Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito «Lasci la Camera, non può ....

    ....continuare così»!

    «Vede, il fatto è che Gianfranco Fini ha costituito un nuovo partito, all’interno del partito che lui stesso ha contribuito a fondare, quindi ora deve per forza scegliere.
    E scegliere significa dedicarsi, a mio avviso, a un solo impegno».

    Sabino Acquaviva, 81 anni, sociologo e scrittore, già docente all’università di Trento, quindi ordinario di sociologia all’università di Padova e in seguito preside di quella stessa università, autore di 30 volumi e di oltre 150 pubblicazioni, avrebbe tutti i titoli per salire in cattedra e giudicare l’enigmatico e contraddittorio presidente della Camera.
    Ma, fedele al suo carattere schivo e a quel suo modo pacato di inanellare concetti e considerazioni, preferisce interpretare il ruolo dell’osservatore.

    E quindi professore, come osservatore della politica, che cosa sta accadendo oggi?
    «Sta accadendo che, al di là delle varie etichette, tipo Futuro e libertà ecc, Fini ha voluto far rinascere la destra. In altre parole sta cercando di riappropriarsi, a torto o a ragione, di una identità perduta. Identità della quale, evidentemente, lui e altri come lui che lo stanno seguendo, hanno cominciato a sentire la mancanza, da quando hanno deciso di partecipare al progetto del Pdl».

    Il passato che ritorna...
    «Io non voglio sapere né approfondire le motivazioni che hanno spinto il presidente della Camera a mettere in moto questo meccanismo e a gettare le basi di un nuovo partito.
    Mi limito da sociologo e non da politologo, perché politologo non sono, a valutare il fatto che questo nuovo partito, questo rinascimento della destra, rappresenta sicuramente un ritorno al passato».

    Proprio per questo non le sembra professore, che l’atteggiamento di Fini non sia più «super partes»?
    «Fini non è più super partes, quindi ha un solo modo per sottrarsi agli attacchi: scegliere dove stare e quale ruolo interpretare. Anche in questo caso non voglio giudicare il suo comportamento ma posso dire che io, al suo posto, saprei bene che cosa fare».

    Vuole dargli un pubblico aiutino, un suggerimento?
    «Ha fatto un partito, ha idee differenti da quelle del premier? Allora si dedichi a questo suo nuovo partito, a queste nuove idee. Io al suo posto lascerei spontaneamente la presidenza della Camera per dedicarmi anima e corpo al nuovo progetto. Sarebbe anche un modo elegante per uscire dal vortice delle polemiche. Per sottrarsi alle critiche e incamminarsi, lui con chi o seguirà, verso un nuovo percorso politico».

    Fini potrebbe considerare anche un’altra opzione, quella scelta a suo tempo da Bertinotti che, una volta eletto alla presidenza della Camera, lasciò a Giordano le sorti di Rifondazione...
    «Certamente anche questa potrebbe essere una scelta che lo aiuterebbe a uscire dal guado ma io resto della mia idea che, ribadisco, è l’idea del sociologo che guarda la politica con un certo distacco.
    Il distacco, mi creda, spesso si coniuga anche con il buonsenso e il buonsenso può dettare il migliore dei comportamenti.
    E poi anche in politica il buonsenso non fa male».

    Non le pare che Fini più che per buonsenso stia brillando per ambiguità?
    «Più che di ambiguità parlerei di mancanza di chiarezza. La posizione di Fini in questo momento non è affatto chiara e, non essendo chiara, suscita critiche. Sarebbe di conseguenza auspicabile che dicesse semplicemente: “Ho fatto il mio partito, in questo nuovo partito mi riconosco quindi basta, prendo atto che mi sono sbagliato, me ne vado, e ricomincio daccapo. Consapevole anche dei rischi a cui potrò andare incontro, con questa mia nuova avventura politica”. Non mi pare che ci voglia tanto. La politica, del resto, ci ha abituato a questi cambi di rotta, motivati o no».

    Quindi tirando le somme, lei professore è ottimista: Fini abbandonerà la sua ambiguità?
    «Certamente. Non può continuare così. Non può occupare una così alta carica istituzionale e al tempo stesso occuparsi di svezzare un partito. Lasci spontaneamente la presidenza di Montecitorio e si rimetta in gioco come leader. Difendendo le sue idee, non alla Camera, ma alla testa di quel partito in cui pensa adesso di riconoscersi. Solo così potrà fare chiarezza attorno alla sua persona e riacquistare credibilità e consenso».

