In culo a 'sti idioti dei Wu Ming. Collettivo di fancazzisti anarcoidi da strapazzo.


In culo a 'sti idioti dei Wu Ming. Collettivo di fancazzisti anarcoidi da strapazzo.
Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -
Il sonno della ragione genera i liberali


Ehi tu che oggi indossi una maglietta rossa... perché fai ancora finta di non sapere?
Ehi tu che indossi una maglietta rossa sei lo stesso lacchè di Napolitano, colui che convinse il governo a dare via libera ai bombardamenti in Libia, preludio di una delle crisi migratorie più gravi della storia?
Sei tu, ti riconosco, sei stato il supporter di Hillary Clinton, ti ci sei fatto anche i selfie insieme, ma è lei che convinse Obama ad uccidere Gheddafi e non lo fece per le violazioni dei diritti umani ma per fare un favore all'amico francese, quel Sarkozy che aveva ricevuto milioni di euro dallo stesso Gheddafi e che aveva paura che un giorno costui avrebbe parlato.
Tu che indossi la maglietta rossa quando eri al governo del Paese non hai fatto nulla per contrastare l'ignobile business sulla pelle dei migranti. Non hai mai fatto controlli su quelle cooperative che si intascavano milioni lasciando alla povera gente soltanto briciole. E perchè non l'hai fatto? Perché erano bacini di voti!
Tu con la maglietta rossa ti indigni, ti ergi a paladino dei più deboli, ti scandalizzi per il muro di Trump (che tra l'altro è il muro di Bush padre e figlio, di Clinton marito e moglie e del premio Nobel per la pace Obama) ma taci di fronte a quello in Cisgiordania.
Tu oggi indossi una maglietta ma ne avresti dovute indossare almeno 100 negli ultimi 20 anni, una per ciascuna delle cause che fanno fuggire gli africani o i messicani dalle loro case.
E senza rendertene neppure conto sei tu stesso una di quelle cause.
Lo sei quando sposi il politicamente corretto quando l'unica soluzione sarebbe urlare; lo sei quando ti affidi, ancora una volta, ai carnefici. Anche se vestiti elegantemente e con il “mignolino” alzato sempre carnefici sono. Lo sei quando, annoiato da un'esistenza troppo comoda, organizzi un festino tra lussuose mura domestiche alimentando quel mercato della droga che, dalle parti dove sono adesso, è una delle ragioni della fuga della povera gente.
Ci sono tante bravissime persone che oggi indossano una maglietta rossa ma c'è un mucchio di gente ipocrita che ha deciso di sposare quella solidarietà pelosa ottima alleata del sistema e della reiterazione delle ingiustizie.
Quanto conformismo e quanta viltà si nasconde nella facile solidarietà. Ed è quel conformismo che ti fa credere che tu stia facendo qualcosa di buono anche se non stai facendo assolutamente niente.
Alessandro Di Battista
https://www.lantidiplomatico.it/dett...ossa/82_24628/
Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -
Il sonno della ragione genera i liberali


Ci mancavano solo loro...
Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -
Il sonno della ragione genera i liberali


Premetto che a me i pentastellati Grillini,piacciono molto poco x vari motivi che ora sarebbe troppo lungo spiegare,non li ho mai votati e molto probabilmente mai,li voterò come,del resto non mi piace nemmeno la lega nord,anzi dei due i 5 stelle sono forse il meno peggio!
Detto questo però devo sottoscrivere in toto,l'articolo di Alessandro Di Battista,postato da Lupo sciolto perchè dice la verità su come qualcuno(ma si sa bene chi sono)con queste ondate di cd"migranti"ci si ingrassa e si riempie le tasche drenando risorse che potrebbero essere molto meglio investite sul territorio o la popolazione Italiana!
Poi quando dice,cito a memoria:
>Dov'eri quando gli USA con la complicità della Francia di Sarkozy distruggeva lo stato della libera Giahmahiria Libica>
ebbene questo fatto è verità sacrosanta!
Bravo Lupo sciolto,purtroppo questo articolo di Di Battista scritto su l'Antidiplomatico verrà letto da pochissimi Italiani,anche se sarà pubblicato nei media cd"alternativi"che sono è vero tantissimi ma quelli come l'Antidiplomatico,termometro politico ed altri,che dicono molto spesso,se non sempre la verità,sono in realtà una minoranza,mentre invece quelli schierati con il potere in genere sono tantissimi(purtroppo).
un saluto
Alexfaro


Che patetici buffoni sti WuMinkia...
"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch


Sembra effettivamente che lo facciano apposta a rendersi ridicoli, ma sono così di loro.
Hitler or Hell.


