





- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


Intanto sei penso ai calabresi e agli egiziani che conosco io non riesco a trovarci differenze "razziali" (si dice FENOTIPICHE IN RELAZIONE ALL'ASPETTO ESTERIORE al massimo).
Anzi, gli egiziani risultano più bianchi
Stesso discorso per siculi e marocchini non arabi.
Il che porta a concludere che l'Italia è appunto Africa più che Europa (del resto orograficamente è così, siamo su un pezzo di fondale del Mediterraneo spinto dall'Africa contro lo scudo continentale, altrimenti non esisterebbero le Alpi).


Indra intende fraternità NON nel senso illuministico-francesce ma di cameratismo dei figli (virtuali) del capo tribù.
Il discorso dell'acefalo piuttosto mostra come il buon Indra sappia molto di più di quello che vuol far intendere.....di quanto ha indagato da solo su queste cose![]()


Mi domando sempre se i catari non siano un esempio "moderno" di mitologia.
Perchè è semplicemente impossibile che alla fine della fiera fossero COSI' diversi dagli altri cristiani e autenticamente gnostici (non è facile capire lo gnosticismo, anche perchè ne esistono molte istanze e non si incastrano benissimo l'una con l'altra, un po' come le tradizioni ebraiche che hanno dato origine a DUE racconti della Creazione)
Poi ovvio che a Roma facesse comodo metterci l'etichetta di satanisti e spazzare via tutto, un po' come tentò Federico I con i Comuni lombardi......


La realtà è ben più complessa e qualche conoscenza personale non fa statistica. L’influenza balcanica-ortodossa e tedesca è molto più diffusa di quello che si sa in giro.
Le facce di merda ndranghetiste che escono sui giornali sono quelle che più risaltano nell’immaginario collettivo, ma sono solo una minoranza e dimostrano solo che il fenotipo e dna negro è un cancro che ci portiamo dietro dai tempi della breve occupazione fatimiade del dodicesimo secolo circa.
Nessuno lo sa, ma scorre ancora tanto sangue vikingo nelle vene dei calabresi.




Facciamo contento Indra88:
Alessandro Chalambalakis - Nietzsche ne «la comunità della perdita»
L’acéphale e l’Übermensch sono da Bataille assimilati l’uno all’altro poiché entrambi garanti del superamento dell’umanità auto-conservativa, la quale avrebbe in Dio il proprio principio di conservazione infinita, in vista di una vita libera, titanica e che ha l’arditezza dell’amor fati: una vita che sa amare se stessa anche nei suoi aspetti più scabrosi, insensati, tragici. Difficile utilizzare politicamente un pensiero che si pone esplicitamente contro il regno dei fini: è proprio ad un presente che guarda al passato per progettare e definire politicamente e teologicamente il futuro che il martello di Nietzsche si rivolge ed è proprio questo, della filosofia di Nietzsche, che, secondo Bataille, apre al presente e al futuro nel senso della chance e non del progetto. Il futuro aperto, possibile, sconosciuto è il futuro esplicitato, secondo Bataille, dall’aforisma 377 Noi senza patria de La gaia scienza e dal capitolo Del paese dell’istruzione nella seconda parte dello Zarathustra, testi nei quali è evidente, afferma lo scrittore francese, una concezione festosa della «meravigliosa incognita del futuro»[6] e uno sguardo sul «mondo coperto di passato, coperto di patrie come un uomo è coperto di piaghe»[7]. Il senza patria, figlio dell’avvenire, l’inattuale, è avverso a tutti gli ideali, a tutte le patrie ed è, quindi, avversario di qualsiasi nazionalismo e di qualsiasi asservimento al passato; è colui che afferma: «Nei miei figli voglio riparare di essere il figlio dei miei padri: e nel futuro – questo presente»[8]. La critica del finalismo investe, in Nietzsche, sia la morale passatista che quella progressista ed è precisamente questa sfida titanica a configurare il suo pensiero come essenzialmente tragico.


Più volte pensato che Pollon ,Gigi la trottola ed altri cartoni divertenti , fossero un tampone verso il danno perpetrato con chendi chendi , remì, goldreic,mimì aiuara, e genni la tennista ,dove la morbilitá nevrotica del mito nutriva le aspirazioni sborone della mia generazione con modelli che si cacciavano in delirji tragici.
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