

«The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
«Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij


Non è così perché se il criterio fosse solo quello di un bilancio tra costi e benefici in senso utilitaristico, giustificheremmo senza problemi lo sterminio di fasce di popolazione ritenute dannose per il bene comune e la società. Ad esempio, la diffusione di tare genetiche è un problema e sarebbe un grande vantaggio per la società se queste tare venissero ridotte o estirpate. L'utilitarista potrebbe benissimo giustificare la sterilizzazione delle persone che sono portatrici di queste tare o la loro eliminazione fisica integrale in nome della preminenza dell'utile della collettività sull'utile del singolo o dei singoli. Ciò che può bloccare questo ragionamento è solo un'attenta considerazione di ciò che è bene (e di ciò che lo contraddice).
E' una questione sia di giustizia che di prudenza. E' giusto che chi ha contribuito maggiormente alla prosperità di questa nazione venga prima di chi non vi ha contribuito. E' un criterio di prudenza non fomentare odi, rivalità e discordie all'interno del proprio Stato.
Continui a non capire: il mio esempio prevede che l'ipotesi si verifichi nella realtà e che quindi non sia un'ipotesi, ma un fatto che effettivamente è avvenuto.
Ma l'albero non è più il medesimo. E se l'innesto è malriuscito l'albero marcisce.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).


La cultura non si riduce ad un numero, quindi la tua richiesta è del tutto ingiustificata. Se poi tu pensi che il quoziente intellettivo di una persona non abbia nessun ruolo sotto il profilo culturale, che posso dirti? Mi pare evidente che qui sia più l'amor per la propria tesi che la realtà a dettare le tue argomentazioni.
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"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).




Il criterio oggettivo c'è ed è la considerazione della morfologia dell'essere umano. E' ben più esaustivo ed oggettivo considerare l'essere umano nella sua interezza che in un singolo aspetto, scelto a caso, come invece hai fatto tu. Quanto al rilievo genetico delle razze, se la tua obiezione fosse corretta, al limite smentirebbe la suddivisione dell'umanità in cinque o sette razze, non il concetto di razza in sé. Detto questo, l'obiezione non è comunque ammissibile perché la differenza genetica tra i biondi e mori ha implicazioni limitate sull'aspetto umano che finiscono per essere correlate ad altre che, appunto, fanno emergere "plasticamente" ( @Triangolo nero coglierà ahimè la citazione) la realtà della razza.
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1) in realtà ciò che frena un certo tipo di società dal compiere scelte radicali come quelle che tu citi è esattamente la constatazione che un simile approccio sul lungo periodo è più dannoso che utile alla società nel suo insieme. È tuttavia una valutazione costi/benefici che talune società hanno compiuto con esiti molto diversi anche in un passato recente. Esiti che per l'appunto hanno condotto ad eventi disastrosi e che hanno condotto a rivedere drasticamente quelle valutazioni.
Del resto l'uomo in quanto animale razionale non agisce mai senza uno scopo. Anche il cristiano che sceglie Dio lo fa perché ritiene che una vita con dio è preferibile ad una vita senza dio in base a motivazioni che è in grado di spiegare razionalmente. Quindi di fatto nella sua scelta non fa altro che compiere una valutazione costi benefici!
Quindi per tornare in argomento. Se le discriminazioni razziali sono giuste bisogna spiegare perché sono giuste. Ancora non lo hai spiegato.
2) Si fa di tutto per non far litigare i bambini quando si ha a che fare con appunto con i bambini! In qualsiasi convivenza per quanto riguarda lo sfruttamento degli spazi abitativi se ad ognuno vengono richiesti pari doveri debbono essere concessi pari diritti. Poi si può dire che i "nuovi inquilini in prova" fintanto che sono in prova non possono votare alle riunioni di famiglia, ma se sgobbano di ramazza come gli altri hanno diritto a mangiare come gli altri secondo le regole di tutti gli altri. Se non si condivide questo principio allora è preferibile non fare entrare "in prova" nessuno!
3) Il fatto è che in un caso sei costretto a partire dal presupposto che l'ipotesi di verifichi. Nell'altro caso invece non ne hai bisogno!
4) E infatti la responsabilità della buona riuscita dell'impianto è solo nostra.
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- Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
- Ne sei sicuro ?
- Non ho alcun dubbio !


È una precisazione che se risolve la contraddizione non muta i termini del problema perché per quanto la genetica influenzi il comportamento umano non vi è comunque prova che una o più aggregazioni genetiche su base razziale influenzino il comportamento in base a modelli individuabili.
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Cioe identificare l'italianita usando come criterio di classificazione anche elementi razziali è una scelta che può anche non essere fatta senza per questo rendere quella classificazione meno pregnante.
Anche qui va rilevato che le classificazioni hanno uno scopo. Se nella classificazione guardo alla storia italiana alla ricerca di gesta o eventi che rafforzino lo spirito di appartenenza allora la razza in questo scenario non ha alcun ruolo. È soltanto un fattore genetico accidentale. Mi percepisco italiano perché mi riconosco nel nostro grande passato e quindi l'elemento razziale per me non ha alcun significato.
Se invece ho bisogno di una classificazione semplicmente per compiere un discrimine allora la storia razziale è un elemento come un altro. Posso scegliere quel fattore come posso non sceglierlo. È una scelta che può essere compiuta indifferentemente in un senso o nell'altro.
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