"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch


Sono l'eterno piagnisteo liberalprogressista della borghesia bolognese.
Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -
Il sonno della ragione genera i liberali


LA SINISTRA (COMPASSIONEVOLE) ZINGARESCA
di Norberto Fragiacomo
[ 7 luglio 2018]
Volentieri pubblichiamo questo contributo, che pienamente condividiamo, del compagno Norberto Fragiacomo, esponente di Risorgimento Socialista.
* * *
A “salvataggio” concluso, i numeri sono quelli di un’ecatombe: disoccupazione al 20 e passa per cento, oltre 1/5 delle famiglie in condizioni di estrema indigenza, potere d’acquisto ridotto di 1/3, mortalità infantile alle stelle (+26%).
Graeciam captam ferus victor confecit, eppure i vertici di Rifondazione Comunista,in una nota peraltro abbastanza equilibrata, lodano i meriti e la “determinazione del governo di Syriza” e il manifesto va anche oltre, riconoscendo ad Alexis Tsipras, quinta colonna della troika in terra ellenica, di aver «cercato sempre, appena si è aperto uno spiraglio, di alleviare il peso per gli ultimi della società» (magari introducendo nuovi diritti civili…) in un articolo favorevole sin dal titolo a un leader che ha turlupinato il suo popolo.
Anziché a Leonida stanno erigendo un monumento ad Efialte, e con coerenza: se si ritiene che il sistema attuale sia un a priori immodificabile, arrendersi subito è più ragionevole che resistere a oltranza. Basterà poi qualche giaculatoria per mondarsi l’anima.
Residua un anticapitalismo di facciata, continuamente esibito ma privo di contenuti, perché diretto contro un fantasma (l’idea astratta di Capitale), non contro le riconoscibilissime manifestazioni reali di un’idea che è anzitutto prassi operativa: i c.d. Mercati, l’Unione Europea delle lobby, la catena dell’euro, il dominio coloniale degli Stati Uniti sull’Europa intera, il business strategico delle grandi migrazioni.
Se non puoi batterli unisciti a loro, consiglia il detto, ed ecco allora il progressivo spostamento sulle tematiche dei diritti civili — che sta rendendo l’ex “sinistra estrema” autenticamente radicale, nel senso di pannellian-boniniana — e l’attacco quotidiano a un governo ancora in prova, che ha il torto fra i tanti di “rischiare l’isolamento dell’Italia in Europa”. Questa accusa — avanzata per vero dalla destra liberista marca PD, ma nient’affatto contraddetta dalle debolezze alla sua sinistra — inchioda solamente chi la formula: ci si dovrebbe anzi rallegrare per la condotta di un esecutivo che mostra di non voler chinare il capo dinanzi all’ipocrita ed altezzosa arroganza franco-tedesca (come han sempre fatto invece i predecessori) e arriva persino a minacciare la sospensione del contributo economico italiano alla UE e l’esercizio paralizzante del diritto di veto. Mi si potrebbe obiettare che sono solo parole, al pari delle condivisibili promesse progressiste che va facendo Di Maio, ma la critica che viene da sinistra è un’altra: queste parole ben dette (cui temo non seguiranno condotte consequenziali) sono di per sé condannabili, poiché mettono in discussione il dogma della nostra supina appartenenza al moltiplicatore di discordie e rivalità nazionali chiamato (im)pudicamente Unione Europea.
Non è che la c.d. sinistra, riconosciuta l’imbattibilità dell’avversario, abbia rinfoderato lo spadino di legno: semplicemente, per giustificare la propria sopravvivenza, prova oggi a rivolgerlo contro un nemico alla propria portata. Primum vivere, deinde philosophari, anche se sui fronti di Facebook e twitter (praticamente gli ultimi rimasti) filosofi e agitatori da rotocalco abbondano.
