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    Predefinito Massimo Canavesio, un uomo un mito

    Il Corriere della Sera

    martedi , 06 luglio 1993

    Bancarotta per lui, falso in bilancio al fratello Cesare
    Canavesio condannato

    Polato Raffaella

    Li ricordate? Tra tanti crac e tanti arresti eccellenti i loro nomi non fanno quasi più notizia. Ma i risparmiatori trascinati nei disastri dell'Istituto finanziario piemontese e della Norditalia non l i hanno mai dimenticati. E chiedevano: che fine hanno fatto Massimo e Cesare Canavesio, i due fratelli rampanti prototipo dei favolosi anni '80, doppiopetto grigio per "invecchiarsi" un pò, promesse di Eldorado a portata di tasca? Avevano costruito u n piccolo impero. Ma un impero di carta, che poi è crollato sulla testa di chi aveva creduto nei due giovani yuppies della finanza di allora. Anche per loro, adesso, arriva la resa dei conti. Erano spariti, dopo il crac. Volatilizzati. Ieri sono to rnati in cronaca. Giudiziaria. Massimo Canavesio è stato condannato, insieme a Paolo Anselmetti: 24 mesi di reclusione il primo, 19 mesi il secondo. Entrambi con la condizionale. Ed entrambi per il fallimento della Ifp commissionaria, una delle tante brutte pagine del risparmio italiano che vede i due accusati di bancarotta fraudolenta. Nel procedimento, che si è svolto nella quarta sezione penale del tribunale di Torino, era coinvolto anche Cesare Canavesio: per lui l'imputazione è meno grave, falso in bilancio, così ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato. L'appuntamento è per il 14 luglio. La vicenda risale al 1986, quando il ministero delle Finanze dispose un'ispezione amministrativa sui conti della Fidelital, la fiduciaria del gruppo Canavesio: all'epoca i due fratelli avevano già messo insieme la Sem, la Nuova Edificatrice e la compagnia d'assicurazioni Norditalia. Fu da lì che emerse una situazione di netto dissesto finanziario: la Ifp aveva accumulato debiti per 45 miliardi e la Fidelital per 12 miliardi. Il sogno dei Canavesio finì lì: che si trovarono al centro di un crac di svariate decine di miliardi (il "buco" ammonterebbe complessivamente a circa 80 miliardi). Le due finanziarie gestivano i risparmi di 2.400 clienti: quasi tutti sono comunque riusciti a recuperare il loro denaro



    Il Corriere della sera

    Martedì 5 Luglio 1994

    Torna Canavesio. e vuole la Dataconsyst

    MILANO . E stato negli uffici della Dataconsyst qualche settimana. A studiare le carte. Poi ha formulato la sua proposta di concordato: rinuncia dei creditori al 50% delle loro posizioni e rilancio dell'azienda di Vimodrone attiva nel le telecomunicazioni. In cambio l'ex enfant prodige della finanza stile anni Ottanta, Massimo Canavesio, protagonista con il fratello Cesare di una rapida ascesa finita nel '90 in un crac multimiliardario, è disposto a rilevare l'azienda. Segnando co sì il suo ritorno sulla scena italiana, e in Piazza Affari, dopo la vicenda Ifp. Il finanziere è infatti l'amministratore delegato dalla "2I inc.", la società USA quotata al Nasdaq candidata a rilevare Dataconsyst. Il piano è stato discusso con i c reditori giovedì 30 giugno e adesso le banche avranno tempo fino al 15 luglio per dare una risposta. "I segnali che vengono dagli istituti di credito sono positivi. E non ho ricevuto segnali negativi", dichiara il consigliere Sergio Castellini, che c ura gli interessi dell'azionista di maggioranza, Roger Hansen, da tempo disposto a cedere il suo pacchetto. "Consegnerò la Dataconsyst soltanto quando sarà fuori dalle secche, a garanzia di tutti. Dei creditori, dei fornitori e dei dipendenti", preci sa Castellini. Conti difficili quelli dell'azienda di telecomunicazioni: nel '93 ha chiuso con perdite per 11 miliardi e un indebitamento di circa 42 miliardi. Una situazione che ha portato la Consob a sospendere il titolo. Ed ecco che si fa avanti il finanziere torinese. "No l'ho cercato io, mi è stato presentato da una primaria merchant bank che fa capo a uno dei primi gruppi bancari del Paese. So che ha chiuso tutte le sue pendenze ed è abilitato ad operare dalla Sec americana. E una buona operazione", sottolinea il consigliere. Fiduciosi anche i lavoratori. Dice Pietro Ferlisi, del consiglio di fabbrica: "Vediamo in modo favorevole questa proposta. La 2I inc. si è impegnata a concludere entro il 5 agosto. Abbiamo un nome e clienti i mportanti; con il piano di rilancio siamo in tempo per riprenderci".



    Il Corriere della sera

    Sabato 17 giugno 1995

    Crac Ersim: 5 arresti Nel mirino Canavesio

    Il finanziere Massimo Canavesio è entrato nel mirino dell a magistratura. Su ordine del pm bolognese Antonio Gustapane ieri sono stati eseguiti cinque arresti per il fallimento della Ersim di Bologna, un crac da 40 miliardi che ha coinvolto quasi mille risparmiatori. Nella rete del magistrato sono finiti tr e promotori finanziari (Andrea Andreotti, Roberto Bronzini, Giancarlo Romagnoni) e due dirigenti della Sim (Anna Piuzzi e Remo Stanzani). La Guardia di finanza precisa però in un comunicato che "non si è ancora riusciti a eseguire la custodia cautela re in carcere di altri personaggi artefici principali delle condotte delittuose". Chi sono? Il comunicato ne indica uno, cioè Canavesio, che secondo gli inquirenti sarebbe il reale gestore della Ersim. Canavesio si trova da mesi all'estero. Pur di ev itare il rientro in Italia nei giorni scorsi ha convocato a Lugano il consiglio di fabbrica della Dataconsyst, l'azienda milanese che ha acquistato l'anno scorso




    Il Corriere della Sera
    venerdi , 15 settembre 1995
    ECONOMIA

    Massimo Canavesio, la latitanza finisce a Ibiza L'ex golden boy nei guai per il Ersim



    S. Bo.

    Sole, mare e manette. Ex ragazzo prodigio della finanza, ex principe dell'atipico, e ora ex latitante. Massimo Canavesio, già condannato anni fa per bancarotta fraudolenta, è stato arrestato ieri in una lussuosa villa di Ibiza. E gli inquirenti hanno già avviato le procedure per l'estradizione. A suo carico c'era da mesi un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Bologna, Massimi Donini: l'inchiesta, coordinata dal pm Antonello Gustapane, è relativa al crac della Ersim, società di ge stioni patrimoniali che sarebbe all'origine di un dissesto da una cinquantina di miliardi e che ha coinvolto un migliaio di risparmiatori. I magistrati chiederanno conto a Canavesio dell'operato della Ersim (il sospetto è che ne sia stato il gestore "ombra"), nel frattempo fallita. E della destinazione del denaro raccolto fra la clientela. L'inchiesta prosegue da diverso tempo e ha già portato a cinque arresti nel giugno di quest'anno: tre promotori finanziari e due dirigenti della Ersim. Si è conclusa così, ancora una volta ingloriosamente, la seconda scalata di Massimo Canavesio ai piani alti della finanza made in Italy. Della finanza? Meglio precisare: questa volta lui si era presentato armato dal desiderio di fare l'imprenditore. Per la serie: la lezione l'abbiamo imparata, gli anni Ottanta, spavalda epopea della economia di carta, sono ormai sepolti nella cenere delle vanità. La prima volta era stata ben più rampante. La stella di Massimo e del fratello Cesare Canavesio spunta nell'81. Giovanissimi (entrambi poco più di vent'anni) i due ricevono dal padre una ricca "mancia" che scelgono di mettere a frutto. Costituiscono una finanziaria per l'atipico, si gettano negli immobili, comprano, vendono e il denaro scorre. I gold en boys vengono subito promossi a esperti della finanza, firmano perfino un manuale di successo. Un percorso tipico dell'atipico, facile come facile era allora fare soldi, tanti e subito. Maledetti, però: il loro mito, alimentato da berlina con rad iotelefono, aereo privato e gessati all'inglese, sembra incrollabile nell'euforia dell'85. Comprano anche una società quotata, la Sem. Poi però le cose cominciano a non andare per il verso giusto. Rapido declino, crac da 250 miliardi. Scattano le ind agini. E nel gennaio '88 anche le manette. La permanenza in carcere è comunque breve. Cesare "sparisce" dalle scene finanziarie ed è oggetto di rado solo delle cronache rosa. Massimo non si dà per vinto e tenta il rilancio a Londra. Ma l'Italia res ta la meta, nonostante nel '93 arrivino le condanne. Per Massimo la più pesante: due anni per bancarotta fraudolenta. Rispunta comunque, Massimo, in caccia di affari. Vuole e ottiene la Dataconsyst, attiva nelle telecomunicazioni e nei sistemi di s icurezza. Basta finanza, Canavesio l'imprenditore fa piani, incontra i sindacati. Risultato: da tre mesi gli operai non ricevono lo stipendio, un'istanza di fallimento è l'ultimo frutto della gestione di Massimo. Il solo vero asset rimasto è un immob ile che potrà valere trenta miliardi. L'imprenditore ha finito la seconda corsa. Ora Gustapane cercherà di venire a capo della matassa Ersim. Poi, fra un mese, il pm andrà in Francia per interrogare Nicolas Barre, ex amministratore di società ricon ducibili a Canavesio, figlio dell'ex premier Raymond.



