https://www.vocedinapoli.it/2018/05/...er-mattarella/
rgio Mattarella potrebbe rischiare l’impeachment; ovvero, secondo l’articolo 90 della Costituzione
italiana, la “messa in stato d’accusa del Parlamento in seduta comune e a maggioranza assoluta dei
suoi membri”. Il motivo? Attentato alla Carta costituzionale e tradimento della stessa nell’esercizio delle
prerogative assegnategli. Sempre secondo la nostra Costituzione, idolatrata a giorni e governi politici
alterni da una certa, vecchia classe dirigente, il capo dello Stato nomina il presidente del Consiglio dei
ministri “e, su proposta di questo, i ministri” (art. 92).
Quindi, voler imporre, secondo quanto riferito dalla stampa in queste settimane, questo a scapito di quello nella futura compagine governativa giallo-verde, è un comportamento anti-costituzionale che, specifichiamo ancora, potrebbe spingere i protagonisti della nuova scena politico-parlamentare a premere il piede sull’acceleratore per ritornare alle urne e, ove incontrassero nuove e immotivate resistenze da parte di Mattarella, convocare il Parlamento in seduta comune per decretare con un libero e democratico voto in aula la messa in stato d’accusa e la
decadenza del presidente, eleggendo poi un capo dello Stato più confacente alla nuova stagione e
rispettoso della volontà del popolo che, sempre costituzionalmente parlando, ha la sovranità e “la
esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (articolo 1).
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Sergio Mattarella potrebbe rischiare l’impeachment; ovvero, secondo l’articolo 90 della Costituzione
italiana, la “messa in stato d’accusa del Parlamento in seduta comune e a maggioranza assoluta dei
suoi membri”. Il motivo? Attentato alla Carta costituzionale e tradimento della stessa nell’esercizio delle
prerogative assegnategli. Sempre secondo la nostra Costituzione, idolatrata a giorni e governi politici
alterni da una certa, vecchia classe dirigente, il capo dello Stato nomina il presidente del Consiglio dei
ministri “e, su proposta di questo, i ministri” (art. 92).
Quindi, voler imporre, secondo quanto riferito dalla stampa in queste settimane, questo a scapito di quello nella futura compagine governativa giallo-verde, è un comportamento anti-costituzionale che, specifichiamo ancora, potrebbe spingere i protagonisti della nuova scena politico-parlamentare a premere il piede sull’acceleratore per ritornare alle urne e, ove incontrassero nuove e immotivate resistenze da parte di Mattarella, convocare il Parlamento in seduta comune per decretare con un libero e democratico voto in aula la messa in stato d’accusa e la
decadenza del presidente, eleggendo poi un capo dello Stato più confacente alla nuova stagione e
rispettoso della volontà del popolo che, sempre costituzionalmente parlando, ha la sovranità e “la
esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (articolo 1).
I numeri ci sarebbero perché Movimento5 Stelle e Lega contano su 514 parlementari sui 945 totali di Camera e Senato. Infine, sono tre gli ex presidenti della Repubblica che rischiarono la procedura d’impeachment: Giovanni Leone nel 1978, Francesco Cossiga nel 1992, Giorgio Napolitano nel 2014. In tutti e tre i casi non si diede luogo a procedere a quanto minacciato dal Partito comunista nei confronti di Leone, dal Partito democratico
della Sinistra in quello di Cossiga e proprio dai grillini nella scorsa legislatura verso Napolitano.




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