Federico Caffe: l’attualita del suo pensiero in relazione all’odierna crisi globale
L’omaggio reso a Federico Caffè, al suo pensiero ed alla sua opera, con l’iniziativa promossa dalla CGIL e dalla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma ha mostrato “la straordinaria attualità” della lezione del grande economista misteriosamente scomparso.
E’ stato lo stesso leader della CGIL, Guglielmo Epifani, a sottolinearlo nel suo intervento che ha completato la riflessione di economisti e studiosi intervenuti alla presentazione del secondo volume “Federico Caffè, Un economista per il nostro tempo”, curato dalla segretaria confederale, Nicoletta Rocchi e da Pino Amari, dirigente della CGIL, ed edito dall’Ediesse, “Molte delle cose trascritte in questo volume sono, oggi in particolare, di straordinaria attualità. E ciò riguarda non solo quanto è già avvenuto fin qui in economia – ha precisato Epifani con riferimento all’odierna crisi economica globale – ma temo – ha aggiunto il leader della CGIL non nascondendo la sua preoccupazione – in ciò che potrà ancora avvenire” se non verranno assunte in tempi brevi le misure adeguate per uscire dalla crisi. Il riferimento, che Epifani ha poi esplicitato, è al G8 in programma per luglio a L’Aquila: “Più il tempo passa – ha ammonito il numero uno di Corso d’Italia – più ci si allontana dalla soluzione. Quanto più si considera oramai ‘alle spalle’ la crisi finanziaria, più diventa debole la spinta al cambiamento” ha sostenuto ancora Epifani richiamando il Governo a fare molta attenzione perché “se c’è una partita da giocare – è stata la sua sollecitazione – lo si faccia oggi” senza attendere che siano i soli governi cinese ed americano ad individuare soluzioni che varrebbero poi per tutti.
Argomenti, quelli affrontati da Epifani, per la cui analisi “bisogna prendere le indicazioni e il metodo” di Federico Caffè, dimostratosi “un anticipatore” e lasciarsi guidare dalla sua “autonomia critica”.
E qui, Epifani ha richiamato con forza il ruolo dell’Europa che rischia di essere “residuale per via delle divisioni, in tre o quattro posizioni” che coesistono in una comunità dall’identità ancora non chiara: “non è né uno stato, né una federazione di stati” ha, infatti, rimarcato Epifani dicendosi ‘non ottimista’ sul ruolo che l’Europa potrà avere a fine crisi “se – ha detto – non gioca un ruolo unitario dentro la crisi assumendo le necessarie iniziative”.
E proprio lì, a “La Sapienza”, dove Caffè insegnò per oltre quaranta anni, in un’aula gremita da studiosi, studenti, curiosi ed estimatori, la figura di Caffè e la sua tuttora valida lezione in relazione all’attualità della situazione economica ed alla crisi in atto ha trovato conferme e apprezzamenti nelle relazioni e negli interventi di Attilio Celant, Preside della Facoltà, Mario Morcellini, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, Luciano Milone, docente di Politica economica della medesima Facoltà, Maurizio Franzini, Direttore del Dipartimento di Economia Pubblica de “La Sapienza”, Giovanna Leone, docente di psicologia sociale alla Facoltà di Scienze della Comunicazione, Guglielmo Epifani, Segretario generale della CGIL, oltre che in quelli dei curatori del volume, Amari e Rocchi.
Un successo che ha bissato l’omaggio reso al grande economista riformista nel ‘2007, in occasione del ventennale della sua misteriosa scomparsa, quando, ad opera degli stessi curatori, venne pubblicato il primo dei ponderosi volumi a lui dedicati: “Federico Caffè, Un economista per gli uomini comuni” e venne organizzata in suo onore una importante sessione di confronto e di ricordo cui il Presidente Giorgio Napolitano volle far pervenire il suo alto messaggio.
Il primo volume riporta molti scritti di e su Caffè, oltre ad avere in allegato, due dvd che comprendono un documentario sulla vita dell’economista, numerose testimonianze in video e una sua lezione in audio. Il secondo raccoglie gli atti di quella prima ricca giornata ed, insieme, implementa la documentazione, in parte anche inedita, con ulteriori scritti di e su Caffè, interviste e due lezioni in audio dell’economista.
Dalla ricostruzione accurata dell’attività del grande intellettuale, economista ed insegnante, emerge, tra l’altro, un suo ruolo, maggiore di quanto non sia stato sinora riconosciuto, ai tempi della Costituente e della prima ricostruzione del paese. Come meglio si illustra nella postfazione al secondo volume, Caffè fu uno dei primi economisti che portarono in Italia la conoscenza del pensiero economico di Keynes e dell’esperimento del primo welfare state, allora in corso in Inghilterra, sotto il governo laburista di Attlee.
Caffè, come segretario e capo di gabinetto di Meuccio Ruini con i governi Bonomi e Parri, come membro della Sottocommissione per la moneta ed il commercio estero, della Commissione economica presieduta da Giovanni Demaria; economista di riferimento e comunque di grande influenza per importanti movimenti e forze politiche come il gruppo dossettiano (lo ricordò lo stesso Leo Valiani considerandolo “il loro più ferrato economista”), il Partito d’Azione, ma anche partiti della sinistra, nel mentre manteneva stretti rapporti con la Banca d’Italia, di cui era dipendente, svolse senza dubbio un ruolo di grande rilievo in quel fervido periodo. Entrò il polemica – suo malgrado e la reciproca stima personale – con alcuni dei più prestigiosi economisti di ‘ideologia liberista’ per il fatto che si erano “chiusi nel cerchio magico – come disse rievocando quel periodo – di un ‘dogmatismo liberale’ nell’ambito del quale credono di risolvere ogni problema con l’invocazione delle formule dell’automatico funzionamento del meccanismo del mercato” . Ma dietro quelle invocazioni si consolidavano rapidamente centri di interessi oligopolistici che la Commissione economica stava evidenziando, e che determineranno le effettive scelte di politica economica, non solo quelle immediate.
Dette di quel periodo una lettura originale e ne trasse insegnamento, una premessa di valore, per la sua attività successiva di scienziato e di insegnante. Si può sostenere che Caffè fece con l’economia quello che Calamandrei fece con il diritto. Una volta, espressamente dichiarò: “così oggi ci si trastulla nominalisticamente nella ricerca di un ‘nuovo modello di sviluppo’. E si continua ad ignorare che esso, nelle sue ispirazioni ideali è racchiuso nella Costituzione, e nelle condizioni tecniche è illustrato nell’insieme degli studi della Commissione economica” del Ministero per la Costituente.
Ma era anche memore di quanto disse Terracini nel presentare la Costituzione all’Assemblea Costituente: “le norme scritte nella Costituzione rimarranno sulla carta, non si realizzeranno automaticamente, se i lavoratori stessi non agiranno, non veglieranno affinché gli organi dello Stato le svolgano in nuove leggi -“.
E questo, come ha sottolineato Pino Amari nel suo intervento, “spiega anche la sua costante attenzione affettuosa, ma spesso anche critica, nei confronti del mondo del lavoro e del sindacato, di cui è stato nel tempo amico vero ma severo”.
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