Nella stessa lettera a Vogt Marx scrive infatti:

    «Per quanto riguarda la borghesia inglese, essa ha innanzi tutto l’interesse, insieme all’aristocrazia inglese, a trasformare l’Irlanda in un immenso pascolo tale da fornire al mercato inglese carne e lana al più basso prezzo. Essa ha ugualmente interesse a ridurre con l’espulsione violenta e l’emigrazione forzata, la popolazione irlandese ad un numero così piccolo che il capitale inglese (investito nella terra data in affitto ai fittavoli) possa là funzionare in tutta sicurezza».

    Dunque: l’emigrazione di massa è funzionale al capitalismo imperialista sotto un duplice profilo. E’ necessaria al centro schiavista per avere un esercito industriale di riserva, forza lavoro a basso costo e senza diritti, per calmierare i salari e accrescere quindi il tasso di sfruttamento. Al lato delle periferie serve per tenere meglio soggiogati i paesi semicoloniali, ciò che si ottiene deportando la loro gioventù, privandoli così della loro più importante forza produttiva. L’emigrazione di massa, come lo schiavismo al tempo, è uno dei meccanismi principali del saccheggio imperialista del “terzo mondo” nonché mezzo per disattivare i movimenti di liberazione.

    Ergo: al netto della lotta senza quartiere contro xenofobia e razzismo, i rivoluzionari, per le ragioni opposte alle borghesia predatrice cosmopolitica, sono contro l’emigrazione (deportazione) di massa. Marx (per chi lo conosce davvero) avrebbe riservato il massimo disprezzo agli araldi della deportazione, peggio ancora ove essi camuffassero la cosa, come i preti, dietro a motivi filantropici e morali.

    Ps
    Noto che, sempre “facendo dell’ironia”, mi accusi di far parte della “sinistra cattivista, nazionalista-listiana”. E così tiri in ballo anche l’economista tedesco Friedrich List, contro cui il giovane Marx libero-scambista scagliò i suoi strali. Davvero interessante. Il Barone è un libero scambista. Faccio notare che Marx farà autocritica rispetto al suo primigenio liberoscambismo e giungerà alla posizione di List, che il libero scambismo era una frode dei paesi più forti per soggiogare e depredare quelli più deboli e industrialmente meno avanzati. Ma capisco: solo una mentalità libero-scambista può perorare le migrazione di massa, scambiando l’atto della deportazione schiavistica come un diritto umano. Evviva la libertà di essere deportati!


    * «Astraendo da tutti i discorsi sulla giustizia “internazionale” ed “umanitaria”… è questa la mia convinzione. Per lungo tempo ho creduto che fosse possibile rovesciare il regime irlandese mediante l’ascendenza della classe operaia inglese». Ho sempre sostenuto questa tesi sul New York Tribune. Uno studio più approfondito i ha convinto del contrario. La classe operaia inglese non farà mai nulla prima che si sia riusciti a disfarsi del problema irlandese. La leva si deve applicare in Irlanda. Per questo motivo la questione irlandese è così importante per il movimento sociale in generale.
    (Lettera di Marx a Engels del 10 dicembre 1869)


    NOTE

    [1] Scrive Eros Barone:

    «Approvo "la fatwa di Giorgio Cremaschi" (espressione talmente insulsa, per la grettezza piccolo-borghese che rivela, da qualificare perfettamente chi l'ha usata) nei confronti dei socialsciovinisti, 'vulgo' rosso-bruni. E l'approvo pur avendo spesso dissentito dalle valutazioni e dalle scelte di Giorgio Cremaschi, il cui percorso politico e intellettuale tuttavia, per la coerenza e la radicalità dello 'spirito di scissione' che lo caratterizzano, non può non suscitare il massimo rispetto. Ciò detto, occorre ribadire che il populismo è intrinsecamente reazionario, perché promuovendo gli interessi economici di una determinata frazione della borghesia, a cui subordina quelli delle classi subalterne mediante un ‘mix’ di concessioni limitate e di demagogia nazionalista, fa leva non sul fattore di classe (= conflitto verticale e blocco progressivo) ma sulla nozione interclassista di popolo (= conflitto orizzontale e blocco neocorporativo): ciò implica che non esista una variante genetica 'di sinistra' di questo ircocervo e, se qualcuno si illude che esista, mi dispiace per lui ma è quella che, 'mutatis mutandis', si incarnò, se non nelle SA di Römer e di Strasser, nell’ideologia e nell’azione di Nicola Bombacci, ex socialista, ex comunista, fascista e repubblichino, nonché estensore della Carta di Verona. Il populismo converge pertanto, sul piano ideologico, economico e sociale, con la concezione fascista, rispecchiata, in una certa misura, dal linguaggio ibrido del governo Di Maio-Salvini. Il populismo è un fattore aliorelativo dell’europeismo, che gli ha spianato la strada e di cui costituisce l’altra faccia (i riconoscimenti elargiti da Salvini a Minniti sui temi della sicurezza e dell’immigrazione, così come al governo Gentiloni per le politiche del lavoro lo attestano inequivocabilmente): l’uno genera, alimenta e riproduce l’altro (il paradosso si spiega tenendo conto che sono entrambi al servizio di un’unica classe, anche se esprimono gli interessi di due frazioni confliggenti di essa). Il populismo, come dimostrano le misure fiscali e lavorative che propone (l’introduzione della regressiva e antipopolare ‘flat tax’ e il ripristino dei ‘voucher’), si atteggia ad ‘amico’, ‘avvocato’, ‘difensore’ del popolo, ma è in realtà un ‘falso amico’ del proletariato, un rappresentante della piccola e media borghesia reazionaria e un vassallo, ancorché riottoso e instabile, della grande borghesia. Se quanto precede è esatto, ne consegue che i sintagmi di “sinistra patriottica” (Leonardo Mazzei) e/o di “patriottismo laburista” (Giulio Sapelli) sono, nella fase attuale, lustre che coprono ben altra mercanzia (= fascistizzazione). In un regime capitalistico e in un contesto inter-imperialistico non esiste un ‘interesse nazionale’ in cui la classe operaia possa riconoscersi, l’unico interesse imposto e prevalente essendo quello della borghesia imperialista. Donde consegue che non esiste (e, anche se esistesse, non va appoggiata) una ‘borghesia nazionale’ e che, pertanto, occorre escludere l’uso fuorviante di espressioni come ‘colonialismo’ e ‘sovranità nazionale’ applicate alle vicende interne della UE: ‘questa’ Europa è stata infatti voluta dalle classi dominanti di ciascun paese aderente (basti pensare che l’inserimento nella Costituzione del pareggio di bilancio, intangibile dogma liberista, è stato approvato con una maggioranza quasi assoluta). Pertanto, chi indica come bersaglio da colpire la Germania della Merkel, oltre a sbagliare mira politica, fornisce all’arciere che tiene sotto tiro l’intero continente, cioè agli USA del fascista Trump, la freccia con la quale questi mantiene la sua minaccia (solo in Italia 40 basi militari e 90 testate nucleari del tutto al di fuori di ogni controllo da parte del governo). Il modo in cui si pone il tema della lotta per la sovranità nazionale deriva per i comunisti dalle indicazioni contenute nell’articolo di Lenin “Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa”, ove l’obiettivo della lotta per la sovranità e l’indipendenza nazionale acquista un contenuto politico e sociale avanzato in un processo rivoluzionario guidato dalla classe operaia e dai suoi alleati: processo che, vigendo la legge economica dello sviluppo ineguale, può nascere anche nel quadro del polo imperialista europeo, di cui l’Unione Europea è il braccio economico-finanziario e la Nato il braccio politico-militare».

    [2] Scrive Mario Galati:

    «Sulla posizione scientifica analitica di Marx circa la sovrappopolazione relativa non ci piove. Così come sull'effetto deflattivo sui salari dell'esercito industriale di riserva a seconda dei cicli economici (Emiliano Brancaccio, per es., sostiene che attualmente non ci sono evidenze di un'apprezzabile influenza dell'immigrazione sulle dinamiche salariali attuali in Italia).
    Il nodo però sta nella soluzione sulla quale si concentra l'attenzione, la quale indica la collocazione di classe.
    Propendere per la fermata dei flussi alla Minniti e alla Salvini, invece che andare alla radice della devastazione imperialistica delle aree di provenienza, esprime una posizione subalterna e corporativa della classe lavoratrice nazionale., non una posizione di classe cosciente e autonoma.
    Cosa significa, infatti, fermiamo i flussi perchè se no ci abbassano i salari? E' la piena sottomissione dei lavoratori al capitale e la guerra tra poveri. Non mi sembra che così si faccia opera di coscientizzazione e di formazione di una classe per sé. Si crea, invece, una mentalità corporativa, gretta e subalterna, come quella socialdemocratica al guinzaglio del colonialismo. E perdente.
    Non mi sembra che Marx, constatato il problema, abbia assunto o indicato mai una posizione del genere. Al contrario, ha indicato nell'unità di classe e nella lotta al capitalismo la soluzione. (v. la questione degli operai irlandesi in Inghilterra).
    Questa insistenza continua sul carattere di esercito industriale di riserva dannoso per i lavoratori italiani lancia un messaggio preciso nel senso corporativo detto; se non peggio, dato l'attuale contesto tendente alla xenofobia e al razzismo (o vogliamo negare anche questo e chiamarlo semplicemente legittimo disagio delle classi popolari?).
    E' bene dire certe cose in modo scientifico, chiaro e spregiudicato; ma insistere su un aspetto della questione (l'esercito industriale di riserva e l'interesse del capitale alla mobilità piena, alla deportazione, della forza lavoro) e farlo prevalere sull'altro decisivo (lo sfruttamento, le guerre e l'oppressione imperialistica del capitalismo, causa delle migrazioni (non i complotti mondialisti)), assume un significato e un valore favorevole alla destra; diviene propaganda di destra.
    Infine chiedo: per quale motivo considerare i lavoratori stranieri come parte necessaria della lotta di classe deve necessariamente voler dire considerarli "base di rimpiazzo" della sinistra radicale mutualistica?
    La sinistra "patriottica" vuole forse organizzare soltanto i lavoratori italiani?
    Attenzione che a forza di ripetere certi concetti, al posto dell'analisi e della proposta realistica, si scivola senza accorgersene su un altro terreno ideologico e politico fangoso».