    Il Corriere della Sera

    Mercoledì 4 dicembre 1996

    Chiesto il rinvio a giudizio per il finanziere

    E Canavesio fa ancora crac

    MILANO - (v.mal.) Massimo Canavesio concede il bis. Il finanziere torinese, protagonista negli anni Ottanta del clamoroso crac dell'Istituto finanziario piemontese, è incappato un'altra volta nelle maglie della giustizia. Consob, Guardia di finanza e Procura di Bologna hanno indagato su di lui e sui suoi affari per più di due anni. E il 21 novembre scorso, come annunciato ieri in una conferenza stampa congiunta degli investigatori, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere al falso in scrittura privata, truffa, bancarotta fraudolenta e violazione delle norme sulle attività di intermediazione mobiliare. La vicenda ruota attorno alla Ersim, una società di intermediazione mobiliare di Bolo gna, a cui circa 700 risparmiatori affidarono negli anni scorsi circa 45 miliardi. Una scelta che si è rivelata azzardata, visto che gran parte di quel denaro è svanito in un labirinto di operazioni gestito, secondo le accuse, da Canavesio e dai suoi complici. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda infatti una quarantina di persone, tra cui compare anche il nome di Nicolas Barre, figlio di Raymond, il politico francese, già primo ministro e attualmente consigliere d'amministrazione delle G enerali. Nella richiesta di rinvio a giudizio gli investigatori hanno ricostruito i complicati affari di Canavesio e dei suoi soci. In pratica la quasi totalità del denaro degli investitori, contattati attraverso una rete di promotori finanziari, ven iva investito in minuscole società americane trattate su un circuito borsistico secondario negli Usa. Dietro le società, praticamente scatole vuote, c'era lo stesso Canavesio



    Il Resto del Carlino

    21 Ottobre 2000

    Crac Canavesio
    Via al processo

    BOLOGNA — Presenti e rabbiosi. Ormai rassegnati di aver perso il loro denaro ma desiderosi, almeno, di vendetta. Erano alcune decine, ieri mattina nella piccola aula del tribunale, le vittime del crack miliardario della finanziaria Ersim, il giocattolo del finanziere piemontese Massimo Canavesio che ha fatto finire in fumo cinquanta miliardi prelevati dalle casse di piccoli risparmiatori.
    Oltre Canavesio, altre sedici imputati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e di una lunga serie di reati finanziari minori. Nell'inchiesta furono coinvolti anche nomi di spicco del panorama finanziario internazionale tra cui Nicolas Barre, figlio dell'ex primo ministro francese Raymond, che ha già patteggiato la pena in sede di udienza preliminare.
    Secondo l'accusa (l'inchiesta venne chiusa, nel dicembre del '96 dal pm Antonello Gustapane), dietro al dissesto della Coresta, commissionaria in titoli e valori, e della Ersim, società di intermediazione mobiliare, vi era una truffa a largo raggio nelle cui maglie sono rimasti intrappolati oltre 700 investitori. Canavesio, già coinvolto nel fallimento dell'Istituto Finanziario Piemontese, non poteva più operare in Italia e si affidava a prestanome. Questi vendevano azioni di società estere che millantavano come fortemente redditizie ma che altro non erano che scatole vuote.
    Nicoletta Rossi



    Tratto da Associttadini. Associazione per il diritto e la tutela dei consumatori. Roma

    DOCUMENTO E: IL NUOVISSIMO BANCO AMBROSIANO

    Pag. 168

    Esisteva a Torino il Gruppo Canavesio - comincio - formato da due giovani fratelli che avevano messo su un’organizzazione di piazzamento di prodotti finanziari, una "catena di Sant’Antonio".

    Con delle forti commissioni a persone di una certa cultura, quasi sempre pensionati bancari, ottenevano che i risparmiatori, visitati a domicilio, investissero in titoli del loro Gruppo.

    La cosa, come sempre in questi casi, andò bene per un certo periodo, finché i risparmiatori non cominciarono a richiedere indietro i loro soldi insieme ai favolosi interessi promessi.

    Allora i due Canavesio ebbero un’idea geniale: si affidarono all’avv. Schlesinger, che, guarda caso, era anche consigliere di amministrazione del Nuovo Banco Ambrosiano, la banca sorta dalle ceneri del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

    Per far fronte alle richieste di rimborso dei risparmiatori, il prof.Schlesinger chiese a Pier Domenico Gallo, allora direttore generale del Nuovo Banco Ambrosiano di concedere affidamenti ai Canavesio per piu di 100 miliardi. Preciso che si trattava di 100 miliardi degli anni ‘70, non di oggi.

    Gallo chiese delle garanzie e i Canavesio gli consegnarono le azioni della Norditalia, una buona azienda assicurativa milanese.

    C’era tuttavia un piccolo inconveniente: le azioni della Norditalia i Canavesio le avevano già vendute ai risparmiatori. Nessun problema: stamparono due serie di certificati azionari, una per i risparmiatori ed una per il Nuovo Banco Ambrosiano.

    Quando alla fine, malgrado le iniezioni di liquidità della banca milanese, il Gruppo Canavesio saltò, 1’Arnbrosiano avrebbe dovuto subire delle perdite ingentissime, perché i certificati azionari della Norditalia che aveva in pegno erano naturalmente falsi.

    Evitò tali perdite perché noi della Sasea riuscimmo a risolvere la situazione comprando gli attivi dal Tribunale di Milano (il Gruppo era finito nel frattempo in amministrazione controllata), a pagare i creditori al 40%, a cedere la Norditalia alla società svizzera di assicurazioni Baloise ed a pagare così il Nuovo Banco Ambrosiano al 100%.

    Senza il nostro intervento la "Banca dei Preti", come veniva chiamata ai tempi di Calvi, avrebbe avuto bisogno di un ulteriore massiccio aumento di capitale, oltre a quello reso necessario per tappare i buchi del banchiere trovato morto sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.

    Insomma - aggiungo le perdite di Calvi avevano trasformato il Banco Ambrosiano in Nuovo Banco Ambrosiano e, se non fossimo intervenuti noi della Sasea, le perdite di Schlesinger e Gallo sui Canavesio avrebbero trasformato il Nuovo Banco Ambrosiano in Nuovissimo Banco Ambrosiano. Anche quelli dell’Ambrosiano ~ continuo - sono dei miracolati ingrati.

    Ci sono rimasti alcuni miliardi che deve dare loro la Sasea, e li richiedono con violenza, senza ricordarsi il bene ricevuto.



    La Tribune Fr. 18 Gennaio 2002

    Savoie - Le groupe textile Jeanne Blanchin est racheté par Stehli



    Les établissements sont conservés mais un plan social visant à supprimer 70 emplois va être mis en oeuvre.

    Nouvel épisode dans la vie mouvementée de Jeanne Blanchin, fabricant savoyard de tissus d'habillement, contrôlé par le groupe belge Concordia.

    Le tribunal de commerce vient d'autoriser la reprise de la société, en redressement judiciaire depuis février 2000, par l'italien Stehli, qui réalise un chiffre d'affaires de 20 millions d'euros avec plusieurs usines en Italie pour le marché des tissus d'habillement féminin. Stehli reprend les trois sites alpins du groupe savoyard, ceux de Jeanne Blanchin SA à Champagneux en Savoie (où travaillent plus de la moitié des 200 salariés) et à Brégnier Cordon dans l'Ain ainsi que Blanchin International installé à Oyeu en Isère. La dernière acquisition du groupe, la société Blanchin Tricot à Colmar (Haut-Rhin), a été liquidée en septembre 2001.

    Pour restaurer la rentabilité du groupe, le repreneur va mettre en place un plan social visant à supprimer 70 postes sur un effectif actuel de 201 salariés. Les trois sites seront affectés par les suppressions d'emplois, mais aucun ne devrait fermer ses portes. Le groupe Stehli vise un chiffre d'affaires de 18 millions d'euros pour Jeanne Blanchin en 2002.

    Depuis la cession en mai 1999 de son groupe par la fondatrice Jeanne Blanchin, la société, qui bénéficiait jusqu'alors d'une forte notoriété dans son secteur, n'a cessé de défrayer la chronique judiciaire. Quelques mois seulement après la reprise par le belge Concordia, le groupe Jeanne Blanchin était placé en redressement judiciaire, le nouveau propriétaire accusant l'ancienne dirigeante de malversations financières (fraude fiscale à la TVA), ce qui a valu à cette dernière près de trois semaines de prison au printemps 2000. En septembre, Concordia annonçait son intention de se retirer de l'entreprise savoyarde. Le tribunal de commerce autorisait alors Concordia, dans l'attente d'un repreneur, à placer les deux sociétés du groupe, Jeanne Blanchin SA et Blanchin International, en location-gérance jusqu'à fin décembre 2001.

    Hélène Goyet, à Grenoble

    Il Corriere della Sera

    martedi , 06 luglio 1993

    Bancarotta per lui, falso in bilancio al fratello Cesare
    Canavesio condannato

    Polato Raffaella

    Li ricordate? Tra tanti crac e tanti arresti eccellenti i loro nomi non fanno quasi più notizia. Ma i risparmiatori trascinati nei disastri dell'Istituto finanziario piemontese e della Norditalia non l i hanno mai dimenticati. E chiedevano: che fine hanno fatto Massimo e Cesare Canavesio, i due fratelli rampanti prototipo dei favolosi anni '80, doppiopetto grigio per "invecchiarsi" un pò, promesse di Eldorado a portata di tasca? Avevano costruito u n piccolo impero. Ma un impero di carta, che poi è crollato sulla testa di chi aveva creduto nei due giovani yuppies della finanza di allora. Anche per loro, adesso, arriva la resa dei conti. Erano spariti, dopo il crac. Volatilizzati. Ieri sono to rnati in cronaca. Giudiziaria. Massimo Canavesio è stato condannato, insieme a Paolo Anselmetti: 24 mesi di reclusione il primo, 19 mesi il secondo. Entrambi con la condizionale. Ed entrambi per il fallimento della Ifp commissionaria, una delle tante brutte pagine del risparmio italiano che vede i due accusati di bancarotta fraudolenta. Nel procedimento, che si è svolto nella quarta sezione penale del tribunale di Torino, era coinvolto anche Cesare Canavesio: per lui l'imputazione è meno grave, falso in bilancio, così ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato. L'appuntamento è per il 14 luglio. La vicenda risale al 1986, quando il ministero delle Finanze dispose un'ispezione amministrativa sui conti della Fidelital, la fiduciaria del gruppo Canavesio: all'epoca i due fratelli avevano già messo insieme la Sem, la Nuova Edificatrice e la compagnia d'assicurazioni Norditalia. Fu da lì che emerse una situazione di netto dissesto finanziario: la Ifp aveva accumulato debiti per 45 miliardi e la Fidelital per 12 miliardi. Il sogno dei Canavesio finì lì: che si trovarono al centro di un crac di svariate decine di miliardi (il "buco" ammonterebbe complessivamente a circa 80 miliardi). Le due finanziarie gestivano i risparmi di 2.400 clienti: quasi tutti sono comunque riusciti a recuperare il loro denaro



    Il Corriere della sera

    Martedì 5 Luglio 1994

    Torna Canavesio. e vuole la Dataconsyst

    MILANO . E stato negli uffici della Dataconsyst qualche settimana. A studiare le carte. Poi ha formulato la sua proposta di concordato: rinuncia dei creditori al 50% delle loro posizioni e rilancio dell'azienda di Vimodrone attiva nel le telecomunicazioni. In cambio l'ex enfant prodige della finanza stile anni Ottanta, Massimo Canavesio, protagonista con il fratello Cesare di una rapida ascesa finita nel '90 in un crac multimiliardario, è disposto a rilevare l'azienda. Segnando co sì il suo ritorno sulla scena italiana, e in Piazza Affari, dopo la vicenda Ifp. Il finanziere è infatti l'amministratore delegato dalla "2I inc.", la società USA quotata al Nasdaq candidata a rilevare Dataconsyst. Il piano è stato discusso con i c reditori giovedì 30 giugno e adesso le banche avranno tempo fino al 15 luglio per dare una risposta. "I segnali che vengono dagli istituti di credito sono positivi. E non ho ricevuto segnali negativi", dichiara il consigliere Sergio Castellini, che c ura gli interessi dell'azionista di maggioranza, Roger Hansen, da tempo disposto a cedere il suo pacchetto. "Consegnerò la Dataconsyst soltanto quando sarà fuori dalle secche, a garanzia di tutti. Dei creditori, dei fornitori e dei dipendenti", preci sa Castellini. Conti difficili quelli dell'azienda di telecomunicazioni: nel '93 ha chiuso con perdite per 11 miliardi e un indebitamento di circa 42 miliardi. Una situazione che ha portato la Consob a sospendere il titolo. Ed ecco che si fa avanti il finanziere torinese. "No l'ho cercato io, mi è stato presentato da una primaria merchant bank che fa capo a uno dei primi gruppi bancari del Paese. So che ha chiuso tutte le sue pendenze ed è abilitato ad operare dalla Sec americana. E una buona operazione", sottolinea il consigliere. Fiduciosi anche i lavoratori. Dice Pietro Ferlisi, del consiglio di fabbrica: "Vediamo in modo favorevole questa proposta. La 2I inc. si è impegnata a concludere entro il 5 agosto. Abbiamo un nome e clienti i mportanti; con il piano di rilancio siamo in tempo per riprenderci".



