







In realtà vari animali hanno concetti di astrazione con capacità di progettazione e adattamento nel tempo e nelle varie situazioni, un linguaggio articolato lo possiedono vari animali con tanto di dialetti e capacità di coordinazione e astrazione. Sulla coscienza morale il terreno è decisamente più scivoloso perché tu pretendi possano dimostrare la tua stessa morale e non cali l'animale nel contesto in cui vive e si sviluppa ma è in grado di mostrare legami affettivi, organizzazioni sociali complesse e cura di malati e deboli.
Tutto questo spinge ad affermare che gli animali hanno intelletto per quanto non paritario al nostro, semplicemente è un intelletto diverso.




La capacità di adattamento si spiega facilmente con facoltà sensibili, senza la necessità di ricorrere alla facoltà intellettiva.
Quanto all'astrazione e alla capacità di formulare ed esprimere concetti, non c'è un animale che sia in grado di astrarre dalla materia individuale la natura degli oggetti/enti osservati o di astrarre da ogni materia l'essere intelligibile né di comunicare in qualche modo tutto ciò (a proposito del linguaggio articolato). La socialità non è di per sé un tratto distintivo dal quale possiamo dedurre l'esistenza di un intelletto animale, giacché la socialità può benissimo essere istintiva in termini necessitanti. Idem per ciò che concerne i legami presuntamente affettivi et similia. D'altra parte, una coscienza morale che non sia una coscienza critica è impossibile.
Credere - Pregare - Obbedire - Vincere
"Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).








Allego, per completamento ed approfondimento, il testo della Enciclopedia Treccani:
Per intelligenza negli animali si intende la capacità di astrarre e generalizzare, e di formare nessi associativi senza apprendimento per prove ed errori. Ciò presuppone notevoli capacità di apprendimento e di memoria, che sono diversamente distribuite nel regno animale, in rapporto allo sviluppo del sistema nervoso centrale, alla nicchia ecologica e alle strategie adattative della specie. Comportamenti innati, determinati filogeneticamente, che evitano i rischi e la perdita di tempo di un apprendimento, sono adattativi in situazioni ambientali sostanzialmente costanti; comportamenti di tipo intelligente, modificabili a livello individuale, permettono invece un rapido adattamento a situazioni ambientali variabili. Tra i Vertebrati si osserva che i comportamenti di tipo intelligente procedono con l’aumentare dell’encefalizzazione e dello sviluppo del neoencefalo e delle aree associative, e con la diminuzione delle aree corticali di proiezione sensoriali e motorie. Tra i diversi comportamenti di tipo intelligente negli animali si possono ricordare, per es.: la capacità, riscontrata già nei pesci, di riconoscere e memorizzare le caratteristiche generali di uno stimolo e quindi la capacità a cogliere rapporti di somiglianza; la capacità di distinguere le relazioni esistenti tra due modelli; la capacità, in alcuni Primati, di apprendere il valore simbolico di una serie di gettoni di diversa forma e dimensione, cui corrisponde una quantità maggiore o minore di cibo, la possibilità di uscire dalla gabbia, di giocare ecc.; la capacità di contare, sviluppata in molte specie di Mammiferi e Uccelli, che contano il numero delle proprie uova (per es., i cuculi, parassiti di nidiata di altre specie di Uccelli, spingono fuori dal nido della specie ospite un uovo prima di deporre il proprio, che altrimenti verrebbe distrutto). Le capacità di comprensione di nessi causali e di previsione di situazioni future sono sviluppate soprattutto tra i Primati, in particolare tra gli antropomorfi. Questi sono in grado, per es., di utilizzare e combinare attrezzi secondo una sequenza per raggiungere un determinato scopo. Tra i comportamenti intelligenti rientrano anche le capacità di imitazione, alcune cure parentali ecc.
Fonte: intelligenza nell'Enciclopedia Treccani