Obbiettivi delle salve quotidiane sono il governo “penta-fascio-leghista" — FdI e Casapound ne fanno parte a loro insaputa, ma la loro presenza virtuale non è sfuggita ai commentatori più acuti e scafati... — unanimemente definito “il più a destra della storia della Repubblica”: altro geniale a priori, visto che l’esecutivo non ha ancora fatto alcunché di concreto) e soprattutto il Ministro degli interni Salvini, fatto oggetto di insulti giornalieri che, a differenza di quelli rivolti una tantum al Presidente Mattarella, non suscitano alcuna riprovazione da parte dei benpensanti. Anzi: le pesanti ingiurie rivolte da Saviano a Matteo II sono espressione di indignata consapevolezza e meritano pertanto gli applausi, anche quando sono gratuite (“ministro della malavita”, poi, è quasi un complemento involontario, visto il contributo dato da Giolitti alla storia politica nazionale).
Al di sotto degli attacchi personali si intravedono una strategia e un programma: quello di tagliare i ponti con la plebaglia ritirandosi su un virtuoso Aventino di (non) eletti. Pochi saranno ammessi, dopo rigorosa selezione — per i rossobruni c’è invece posto all’inferno, dove raggiungeranno Nicola Bombacci (cit. G. Cremaschi). Ed è proprio Cremaschi ad aver lanciato a più riprese l’anatema contro i “finti marxisti che appoggiano Salvini”, siano essi Fusaro e Bagnai o il semplice quivis de populo che esprime dubbi sul dogma dell’assoluta doverosità di una politica di accoglienza indiscriminata. Può darsi che queste dichiarazioni bellicose e pleonastiche (soprattutto le repliche di un originale già discutibile) preludano a un riposizionamento della componente Eurostop all’interno di Potere al Popolo (cioè, elettoralmente parlando, del Nulla),ma il passaggio in secondo o terzo piano della critica alla UE e ai suoi strumenti di dominio, su cui il movimento era sorto, sostituita da un rude buonismo pro migranti indica, a mio avviso, un arretramento, una rinuncia a fare davvero politica. Con questo ricompattarsi, anche all’interno di Potere al Popolo, di una sinistra rigidamente anti-sovranista la formazione cui appartengo (Risorgimento Socialista) dovrà fare tosto o tardi i conti: forse è preferibile abbandonare il gruppone finché si è in tempo, cercando in solitudine sentieri nuovi e — si spera — nuovi (o magari “vecchi”) compagni di avventura piuttosto che incamminarsi in corteo verso il burrone dell’irrilevanza e della banale accettazione dell’esistente.
Al “siamo tutti migranti” si sovrappone, all’occorrenza, un virtuoso “siamo tutti zingari”, utile a rivendicare la superiorità etico-morale di autori e followers nei confronti della massa fascisteggiante: ormai gli schiaffi in faccia al popolo, di cui avevo dato conto in precedenti articoli, sono diventati motivi di vanto, e pazienza se in questa cornice di “lotta (e sfida) continua” trovano poco spazio i temi del lavoro, dello sfruttamento, dell’inaridirsi dei diritti sociali. Non ho letto su FB dichiarazioni del tipo “siamo tutti riders” oppure “siamo tutti studenti che lavorano gratis”: forse perché si rischia di dover dar ragione al balilla Di Maio, che qualcosa sta provando a fare, o più probabilmente perché, come dicevo, è più facile ottenere risultati riconoscibili, immediati e galvanizzanti per l’esigua base giocando a fare i compassionevoli che non intraprendendo una lotta di lungo periodo contro i mulini a vento.
La “sinistra zingaresca” è oggidì un personaggio in cerca d’autore, o perlomeno di copioni da interpretare: troppo debole, pavida e sfibrata per opporsi al sistema (che infatti all’occorrenza appoggia: si pensi al supporto di voti offerto al finanziere ultraliberista Macron nel ballottaggio contro la Le Pen) trova la propria ragion d’essere nelle liturgie passate (opportunamente sfrondate dagli impeti rivoluzionari) e, ubriaca di buonismo astratto, esalta il sottoprelatariato scambiandolo per i proletari e demonizza questi ultimi per il loro presunto egoismo borghese.
Ma sì… questi operai che votano Lega sono razzisti, buzzurri e pure un po’ fascisti… “Che roba contessa, quei quattro straccioni!”
Assisteremo ancora a lungo, penso, a funeree marce antifasciste in città sprangate e ostili, con lancio di maledizioni all’indirizzo di un nemico di comodo e gole di spettri da cui fuoriuscirà un flebile e patetico: siamo ancora vivi!
sollevazione: LA SINISTRA (COMPASSIONEVOLE) ZINGARESCA di Norberto Fragiacomo
"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch


C'È VITA SU MARTE
[ 9 luglio 2018 ]
Doveroso segnalare questo importante contributo, tanto più perché l'ha pubblicato il manifesto. A conferma che c'è vita a sinistra....
«Invocare fronti antifascisti in assenza di fascismo è fuorviante e consolatorio; le sue implicazioni politiche (Union sacrée repubblicana) sarebbero esiziali. Si tratterebbe, fra l’altro, di una singolare forma di fascismo, senza squadre armate, senza partito unico, in un paese dove si vota quasi ogni domenica e dove i più grandi organi di stampa sono avversi al governo, dove la tv pubblica è un monocolore del principale partito di opposizione e la tv privata è proprietà di un altro partito fuori della maggioranza».
* * *
La rappresentanza sociale ha cambiato verso
di Gianpasquale Santomassimo
Si ha l’impressione che, lasciati alle spalle i proponimenti iniziali, della sconfitta del 4 marzo si sia attenuata o smarrita l’eco a sinistra. E anche le rovinose sconfitte successive, non suscitano reazioni oltre la riaffermazione sostanziale della giustezza della propria linea. Non viene detto esplicitamente, ma è implicito nella riproposizione delle certezze del passato recente e nello stesso modo di valutare il successo degli avversari.
Se ci si convince di vivere in un paese fascista e razzista (inserito a sua volta in un continente ancor più razzista, se la questione dei migranti è la cartina di tornasole di tutto il resto) la cosa non potrà che risolversi nella proposizione di una sorta di «suprematismo morale» da parte di una minoranza che considera il resto del mondo «disumano», che crede di detenere in esclusiva intelligenza e umanità, che nega alla stragrande maggioranza del popolo italiano ed europeo.
Una minoranza che sembra aver smarrito perfino la curiosità intellettuale di studiare con serietà gli avversari e le loro motivazioni, di comprenderne natura e logica, che è o dovrebbe essere compito preliminare di ogni battaglia politica, accontentandosi di ripetere luoghi comuni stereotipati e consolatori.
Un facile alibi per questo atteggiamento è sicuramente rappresentato dall’onnipresenza mediatica dei proclami di Matteo Salvini, che è ormai invadente e pervasiva quanto quella che fu di Matteo Renzi.
CON UNA DIFFERENZA fondamentale, però: Renzi si rivolgeva a una Italia in gran parte immaginaria, fatta di «eccellenze», brevetti, «startup», benestanti felici coi figlioli all’Erasmus. Salvini invece si rivolge a un’Italia fin troppo reale, impoverita e incattivita, che esprime un bisogno di protezione e sicurezza. Sicurezza che è una dimensione globale e avvertita come tale dalla popolazione, che significa in primo luogo sicurezza del lavoro e nel lavoro, sicurezza sul terreno della salute e dell’assistenza, e che solo in ultima analisi significa anche tutela dell’ordine pubblico.
A mio avviso il vero fenomeno che abbiamo di fronte è quello di una gigantesca sostituzione di rappresentanza sociale, che sta colmando i vuoti che da almeno due decenni la sinistra aveva lasciato e che ora sta giungendo a compimento.
È un fenomeno che rischia di assumere una dimensione epocale (non solo italiana) e di segnare una fase non breve della nostra storia. Non giunge per la verità inatteso, anzi si può considerare per qualche aspetto uno sbocco tardivo, venendo dopo un quarto di secolo di impoverimento costante, di erosione tangibile delle garanzie dello stato sociale, di stagnazione permanente e di perdita di prospettive credibili per le generazioni più giovani.
Temo che anche il mitico «nuovo centrosinistra», che viene spesso evocato con poca fantasia, sia ormai una prospettiva usurata, sia perché è stata una politica ormai rigettata dagli elettori, sia perché la nuova alleanza di governo è già, in termini sociali, una replica dell’alleanza tra classi e ceti, tra aree diverse della popolazione, tra interessi che possono convergere e che furono propri di quella esperienza.
