

Ultima modifica di Ochtopus; 01-09-10 alle 20:00
"Odiare i mascalzoni è cosa nobile, onora gli onesti"


Ho espresso due concetti differenti.
Il primo riguarda la mercificazione degli esseri umani e dei rapporti.
Il secondo riguarda le battaglie che alcuni conducono per mutare la condizione altrui.
In realtà, questo secondo, l'ho solo sottinteso.
Dimmi pure quale dei due ti interessa e sarò felice di risponderti.
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)






Quanto ho affermato, ha in realtà una sua referenza abbastanza classica e famosa.
Ossia è lo sviluppo di ciò che Marx intuì a suo tempo quando analizzò gli effetti dell'industrializzazione sulla vita degli individui.
Ossia la progressiva trasformazione da artigiani in operai e la conseguente mercificazione dell'individuo in seguito alla perdita della sua specificità creativo-produttiva.
Bene, sono passati 200 anni ed il processo è andato avanti.
In questo orizonte temporale vi sono stati delle fasi salienti, che hanno determinato dei salti di qualità del processo stesso.
La penultima di esse, risale alla metà degli anni '70 e va avanti per circa un decennio.
Simbolicamente io la definisco l'età del supermercato.
Questa fase si intreccia con una miriade di eventi, aprima vista tutti slegati tra loro, ma che nel complesso la definiscono in maniera compiuta e le danno maturità e forza propulsiva.
L'invenzione del telecomando, la nascita delle marche (brands), lo sviluppo delle emittenti private, la diffusione dei supermercati, la fine delle ideologie e dei partiti di massa storicamente intesi.
Nulla da quel momento in poi sarà più come prima.
Ma tutto ciò, perchè è avvenuto?
Sono possibili molte interpretazioni.
Ma una più delle altre è quella che mi convince.
Il Capitalismo aumenta di complessità.
E trionfa.
Nella maniera se vogliamo più strana e più sfuggente.
Ma proprio per questo, più dirompente.
Il Capitalismo riesce laddove le dottrine politiche avevano stentato o fallito.
Il capitalismo realizza la Democrazia.
E come fa a realizzarla?
Tramite una fascinazione.
Ossia tramite il consumo.
Il consumo alla portata di tutti.
Il consumo di Tv, di prodotti, di musica, di vestiti e di qualsiasi altro genere di cosa.
Il consumo rende liberi.
Il consumo rende padroni delle proprie vite, artefici della propria esistenza.
E le persone, sino a quel momento prigioniere della dialettica padroni vs operai si ritrovano circondati da una miriade di possibilità espressive e simboliche, custodite in ammalianti vetrine non più appannaggio dell'antica borghesia.
E finiscono per crederci.
Da quel momento in poi nulla sarà più come prima.
E pur di mantenere la libertà di poter consumare e dunque, di esistere, tutto il vecchio armamentario simbolico culturale, sarà buttato via.
Non mi dilungo oltre, ma se vuoi chiedimi pure se vuoi sapere altro.
Concludo con un'immagine per me esemplare: cade l muro di Berlino, i fratelli tedeschi dell'est e dell'ovest si riabbracciano dopo 45 anni.
Viene data ad ognuno dei cittadini dell'est una banconota da 10 marchi.
Dopo un'ora tutti i fast food di Berlino hanno la fila fuori con le persone che vanno finalmente a consumare la loro razione di Libertà.
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)


Grazie per il post. Nel computo completo, sono d'accordo dal punto di vista descrittivo, cioè quello che dici lo considero veritiero.
C'è questa parte nello specifico, dove, da un punto di vista descrittivo ti do pienamente ragione, dall'altro voglio aggiungere un mio commento:
La mia paura è che la rivoluzione industriale, poi la nascita della catena di montaggio, fino alla globalizzazione odierna... Abbia portato non solo ad uno smarcamento dell'individuo in senso di "libertà", ma anche ad un suo pari regresso.
E' una paura che ha accomunato diversi pensatori socialisti, da Fromm all'uomo ad una dimensione di Marcuse, allo stesso Pasolini, etc...
Cioè che l'uomo in realtà nella sua libertà assoluta, diventi alienato.. Non ha più coscienza del frutto del suo lavoro, non ha relazioni stabili e durature, insomma vive in quel mondo "liquido" di cui oggi parla un Bauman. Vede la sua vita scorrere via, ma non riesce a prenderla in mano... Per questo ci sono tanti casi di patologie nevrotiche o depressive oggi, siamo accomunati da quello che si chiama "mal de vivre"
La globalizzazione ha sì aumentato a dismisura la libertà e le possibilità di contatto, ma al tempo stesso le ha rese più fragili; Il rapporto che abbiamo con i nostri simili è in parte veramente orientato verso dei caratteri di guadagno/perdita.
Ho paura che l'essere umano odierno abbia in parte perso la sua specificità, diventando uno tra i tanti "consumers"... Credo sia un carattere della modernità questo.
Ultima modifica di hidetoshi777; 01-09-10 alle 23:59


Hai inteso perfettamente ciò che volevo dire.
Ci sarebbe poi anche qualcos altro.
Qualcuno lo ha chiamato il lato oscuro.
Personalmente non lo ritengo tale e anzi penso sia la chiave con cui tutto il processo trova il suo filo logico.
E' la visione di N. Luhmann.
E il libro del 1971 Teoria della società o tecnologia sociale? scritto insieme a Jurgen Habermas probabilmente è la premonizione esplicativa più geniale e per certi versi inquietante che io abbia mai letto nella mia vita.
Ma questa è un'altra storia.
E' stato un sincero piacere fare questa discussione.
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Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)



