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  1. #81
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Fiumano Visualizza Messaggio
    I termini “terrone” e “polentone” non sono stati coniati ai tempi della lega ma moooooolto prima.

    Il razzismo all’interno della società italiana è, politicamente parlando, trasversale e coinvolge (o meno) sia la zekka che il fascio più estremisti e convinti delle rispettive posizioni.

    L’odio (ed il diritto ad odiare) non conosce colore politico.

    Quindi stai scrivendo cazzate.

    Fine.




    Ecco qua un altro fascio-leghista???.. io non ho detto ne terrone ne polentone...quello che scrivi prova il tuo razzismo "personalizzato"....il diritto a l'odio (ed il diritto ad odiare)...e una tua caratteristica che faresti bene a tenertela per te.. ...ti potrebbe creare dei problemi psico-fisici.....la politica non centra un bel niente, sei tu che ce la metti per crearti un alibi...quindi tu stai scrivendo super cazzate.

    Fine.

  2. #82
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da ItachiSBT Visualizza Messaggio
    Non vorrei dire niente ma ogni singola atrocità commessa dal genere umano è cominciata a causa di uno odio/non rispetto totalmente ingiustificato che è stato poi strumentalizzato per fare anche di peggio.
    Vorrei ricordare che fino a poche decenni fa era considerato normale attribuire ogni male del mondo a una razza in un particolare e si è deciso in tutta tranquillità di ammazzare milioni di persone a buffo giusto perchè avevano un colore di capelli sbagliato.

    E che fino a pochi anni fa erano ancora considerati malati della società gli omosessuali.

    E che queste cose sono finite solo perchè qualcuno ha fatto il discorso opposto al tuo, cioè che il tuo diritto a odiare non vale un caxxo davanti al rispetto altrui in qualunque situazione.
    Se vuoi odiare puoi farlo, ma da solo. Nel momento in cui ti metti sulla strada di qualcuno la precedenza ce l'ha chi rispetta tutti, non tu.


    Ti quoto e approvo totalmente quello che scrivi, il FIUMANO è un esaltato, bene ottima risposta.

  3. #83
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Fiumano Visualizza Messaggio
    A me sta bene, non mi crea alcun problema ed è un tuo diritto dirlo.

    P. C. vaffanculo.
    P.C. ?
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  4. #84
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    P.C. ?
    Quel maleodiato nemico del beneamato Partito Democratico penso intendesse "Politically Correctness" con tale acronimo
    Come dice il mio amico Dav: Sono con il Pd ed ero con il Pd. E nel Pd si può stare in maggioranza ed in minoranza a prescindere dai leader. Adesso io sono in minoranza.
    Ma il Pd è sempre il Pd.
    I AM PD

  5. #85
    Super Troll
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Fiumano Visualizza Messaggio
    Allora postiamo tutti gattini e fiorellini e fine del cinema.

    Mi sembra un approccio vincente.
    No però, andare sul profilo di Nadia Toffa a scrivere "spero che tu muoia ti odio" non lo considero né dibattito né segno di politically uncorrect, ma solo stronzaggine

  6. #86
    Forumista assiduo
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Noumeno Visualizza Messaggio
    (Marcello Veneziani) – Ma quando finirà la dittatura del politicamente corretto? Passano gli anni, cambiano i governi, insorgono i popoli. Ma da Hollywood a Sanremo, dalla tv ai premi letterari, dai fatti di cronaca alla storia adattata al presente, la dominazione prosegue incurante della vita, della verità e della realtà. Il copione si ripete, all’infinito.

