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Discussione: Per un pugno di voti

  1. #1
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    Predefinito Per un pugno di voti

    COL PRETESTO DELLA SICUREZZA, STRANIERI MESSI AI MARGINI DELLA SOCIETÀ

    PER UN PUGNO DI VOTI IN PIÙ
    IL MIGRANTE È UN NEMICO

    Con il voto di fiducia sul pacchetto sicurezza il Parlamento è stato espropriato della libertà di coscienza su un tema molto delicato che riguarda la vita di uomini, donne e bambini.



    Il disegno di legge sulla sicurezza approvato dalla Camera con il voto di fiducia (evidentemente nella maggioranza c’è qualche "mal di pancia"), si intreccia con i respingimenti dei clandestini verso la Libia, ignorando i più elementari diritti d’asilo di chi fugge da guerra, tortura e, spesso, da una condanna a morte. Che ne sarà di questa gente una volta fatta sbarcare sul suolo libico, in un Paese che non riconosce le convenzioni internazionali sui rifugiati?

    Perché l’Italia, da sempre considerata la culla del diritto e della civiltà giuridica, Paese di profonde radici cristiane, antepone qualsiasi esigenza di sicurezza (vera o fittizia) ai diritti inalienabili dell’uomo? Sarebbe stata molto più efficace una seria politica di programmazione dei flussi e di sanatorie per regolarizzare quegli stranieri già inseriti nella società, come le badanti, che svolgono un ruolo prezioso e, molto spesso, insostituibile.

    L’auspicio è che i senatori, nell’esaminare il testo che ora approda a Palazzo Madama, siano più lungimiranti dei loro colleghi di Montecitorio, e tengano presenti le osservazioni dell’Onu, togliendo il sigillo xenofobo che una minoranza politica ha imposto al Paese. Il disegno di legge ha già suscitato le reazioni negative della comunità ecclesiale, dell’associazionismo cattolico, dalle Acli alla Caritas a Sant’Egidio. Padre Gianromano Gnesotto, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati della Cei, ha detto che con l’introduzione del reato di clandestinità il disegno di legge non favorisce l’integrazione e l’inserimento degli stranieri. Anche monsignor Marchetto, presidente del Pontificio consiglio dei migranti, ha sottolineato il "peccato originale" del reato di clandestinità. La criminalizzazione dello straniero darà vita alla creazione di cittadini di serie B, compromettendo gravemente i loro diritti alla salute, all’istruzione e a molti altri diritti fondamentali, lasciandoli preda di una possibile denuncia da parte di chi riveste un ruolo di pubblico ufficiale: infermieri, medici, insegnanti... Coniugare accoglienza e rispetto della legalità è la raccomandazione che, da mesi, fa l’episcopato italiano, per bocca dei suoi massimi esponenti.

    Grandi preoccupazioni sorgono per le difficoltà al riconoscimento dei figli nati in Italia da madri clandestine senza passaporto, i cosiddetti "bambini invisibili", liquidate frettolosamente come "panzane" o "stupidaggini" da esponenti del Governo. In realtà è un problema reale che rischia di farci scivolare nella barbarie.

    Problema sollevato anche dall’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza e dalla Caritas. Monsignor Domenico Sigalini, segretario della Commissione per le migrazioni della Cei, ha ribadito che «l’accoglienza non è né di destra né di sinistra, è di tutti» e che «la famiglia va sempre salvaguardata così come il diritto alla salute».

    Lo "stigma" del reato di clandestinità crea le condizioni perché i migranti vengano messi fuori dal consorzio umano. Si continua ad attizzare il fuoco della paura, tutto per una manciata di voti in più. Abbiamo trasformato il migrante in "diverso", in nemico. La deriva xenofoba che sta prendendo piede in Italia dovrebbe preoccupare tutti, i cattolici in particolare.

    Come ha sottolineato don Giancarlo Quadri, responsabile della pastorale dei migranti della diocesi di Milano, l’indifferenza e il gelo della chiusura soffiano anche nelle parrocchie. Possibile che i cattolici facciano prevalere la paura e un "pacchetto propaganda" sui princìpi evangelici?

    Famiglia Cristiana n. 21 del 24-5-2009 - Per un pugno di voti in più il migrante è un nemico
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Per un pugno di voti

    Perchè in vaticano c'è l'espulsione e financo il carcere per chi entra illegalmente, e in italia non ci deve essere?

    Certi cattocomunisti ed il loro disamore per delle regole che garantiscano un vivere civile, sono fuori dal mondo.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  3. #3
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    Predefinito Le lacrime dei respinti

    IMMIGRAZIONE
    CRONACA DI UN'OPERAZIONE CONCLUSASI A TRIPOLI

    LE LACRIME DEI RESPINTI

    Tre gommoni con 220 disperati. Tre imbarcazioni italiane li hanno presi a bordo: «Andiamo a Lampedusa». Ma la destinazione era la Libia.



    Enrico Dagnino, ligure di nascita, fotografo di Paris Match, già collaboratore di Famiglia Cristiana, è stato testimone diretto di un’operazione di respingimento avvenuta tra il 5 e il 6 maggio nel Canale di Sicilia. Dagnino era sulla Bovienzo, imbarcazione della Guardia di finanza, assieme a due vedette della Capitaneria di porto di Lampedusa.

    «Dopo 24 ore che tre gommoni (la cui misura è attorno ai 7x 9 metri) con 220 persone a bordo (circa 80 a gommone) hanno lanciato un Sos, la Capitaneria ci ha dato l’ordine di soccorrerli verso le 19.30 del 5 maggio. L’operazione è avvenuta a circa 42 miglia da Lampedusa. Abbiamo preso a bordo 12 donne e 64 uomini, in prevalenza nigeriani, ghanesi, qualche senegalese e liberiano. Erano quasi tutti ustionati, probabilmente per l’effetto congiunto della benzina e dell’acqua marina in cui erano seduti da giorni dentro il gommone. Erano senza cibo e senz’acqua. Erano partiti da Zuara, in Libia, e sembravano aver perduto il senso del tempo. A bordo noi non avevamo nulla, nemmeno coperte e tantomeno un medico. Da una delle vedette che ci affiancava è salito un dottore, che ha portato tre sacchetti neri per l’immondizia che sono stati tagliati e distribuiti, perché si riparassero».

    Dovevate portarli a Lampedusa?
    «A loro è stato detto che in un’ora e mezza saremmo arrivati a Lampedusa. Non si sono accorti che le tre imbarcazioni, subito dopo il trasbordo, hanno girato la prua verso Sud. Un membro dell’equipaggio mi ha detto che stavamo raggiungendo il limite delle acque territoriali libiche, dove avremmo dovuto trasferirli su un rimorchiatore di quel Paese. Erano ordini che ci erano giunti dalla Capitaneria. Le nostre tre navi hanno raggiunto il punto indicato, proseguendo la navigazione verso Sud. Da quel momento alla Bovienzo gli ordini li impartiva una delle due vedette».

    Per quanto tempo è durata la cosa?
    «Per tutta la notte. Loro cantavano. Un canto mesto, profondo. Mi sembrava di essere su una nave negriera. Al levar del sole sul cannoncino della nostra nave alcuni hanno allestito un altare per ringraziare Dio. Uno di loro ha tirato fuori una vecchia Bibbia».

    Non si sono accorti di nulla?
    «Solo all’ingresso nel porto di Tripoli, verso le 6, alla vista in lontananza dei minareti, hanno capito di essere stati ingannati. Erano prima increduli, poi disperati. Hanno cominciato a spogliarsi, urlare, piangere. La pilotina libica ci ha guidati in una sezione del porto lontana da occhi indiscreti. Sulla banchina c’erano tre camion bianchi per prigionieri, numerose auto della sicurezza, tanti agenti libici e qualche italiano dell’Ambasciata in giacca e cravatta. Questi sono poi saliti a bordo della Bovienzo. Sono arrivati anche gli agenti libici, i quali hanno fatto scendere gli africani con la forza, spesso usando i remi per colpirli. Una volta giù, sono stati tutti rinchiusi nei camion».