    Il Corriere della sera

    Sabato 17 giugno 1995

    Crac Ersim: 5 arresti Nel mirino Canavesio

    Il finanziere Massimo Canavesio è entrato nel mirino dell a magistratura. Su ordine del pm bolognese Antonio Gustapane ieri sono stati eseguiti cinque arresti per il fallimento della Ersim di Bologna, un crac da 40 miliardi che ha coinvolto quasi mille risparmiatori. Nella rete del magistrato sono finiti tr e promotori finanziari (Andrea Andreotti, Roberto Bronzini, Giancarlo Romagnoni) e due dirigenti della Sim (Anna Piuzzi e Remo Stanzani). La Guardia di finanza precisa però in un comunicato che "non si è ancora riusciti a eseguire la custodia cautela re in carcere di altri personaggi artefici principali delle condotte delittuose". Chi sono? Il comunicato ne indica uno, cioè Canavesio, che secondo gli inquirenti sarebbe il reale gestore della Ersim. Canavesio si trova da mesi all'estero. Pur di ev itare il rientro in Italia nei giorni scorsi ha convocato a Lugano il consiglio di fabbrica della Dataconsyst, l'azienda milanese che ha acquistato l'anno scorso




    Il Corriere della Sera
    venerdi , 15 settembre 1995
    ECONOMIA

    Massimo Canavesio, la latitanza finisce a Ibiza L'ex golden boy nei guai per il Ersim



    S. Bo.

    Sole, mare e manette. Ex ragazzo prodigio della finanza, ex principe dell'atipico, e ora ex latitante. Massimo Canavesio, già condannato anni fa per bancarotta fraudolenta, è stato arrestato ieri in una lussuosa villa di Ibiza. E gli inquirenti hanno già avviato le procedure per l'estradizione. A suo carico c'era da mesi un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Bologna, Massimi Donini: l'inchiesta, coordinata dal pm Antonello Gustapane, è relativa al crac della Ersim, società di ge stioni patrimoniali che sarebbe all'origine di un dissesto da una cinquantina di miliardi e che ha coinvolto un migliaio di risparmiatori. I magistrati chiederanno conto a Canavesio dell'operato della Ersim (il sospetto è che ne sia stato il gestore "ombra"), nel frattempo fallita. E della destinazione del denaro raccolto fra la clientela. L'inchiesta prosegue da diverso tempo e ha già portato a cinque arresti nel giugno di quest'anno: tre promotori finanziari e due dirigenti della Ersim. Si è conclusa così, ancora una volta ingloriosamente, la seconda scalata di Massimo Canavesio ai piani alti della finanza made in Italy. Della finanza? Meglio precisare: questa volta lui si era presentato armato dal desiderio di fare l'imprenditore. Per la serie: la lezione l'abbiamo imparata, gli anni Ottanta, spavalda epopea della economia di carta, sono ormai sepolti nella cenere delle vanità. La prima volta era stata ben più rampante. La stella di Massimo e del fratello Cesare Canavesio spunta nell'81. Giovanissimi (entrambi poco più di vent'anni) i due ricevono dal padre una ricca "mancia" che scelgono di mettere a frutto. Costituiscono una finanziaria per l'atipico, si gettano negli immobili, comprano, vendono e il denaro scorre. I gold en boys vengono subito promossi a esperti della finanza, firmano perfino un manuale di successo. Un percorso tipico dell'atipico, facile come facile era allora fare soldi, tanti e subito. Maledetti, però: il loro mito, alimentato da berlina con rad iotelefono, aereo privato e gessati all'inglese, sembra incrollabile nell'euforia dell'85. Comprano anche una società quotata, la Sem. Poi però le cose cominciano a non andare per il verso giusto. Rapido declino, crac da 250 miliardi. Scattano le ind agini. E nel gennaio '88 anche le manette. La permanenza in carcere è comunque breve. Cesare "sparisce" dalle scene finanziarie ed è oggetto di rado solo delle cronache rosa. Massimo non si dà per vinto e tenta il rilancio a Londra. Ma l'Italia res ta la meta, nonostante nel '93 arrivino le condanne. Per Massimo la più pesante: due anni per bancarotta fraudolenta. Rispunta comunque, Massimo, in caccia di affari. Vuole e ottiene la Dataconsyst, attiva nelle telecomunicazioni e nei sistemi di s icurezza. Basta finanza, Canavesio l'imprenditore fa piani, incontra i sindacati. Risultato: da tre mesi gli operai non ricevono lo stipendio, un'istanza di fallimento è l'ultimo frutto della gestione di Massimo. Il solo vero asset rimasto è un immob ile che potrà valere trenta miliardi. L'imprenditore ha finito la seconda corsa. Ora Gustapane cercherà di venire a capo della matassa Ersim. Poi, fra un mese, il pm andrà in Francia per interrogare Nicolas Barre, ex amministratore di società ricon ducibili a Canavesio, figlio dell'ex premier Raymond.



    Il Corriere della Sera

    Mercoledì 4 dicembre 1996

    Chiesto il rinvio a giudizio per il finanziere

    E Canavesio fa ancora crac

    MILANO - (v.mal.) Massimo Canavesio concede il bis. Il finanziere torinese, protagonista negli anni Ottanta del clamoroso crac dell'Istituto finanziario piemontese, è incappato un'altra volta nelle maglie della giustizia. Consob, Guardia di finanza e Procura di Bologna hanno indagato su di lui e sui suoi affari per più di due anni. E il 21 novembre scorso, come annunciato ieri in una conferenza stampa congiunta degli investigatori, è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere al falso in scrittura privata, truffa, bancarotta fraudolenta e violazione delle norme sulle attività di intermediazione mobiliare. La vicenda ruota attorno alla Ersim, una società di intermediazione mobiliare di Bolo gna, a cui circa 700 risparmiatori affidarono negli anni scorsi circa 45 miliardi. Una scelta che si è rivelata azzardata, visto che gran parte di quel denaro è svanito in un labirinto di operazioni gestito, secondo le accuse, da Canavesio e dai suoi complici. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda infatti una quarantina di persone, tra cui compare anche il nome di Nicolas Barre, figlio di Raymond, il politico francese, già primo ministro e attualmente consigliere d'amministrazione delle G enerali. Nella richiesta di rinvio a giudizio gli investigatori hanno ricostruito i complicati affari di Canavesio e dei suoi soci. In pratica la quasi totalità del denaro degli investitori, contattati attraverso una rete di promotori finanziari, ven iva investito in minuscole società americane trattate su un circuito borsistico secondario negli Usa. Dietro le società, praticamente scatole vuote, c'era lo stesso Canavesio



    Il Resto del Carlino

    21 Ottobre 2000

    Crac Canavesio
    Via al processo

    BOLOGNA — Presenti e rabbiosi. Ormai rassegnati di aver perso il loro denaro ma desiderosi, almeno, di vendetta. Erano alcune decine, ieri mattina nella piccola aula del tribunale, le vittime del crack miliardario della finanziaria Ersim, il giocattolo del finanziere piemontese Massimo Canavesio che ha fatto finire in fumo cinquanta miliardi prelevati dalle casse di piccoli risparmiatori.
    Oltre Canavesio, altre sedici imputati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e di una lunga serie di reati finanziari minori. Nell'inchiesta furono coinvolti anche nomi di spicco del panorama finanziario internazionale tra cui Nicolas Barre, figlio dell'ex primo ministro francese Raymond, che ha già patteggiato la pena in sede di udienza preliminare.
    Secondo l'accusa (l'inchiesta venne chiusa, nel dicembre del '96 dal pm Antonello Gustapane), dietro al dissesto della Coresta, commissionaria in titoli e valori, e della Ersim, società di intermediazione mobiliare, vi era una truffa a largo raggio nelle cui maglie sono rimasti intrappolati oltre 700 investitori. Canavesio, già coinvolto nel fallimento dell'Istituto Finanziario Piemontese, non poteva più operare in Italia e si affidava a prestanome. Questi vendevano azioni di società estere che millantavano come fortemente redditizie ma che altro non erano che scatole vuote.
    Nicoletta Rossi



    Tratto da Associttadini. Associazione per il diritto e la tutela dei consumatori. Roma

    DOCUMENTO E: IL NUOVISSIMO BANCO AMBROSIANO

    Pag. 168

    Esisteva a Torino il Gruppo Canavesio - comincio - formato da due giovani fratelli che avevano messo su un’organizzazione di piazzamento di prodotti finanziari, una "catena di Sant’Antonio".

    Con delle forti commissioni a persone di una certa cultura, quasi sempre pensionati bancari, ottenevano che i risparmiatori, visitati a domicilio, investissero in titoli del loro Gruppo.

    La cosa, come sempre in questi casi, andò bene per un certo periodo, finché i risparmiatori non cominciarono a richiedere indietro i loro soldi insieme ai favolosi interessi promessi.

    Allora i due Canavesio ebbero un’idea geniale: si affidarono all’avv. Schlesinger, che, guarda caso, era anche consigliere di amministrazione del Nuovo Banco Ambrosiano, la banca sorta dalle ceneri del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.

