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  1. #71
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Murru Visualizza Messaggio
    Le solite stupidate dei destro radicali.

    Ecco un qualcosa di sensato sulla vicenda.

    bla bla bla more murriano.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


    IL DISPUTATOR CORTESE

    Possono tenersi il loro paradiso.
    Quando morirò, andrò nella Terra di Mezzo.

  2. #72
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Fiumano Visualizza Messaggio

    Odi i leghisti e pensi che i contadini veneti siano una massa di inbred.
    Eh beh, li odo sì, penso che udendoli qualunque persona sana di mente lo penserebbe

  3. #73
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Maximilian Visualizza Messaggio
    Eh beh, penso che udendoli qualunque persona sana di mente lo penserebbe
    A me sta bene, non mi crea alcun problema ed è un tuo diritto dirlo.

    P. C. vaffanculo.

  4. #74
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da anguilla Visualizza Messaggio
    Perchè odiare e discriminare qualcuno per il suo codice genetico, o in generale per qualcosa che non ha scelto ma a cui è costretto (per ragioni diverse), è un comportamento bieco e molesto.
    Non vedo il perché sinceramente.

    Decidi tu chi possa o non possa starmi sul cazzo ?

    Decido io per te a ruoli invertiti ?

    No, quindi ?

    Il diritto ad odiare è mio ed è tuo, è sacrosanto e lo rivendico per entrambi.

  5. #75
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da caio Visualizza Messaggio
    Me lo chiedo anch'io...ma per il fascista razzista del terzo millennio, non esiste il buon senso, la sinistra non è fatta di solo buonismo, ma capisce che questo è il nostro pianeta,con i bianchi,neri,gialli ecc ecc....chi non li vuole qui da noi, spesso se li ritrova in casa, come badanti,e come domestici tutto fare, per me, l'Italia è diventata razzista con l'avvento della lega nord.
    I termini “terrone” e “polentone” non sono stati coniati ai tempi della lega ma moooooolto prima.

    Il razzismo all’interno della società italiana è, politicamente parlando, trasversale e coinvolge (o meno) sia la zekka che il fascio più estremisti e convinti delle rispettive posizioni.

    L’odio (ed il diritto ad odiare) non conosce colore politico.

    Quindi stai scrivendo cazzate.

    Fine.

  6. #76
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Fiumano Visualizza Messaggio
    Non vedo il perché sinceramente.

    Decidi tu chi possa o non possa starmi sul cazzo ?

    Decido io per te a ruoli invertiti ?

    No, quindi ?

    Il diritto ad odiare è mio ed è tuo, è sacrosanto e lo rivendico per entrambi.
    Secondo me imbarbarisce il dibattito, esprimere certi sentimenti.

  7. #77
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Jerome Visualizza Messaggio
    Secondo me imbarbarisce il dibattito, esprimere certi sentimenti.
    Allora postiamo tutti gattini e fiorellini e fine del cinema.

    Mi sembra un approccio vincente.

  8. #78
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Fiumano Visualizza Messaggio
    I termini “terrone” e “polentone” non sono stati coniati ai tempi della lega ma moooooolto prima.

    Il razzismo all’interno della società italiana è, politicamente parlando, trasversale e coinvolge (o meno) sia la zekka che il fascio più estremisti e convinti delle rispettive posizioni.

    L’odio (ed il diritto ad odiare) non conosce colore politico.

    Quindi stai scrivendo cazzate.
    Fine.
    Non vorrei dire niente ma ogni singola atrocità commessa dal genere umano è cominciata a causa di uno odio/non rispetto totalmente ingiustificato che è stato poi strumentalizzato per fare anche di peggio.
    Vorrei ricordare che fino a poche decenni fa era considerato normale attribuire ogni male del mondo a una razza in un particolare e si è deciso in tutta tranquillità di ammazzare milioni di persone a buffo giusto perchè avevano un colore di capelli sbagliato.

    E che fino a pochi anni fa erano ancora considerati malati della società gli omosessuali.

    E che queste cose sono finite solo perchè qualcuno ha fatto il discorso opposto al tuo, cioè che il tuo diritto a odiare non vale un caxxo davanti al rispetto altrui in qualunque situazione.
    Se vuoi odiare puoi farlo, ma da solo. Nel momento in cui ti metti sulla strada di qualcuno la precedenza ce l'ha chi rispetta tutti, non tu.

