

mediante la meccanica quantistica viene stabilita definitivamente la non validità del principio di causalità
Heisenberg,Sul contenuto intuitivo della cinematica e della meccanica nella teoria quantistica,Zeitschrift für Physik,vol.43,n.4,1927,p.172


No, ho notato che si concentra su caratteristiche visibili, quindi voglio sapere in quante caratteristiche si è di una razza o di un'altra e visto che ha citato i meticci per coprire il problema domando ancora: Entro quante generazioni un meticcio acquista abbastanza (e quante) caratteristiche di una razza per entrarvi a far parte?


Non esiste un modello ideale perché la razza è data da un insieme di variazioni osservate nelle popolazioni. Ad esempio, la categoria "europoide" è ricavata dall'osservazione degli elementi comuni di diversi fenotipi, come il mediterraneo, il nordico, l'alpino, il dinarico, ecc. In sostanza, si tratta di "medie".
Ma se uno è meticcio vorrà dire che avrà caratteristiche sia dell'una che dell'altra razza ed allora la domanda si riduce a voler sapere quali siano le caratteristiche di una razza o dell'altra. E lì allora basta andarsi a vedere le tassonomie elaborate dagli studiosi.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Non hai letto quello che ho scritto, probabilmente replicando di getto e preso dalla foga.
Gli italiani hanno grande variabilità genetica, ma la composizione genetica della popolazione, stando agli studi sugli aplogruppi, è rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi mille anni, se non addirittura da prima. L'origine della grande varietà interna risale a tempi molto remoti.
L'ho già postato, ma anche qui repetita iuvant:
https://www.eupedia.com/genetics/sto...italiani.shtml
Poi, ripeto, se vuoi polemizzare per il gusto di polemizzare, fai pure ma dopo un po' diventa noioso.
p.s.: non dire che ho aggiustato il tiro o cazzate simili perché se no mi tocca smentirti riportandoti le citazioni dei miei singoli post, risparmiami la fatica.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


Non stai rispondendo, Giò. Ti sto chiedendo, visto che pensi si possa usare questo indicatore in termini scientifici, come scientificamente tracci la linea di confine. Quando una persona possiede/manca di abbastanza tratti da essere classificato come di una razza o di un'altra?
Ci deve essere una linea netta, no? Altrimenti l'intero discorso va a limitarsi agli estremi di ogni presunta "razza".
Infatti non ho parlato di meticcio di prima generazione, ma di svariate. E la domanda mi è parsa chiara: quante generazioni ci vogliono perché un meticcio faccia parte di una razza? E' determinata dalle generazioni con cui si è mischiato (questa storia del mischiare mi pare scientificamente assurda) con la razza o dalla comparsa di caratteristiche visibili? E in quel caso quante caratteristiche visibili ci vogliono?Ma se uno è meticcio vorrà dire che avrà caratteristiche sia dell'una che dell'altra razza ed allora la domanda si riduce a voler sapere quali siano le caratteristiche di una razza o dell'altra. E lì allora basta andarsi a vedere le tassonomie elaborate dagli studiosi.


