Ce l'abbiamo tutti contro.
E va bene, abbiate il coraggio di cacciarci dall'europa, oppure abbozzate.


Ce l'abbiamo tutti contro.
E va bene, abbiate il coraggio di cacciarci dall'europa, oppure abbozzate.
DI ROSSO IN ITALIA C'E' SOLO IL VINO
L'Italia è una razza, una storia, un orgoglio, una passione, l'Italia è una grandezza del passato.




Noi, il mondiale lo abbiamo vinto dopo una settimana: quello che succederà da oggi in poi saranno solo numeri che finiranno negli almanacchi del calcio.


Tutti i conti dell'Italexit: nessuna catastrofe se l'Italia esce dall'euro - micromega-online - micromega
Secondo l'OFCE, in caso di rottura dell'euro, la nuova lira non cadrebbe molto in basso ma potrebbe assestarsi a un livello di svalutazione pari solo al 13% rispetto al marco tedesco. Il rischio dell'Italexit sarebbe pari a zero – o comunque assai basso – nei tre settori che lo studio OFCE analizza in dettaglio: governo e banca centrale; banche e altre società finanziarie; società non finanziarie (tra cui industrie e servizi) e famiglie.
La crisi potrebbe toccare in maniera grave qualche grande banca costringendo lo stato a intervenire. Ma lo stato italiano non fallirebbe. In pratica lo studio suggerisce che per l'Italia potrebbe essere conveniente smarcarsi dall'euro, considerando che, invece, con la moneta unica è praticamente impossibile ridurre il rapporto debito pubblico/PIL e uscire dal tunnel della depressione perpetua. Non dovremmo puntare a rimanere nell'euro a tutti i costi temendo la catastrofe – come invece purtroppo ha fatto il governo greco di Syriza -.
Facciamo alcune considerazioni di base. In Italia c'è da molti anni un avanzo primario consolidato – paghiamo più tasse di quanto lo stato spende per i servizi ai cittadini -; abbiamo un consistente avanzo commerciale con l'estero (+ 50 mdi) e una posizione finanziaria netta verso l'estero non eccessivamente negativa (17% circa sul PIL). In questa situazione tutti gli economisti seri possono facilmente comprendere che l'uscita dall'euro, se ben gestita, non provocherebbe disastri irreparabili, e che – dopo la turbolenza iniziale – la nuova lira non cadrebbe più di tanto.
Grazie all'avanzo primario di bilancio, siamo già in grado di pagare le spese pubbliche correnti; inoltre, a differenza della Grecia, entra già preziosa valuta estera grazie al fatto che esportiamo più di quanto importiamo. La nostra situazione è totalmente differente da quella greca: là mancavano i soldi per pagare le pensioni e gli stipendi pubblici e la bilancia commerciale con l'estero era negativa. L'Italia è in una posizione molto più forte. Noi non saremmo totalmente dipendenti dalla moneta estera. L'Italia potrebbe uscire dall'euro senza fare default: lo stato potrebbe pagare i suoi debiti e continuare ad avere accesso ai mercati internazionali. Nonostante ciò che politici e media ci propinano, la nostra situazione economica non sarebbe disastrosa, almeno se non ci fossero l'euro e la UE a strangolare l'economia.
Bisogna prepararci. Le banche d'affari internazionali sono le prime a prevedere – e anche a scommettere su – la rottura della moneta unica. Non a caso lo spread (il differenziale) tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi sta aumentando. I capitali stanno fuggendo in Germania, porto sicuro, anche a costo di perdere momentaneamente dei soldi (perché i tassi di interesse su molti titoli di stato tedeschi sono sotto zero).
Partiamo da un assunto forte ma realistico. La rottura della moneta unica prima o poi è praticamente certa – almeno per chi scrive – perché l'euro è una moneta insostenibile, fragile e strutturalmente deflazionistica e depressiva. L'euro toglie ossigeno (liquidità) alle economie proprio quando avrebbero bisogno di respirare – come spiego estesamente nella nota in calce [3] -. Inoltre la Germania, la grande beneficiaria di questa moneta e la potenza prevalente nella UE, non vuole assolutamente cambiare la politica europea in senso espansivo. La Germania nazionalista intende proteggere solo i suoi interessi finanziari e commerciali senza alcuna lungimiranza.
Per conquistare l'egemonia sull'Europa occidentale, gli USA con il Piano Marshall stamparono centinaia di milioni di dollari a favore della ricostruzione europea. La Germania invece non consentirà mai a una politica espansiva e keynesiana di intervento pubblico che sviluppi l'economia europea, provochi inflazione e rafforzi i suoi più diretti concorrenti, come l'Italia. Meno che mai condividerà i debiti degli altri stati. Anche se alle elezioni tedesche di settembre vincesse il socialista Martin Shulz, non è prevedibile nessuna svolta a 180 gradi: (forse) la UE ci darebbe solamente più flessibilità.
L'unica vera ed efficace politica di sostegno all'euro è quella praticata dalla Banca Centrale Europea con il Quantitative Easing (acquisto dei titoli di stato), che però prima o poi terminerà (previsione fine 2017), anche perché ormai l'inflazione a livello europeo sta raggiungendo il tetto fissato del 2%. E il QE era giustificato solo dal fatto di avvicinarsi al 2% di inflazione.
Fine della moneta unica e Piano B sull'euro


C'era uno pelato che faceva andare i treni in orario diversi anni fa e ripeteva questa frase, non gli è andata bene però.
When the facts change, I change my mind. What do you do, sir? John Maynard Keynes


Va bene i nemici, va bene l'onore, ma qualcuno dovrebbe iniziare a calciare pesantemente il culo agli esponenti dell' "ascesso interno"..............


Siamo inaffidabili da più di un millenio.
Persino Rodolfo il Glabro lo scriveva nelle sue "Storie dell'anno Mille".
Cosa aspettano a cacciarci dalla virtuosa Europa ?


qui bisogna decidersi o ci si rialza con onore e si manda a fare in culo la UE e tutti i traditori nostrani oppure si continua a scodinzolare per ricevere la pagnotta quotidiana ...