    [3] Replica Eros Barone

    «Ricordo a Mario Galati che Emiliano Brancaccio sostiene la tesi opposta a quella che lui gli attribuisce e che qui riporto da un’intervista di questo studioso: «Le evidenze empiriche di cui disponiamo ci comunicano che l’apertura globale dei mercati risulta correlata a un declino delle quote dei salari sul Prodotto Interno Lordo». Per quanto riguarda, invece, l’estensore dell’articolo sulla ‘fatwa di Giorgio Cremaschi’, se costui manifesta un livello di comprensione del tema del quale si discute pari a quello che dimostra di possedere sui meccanismi dell’ironia vi è motivo di preoccuparsi seriamente ma anche di sorridere apertamente. Così, il suo modo di reagire mi ha fatto venire in mente la situazione comica di un novello Calandrino che all’affermazione: “Questa birra è divina!”, risponda: “No, è un prodotto umano e industriale”… Sennonché, come accade ormai da tempo, all'ipertiroidismo globalista ed europeista succede (o s'intreccia) l'ipertiroidismo sovranista e nazionalista: l'uno riproduce, alimenta e rigenera l'altro. Il 'cattivo infinito' di questa storica patologia della “coscienza europea” si inciprignisce sempre di più e segue, essendo determinato da processi oggettivi, un ritmo in apparenza inarrestabile. Come nel 1904-1914, come nel 1929-1939... Non per nulla, i marxisti internazionalisti, un secolo fa (ripeto: un secolo fa), sostenevano che, data la società capitalistica nella sua fase imperialista, ogni discorso intorno alla sovranità nazionale dei popoli non è solo una pia illusione di stampo borghese-risorgimentale, ma è soprattutto una menzogna che incatena i proletari al carro del nazionalismo, la più velenosa e sanguinosa delle ideologie. E proprio su questo tema nevralgico è possibile misurare tutta la straordinaria attualità scientifica e politica dell’analisi di Karl Marx. Infatti, la lettera inviata da quest’ultimo a Sigfried Meyer e August Vogt il 9 aprile 1870, che qui dò per nota (pur avvertendo con Hegel che ciò che è noto spesso non è affatto conosciuto), potrebbe essere stata scritta oggi, tanto risulta attuale. Basterebbe sostituire “proletari inglesi” con “lavoratori italiani” (o di qualsiasi altro paese europeo) e “proletari irlandesi” con “immigrati od extracomunitari” e i conti tornerebbero perfettamente. Oggi sono presenti ormai in tutti paesi europei forze politiche di destra, populiste o fasciste, la cui funzione è esattamente quella di strumentalizzare i ceti popolari, persuadendoli che la causa della loro condizione di precarietà e di impoverimento è dovuta alla ‘concorrenza’ dei lavoratori immigrati e non alle basi strutturali del sistema capitalistico. Come afferma Marx nella lettera testé citata, è proprio questo «il segreto grazie al quale la classe capitalista mantiene il suo potere». In effetti, l’immigrazione è il prodotto dell’organizzazione del capitalismo nel mondo. Le potenze imperialiste sfruttano i paesi del Terzo Mondo, si appropriano delle loro ricchezze e, quando i popoli di quei paesi si ribellano, li massacrano con la “guerra celeste” (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria). Perciò, è del tutto normale che da consimili situazioni di povertà, guerra e sfruttamento molte persone cerchino di fuggire e quindi decidano di emigrare. Ma tale scelta non è né naturale né romantica, come vorrebbe la ‘sinistra’ buonista, cosmopolita e filo-imperialista (riflesso speculare di essa: la ‘sinistra’ cattivista, nazionalista-listiana e anti-imperialista). Gli immigrati non sono animali, per loro non è naturale migrare. Sono uomini che scappano dalla guerra o più spesso dalla fame e dalla povertà. Ma la soluzione di questo problema esiste: ritirare tutti i reparti militari presenti in tutti i paesi, smascherare le operazioni di “peacekeeping”, fermare le guerre, le occupazioni militari ed ogni ingerenza in quei paesi. In poche parole: uscire dalla NATO. Insieme con l’interruzione delle azioni militari, occorre poi sopprimere il rapporto di dominio economico con quei paesi e, di conseguenza, smettere di sottrarre ad essi risorse e materie prime, sfruttando in modo disumano la loro manodopera, come è prassi comune di tutte le imprese multinazionali. Solo ripristinando con quelle nazioni rapporti di cooperazione e non di rapina, si può regolamentare in modo risolutivo il fenomeno dell’immigrazione. Se questa politica fosse applicata nell’arco di un ventennio, il numero degli immigrati comincerebbe a diminuire fino a livelli normali. Ma ovviamente nessuna politica di questo genere può essere applicata in un sistema che è fondato sul potere dei grandi monopoli, in un sistema che vede gli Stati interamente asserviti ai loro interessi. Compito dei comunisti è ribadire che il socialismo è l’unica soluzione giusta e razionale di questo problema, poiché è l’unica soluzione che permette di realizzare con i paesi del Terzo Mondo una politica di cooperazione, non di rapina. Altre strade non esistono. E merito di Cremaschi è aver rammentato ai 'fuorviati' che quella di Bombacci conduce all'inferno».
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  9. #79
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Il grande finanziere e il giovane globalista
    24/06/2018


    di Matteo Brandi*

    Uno odia i confini, l'altro pure.
    Uno detesta lo stato, l'altro pure.
    Uno difende la moneta unica, l'altro pure.
    Uno considera le tradizioni inutili, l'altro pure.
    Uno farebbe a meno delle nazioni, l'altro pure.
    Uno vuole il politically correct, l'altro pure.
    Uno ama il mercato globale, l'altro pure.
    Uno butta via i diritti sociali per quelli civili, l'altro pure.
    Uno pensa che la Costituzione sia un peso, l'altro pure.
    Uno indica nei popoli il problema del mondo, l'altro pure.


    Però solo uno dei due ci guadagna sopra.
    L'altro arriva a stento a fine mese.


    Perchè uno è un bastardo, certo, ma l'altro è decisamente un gran coglione.

    https://www.lantidiplomatico.it/dett...ista/82_24451/

  10. #80
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    Predefinito Re: La Sinistra c'è o ci fa?

    Dedicata ai ben noti "sinistri".

 

 
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