Le armi segrete della Luftwaffe
di Lucas Turks
Durante la seconda guerra mondiale gli scienziati tedeschi seppero creare alcune tra le più avanzate macchine volanti mai viste fino ad allora. Purtroppo per loro, era ormai troppo tardi per evitare la sconfitta della Germania. Seconda Parte del testo - Immagini correlate
Comincia il declino del Reich nazista
Fino all'estate del 1942, l'astro della Germania nazista sembrava essere destinato a splendere imperituro sull'Europa e sulle altre regioni del mondo in cui avanzavano le truppe del terzo Reich. Nel Nord Africa, il generale Rommel e il suo Afrika Korp era stato capace di soccorrere l'alleato italiano in netta difficoltà e prendere l'iniziativa sul fronte, arrivando alle porte dell'Egitto, prima che le forze britanniche si riassestassero davanti ad El-Alamein. Sul fronte sovietico, Manstein aveva attaccato con successo in Crimea, mentre alla fine del mese di Agosto la Wehrmacht raggiungeva le linee di difesa di Stalingrado, dando inizio alla tragica leggenda della città russa sul Volga.
Poi giunse l'autunno e quindi l'inverno. Col cambiare delle stagioni, mutò anche il destino della guerra. In Ottobre, Montgomery contrattacca a El-Alamein, mentre gli alleati Anglo-Americani aprono un secondo fronte nord-africano sbarcando in novembre sulle coste del Marocco e dell'Algeria. Nello stesso mese, il gigante sovietico si supera, riuscendo tra mille difficoltà ad approntare una grande offensiva sul saliente di Stalingrado, accerchiando la 6a armata tedesca di von Paulus.
Nonostante gli alleati pubblicizzassero oltremodo le loro vittorie terrestri, fu sui fronti aereo e navale che le sorti della Germania si decisero definitivamente. Per i primi tre anni di guerra, i sottomarini tedeschi avevano terrorizzato i marinai di tutti i convogli alleati che facevano la spola tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, carichi di rifornimenti militari e commerciali. Con l'entrata nel nuovo anno, il sempre maggiore impegno della U.S. Navy e della Royal Navy nella scorta alle navi da trasporto e della U.S. Air Force e della RAF nel pattugliamento a medio e lungo raggio, resero meno efficaci gli U-Boote tedeschi, nonostante le innovazioni tattiche (il «branco di lupi» con più sottomarini in caccia contro lo stesso bersaglio) e tecnici (lo snorkel che garantiva una minore durata delle emersioni dovute ai rifornimenti).
Con l'aumentato affluire di rifornimenti alla Gran Bretagna, l'apertura di un secondo fronte europeo non era più un'idea balzana del solo Stalin, ma una reale possibilità. In preparazione del memorabile momento del D-Day, le isole britanniche rappresentavano il trampolino di lancio ideale per i bombardieri alleati che, sfidando la strenua resistenza della Luftwaffe e della temibile artiglieria contraerea tedesca, volavano sopra le città industriali della Ruhr o quelle portuali di Amburgo e Brema per colpire direttamente al cuore la nazione nemica. Mentre gli americani bombardavano di giorno, assumendosi i maggiori rischi e quindi le perdite più ingenti in termini di uomini, i britannici colpivano di notte, rendendo insicure tutte le ore della giornata fin dove giungeva il loro raggio d'azione.
Nell'ora del bisogno, la Luftwaffe si trovò, per così dire, costretta ad adottare misure tecnologie avanzatissime che sarebbero diventate la base dell'aviazione e dell'astronautica moderna: i caccia a reazione e i razzi. Spacciati come "arma definitiva" dalla propaganda nazista, queste armi avrebbero inciso relativamente poco sulla guerra a causa della penuria di materie prime (il petrolio che era sfuggito ai tedeschi nel Caucaso) e di risorse umane (i piloti con esperienza di volo cominciavano a divenire merce preziosa). Nonostante ciò, velivoli quali il Messerschnitt Me 163, il Messerchnitt Me 262 e le Velwaltungswaffen, meglio conosciute col nome di V1 e V2, rappresentarono delle pietre miliari nella storia dell'areonautica moderna.
Un caccia rivoluzionario
Il Messerschnitt Me 163 «Komet» racchiudeva nelle proprie caratteristiche degli elementi progettuali in anticipo di anni rispetto agli altri velivoli che volarono a quel tempo nei cieli d'Europa.
Con le ali decisamente lunghe se rapportate al corpo corto e robusto, a prima vista poteva apparire persino buffo, specialmente dopo il decollo, quando il carrello anteriore veniva sganciato per lasciare il posto a un grande monopattino che lo facevano somigliare a una curiosa slitta sulla quale dei bambini si sarebbero sicuramente divertiti nella neve d'inverno. L'appellativo di «Kraft Eis», navicella a uovo, nomignolo affibbiatogli più o meno scherzosamente dai suoi piloti, sembrava più che adatto. Ad una seconda occhiata però, un'osservatore un po' meno superficiale avrebbe cominciato a notare alcuni particolari che lo rendevano unico: l'attacco delle ali a freccia positiva, la mancanza dei piani di coda e l'ugello del piccolo, ma estremamente potente motore a razzo posteriore.
Nato da un'idea prebellica di Aleksander Libbisch, il Me 163 era stato costantemente sviluppato nella prima fase della Seconda Guerra Mondiale. Già nell'estate del 1941, diversi prototipi volarono nella base di Peenemünde, ma fu subito chiaro che il progetto necessitava di ulteriori miglioramenti e studi approfonditi. Il modello 163A veniva condotto in quota agganciato a dei Bf 110 per poi essere liberato pochi secondi prima dell'accensione del motore a razzo. Fu solo con i velivoli di classe 163B che la Luftwaffe pensò di aver raggiunto una certa «stabilità» nello sviluppo dell'aereo sufficiente per il suo impiego operativo.
Era il 1943 e un reparto speciale di collaudo, l'Erprobungskommando 16, ricevette in dotazione la nuova arma che, fin dal principio, fu considerata rivoluzionaria dai piloti che vi poterono volare. Il potente motore a razzo spingeva il Komet a oltre 880 km/h, circa 200 km/h più del Supermarine Spitfire IX ad esempio. Allo stesso tempo era in grado letteralmente di scalare il cielo raggiungendo i 5000 metri di quota in un minuto. Prestazioni che lo ponevano in una categoria fuori dalla portata dei suoi concorrenti diretti.
Però, come si sarebbero accorti presto tanto i collaudatori quanto i coraggiosi uomini che lo avrebbero pilotato in missioni operative, il Komet aveva una lunga serie di difetti che lo rendevano altamente pericoloso non solo per il pilota, ma anche per il personale a terra. Per cominciare, il potente motore a razzo Walter con cui era equipaggiato, utilizzava come propellente una miscela davvero micidiale di perossido d'idrogeno concentrato (T-Stoff) e idrazina con metanolo (C-Stoff) che dovevano essere mescolati per innescare la reazione necessaria a far volare l'aeroplano. Il composto risultò altamente instabile, tanto da provocare diversi morti anche tra il personale addetto al rifornimento. I piloti per proteggersi dall'altissima corrosività di queste sostanze erano costretti ad indossare speciali tute protettive che però servivano a ben poco nel momento più rischioso di tutto il volo: la partenza.