    La presenza di un fotografo a bordo non ha dato fastidio?
    «Prima che entrassimo nel porto di Tripoli mi ha chiamato una persona da Roma, qualificandosi come un generale del ministero degli Interni, per dirmi di andare giù in cabina e restare chiuso prima che i libici si accorgessero della mia presenza, dato che ero privo di visto d’ingresso. Gli dissi che ero su una barca italiana, quindi sul territorio del nostro Paese. Da allora continuo a ricevere chiamate di gente che mi dice di scordare tutta la storia».

    Cosa resta di indimenticabile di questa esperienza?
    «I canti di ringraziamento levati al cielo in mezzo al Mediterraneo».



    Carlo Remeny


    A PROPOSITO DI BOLDRINI E CLANDESTINI
    Questo spazio doveva ospitare un articolo di Laura Boldrini. No, non della Boldrini che solo il ministro Ignazio La Russa sembra conoscere: la fanatica di Rifondazione Comunista, la figlia di un capo partigiano (orrore!), la funzionaria «disumana o criminale». Ma un articolo della Boldrini in carne e ossa, quella vera, né figlia di partigiano né rifondarola (quant’è facile sbagliarsi al riparo dell’immunità parlamentare...) ma portavoce in Italia dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, quella che tutti noi giornalisti abbiamo prima o poi incontrato e interpellato in posti dove i politici si vedono solo a cose fatte: Kosovo, Sudan, Afghanistan, Angola, Iran, Irak. Una tanto smaniosa di apparire da accettare senza un sospiro il fatto che il suo articolo potesse finire in frigorifero, per rispettare le esigenze della cronaca.

    Nel suo articolo, Laura scriveva tra l’altro: «Alla periferia Sud dell’Europa si consuma una guerra a bassa intensità che non si combatte con bombe e mitragliatori. Che nasce dal bisogno negato di pace, sicurezza e benessere. È la guerra tra le persone e il mare che ogni anno si lascia dietro centinaia di morti e dispersi e che nell’Eldorado Europa si sviluppa tra demagogia politica, attenzione mediatica e distacco dell’opinione pubblica. Un terreno scivoloso che rischia di rimettere in discussione quanto si credeva consolidato e di travolgere quel principio fondamentale su cui si basano le società moderne: che il valore della vita umana è lo stesso per tutti e non si misura in base al Paese di provenienza».

    È davvero tutto qua, né più né meno.

    Anche perché l’attuale maggioranza di Governo, sul tema immigrazione, si è lanciata in una rincorsa ormai avvitata su sé stessa: l’emergenza di Lampedusa e dintorni è figlia del fallimento della Bossi-Fini, la legge che doveva risolvere tutto e invece ha provocato il record di sbarchi di clandestini; al posto di migliorare la legge, il Governo inasprisce le misure e inventa nuovi reati; nello stesso tempo, il fronte Sud dell’immigrazione clandestina si rivela il più tragico per numero di morti ma non quello decisivo, perché la gran parte degli ingressi irregolari si realizza via terra, da Est.

    Fulvio Scaglione

    Famiglia Cristiana n. 21 del 24-5-2009 - Le lacrime dei respinti
    Perché l'unico tipo di rapporto che riusciva a concepire era di tipo feudale. Non aveva la minima idea di cosa fosse il cameratismo al quale anelava l'anima. (E. M. Forster)



  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Le lacrime dei respinti

    Poveri scafisti che non riescono a portare a termine il lavoro.

    Chissà che colpo al business! Anche lo scafista deve mangiare.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

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    Predefinito Riferimento: Le lacrime dei respinti

    Citazione Originariamente Scritto da Juv Visualizza Messaggio
    Poveri scafisti che non riescono a portare a termine il lavoro.

    Chissà che colpo al business! Anche lo scafista deve mangiare.
    :giagia::giagia::giagia::giagia:
    magari il PD propone un assegno per lo scafista che perde il lavoro!!!!

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    Predefinito Riferimento: Per un pugno di voti

    LIBBERI TUTTI LIBBERI I FRATELLI MIGRANTI LE COMPAGNE E COMPAGNI DIVERSI...FUORI KOMPAGNI DALLE GALERE....devo continuare ??
    Anche se tutti......IO NO !!

 

 

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