    Per far fronte alle richieste di rimborso dei risparmiatori, il prof.Schlesinger chiese a Pier Domenico Gallo, allora direttore generale del Nuovo Banco Ambrosiano di concedere affidamenti ai Canavesio per piu di 100 miliardi. Preciso che si trattava di 100 miliardi degli anni ‘70, non di oggi.

    Gallo chiese delle garanzie e i Canavesio gli consegnarono le azioni della Norditalia, una buona azienda assicurativa milanese.

    C’era tuttavia un piccolo inconveniente: le azioni della Norditalia i Canavesio le avevano già vendute ai risparmiatori. Nessun problema: stamparono due serie di certificati azionari, una per i risparmiatori ed una per il Nuovo Banco Ambrosiano.

    Quando alla fine, malgrado le iniezioni di liquidità della banca milanese, il Gruppo Canavesio saltò, 1’Arnbrosiano avrebbe dovuto subire delle perdite ingentissime, perché i certificati azionari della Norditalia che aveva in pegno erano naturalmente falsi.

    Evitò tali perdite perché noi della Sasea riuscimmo a risolvere la situazione comprando gli attivi dal Tribunale di Milano (il Gruppo era finito nel frattempo in amministrazione controllata), a pagare i creditori al 40%, a cedere la Norditalia alla società svizzera di assicurazioni Baloise ed a pagare così il Nuovo Banco Ambrosiano al 100%.

    Senza il nostro intervento la "Banca dei Preti", come veniva chiamata ai tempi di Calvi, avrebbe avuto bisogno di un ulteriore massiccio aumento di capitale, oltre a quello reso necessario per tappare i buchi del banchiere trovato morto sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.

    Insomma - aggiungo le perdite di Calvi avevano trasformato il Banco Ambrosiano in Nuovo Banco Ambrosiano e, se non fossimo intervenuti noi della Sasea, le perdite di Schlesinger e Gallo sui Canavesio avrebbero trasformato il Nuovo Banco Ambrosiano in Nuovissimo Banco Ambrosiano. Anche quelli dell’Ambrosiano ~ continuo - sono dei miracolati ingrati.

    Ci sono rimasti alcuni miliardi che deve dare loro la Sasea, e li richiedono con violenza, senza ricordarsi il bene ricevuto.



    La Tribune Fr. 18 Gennaio 2002

    Savoie - Le groupe textile Jeanne Blanchin est racheté par Stehli



    Les établissements sont conservés mais un plan social visant à supprimer 70 emplois va être mis en oeuvre.

    Nouvel épisode dans la vie mouvementée de Jeanne Blanchin, fabricant savoyard de tissus d'habillement, contrôlé par le groupe belge Concordia.

    Le tribunal de commerce vient d'autoriser la reprise de la société, en redressement judiciaire depuis février 2000, par l'italien Stehli, qui réalise un chiffre d'affaires de 20 millions d'euros avec plusieurs usines en Italie pour le marché des tissus d'habillement féminin. Stehli reprend les trois sites alpins du groupe savoyard, ceux de Jeanne Blanchin SA à Champagneux en Savoie (où travaillent plus de la moitié des 200 salariés) et à Brégnier Cordon dans l'Ain ainsi que Blanchin International installé à Oyeu en Isère. La dernière acquisition du groupe, la société Blanchin Tricot à Colmar (Haut-Rhin), a été liquidée en septembre 2001.

    Pour restaurer la rentabilité du groupe, le repreneur va mettre en place un plan social visant à supprimer 70 postes sur un effectif actuel de 201 salariés. Les trois sites seront affectés par les suppressions d'emplois, mais aucun ne devrait fermer ses portes. Le groupe Stehli vise un chiffre d'affaires de 18 millions d'euros pour Jeanne Blanchin en 2002.

    Depuis la cession en mai 1999 de son groupe par la fondatrice Jeanne Blanchin, la société, qui bénéficiait jusqu'alors d'une forte notoriété dans son secteur, n'a cessé de défrayer la chronique judiciaire. Quelques mois seulement après la reprise par le belge Concordia, le groupe Jeanne Blanchin était placé en redressement judiciaire, le nouveau propriétaire accusant l'ancienne dirigeante de malversations financières (fraude fiscale à la TVA), ce qui a valu à cette dernière près de trois semaines de prison au printemps 2000. En septembre, Concordia annonçait son intention de se retirer de l'entreprise savoyarde. Le tribunal de commerce autorisait alors Concordia, dans l'attente d'un repreneur, à placer les deux sociétés du groupe, Jeanne Blanchin SA et Blanchin International, en location-gérance jusqu'à fin décembre 2001.

    Hélène Goyet, à Grenoble


    Un dossier sui fratelli Canavesio

  2. #2
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    Predefinito Rif: Massimo Canavesio, un uomo un mito

    From: RedAzione
    To: ufficiostampa@associttadini.org
    Sent: Saturday, September 28, 2002 2:05 PM
    Subject: Vicenda Canavesio


    Cortese AssoCittadini,
    in questi giorni il Dottor Massimo Canavesio ha collezionato l'ennesimo fallimento societario. L'azienda tessile acquistata dal faccendiere torinese poco più di un anno fa ha chiuso definitivamente i battenti. Ecco il comunicato stampa che il collettivo RedAzione di Luino (VA) ha inviato ai giornali locali.

    Vi ringraziamo per l'attenzione.
    Collettivo RedAzione


    E’ stata messa la parola fine sulla vicenda Multipla (ex Stehli). A poco più di un anno dal passaggio di proprietà l’azienda chiude definitivamente i battenti. Il fallimento dell’azienda tessile, nell’aria oramai da parecchi mesi, è oggi una certezza confermata dal Tribunale di Varese. Per chi come noi ha seguito la vicenda sin dai primi giorni della nuova "gestione Canavesio", l’epilogo era già ampiamente annunciato. Quando, nel Novembre dello scorso anno, organizzammo un’assemblea pubblica con dipendenti e amministratori locali, lanciammo l’allarme sulle possibili speculazioni legate a quest’affare. Nei primi giorni del 2002 la situazione pareva già segnata: salari non pagati, fornitori e artigiani locali con crediti insoluti facevano presagire il peggio. Entrammo in fabbrica e cercammo di spiegare chi era il nuovo amministratore, quale il suo passato e le sue epiche imprese. Lamentavamo allora l'inesistenza di un serio rilancio produttivo legato ad un realistico piano di risanamento. La nuova proprietà elargì promesse che puntualmente vennero disattese. Cercammo di capire cosa avesse spinto un imprenditore ad investire in un’azienda che già non versava in buone acque, per di più in un settore strutturalmente in crisi. Lo chiedemmo direttamente al rappresentante legale dott. Massimo Canavesio attraverso i giornali locali. Ci rispose un dirigente dell’azienda prospettando progetti faraonici e assicurandoci che l’Amministratore si stava battendo come un leone per ridare lustro alla storica impresa. Ora sappiamo che il leone ha mangiato tutto ciò che c’era da mangiare, lasciando la carcassa abbandonata a se stessa. Del resto bastava andare a rileggersi le cronache giudiziario-finanziarie degli anni '80 e '90 per scoprire che Canavesio aveva nel suo curriculum una quantità enorme di fallimenti e speculazioni al suo attivo. Articoli apparsi sul Corriere della Sera e sul Sole 24 Ore lo descrivono come l’"enfant terrible" della finanza italiana, coinvolto in crack finanziari e processi di vario genere. Nonostante questo, l’impressione che in quei mesi ricevemmo fu quella di ritrovarci al cospetto di un muro di gomma. A parte deboli e simbolici tentativi nessuno nella nostra zona cercò di capirne qualcosa di più, nessuno volle realmente rompere quel muro d’indifferenza che troppo spesso fa da contorno a queste vicende. Partiti politici assenti, giornali locali restii a raccontare la realtà delle cose e un sindacato troppo debole per svolgere un’operazione che sarebbe dovuta andare oltre la tutela dei diritti acquisiti. I Parlamentari e Senatori eletti in queste valli avevano il dovere di intervenire, ma inspiegabilmente non lo hanno fatto. Ci verrebbe da dire che sono moralmente colpevoli di reticenza. Ora ci auguriamo che su quell’edificio non si perpetri un’ulteriore speculazione. Rimane sospesa una domanda: qual è stato lo scopo di quest’operazione, quali vantaggi il dott. Canavesio ha acquisito da questa vicenda? Noi, non abbiamo gli strumenti per comprendere le dinamiche di questi cinici giochi, ma prima che la stessa cosa accada altrove sarebbe necessario fare piena luce su quanto è successo nelle Valli del Luinese.

