
Originariamente Scritto da
Marietto
Per un certo periodo, ho avuto il piacere e l'onore di frequentare una comunità buddhista, dove ho potuto ascoltare insegnamenti da un monaco tibetano, a pochi passi da casa mia: questa è la bellezza e la ricchezza di una società che si apre al mondo, non chiusa in se stessa, che offre la possibilità di conoscere, anche, altre culture, altre concezioni e visioni della realtà, altre religioni, ecc.
In un messaggio precedente, tu hai giustamente scritto che una persona può essere italianissima ed, allo stesso tempo, conoscere perfettamente la cultura cinese, ad esempio, cioè che la conoscenza non si accompagna, necessariamente, ad una perdita d'identità: io sono perfettamente d'accordo con te, però, se una persona arriva a conoscere perfettamente una cultura straniera, evidentemente c'è qualcosa che l'ha attratta, in cui si è riconosciuta, pur nella diversità, e della quale si è innamorata e che, quindi, ha influenzato e condizionato la sua vita, pur non mutandone l'identità, almeno radicalmente.
Insomma, non c'è soltanto la differenza, c'è anche la somiglianza; non c'è soltanto ciò che ci divide, c'è anche ciò che ci unisce: questo può gettare un ponte tra culture diverse, che ci serve ad ampliare i nostri orizzonti, senza perdere o rinunciare alla nostra identità, che comunque è destinata ed evolversi e cambiare nel tempo, come singoli, come popoli e come specie.