Ogni giorno un colpo di scena, un confronto fatale, una proposta folgorante e definitiva. E' tempo di elezioni: politica televisiva significa più che mai che è tempo di pagliacci e di pagliacciate, ma c'è una conseguenza che è ancora peggio. Cercare ogni giorno la battutaccia ad effetto, creare ad arte la rissa che catturi i like e gli ascolti, postare la foto con la fidanzata, col cane, con la nuova fidanzata, con la birra e la quattrostagioni sono-uno-di-voi anche se è cosa da staff della comunicazione, anche se il tutto è gestito dalle stesse agenzie di attori, ballerine e cantanti, è anche una cosa che cattura il cervello e lo imprigiona in un eterno presente. Sono diventati sonnambuli, i pagliacci e tutto il circo che gli gira attorno, perchè la realtà è diventata quella finzione inscenata di volta in volta. Le grandi tempeste che scuotono il mondo gli arriveranno addosso improvvise e inaspettate: saranno afferrati da forze che a malapena conoscono per sentito dire.
Per la stessa ragione sono degli smemorati. Non c'è una storia da cui andare a lezione, non ci sono tendenze profonde che vadano scoperte e ricostruite per capire la direzione del mutamento, se il problema è la sceneggiata del giorno. Il loro mondo è uno scenario di cartapesta. Il nostro mondo è la vita reale della lotta di classe.
Peggio per loro, e per una borghesia così sprofondata nei suoi particolari interessi che è riuscita che è riuscita ad avere al governo una compagnia di attorucoli bulli e narcisi. Meglio per i lavoratori coscienti, se sapranno afferrare il vantaggio della scienza marxista e tradurlo in organizzazione. Quanto al voto, astensionismo strategico: la loro politica è una pessima recita che va disertata.
Questo è quanto pubblica un giornale comunista e ovviamente io mi trovo in assoluta sintonia salvo nella parte finale: io a votare il 26 maggio ci vado, perchè sono mio malgrado in questa sala di ballo e allora ballo, prima che qualcuno mi costringa a ballare altro




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