    Collettivo RedAzione Luino (VA)

  3. #3
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    Predefinito Rif: Massimo Canavesio, un uomo un mito

    Massimo Canavesio, la latitanza finisce a Ibiza L' ex golden boy nei guai per il " buco " Ersim

    ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: Massimo Canavesio, la latitanza finisce a Ibiza L' ex golden boy nei guai per il "buco" Ersim - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Sole, mare e manette. Ex ragazzo prodigio della finanza, ex principe dell' atipico, e ora ex latitante. Massimo Canavesio, gia' condannato anni fa per bancarotta fraudolenta, e' stato arrestato ieri in una lussuosa villa di Ibiza. E gli inquirenti hanno gia' avviato le procedure per l' estradizione. A suo carico c' era da mesi un' ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Bologna, Massimi Donini: l' inchiesta, coordinata dal pm Antonello Gustapane, e' relativa al crac della Ersim, societa' di gestioni patrimoniali che sarebbe all' origine di un dissesto da una cinquantina di miliardi e che ha coinvolto un migliaio di risparmiatori. I magistrati chiederanno conto a Canavesio dell' operato della Ersim (il sospetto e' che ne sia stato il gestore "ombra"), nel frattempo fallita. E della destinazione del denaro raccolto fra la clientela. L' inchiesta prosegue da diverso tempo e ha gia' portato a cinque arresti nel giugno di quest' anno: tre promotori finanziari e due dirigenti della Ersim. Si e' conclusa cosi' , ancora una volta ingloriosamente, la seconda scalata di Massimo Canavesio ai piani alti della finanza made in Italy. Della finanza? Meglio precisare: questa volta lui si era presentato armato dal desiderio di fare l' imprenditore. Per la serie: la lezione l' abbiamo imparata, gli anni Ottanta, spavalda epopea della economia di carta, sono ormai sepolti nella cenere delle vanita' . La prima volta era stata ben piu' rampante. La stella di Massimo e del fratello Cesare Canavesio spunta nell' 81. Giovanissimi (entrambi poco piu' di vent' anni) i due ricevono dal padre una ricca "mancia" che scelgono di mettere a frutto. Costituiscono una finanziaria per l' atipico, si gettano negli immobili, comprano, vendono e il denaro scorre. I golden boys vengono subito promossi a esperti della finanza, firmano perfino un manuale di successo. Un percorso tipico dell' atipico, facile come facile era allora fare soldi, tanti e subito. Maledetti, pero' : il loro mito, alimentato da berlina con radiotelefono, aereo privato e gessati all' inglese, sembra incrollabile nell' euforia dell' 85. Comprano anche una societa' quotata, la Sem. Poi pero' le cose cominciano a non andare per il verso giusto. Rapido declino, crac da 250 miliardi. Scattano le indagini. E nel gennaio ' 88 anche le manette. La permanenza in carcere e' comunque breve. Cesare "sparisce" dalle scene finanziarie ed e' oggetto di rado solo delle cronache rosa. Massimo non si da' per vinto e tenta il rilancio a Londra. Ma l' Italia resta la meta, nonostante nel ' 93 arrivino le condanne. Per Massimo la piu' pesante: due anni per bancarotta fraudolenta. Rispunta comunque, Massimo, in caccia di affari. Vuole e ottiene la Dataconsyst, attiva nelle telecomunicazioni e nei sistemi di sicurezza. Basta finanza, Canavesio l' imprenditore fa piani, incontra i sindacati. Risultato: da tre mesi gli operai non ricevono lo stipendio, un' istanza di fallimento e' l' ultimo frutto della gestione di Massimo. Il solo vero asset rimasto e' un immobile che potra' valere trenta miliardi. L' imprenditore ha finito la seconda corsa. Ora Gustapane cerchera' di venire a capo della matassa Ersim. Poi, fra un mese, il pm andra' in Francia per interrogare Nicolas Barre, ex amministratore di societa' riconducibili a Canavesio, figlio dell' ex premier Raymond.


    Pagina 23
    (15 settembre 1995) - Corriere della Sera

  4. #4
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    Predefinito Rif: Massimo Canavesio, un uomo un mito

    La pista svizzera per l' acquisto della Star. Domani il verdetto dei giudici sul fallimento
    Crac Finpart, ora spunta Massimo Canavesio

    Il signor Cesare Giancarli il 15 marzo 2005 costituisce in Svizzera la Textile Star Holding, che il giorno dopo firma un contratto preliminare per comprare a 8,8 milioni di euro la società tessile Star dal gruppo Finpart. E' un tassello importante nel piano di dismissioni della disastrata Finpart ( marchi Frette, Cerruti, Pepper), addirittura essenziale per dimostrare oggi al tribunale fallimentare che il piano di salvataggio va avanti. Torniamo in Svizzera: il primo aprile, due settimane dopo l' annuncio al mercato, Cesare Giancarli chiude la sua breve storia da prestanome. E chi spunta nella Textile? Il ve ro proprietario, nonché presidente e amministratore delegato: Massimo Canavesio, nato a Torino. Che si tratti proprio del Massimo Canavesio, torinese, 49 anni, protagonista con il fratello Cesare negli anni Ottanta, giovanissimi yuppies, del clamoroso crac dell' Istituto Finanziario Piemontese? Molto probabile. Nomi come Norditalia, Sem, Ned Edificatrice, Ersim, risuonano nei ricordi delle incursioni borsistiche dei precoci ( poco più che ventenni, avevano l' aereo privato) fratelli finanzieri, specialisti di scatole cinesi e dei famigerati « titoli atipici » . Dunque, in affari con Finpart c' è davvero quel Massimo Canavesio? L' incertezza è dovuta al fatto che nei registri di commercio svizzeri, oltre al nome, cognome e luogo di nascita, non vi sono altri elementi di identificazione, né è stato possibile rintracciare Canavesio nella sua residenza parigina o in quella romana o nella società di Ibiza. Nessun commento in Finpart. Però i sindacalisti ne sono certi. Antonio Poretti della Femca Cisl ha denunciato l' oscura operazione e adesso, ovviamente, ha più di una preoccupazione sul futuro dei 140 dipendenti della Star. Canavesio, che ha inanellato un fallimento dietro l' altro anche in tempi recenti, dopo essere stato processato per truffa, bancarotta fraudolenta, associazione per delinquere, è tutt' altro che una garanzia. Tanto più che il personaggio « è arcinoto - dice la Cisl - ai lavoratori di Como e Varese » , dove opera la Star, per aver portato al fallimento alcune aziende locali. Il paradosso è che questa dismissione ( insieme a quella di Frette, Pepper e dei marchi Henry Cotton' s e Marina Yachting) dovrebbe contribuire a convincere il tribunale fallimentare della bontà della strada intrapresa da Gianni Mazzola & C. nel risanamento di Finpart. Tra l' altro, secondo voci di area sindacale non verificate, a trattare l' acquisto di Cerruti ci sarebbe l' altro Canavesio, Cesare. Ieri Borsa Italiana ha avviato la procedura di revoca della quotazione di azioni, warrant e obbliga zioni della società dopo che i revisori hanno dichiarato l' impossibilità a esprimere un giudizio sui bilanci. La Borsa ha concesso a Finpart fino al 14 maggio per la presentazione di deduzioni scritte e per la richiesta di un' audizione. Finpart in una nota fa sapere di essere « fermamente intenzionata » a opporsi all' iniziativa. Oggi i giudici decideranno sulle istanze di fallimento presentate. E' possibile che venga concessa un' ulteriore proroga. Intanto alla Star sperano che il Massimo Canavesio che li ha « comprati » sia solo un omonimo dell' ex yuppie bancarottiere. mgerevini@ corriere. it