  9. #79
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    L'ironia del politicamente corretto è che le prime vittime sono proprio le persone a cui lo stesso si applica.
    Allora dovreste leggere quanti omosessuali amanti dei fumetti sono incazzati perché non pubblicando più per meriti ma perché l'autore è nero, omosessuale, transessuale... vengono pubblicate schifezze immonde di fumettisti privi di talento mentre tanti bravi vengono ignorati perché non appartengono ad una categoria utile per ostentare una finta tolleranza e interesse.
    E ancora dovreste leggere quante donne amanti del trucco e della femminilità nell'abbigliamento e nei modi sono incazzate con chi le accuse di essere "schiave degli strumenti del patriarcato e traditrici delle donne" impedendo loro di esprimersi liberamente.
    E di quanti neri sono incazzati nel vedere che non li si giudica più in base alle persone che sono ma per il colore della loro pelle. Suona famigliare? Sì chiama razzismo e guarda caso il politicamente corretto viene visto da molti di loro come una forma di razzismo. Infatti se ogni questione dove non c'entrerebbe nulla la razza, dove se i protagonisti della contesta fossero entrambi bianchi si parlerebbe unicamente dei fatti, improvvisamente si mette di mezzo la razza, l'accusa di razzismo.. ecco che di fatto si sta compiendo una discriminazione. E allora anche il ragazzo nero che gioca al campetto si ritrova a dire: "se gioco male voglio che me lo diciate, non che me elogiato o accusate di razzismo di mi dice che sono una schiappa"
    E parliamo degli invalidi, in realtà incavolati con un politicamente corretto che rende le persone falsamente pietose e convinte di avere a che fare con una persona incapace di qualsiasi cosa, quando loro vorrebbero solo essere trattate come chiunque altro.
    Vogliamo parlare delle indiane americane che da anni denunciano che nelle tribù native da sempre le donne vengono stuprate e costrette a sesso non consensuale perché fa parte della loro cultura, ma tutto questo viene taciuto perché si sconta con la narrativa
    che vuole i nativi d'america come illuminati, non violenti, in profondo contatto con la natura, saggi?(e quante ce ne sarebbero da dire sulla vera storia di capi tribù corrotti che vendevano terre senza il consenso della loro gente, di innocenti ragazze bianche stuprate, di omicidi ingiustificati da parte degli indiani, dei violentissimi scontri all'interno delle tribù stesse con soprusi, sopraffazioni, omicidi e torture.

    Chi dice che il politicamente corretto è soltanto "l'abolizione delle offese", non ha assolutamente capito niente dell'argomento.
    Il politicamente corretto è la stessa discriminazione visto nel sessismo, nel razzismo, nel classismo, nel pietismo... solo accettata perché "corretta", cioè perché fintamente positiva piuttosto che sfacciatamente negativa.

  10. #80
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Noumeno Visualizza Messaggio
    (Marcello Veneziani) – Ma quando finirà la dittatura del politicamente corretto? Passano gli anni, cambiano i governi, insorgono i popoli. Ma da Hollywood a Sanremo, dalla tv ai premi letterari, dai fatti di cronaca alla storia adattata al presente, la dominazione prosegue incurante della vita, della verità e della realtà. Il copione si ripete, all’infinito.

    Serpeggia da tempo la nausea verso quella cappa asfissiante, a volte la parodia prende il posto del canone. Lo deplorano in tanti, il politically correct, persino i suoi agenti, quelli che somministrano ogni giorno i suoi sacramenti; e questo è il segno che invecchia, scricchiola, si fossilizza. Ma alla fine, la dominazione resta e il vero mistero a questo punto è l’assenza di alternative: la rabbia c’è ma non ci sono mai opzioni diverse. Eppure basta cercarle. Nel cinema ad esempio quest’anno sono usciti almeno tre film meritevoli di Oscar: dall’est è arrivato Cold war, ma toccava seppur di striscio il tema del comunismo. Dagli States è arrivato il solito gran film di Clint Eastwood, Il corriere (in passato Clint era persino premiato, ma ora gli Oscar sono pura catechesi nero-omo-razza). E in Italia è venuto fuori un gran film di cui abbiamo già scritto, Il primo Re, sulla fondazione di Roma. Ma gli oscar vanno solo al nero, razzismo-nazismo-negritudine, più omosex e me-too. E ricadiamo nel politically correct.

    Ma cos’è poi il Politically correct, proviamo a darne una definizione e un contenuto preciso. Per cominciare, il politically correct è la pretesa di dire agli altri come devono essere, cosa devono dire, come devono comportarsi. Presuppone dunque un punto di superiorità di chi giudica.

    Il politically correct è poi una lente ideologica che altera la vista di uomini, idee e cose secondo un pregiudizio indiscusso e indiscutibile, assunto a priori come porta della verità, del bene e del progresso. Nasce dalla convinzione che tutto ciò che proviene dal passato sia falso e superato. La realtà, la natura, la famiglia, la storia, la civiltà come l’avete finora conosciute, vissute e denominate, sono sbagliate, vanno ridefinite e corrette. Così nasce il politically correct, questo busto ortopedico applicato alla mente e alla vita. Il politicamente corretto è il moralismo in assenza di morale, il razzismo etico in assenza di etica, il bigottismo clericale in assenza di religione. Il politically correct è il rococò della rivoluzione, come la posa residua del caffè. Non riuscendo a cambiare il mondo, si cambiano le parole. Il linguaggio politicamente corretto è lessico bollito e condito con la mostarda umanitaria. Inoltre è oicofobia, dice Roger Scruton, è rifiuto della casa, primato dell’estraneo e dello straniero sul nostrano e sul connazionale. E, infine, è riduzionismo: la varietà del mondo e dei suoi problemi è ridotta all’ossessione su due-tre temi.

    Dove nasce il politically correct? La prima risposta è in America, laboratorio globale del futuro e capitale mondiale dell’Impero dei segni. È famoso il saggio di Robert Hughes (un australiano, peraltro), La cultura del piagnisteo (Adelphi), sul bigottismo progressista. Prima di lui Tom Wolfe denunciò già nel 1970 l’artefice del politically correct, il radical chic. Un testo importante sul vizio progressista è “La chiusura della mente americana” di Allan Bloom. E potremmo citarne altri. Ma non si esaurisce negli States la matrice del politically correct. Qualcosa del genere ha serpeggiato nel nord Europa, nelle socialdemocrazie scandinave, elette per decenni a modello progressista di emancipazione. La Svezia è la sua vera patria, sostiene Jonathan Friedman in Politicamente corretto (ed.Meltemi). L’autore è stato toccato da vicino, perché sua moglie, ricercatrice, fu accusata di razzismo solo perché ha documentato, dati alla mano e analisi rigorose, che in Svezia è stato un fallimento il multiculturalismo e la politica di accoglienza dell’immigrazione.

    Ma il P.C. non nasce in un luogo bensì in un’epoca: nasce sulle ceneri del ’68, diventa il catechismo adulto di quelli che da ragazzi furono iconoclasti. Dopo aver processato l’ipocrisia del linguaggio cristiano-borghese e autoritario-patriottardo, gli ex-sessantottini adottarono quel nuovo lessico ipocrita e quel galateo manierista. Dal perbenismo al perbuonismo.

    Il politically correct nasce quando finisce l’effetto del marxismo, tramonta l’idea di rivoluzione, si perdono i riferimenti mondiali del comunismo. Lo spirito liberal e radical rifluiscono nel codice progressista globale. Si passa dall’Intellettuale Collettivo al Demente Collettivo, il conformista dai riflessi condizionati; il comunista si fa luogocomunista, giudica per stereotipi prefabbricati, riscrive la storia, il pensiero e i sentimenti ad usum cretini. C’è una ricca letteratura che denuncia il politically correct: l’ultimo è Politicamente corretto di Eugenio Capozzi (ed. Marsilio), che lo ritiene l’erede di tutti i progressismi. Per passare la censura del politically correct è necessaria la presenza di almeno uno o più ingredienti d’obbligo di ogni narrazione, reportage o fiction: il nero, il migrante, il rom, l’omosessuale, la femminista, il disabile e l’ebreo. Sempre vittime o eroi, comunque personaggi positivi per definizione in ogni storia o trama.

    La ditta del politicamente corretto fabbrica pregiudizi seriali, in dosi liofilizzate; la loro applicazione esime dal ragionare, risparmia la fatica del giudizio critico. E infonde a chi lo usa una sensazione di benessere etico, una presunzione di superiorità sugli altri. Quando ci libereremo da questa cappa, da questa cupola ideologico-mafiosa? E qui il problema si sposta nell’altro campo: l’assenza di alternative, la mancata elaborazione di strategie, culture e linguaggi, il silenzio e la rassegnazione. Dopo il rigetto, urge il progetto.

    La Verità 28 febbraio 2019

    Ha scritto cose migliori.


    .......una infarinatura.

    È pronto il fritto?

 

 
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