La risposta c'è.
Tu hai detto che vuoi sapere entro quanto ci si può discostare dal modello ideale per poter essere incasellato in un tipo razziale o in un altro perché presupponi che le razze siano tali, cioè corrispondano a modelli ideali. Ma non è così. Cadendo il presupposto implicito nella domanda, cade la domanda medesima. Non parliamo di modelli ideali ma, appunto, di "medie". Come scrive anche il "razzialista" (nel senso di sostenitore dell'esistenza delle razze) Wade, già citato nel corso di questa discussione, "le razze non sono entità discrete e non hanno limiti netti, (...) questo però non significa che non esistano" (Wade 2015, p. 117). Ad es., gli europoidi si caratterizzano, se confrontati con altre popolazioni, per un maggior livello di depigmentazione, per avere capelli che variano dal liscio all'ondulato/riccio, per la leptorrinia, per l'ortognatismo e si potrebbe andare avanti. Questo significa che all'interno di questo (ampio) spettro ci sono in concreto molteplici variazioni. Ma la differenza tra un negroide ed un europoide o fra quest'ultimo e persone di altre razze è comunque riconoscibile. Presentano difficoltà classificatorie solo tipi metamorfici o mescolati, ma quello rientra nella normalità.
Ma il discorso non cambia molto perché i geni (non è il termine scientificamente preciso perché la diversità razziale è data dalla differente frequenza degli alleli in ciascuna popolazione, ma così ci capiamo) non "scompaiono", infatti oggi sappiamo che gli afroamericani hanno una percentuale di discendenza europea proprio perché ciò è rinvenibile nel loro stesso DNA a distanza di generazioni.
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Il punto è che ci deve essere una linea, altrimenti la ricerca di una razza di appartenenza in una persona che significato ha?
O è una questione scientifica, e quindi deve avere un valore specifico di appartenenza a un modello (puoi anche non chiamarlo ideale, ma quello è) e a quanto sia possibile discostarsene.
Dire che non si hanno confini specifici tra le razze ma queste esistono mi pare una paraculata assurda, senza offesa per il "famoso" razzialista.
Ok, ora si torna a parlare di geni. E' lo stesso discorso, quanto materiale genetico (chiamiamolo così per semplificare) è necessario per fare parte di una razza o di un'altra? Entro quanto "materiale genetico" si fa parte di una razza e non si è meticci?Ma il discorso non cambia molto perché i geni (non è il termine scientificamente preciso perché la diversità razziale è data dalla differente frequenza degli alleli in ciascuna popolazione, ma così ci capiamo) non "scompaiono", infatti oggi sappiamo che gli afroamericani hanno una percentuale di discendenza europea proprio perché ciò è rinvenibile nel loro stesso DNA a distanza di generazioni.


Una persona, non bianca, cresciuta in una famiglia italiana, che ha studiato, lavorato e vissuto in Italia, facilissimamente e con tutta probabilità assumerà ed assimilerà pienamente quella che io chiamo identità culturale italiana, come testimoniato dalla realtà dei fatti: sappiamo tutti perfettamente che, se tu avessi una discussione telefonica con Mario Balotelli, e non sapessi chi è, sicuramente non sospetteresti che è nero e la stessa identica cosa avverrebbe con migliaia di altri ragazzi, culturalmente italiani al 100%, di origine africana, araba, asiatica, ecc.
Mai idolatrato alcunché, la mia personale e diretta esperienza, della realtà, mi dice chiaramente che ai bambini non frega veramente niente del colore della pelle dei loro amici e compagni di classe: è qualcosa alla quale non sembrano davvero fare caso, come il colore degli occhi o dei capelli.
Il bisogno umano di codificare i propri sentimenti, che è alla base della cultura (il cui sviluppo ha avuto inizio almeno duecentomila anni fa, quindi ben prima che la nostra specie iniziasse a diversificarsi in quelle che tu chiami "razze", quando l'uomo ha iniziato a seppellire i propri morti), è un dato altrettanto, se non più, immediato e primordiale.


Le linee ci sono (altrimenti non avrei potuto indicarti sommariamente alcune delle caratteristiche che "in media" contraddistinguono gli europoidi), ma l'errore del vecchio razzismo ottocentesco e di una parte di quello della prima metà del Novecento fu proprio quello di considerare queste linee, questi limiti come se fossero netti. Però questo non toglie la riconoscibilità di tali confini. Ad esempio, se confronti questi tre, non potrai mai sostenere che siano della stessa razza:
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Si parla sempre di "geni" (almeno in senso lato, stante la precisazione fatta prima) perché il fenotipo è la manifestazione visibile del "risultato" dell'interazione fra genotipo ed ambiente in un individuo. Un meticcio è tale sia perché ha caratteristiche fenotipiche specifiche riscontrabili in più di una razza umana (ad es., se prendiamo in considerazione un ipotetico meticcio nato dall'unione di un europoide e di un negroide, potremmo avere a che fare con una persona che ha la pelle scura ed i capelli crespi, ma gli occhi azzurri, tanto per fare l'esempio più eclatante) sia perché, geneticamente, è riscontrabile che l'origine dei suoi antenati è plurima. Nel corso della discussione, il dibattito s'è concentrato proprio sulla corrispondenza fra cluster e razze (vedi qui).
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).