    Gerevini Mario

    Pagina 27
    (5 maggio 2005) - Corriere della Sera

  5. #5
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    Predefinito Rif: Massimo Canavesio, un uomo un mito

    21 lug 2009 01:13 | Ticino e Regioni / Cronaca
    Articolo visitato 869 volte

    CHIASSO - Sfiora i 10 milioni di franchi l’entità del raggiro contestato a Massimo Canavesio, rinviato a giudizio davanti ad una Corte delle Assise criminali di Mendrisio con atto di accusa intimato settimana scorsa alle parti. Secondo il procuratore pubblico Giuseppe Muschietti la truffa si attesta sui 6,4 milioni di euro, di cui una minima parte è tornata ai legittimi proprietari.
    In aula il 53 enne finanziere piemontese dovrà rispondere, come anticipato dal Corriere del Ticino del 7 luglio, alle accuse di truffa e di riciclaggio. Stando alla magistratura ticinese, dal 2004 l’indiziato, arrestato nella cittadina di confine a fine luglio 2006, avrebbe accumulato denaro facendo perno su sei società a lui riconducibili, nel frattempo fallite in quanto svolgevano attività creditizie senza la necessaria licenza bancaria. Un centinaio i clienti raggirati.
    CdT.ch - False banche, Canavesio a processo

  6. #6
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    Predefinito Rif: Massimo Canavesio, un uomo un mito

    TORNA IN ITALIA UNO DEI FRATELLI CANAVESIO

    Repubblica — 21 luglio 1994 pagina 40 sezione: ECONOMIA
    MILANO - A 36 anni e con un po' di capelli in meno Massimo Canavesio è tornato a fare affari in Italia. E' entrato nel consiglio d' amministrazione della Dataconsyst, società la cui quotazione è sospesa dall' 8 marzo. Attende il via libera per diventarne presidente e maggior azionista. Una società in mano a uno dei ragazzi Canavesio suscita in alcuni ambienti finanziari qualche perplessità e invece un comunicato emesso dalla Datanconsyst fa sapere che questo è l' unico passaggio possibile per evitare il concordato preventivo. Se l' operazione dovesse concretizzarsi sarebbe un fatto a dir poco clamoroso. Tornerebbe a calcare le strade della Borsa un finanziere come Massimo Canavesio che, otto anni fa aveva dovuto abbandonare ogni attività, perché travolto, insieme al fratello Cesare, dal crack di quaranta miliardi della loro finanziaria Ifp. Per tornare a lavorare Massimo ha dovuto, esattamente dodici mesi fa, patteggiare due anni di pena e la restituzione di due miliardi nel processo dove era stato imputato per bancarotta, falso in bilancio e sottrazione di denaro dalle casse della società. "Fratelli d' Italia", erano stati soprannominati Cesare e Massimo dieci anni fa: meno che trentenni erano diventati i punti di riferimento di un impero dove c' erano la compagnia d' assicurazione Norditalia, la Ferrovie Nord Torino, la Sem e altre attività minori. Un bel risultato per due ragazzi che sostenevano pubblicamente di aver imparato la finanza apprendendola dal Sole 24 Ore. Certamente avevano capito male la lezione perché avevano trovato i soldi collocando ai risparmiatori titoli atipici attraverso la Ifp. Quando, nel 1986, il mercato finanziario italiano era crollato, erano finiti nella polvere anche loro insieme alle auto di lusso, agli elicotteri e alle case in via del Gesù a Milano dove abitavano. Ora Massimo ci riprova. Vorrebbe acquistare la Dataconsyst attraverso la 2I Inc., una società americana quotata al circuito "small cap" (piccoli titoli) del Nasdaq. La 2I Inc. è guidata dallo stesso Canavesio ed è specializzata nell' acquisto di aziende in crisi da sistemare e rilanciare. A quanto risulta ha trattato a lungo il controllo della Piper Aircraft uno dei nomi storici dell' aeronautica mondiale. Una affare che stava molto a cuore a Massimo visto che per il volo ha sempre avuto una particolare affezione. L' operazione non si è chiusa e ha dovuto ripiegare sulla Liminati Metallici, azienda di Varese in crisi. Ora il gran colpo con la Dataconsyst che l' anno scorso ha perso più di undici miliardi su un fatturato appena superiore ai 40. Ufficialmente il progetto di Canavesio è quello di prendere la società risanarla e poi rivenderla. Dipende come farà. Anche perchè non è del tutto chiaro come faccia a trovare i soldi necessari. La Consob ha guardato un po' bene e non è rimasta particolarmente soddisfatta. La 2I Inc., pur essendo di nazionalità americana, risulta controllata dalla Ersim e dai suoi clienti. La Ersim è una Sim bolognese di raccolta ordini che qualche mese addietro la Consob ha commissariato. Nel suo portafoglio c' è il 25 per cento della 2I Inc. e altre azioni sono in mano della clientela. Se così fosse si capirebbe che, cambiati i tempi e le situazioni, le modalità di intervento di Canavesio sono rimaste immutate. Continua a seguire il medesimo "clichè": raccogliere denaro fra i risparmiatori e poi investirli in iniziative dal destino incerto. - n s

  7. #7
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Massimo Canavesio, un uomo un mito

    Il ricco menu delle truffe
    di Stefano Elli
    Plus 24 - Il Sole 24 Ore
    Giovedì 18 maggio 2006

    Arrivano buoni ultimi gli spagnoli con la stangata dei francobolli. A inventarsela era stato un conterraneo di Calisto Tanzi, Carlo Ponzi, classe 1882, parmigiano ed emigrato in America agli inizi degli anni '20.
    Il suo modus operandi è entrato nei manuali della Sec (la Consob americana) con il nome di Ponzi's scheme e lo portò a raccogliere 15 milioni di dollari (di allora) prima di esplodere. Come? Proprio con i francobolli. Comprandoli (o asserendo di farlo), dove costavano meno e rivendendoli a ricarichi anche cinque volte superiori. In Spagna l'organizzazione smantellata dalla Guardia civil era assai più complessa e si spiegano così le dimensioni macroscopiche del "golpe", della stangata: 5 miliardi di euro per oltre 350 mila investitori. Il sistema si avvaleva di due notissime aziende specializzate (la Afinsa e il Forum Filatelico ) e di una società quotata al mercato telematico americano, il Nasdaq, la società d'aste online Escala group le cui quotazioni sono crollate, nei giorni successivi alla scoperta della truffa, da 30 a 5 dollari. Al denaro perduto dalle migliaia di persone coinvolte nella struttura piramidale che ha condotto al dissesto si aggiungono, dunque, le non indifferenti perdite azionarie di chi aveva puntato su quel titolo.
    Ma i lineari espositivi dei signori della truffa sono sempre più assortiti di merce. E della più varia. E che a volte ritorna ad allettare gli investitori sotto forme rinnovate. Come dimenticare le villette in Romania vendute (solo sulla carta) da Giorgio Mendella? Il teleimbonitore, inventore di Retemia, di Intermercato e della Ifim, bloccato dalla Procura di Lucca e da quella di Milano, attualmente si trova in affidamento ai servizi sociali e sta scontando l'ultimo tratto di condanna (a 5 anni e 10 mesi) inflittagli dalla Cassazione lavorando in un'azienda viareggina di telefonia.
    E che dire dei titoli Imisa e del marmo nero peruviano? Una vicenda su cui il tribunale di Rimini (presidente Dante Bascucci) sta celebrando un processo dai tempi biblici (la prossima udienza si terrà il 5 luglio prossimo). Tra gli investitori di Imisa figurano, come in molti casi analoghi, anche alcuni noti calciatori, Roberto Baggio e Alessandro Costacurta. E alcuni dei protagonisti di questa stessa vicenda ora si trovano indagati anche a Genova, per alcuni investimenti di analoga natura (azioni di società minerarie) condotti attraverso una società di diritto olandese la Saint George private finance Bv la cui attività non era mai stata autorizzata dalle autorità italiane.
    Si tratta di casi che hanno avuto una particolarità: l'assenza pressoché totale di denunce da parte delle presunte vittime. Una circostanza comune ad altre analoghe situazioni: a cominciare dalla vicenda della bolognese Emiliano romagnola Sim (Ersim) e dei titoli 2Inc , (ultima creatura di Massimo Canavesio), su cui ha indagato la Procura di Bologna, sino all'ultima vicenda scoperta la scorsa settimana dalla Guardia di Finanza di Belluno. In quel caso, però, di truffa non si può parlare, almeno non direttamente.
    La pentola scoperchiata dal pm bellunese Massimo De Bortoli (stando alle prime ricostruzioni delle Fiamme gialle) ha tutta l'aria di contenere dell'altro: per esempio un collaudato sistema per investire somme in nero, cifre di tutto rilievo (si parla di 250 milioni di euro) provenientii da evasione fiscale, sommerso,e quant'altro. A partecipare alla festa, stando ai primi riscontri, erano anche nomi noti dell'imprenditoria e del calcio le cui identità sono state, per il momento, segretate. Dunque a quanto se ne sa l'organizzazione messa in piedi dal principale indagato (Gianpiero Addis Melaiu) e formata dalle società Gd Consulting , Gd fiduciarie e General Dynamics avrebbe realmente fornito servizi d'investimento su valute. Che, attraverso transazioni estero su estero sarebbero finite, frodando il fisco, nei conti delle 20 società off shore individuate dalla Gdf alle Seychelles, Panama, alle British virgin Islands, ma anche a Las Vegas. Nei giorni scorsi poi Addis Melaiu, attraverso i suoi legali, avrebbe fatto sapere di essere intenzionato a restituire ai legittimi proprietari le cifre investite di cui non mancherebbe all'appello nemmeno un euro. Una circostanza questa che tenderebbe a suffragare la tesi che non di truffa al risparmio si tratti bensì di evasione fiscale su vasta scala. Un'altra modalità utilizzata per dragare fondi, approfittando in molti casi dell'avidità degli interlocutori (peccato condiviso da molti truffati), è la pratica del multilivello. L'ultimo caso scoperto dalla Guardia di finanza (questa volta di Udine) riguarda tre società: la Marvel trading system , la Tantum group e la Prestige. Un migliaio i truffati per una cifra complessiva intorno ai 10 milioni di euro. Gli indagati sono 11, tra cui l'organizzatore dell'"aeroplano" udinese Ivan Juan Bontognali, e proprio in questi giorni i finanzieri guidati dal colonnello Stefano Commentucci e coordinati dalla Pm udinese Monica Biasutti, stanno mettendo mano alla documentazione giunta per rogatoria dalla Svizzera.