Il pilota doveva premere un tasto di accensione che in pratica rilasciava le due componenti per dare origine alla miscela propellente vera e propria. Se tutto andava bene, si poteva poi spingere la manetta per dare potenza. Se qualcosa andava male durante la miscelatura, rimaneva ben poco da fare al pilota, perché il volo si concludeva con un'esplosione o un incendio di vaste proporzioni. I pericoli al decollo non si esaurivano certamente qui. Il carrello anteriore, che successivamente era sganciato appena staccati da terra, era senza ammortizzatori e quindi la più piccola imperfezione nella pista o un'incertezza nella distribuzione della forza sulla manetta da parte del pilota poteva comportare il ribaltamento del mezzo. Nel caso tutto fosse andato per il verso giusto al momento della partenza, il pilota poteva godersi l'ebrezza del volo a reazione per soli 6 minuti. Tanto infatti durava la miscela propellente dopo l'esaurimento della quale ci si doveva affidare ad un volo planato. Per questa ragione, la prima fase dell'addestramento al pilotaggio del Komet era condotto su degli alianti.
I difetti erano evidenti a tutti, ma la necessità della Germania era altrettanto grande. Di conseguenza, gli uomini addestrati all' Erprobungskommando 16 furono autorizzati a volare con i Me 163 nel Jagdgeschwander 400 (stanziato a Lipsia) già a partire dal Maggio 1944. L'impegno operativo principale fu naturalmente quello di contrastare i bombardieri alleati che martoriavano le industrie belliche tedesche. Il Komet aveva tutte le qualità per ben figurare nel confronto: la velocità lo avvantaggiava nel combattimento con i caccia alleati di scorta, mentre un potente cannone Rheinmetall-Borsig da 30 mm lo rendeva una minaccia mortale per qualunque bombardiere nemico.
Purtroppo quelle che avrebbero dovuto essere dei vantaggi si dimostrarono ancora una volta dei difetti. Poiché il Komet volava a più del doppio della velocità dei suoi bersagli, il pilota aveva solo pochi secondi per scaricare la potenza di fuoco del proprio cannone sull'obbiettivo. Per sfortuna o poco accorta progettazione, il Rheinmetall-Borsig aveva una cadenza di tiro davvero bassa che consentiva di sparare solo pochi colpi durante quel breve intervallo di tempo. Se si riusciva a mettere un colpo a segno, era una giornata davvero fortunata. Verso la conclusione del conflitto, gli ingegneri tedeschi avevano trovato la soluzione a questo problema: rastrelliere di razzi esplosivi che venivano sparati in verticale rispetto al piano di volo dell'aereo così che sarebbe bastato volare sotto un bombardiere per vedere accrescere le probabilità di colpirlo. Quest'ultima innovazione nell'armamento del Komet non divenne mai operativa anche se furono eseguiti diversi test in assetto da combattimento.
Le difficoltà dei piloti del Me 163 non si esaurivano qui. Anche nell'ipotesi in cui fossero riusciti a superare indenni il decollo e la fase di contatto con i bombardieri nemici, restava ancora l'atterraggio! Poiché il velivolo doveva planare verso la propria base senza la spinta del motore a razzo a causa della durata minima del combustibile, poteva accadere ed in effetti accadde che molti atterraggi fossero condotti ad una velocità troppo alta che portava all'intraversamento dell'aereo o alla rottura delle ali a causa del contatto col terreno: atterrare su di un pattino non garantiva certo il perfetto equilibrio... Inoltre, i piloti alleati, dopo aver compreso come il Komet fosse vulnerabile in fase di disimpegno dal combattimento, attendevano che quest'ultimo si dirigesse verso la propria base per poi attaccarlo in fase di atterraggio, quando la «navicella a uovo» si comportava esattamente come il soprannome lasciava intendere.
Esprimere un giudizio sulle qualità di questo caccia è sicuramente difficile per il semplice motivo che fu forse un progetto troppo giovane per l'impegno attivo e sicuramente il suo sviluppo fu bruscamente interrotto dalla sconfitta della Germania. L'innegabile pregio che portò fu invece di mostrare, per la prima volta al mondo, a quali livelli tecnici si potesse portare l'arma areonautica.
(continua)
Le armi segrete della Luftwaffe - Prima parte.


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