    Serpeggia da tempo la nausea verso quella cappa asfissiante, a volte la parodia prende il posto del canone. Lo deplorano in tanti, il politically correct, persino i suoi agenti, quelli che somministrano ogni giorno i suoi sacramenti; e questo è il segno che invecchia, scricchiola, si fossilizza. Ma alla fine, la dominazione resta e il vero mistero a questo punto è l’assenza di alternative: la rabbia c’è ma non ci sono mai opzioni diverse. Eppure basta cercarle. Nel cinema ad esempio quest’anno sono usciti almeno tre film meritevoli di Oscar: dall’est è arrivato Cold war, ma toccava seppur di striscio il tema del comunismo. Dagli States è arrivato il solito gran film di Clint Eastwood, Il corriere (in passato Clint era persino premiato, ma ora gli Oscar sono pura catechesi nero-omo-razza). E in Italia è venuto fuori un gran film di cui abbiamo già scritto, Il primo Re, sulla fondazione di Roma. Ma gli oscar vanno solo al nero, razzismo-nazismo-negritudine, più omosex e me-too. E ricadiamo nel politically correct.

    Ma cos’è poi il Politically correct, proviamo a darne una definizione e un contenuto preciso. Per cominciare, il politically correct è la pretesa di dire agli altri come devono essere, cosa devono dire, come devono comportarsi. Presuppone dunque un punto di superiorità di chi giudica.

    Il politically correct è poi una lente ideologica che altera la vista di uomini, idee e cose secondo un pregiudizio indiscusso e indiscutibile, assunto a priori come porta della verità, del bene e del progresso. Nasce dalla convinzione che tutto ciò che proviene dal passato sia falso e superato. La realtà, la natura, la famiglia, la storia, la civiltà come l’avete finora conosciute, vissute e denominate, sono sbagliate, vanno ridefinite e corrette. Così nasce il politically correct, questo busto ortopedico applicato alla mente e alla vita. Il politicamente corretto è il moralismo in assenza di morale, il razzismo etico in assenza di etica, il bigottismo clericale in assenza di religione. Il politically correct è il rococò della rivoluzione, come la posa residua del caffè. Non riuscendo a cambiare il mondo, si cambiano le parole. Il linguaggio politicamente corretto è lessico bollito e condito con la mostarda umanitaria. Inoltre è oicofobia, dice Roger Scruton, è rifiuto della casa, primato dell’estraneo e dello straniero sul nostrano e sul connazionale. E, infine, è riduzionismo: la varietà del mondo e dei suoi problemi è ridotta all’ossessione su due-tre temi.

    Dove nasce il politically correct? La prima risposta è in America, laboratorio globale del futuro e capitale mondiale dell’Impero dei segni. È famoso il saggio di Robert Hughes (un australiano, peraltro), La cultura del piagnisteo (Adelphi), sul bigottismo progressista. Prima di lui Tom Wolfe denunciò già nel 1970 l’artefice del politically correct, il radical chic. Un testo importante sul vizio progressista è “La chiusura della mente americana” di Allan Bloom. E potremmo citarne altri. Ma non si esaurisce negli States la matrice del politically correct. Qualcosa del genere ha serpeggiato nel nord Europa, nelle socialdemocrazie scandinave, elette per decenni a modello progressista di emancipazione. La Svezia è la sua vera patria, sostiene Jonathan Friedman in Politicamente corretto (ed.Meltemi). L’autore è stato toccato da vicino, perché sua moglie, ricercatrice, fu accusata di razzismo solo perché ha documentato, dati alla mano e analisi rigorose, che in Svezia è stato un fallimento il multiculturalismo e la politica di accoglienza dell’immigrazione.

    Ma il P.C. non nasce in un luogo bensì in un’epoca: nasce sulle ceneri del ’68, diventa il catechismo adulto di quelli che da ragazzi furono iconoclasti. Dopo aver processato l’ipocrisia del linguaggio cristiano-borghese e autoritario-patriottardo, gli ex-sessantottini adottarono quel nuovo lessico ipocrita e quel galateo manierista. Dal perbenismo al perbuonismo.

    Il politically correct nasce quando finisce l’effetto del marxismo, tramonta l’idea di rivoluzione, si perdono i riferimenti mondiali del comunismo. Lo spirito liberal e radical rifluiscono nel codice progressista globale. Si passa dall’Intellettuale Collettivo al Demente Collettivo, il conformista dai riflessi condizionati; il comunista si fa luogocomunista, giudica per stereotipi prefabbricati, riscrive la storia, il pensiero e i sentimenti ad usum cretini. C’è una ricca letteratura che denuncia il politically correct: l’ultimo è Politicamente corretto di Eugenio Capozzi (ed. Marsilio), che lo ritiene l’erede di tutti i progressismi. Per passare la censura del politically correct è necessaria la presenza di almeno uno o più ingredienti d’obbligo di ogni narrazione, reportage o fiction: il nero, il migrante, il rom, l’omosessuale, la femminista, il disabile e l’ebreo. Sempre vittime o eroi, comunque personaggi positivi per definizione in ogni storia o trama.

    La ditta del politicamente corretto fabbrica pregiudizi seriali, in dosi liofilizzate; la loro applicazione esime dal ragionare, risparmia la fatica del giudizio critico. E infonde a chi lo usa una sensazione di benessere etico, una presunzione di superiorità sugli altri. Quando ci libereremo da questa cappa, da questa cupola ideologico-mafiosa? E qui il problema si sposta nell’altro campo: l’assenza di alternative, la mancata elaborazione di strategie, culture e linguaggi, il silenzio e la rassegnazione. Dopo il rigetto, urge il progetto.

    La Verità 28 febbraio 2019
    Secondo me il political correct è stato inventato dai media corrotti comunisti britannici e americani in modo da censurare qualsiasi persona che osasse dire qualche cosa contro l’immigrazione o il globalismo.

  7. #87
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Fiumano Visualizza Messaggio
    Allora postiamo tutti gattini e fiorellini e fine del cinema.

    Mi sembra un approccio vincente.
    indubbiamente sarebbe un mondo migliore
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
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  8. #88
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Penso che ci sia molto spazio operativo tra un modo di soli fiorellini, cuccioli e cuoricini, ed uno dove ci sia libertà di insulto e si esalti la cattiveria ad ogni costo.

    Il grosso problema di definire quello che è "politicamente corretto" è che il concettto si è evoluto dalla definizione originale, dove indicava un francamente esasperato desiderio di limitare le ragioni di conflitto moderando i toni, modificando i termini e cercando di rendere sempr meno netti confini e punti di attrito, diventando sempre di più un modo di identificare una tendenza (a dire il vero sempr esistita, in modo e forme differenti) di porsi su una sorta di piedistallo morale e di identificare chiunque esponga opinioni più o meno contrarie, non importa se ragionevoli o meno, spinte da odio, paura, fatti o considerazioni oggettivamente razionali, in un insieme identificato da terminolgie denigratorie e immagini negative (in questo caso: razzista, becero conservatore, il caro vecchio "fascista"...).
    Insomma, la solita vecchia storia dei benpensanti, delle elités (o pretese tali) intellettuali, o anche del razzismo e dello sciovinismo; rispondere con violenza (verbale o meno) o con simile condiscendenza ed arroganza non farebbe altro che confermare certi pregiudizi ed aggravare la situazione: due errori non fanno una cosa giusta.
    Combattere contro il malvagio non fa di te per forza il buono; combattere per una causa che ritieni giusta non rende giusto tutto quello che fai

    Non basta negare le idee degli altri per avere il diritto di dire "Io ho un'idea". (G. Guareschi)

  9. #89
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    indubbiamente sarebbe un mondo migliore
    Esattamente.
    Votate per il beneamato Partito Democratico e ci saranno gattini e fiorellini come se non ci fosse un domani
    Come dice il mio amico Dav: Sono con il Pd ed ero con il Pd. E nel Pd si può stare in maggioranza ed in minoranza a prescindere dai leader. Adesso io sono in minoranza.
    Ma il Pd è sempre il Pd.
    I AM PD

  10. #90
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    Predefinito Re: La nausea per un mondo “corretto”

    Citazione Originariamente Scritto da Jerome Visualizza Messaggio
    No però, andare sul profilo di Nadia Toffa a scrivere "spero che tu muoia ti odio" non lo considero né dibattito né segno di politically uncorrect, ma solo stronzaggine
    Che poi è una immane cazzata.

    Se non lo sperassi, credi che non morirebbe?

    Spesso mi meraviglio della insulsaggine delle frasi ...

 

 
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