    Nota: il contenuto del documento deve essere interpretato in relazione al periodo in cui è stato redatto.

  9. #9
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    Dopo 15 anni riparte da zero il processo per il crak da 50 miliardi di vecchie lire (per un difetto di notifica)

    * martedì, 13 ottobre 2009, 168

    TribunaleLa giustizia, come il gioco dell’oca, che arretra di diverse caselle: a 15 anni dall’inizio delle indagini, a 14 dall’iscrizione sul registro degli indagati, a 10 dal primo rinvio a giudizio torna, per la terza volta, alla fase dell’udienza preliminare (quindi precedente al rinvio a giudizio) il processo davanti al Tribunale di Bologna al finanziere piemontese Massimo Canavesio sul crac da oltre 50 miliardi di lire delle società bolognesi Ersim e Coresta. Il Tribunale di Bologna presieduto dal giudice Valentina Tecilla ha infatti accolto oggi una questione posta dal difensore di Canavesio, l’avv.Flavio Mannini, annullando il decreto che aveva disposto il giudizio per un vizio di notifica. Il Tribunale così ha deciso la restituzione degli atti al Giudice dell’udienza preliminare. Ora il rinvio a giudizio dovrà essere nuovamente formulato. Ma intanto i tempi della prescrizione si avvicinano.
    L’inchiesta su Canavesio, coordinata dal Pm Antonello Gustapane, era già arrivata una prima volta a dibattimento nell’ ottobre del 2000: anche allora, però, i giudici accolsero un’eccezione dell’avv. Mannini, e sempre per difetto nella notifica del decreto che dispone il giudizio. Le accuse ipotizzate nel processo vanno dalla truffa aggravata al falso, dalla bancarotta documentale all’appropriazione indebita.
    Nell’inchiesta furono coinvolti anche figure di spicco della finanza internazionale come Nicolas Barre (che ha patteggiato la pena nell’ udienza preliminare), figliodell’ ex primo ministro francese Raymond. Il sistema fu scoperto dagli 007 della Finanza, dopo che lamentele di alcuni clienti provocarono un’ispezione della Consob. Canavesio dopo il crac fuggì in Spagna dove venne arrestato in una lussuosa villa a Ibiza e poi estradato. Trascorse alcuni mesi in carcere agli arresti domiciliari.
    (ANSA).

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    Predefinito Rif: Massimo Canavesio, un uomo un mito

    IL GIUDICE INTERROGA MASSIMO CANAVESIO SULLE AZIONI ILLEGALI

    Repubblica — 08 ottobre 1987 pagina 49 sezione: ECONOMIA
    TORINO Massimo Canavesio è stato nuovamente interrogato dal sostituto procuratore della Repubblica, Ugo De Crescienzo che conduce l' inchiesta penale sul crac dell' ex impero finanziario-assicurativo-immobiliare dei due fratelli torinesi. Cesare sarà ascoltato più avanti dallo stesso magistrato. Per due ore, ieri mattina, Massimo Canavesio ha risposto assistito dall' avvocato Carlo Umberto Minni alle domande del Pubblico ministero che, secondo quanto si è appreso, sta affrontando per capitoli l' intricata vicenda nella quale sono coinvolte oltre una quarantina di società dell' ex gruppo Canavesio. Questo lavoro dovrebbe durare ancora due-tre mesi, poi, come ha spiegato lo stesso avvocato Minni si passerà alla fase elaborativa di tutti i dati in possesso del magistrato e dei vari commissari delle società in questione. Voglio comunque ribadire ha aggiunto il legale di Massimo Canavesio che il mio assistito può aver compiuto operazioni, in alcuni casi, non perfettamente ortodosse, ma che comunque non ha compiuto ruberie. Insomma Canavesio non si è messo in tasca denaro altrui. Massimo Canavesio che ha ricevuto in luglio una comunicazione giudiziaria avrebbe, in una dozzina di interrogatori, fornito al magistrato tutti gli elementi utili alle indagini. Il dottor De Crescienzo sarebbe in possesso anche di una documentazione fornitagli dalla Guardia di finanza per stabilire se nella gestione delle società del gruppo siano stati commessi reati. I capitoli che sarebbero stati toccati durante gli interrogotori riguarderebbero l' Istituto finanziario piemontese e le società ad esso collegate, la Fidelital e la Sem. Per quest' ultima società si è in attesa che il tribunale di Milano si pronunci circa una sua ammissione all' amministrazione controllata. Sembra, comunque, che siano stati numerosi i contatti, in questi ultimi giorni, fra il magistrato torinese e i commissari delle società dell' ex gruppo Canavesio, circa alcune operazioni che sarebbero state compiute al di fuori della legge. Frattanto, ieri alla Borsa di Torino, si è chiusa l' asta pubblica della vendita di azioni Sem e Ferrovie Nord: 985 mila azioni Sem sono state aggiudicate a 95 lire cadauna; mentre un milione 857 mila 509 azioni Ferrovie Nord sono state aggiudicate in due blocchi, a 125 e 122 lire. CCT - Domanda fiacca per Cct e Btp: il mercato secondo i dati diffusi dalla Banca d' Italia ha richiesto titoli per soli 1.580 miliardi, cifra al di sotto delle più pessimistiche previsioni. Il Tesoro aveva offerto Cct settennali con rendimento netto sulla prima cedola del 10,70 per cento. Il mercato ha sottoscritto titoli per 850 miliardi. Per i Btp le richieste sono arrivate a 730 miliardi. Il rendimento netto di questi titoli è il 10,50 per cento.

 

 
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