OVVIAMENTE CON FORTI influenze della destra nel discorso pubblico e nel senso comune, perché questa è l’aria che si respira, molto diversa da quella degli anni Sessanta. Ma senza un segno univoco di destra, con una compresenza di tematiche su cui si potrebbe convenire e di propositi inquietanti: in effetti revisione della legge Fornero, del Jobs act, della «Buona Scuola», reddito di cittadinanza, erano provvedimenti che «la sinistra» avrebbe dovuto assumere per riacquistare un minimo di credibilità presso quelli che in un tempo lontano furono i suoi serbatoi elettorali. E anche andare in Europa con la spina dorsale, senza essere succubi di mitologie illusorie, sarebbe stata cosa buona e giusta.
LE INDUBBIE VENATURE razziste che emergono nel discorso pubblico sono conseguenza abbastanza inevitabile dell’egemonia consegnata alle destre. Vanno rifiutate e combattute, possibilmente senza continuare a schierarsi col potere oppressivo di Bruxelles. Ma sarebbe anche lecito interrogarsi su quanto le questioni riconducibili al «razzismo» abbiano un peso effettivo nei comportamenti elettorali di una platea così vasta, e personalmente estenderei il dubbio anche alla questione dei migranti, forse non così cruciale nel motivare le scelte rispetto a quanto suggerirebbe la propaganda ossessiva di Salvini e di altri governanti in Europa.
In ogni caso, continuare a trattare Di Maio e Salvini da ignoranti o trogloditi è sbagliato e sterile.
Invocare fronti antifascisti in assenza di fascismo è fuorviante e consolatorio; le sue implicazioni politiche Union sacrée repubblicana) sarebbero esiziali. Si tratterebbe, fra l’altro, di una singolare forma di fascismo, senza squadre armate, senza partito unico, in un paese dove si vota quasi ogni domenica e dove i più grandi organi di stampa sono avversi al governo, dove la tv pubblica è un monocolore del principale partito di opposizione e la tv privata è proprietà di un altro partito fuori della maggioranza.
Con buona pace di Umberto Eco, il fascismo non è una categoria dello spirito ma è un fenomeno storico dalle caratteristiche ampiamente studiate e discusse, e va evitato l’abuso di «false analogie» di cui un tempo eravamo abituati a diffidare.
Aggiungerei che ricondurre automaticamente ogni forma di razzismo al fascismo è un dispositivo mentale che semplifica e banalizza entrambi i termini in questione. Non tiene conto fra l’altro della lunga tradizione coloniale, e in essa del ruolo delle democrazie coloniali, le più radicali e risolute nella pratica della discriminazione e dell’apartheid.
Se si vuole tornare a parlare alle masse popolari che ci hanno abbandonato, la prima regola sarebbe di non insultarle accusandole di fascismo o razzismo.
QUESTA NUOVA DESTRA si potrà combattere solo contendendole la capacità di parlare ai ceti popolari. Servirebbe un vero Partito del lavoro, collegato a sindacati, organizzazioni esistenti, corpi intermedi. Purtroppo è qualcosa a cui la sinistra nel suo complesso appare oggi del tutto inadeguata, tanto nel balbettio di una sinistra «riformista» artefice della situazione nella quale ci troviamo, quanto negli automatismi di una sinistra «radicale» che non riesce a dismettere l’abitudine di immaginarsi solo come assemblaggio di minoranze e monoculture, incapace di rivolgersi alla società italiana nel suo complesso.
Tutta la sinistra, moderata, radicale o antagonista, è stata percepita dalla maggioranza dei cittadini come estranea o nemica. Se non si parte da questa dolorosa consapevolezza sarà molto difficile proporsi di voltare pagina e ripensare tutto, con umiltà.
Presidiare il tre-quattro per cento, destinato a farsi sempre più precario, può risolversi alla fine in uno sforzo inutile e superfluo, perché le classi popolari troveranno comunque il modo di farsi rappresentare, con o senza una sinistra.
da il manifesto
sollevazione: C'È VITA SU MARTE
"L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
"Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
"O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch