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    Predefinito Germania a rischio recessione

    L’ultimo dato negativo in ordine di tempo è arrivato ieri dall’Ufficio federale di statistica Destatis, l’Istat tedesco. Nel mese di novembre le esportazioni dalla Germania sono calate dello 0,4% rispetto al mese precedente rimanendo invariate nell’arco di un intero anno. Nello stesso periodo il surplus commerciale della Germania è calato da 23,8 a 20,5 miliardi di euro. Un settore così fondamentale per l’industria tedesca come quello dell’export è quindi vicino alla stagnazione.

    «L’epoca delle vacche grasse è finita» aveva del resto dichiarato già sabato scorso il Ministro delle finanze Olaf Scholz in un’intervista con il settimanale Der Spiegel annunciando per l’anno appena incominciato una flessione all’ingiù delle entrate per il fisco tedesco e per la prima volta da sei anni un bilancio pubblico non più in attivo. Il governo ha abbassato le sue previsioni di crescita del prodotto interno lordo dall’1,8 all’1,5% - al di sotto quindi della media europea fissata dalla Commissione intorno all 1,7%. Le previsioni del rinomato Istituto economico Ifo di Monaco di Baviera sono ancora più pessimistiche e contano in un incremento del Pil dell’1,1%.

    «Saremo pure un popolo di fifoni che si terrorizzano al primo sussulto (la famosa «German Angst», la Paura tedesca, ndr), ma questa volta possiamo veramente dire che il bicchiere non è mezzo pieno, ma solo più mezzo vuoto», afferma laconico un analista dell’Istituto tedesco di ricerche economiche Diw. Dopo nove anni ininterrotti di forte crescita economica, di sempre nuovi record nel campo occupazionale, la locomotiva economica europea sta registrando una brusca frenata. Colpa delle tante incognite che gravano come una spada di Damocle sulla congiuntura mondiale e su quella europea e tedesca in modo particolare.

    Dall’incognita legata agli effetti della Brexit sui mercati fino alla guerra dei dazi innescata dall’amministrazione statunitense di Donald Trump. A far tremare il Made in Germany tuttavia è soprattutto l’improvviso crollo degli utili e degli ordini delle principali case automobilistiche del paese. Audi, Mercedes Benz, Bmw o il gruppo Volkswagen sono alle prese con una diminuzione delle vendite in alcuni mercati chiave come quello cinese e asiatici tra il 20 e il 40%, la produzione viene ridotta. Nel segmento chiave per il futuro dell’intero settore come quello dei veicoli a trazione elettrica i costruttori tedeschi hanno perso definitivamente la leadership e in tema d’innovazione e tecnologia sono stati superati dalla Cina o dagli Stati Uniti», sostiene l’esperto automobilistico Ferdinand Dudenhöffer. E se un settore chiave come quello automobilistico - dal quale in Germania dipendono 800 mila posti di lavoro e ben il 60% della crescita del Pil nazionale - inizia a tossire, il rischio di contagio per il resto delle industrie tedesche è molto alto.

    Il governo tedesco dal canto suo sta già correndo ai ripari e ha pronto, stando alle indiscrezioni anticipate dallo Spiegel - un piano d’emergenza. Per prevenire un’eventuale recessione e smorzare gli effetti di una forte contrazione del Pil, il ministro socialdemocratico alle Finanze e vice cancelliere Olaf Scholz punta a ingenti stimoli della congiuntura attraverso investimenti pubblici nelle infrastrutture del Paese. Gli interventi verrebbero adeguati a seconda della gravità della crisi e ammonterebbero da un minimo di 17 ad un massimo di 35 miliardi di euro. Già previsti e approvati dal Consiglio dei ministri sono sgravi fiscali per i cittadini e le imprese per un ammontare solo quest’anno di 15 miliardi di euro. Ironia della sorte si tratta proprio delle misure negate finora da Berlino a paesi in crisi come la Grecia o la stessa Italia in nome del sacro dogma della disciplina di bilancio e del rigore finanziario. Ma questa volta a rischiare la crisi è la Germania stessa e per Berlino i dogmi di ieri, come per incanto, non hanno più il peso di un tempo.

    https://www.lastampa.it/2019/01/10/e...0K/pagina.html
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  2. #2
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    Rigore, rigore e ancora rigore. Ai soci dell’eurozona la Germania chiede conti pubblici in ordine. Altri stati membri, fra cui l’Italia, vorrebbero invece un freno ai surplus commerciali tedeschi, anch’essi causa di squilibrio. C’è un fenomeno però che sfugge al controllo di Roma e Berlino: l’invecchiamento demografico. Il 1° gennaio 2017, l’età media della popolazione nell’Ue era 42,8 anni: ma se in Irlanda la media era 36,9 anni, in Germania e in Italia era già a 45,9, con outlook in peggioramento come dicono le società di rating. Con un debito pubblico più alto (il 131 per cento del Pil nel 2018) e una popolazione parimenti senescente, l’Italia parrebbe messa peggio della Germania il cui debito è pari a solo il 64 per cento del Pil. Eppure esiste una voce dei conti pubblici in cui Roma fa meglio di Berlino: le pensioni. E a certificarlo fra gli altri è la Stiftung Marktwirtschaft (Fondazione Economia di mercato) di Berlino. Ogni anno il centro studi tedesco legato alla Scuola di Friburgo pubblica un indice sulla sostenibilità dei conti pubblici degli stati Ue.

    I risultati sono sorprendenti: quest’anno apre la classifica la Croazia, seguita dalla Grecia mentre la chiudono Slovenia e Lussemburgo. Ancora una sorpresa: l’Italia è 11esima e la Germania solo 14esima. La graduatoria è stilata su dati della Commissione Ue relativi sì ai debiti espliciti - il 131 per cento italiano contro il 64 tedesco - ma anche ai debiti impliciti, quelli cioè «derivanti principalmente dall’invecchiamento della popolazione», spiega a Panorama l’economista della Stiftung Marktwirtschaft Guido Raddatz. Il debito implicito italiano, che non ha niente a che vedere con le case di proprietà o i conti in banca, è -9; quello tedesco +106. Perché l’Italia sfoggia cifre negative che alleggeriscono il suo debito complessivo? «Perché sul lungo periodo la spesa pensionistica italiana appare sotto controllo, mentre in Germania è in crescita costante». A Raddatz non è sfuggito il progetto di Quota 100 del governo italiano, pensato per facilitare il pensionamento di lavoratori con 62 anni di età e 38 di contributi nella speranza di fare posto ai giovani. L’attuale giudizio positivo sull’Italia vale «se il governo non cambierà le regole oggi in vigore», ovvero la legge Fornero, conclude Raddatz.

    Nel bollettino economico di fine marzo la Banca centrale europea aveva ricordato che l’invecchiamento della popolazione dell’eurozona proseguirà intensificandosi nei prossimi decenni, con pressione al rialzo della spesa pubblica per pensioni, sanità e assistenza. Anche l’immigrazione, una carta giocata da Angela Merkel con l’apertura ai profughi, è poco più di un palliativo: un po’ per una questione di numeri (in nessun Paese entra un migrante per ogni bimbo non nato), un po’ perché i migranti residenti in Europa si adattano agli usi locali e fanno meno figli. E comunque invecchiano anche loro.
    La cura prescritta dalla Bce è un’altra: «L’introduzione di misure che innalzino l’età pensionabile potrebbe contrastare gli effetti macroeconomici avversi dell’invecchiamento poiché eserciterebbe un impatto favorevole sull’offerta di lavoro e sui consumi interni». Se è vero che la popolazione italiana è avvitata in una spirale di ingrigimento fra le peggiori nel mondo sviluppato, e la Germania fa appena meglio, almeno per quanto riguarda l’assetto previdenziale, gli italiani hanno svolto bene i compiti a casa. E i tedeschi?
    Nel 2007 il primo governo di grande coalizione guidato dalla Merkel stabilì che a partire dal 2011 l’età pensionabile sarebbe gradualmente cresciuta per arrivare a 67 anni nel 2031. Oggi è a 65 anni e 7 mesi. La riforma del 2007 intacca la generazione dei baby boomer, ma interessa principalmente gli under 54. Poiché l’invecchiamento della popolazione non è stato scoperto solo ieri, dai tedeschi amanti del rigore proprio, ma specialmente altrui, ci si sarebbe aspettati qualcosa di più.
    Nel 2014 Andrea Nahles, ministro del Lavoro del precedente governo di grande coalizione e oggi contestata presidente della Spd, ha invece promosso l’aumento della pensione a tutte donne diventate mamme entro il 1992 e l’abbassamento dell’età pensionabile a 63 anni ai lavoratori con 45 anni di contributi. «Due misure che vanno nella direzione opposta rispetto ai bisogni della società», spiega a Panorama Suzanne Kochskämper, economista esperta di politiche sociali dell’Istituto per la ricerca economica (IW) di Colonia. Anche Peter Haan, del prestigioso think tank economico DIW di Berlino, fa a fette la riforma Nahles: «Non aiuta a stabilizzare il sistema previdenziale né serve a contrastare il fenomeno della povertà fra i pensionati. Al contrario sostiene chi ha avuto una carriera lunga e presumibilmente una pensione più alta».

    Gli economisti tedeschi concordano: il sistema previdenziale è insostenibile. L’IW di Colonia aveva già illustrato i suoi dubbi sulla tenuta delle pensioni di Herr und Frau Müller (il signor e la signora Rossi della Germania) quando Merkel aveva reso pubblico il nuovo patto di coalizione con la Spd a inizio 2018. «In materia di pensioni non c’era nulla: forse perché l’occupazione era ai massimi e il gettito contributivo pure». La parole di Kochskämper riflettono il timore di chi vede il sistema pensionistico affidato alla corsa dell’economia: tale corsa non può durare in eterno. L’invecchiamento demografico quello invece avanza, infischiandosene bellamente del Pil e del surplus commerciale.
    Annusato un certo rallentamento dell’economia nazionale e lette le analisi congiunturali dei principali istituti economici tedeschi, fra i quali proprio l’IW e il DIW, Frau Merkel ha finalmente avviato una Rentenkommission (una Commissione sulle pensioni) per tentare di sciogliere il nodo previdenziale.

    Nessuno si aspetta però soluzioni veloci, facili e soprattutto indolori. Riformare le pensioni è elettoralmente insidioso per Merkel, il cui governo è formato dai due partiti più votati dai baby boomer. Centinaia di migliaia di elettori, l’ultimo dei quali andrà in pensione nel 2031, che metteranno a dura prova le casse dell’Inps tedesca. Il sistema non regge più: l’istituto di Colonia spiega che se oggi ci sono 58 pensionati ogni 100 lavoratori, nel 2031 saranno saliti a 70. E a quota 77 nel 2040. Le stime del DIW berlinese sono analoghe: «Oggi i pensionati sono 18,3 milioni», spiega Haan riferendosi esclusivamente ai trattamenti erogati per vecchiaia (al netto cioè di anzianità, reversibilità o disabilità). «Nel 2023 saranno 19,1 milioni; 20,1 nel 2028 e 21,7 milioni nel 2035». Attualmente l’assegno medio di una pensione d’anzianità è di 770 euro al mese. Nello stesso periodo si stima che la popolazione tedesca scenderà da quasi 82 a 80 milioni.
    Ecco perché l’Italia fa meglio della Germania nella classifica della sostenibilità finanziaria: ha già adottato riforme previdenziali nel segno dell’austerità modellate sull’evoluzione demografica. Secondo Kochskämper, un innalzamento dell’età pensionabile dei tedeschi è dunque necessario e urgente per non oberare le generazioni future, le cui tasse finirebbero tutte in pensioni altrui. «Non toccherei invece il modo in cui le pensioni sono calcolate». L’attuale meccanismo tiene infatti in considerazione un fattore demografico: più persone si ritirano dal lavoro quell’anno e più basse saranno le pensioni e di conseguenza più alti i contributi per chi lavora. Dal sistema italiano mutuerebbe invece volentieri l’aggancio dell’età pensionabile all’aspettativa di vita: «Mi sembra un misura molto trasparente. Ed evita discussioni e scelte dolorose che si ripropongono ogni cinque o dieci anni». n

    Pensioni, la spesa fuori controllo della Germania
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  3. #3
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    Senza la germinia il mondo sarà un posto migliore.
    È un vanto essere ignorati da utenti di livello 0.

    Agli euradical snob antifà che danno del lei per sottolineare la distanza dal ceto del popolino rispondo con un voi (come usava quando c'era LVI) così imparano. Gradassi avvisati mezzi salvati.

  4. #4
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    Citazione Originariamente Scritto da Lawrence d'Arabia Visualizza Messaggio
    Ironia della sorte si tratta proprio delle misure negate finora da Berlino a paesi in crisi come la Grecia o la stessa Italia in nome del sacro dogma della disciplina di bilancio e del rigore finanziario. Ma questa volta a rischiare la crisi è la Germania stessa e per Berlino i dogmi di ieri, come per incanto, non hanno più il peso di un tempo.
    I soliti pezzi di merda. E dovremmo fare gli stati uniti d'europa con quelle carogne lì. Gli europeisti si dovrebbero cacare in mano e poi darsi un meritatissimo schiaffo.
    È un vanto essere ignorati da utenti di livello 0.

    Agli euradical snob antifà che danno del lei per sottolineare la distanza dal ceto del popolino rispondo con un voi (come usava quando c'era LVI) così imparano. Gradassi avvisati mezzi salvati.

  5. #5
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    in europa c'è chi paga e chi prende....


    http://www.europarl.europa.eu/news/i...i-stati-membri

  6. #6
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    Citazione Originariamente Scritto da vostok Visualizza Messaggio
    Ah ma col cacchio che ci vado in quel postaccio.
    È un vanto essere ignorati da utenti di livello 0.

    Agli euradical snob antifà che danno del lei per sottolineare la distanza dal ceto del popolino rispondo con un voi (come usava quando c'era LVI) così imparano. Gradassi avvisati mezzi salvati.

  7. #7
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    Secondo me tutta questa immigrazione ha psicologicamente negativizzato i tedeschi con conseguenze sociali ed economiche.

  8. #8
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    con la truffa euronazista i tedeschi hanno segato il ramo dove sono caduti

    a furia di parassitare i propri patner commerciali si sono affossati da soli
    NO ALL'INVIO DI ARMI IN UCRAINA!!!

  9. #9
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    Ma voi italiani pensate davvero che questa sia una notizia positiva?
    Vorrei solo ricordare che l'Italia dopo la Germania è il paese che più si concentra su produzione industriale ed export.
    Con una contrazione dell'economia mondiale, oltre che europea, lo chiappate tutti nel culo, tedeschi e italiani.

  10. #10
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    Predefinito Re: Germania a rischio recessione

    contrazione della germania significherebbe contrazione di tanti europarassiti dell est a cominciare da polonia e slovacchia dove c'è gran parte della delocalizzazione dell automotive tedesco


    bene così
    in europa c'è chi paga e chi prende....


    http://www.europarl.europa.eu/news/i...i-stati-membri

 

 
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