    Quindi tirando le somme, lei professore è ottimista: Fini abbandonerà la sua ambiguità?
    «Certamente. Non può continuare così. Non può occupare una così alta carica istituzionale e al tempo stesso occuparsi di svezzare un partito. Lasci spontaneamente la presidenza di Montecitorio e si rimetta in gioco come leader. Difendendo le sue idee, non alla Camera, ma alla testa di quel partito in cui pensa adesso di riconoscersi. Solo così potrà fare chiarezza attorno alla sua persona e riacquistare credibilità e consenso».

    Gabriele Villa a pg. 4 de ilgiornale.it 11 09 2010

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: «Lasci la Camera, non può ....

    Quanti incontri tra Fini e i giudici. Ma chissà cosa si saranno detti!

    Stefano Zurlo a pg. 5 de ilgiornale.it del 11 09 2010

    Un abbraccio sempre più stretto.
    La sinistra della destra, insomma l’area finiana, sta accovacciata sul partito dei giudici.
    Il presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara afferma compiaciuto: «Il quadro politico è cambiato».
    E così l’incontro a Montecitorio fra Palamara e il presidente della Camera va ben oltre l’etichetta e la ritualità di questi appuntamenti.
    Fini si smarca dal Cavaliere, anche e soprattutto su questo terreno, indossa la toga, inaugura una sua politica giudiziaria.

    In tv i Granata, i Bocchino, i Briguglio litigano a getto continuo con i colleghi del Pdl, sul campo i colonnelli di Futuro e libertà danno il via da Reggio Calabria ad un tour delle procure di prima linea. Un modo per conoscere dal vivo i problemi delicatissimi degli uffici, ma anche l’occasione per far capire che i finiani vogliono costruire un rapporto personale con i giudici e con il loro sempre evocato partito.
    Si è scandagliato infinite volte il rapporto fra la sinistra e la corporazione dei giudici, le procure più ideologizzate, quei magistrati sempre sul punto di forzare le regole del gioco sul presupposto di una ipotetica emergenza istituzionale.
    Ora sembra essere la volta della “piccola” sinistra nata dallo strappo di Fini: bastava girare per Mirabello, domenica scorsa, per capire che l’erba del giustizialismo aveva attecchito fra gli stand di Futuro e libertà.
    Le magliette inneggianti a Saviano, le battute feroci su Mangano, i retropensieri perfidi sul processo breve: il cannocchiale di Fini vede lo stesso cielo che osservano dalle parti del Pd.
    Poi, naturalmente, Fini, che può strappare ma non può perdere per strada tutti i suoi punti di riferimento e i suoi elettori, se la prende qua e là con «alcuni segmenti iperpoliticizzati della magistratura» e Italo Bocchino, gira e rigira, arriva a dire che Berlusconi è vittima di un’aggressione giudiziaria.
    Dettagli. Sfumature. Assestamenti.

    Berlusconi attacca i giudici che mettono il naso negli affari di Bertolaso, con i toni durissimi che gli sono consueti, e sbotta: «Vergognatevi».
    Fini subito lo corregge: «No, non si devono vergognare».
    Anzi, con straordinario tempismo, benedice zuccheroso le indagini, pure quelle della magistratura romana sulla casa di Montecarlo.

    Curioso.
    Fini non risponde alle domande elementari del Giornale e degli altri quotidiani, elude le conferenze stampa, tace su tutta la linea, così come non aprono bocca i Tulliani, il cui avvocato Carlo Izzo è cognato - in questa storia ci sono solo cognati - del Presidente della corte d’appello di Roma Giorgio Santacroce.
    Parentele doc, dunque, e apparentamenti con le toghe sulla linea tracciata dall’Anm.
    Fini aspetta sorridente le mosse dei pm e appiattisce la dimensione politica del pasticcio di Montecarlo su quella giudiziaria.
    «Un po’ di pazienza - ripete dagli schermi di La7 - qualche settimana, magari qualche mese e i magistrati faranno chiarezza».

    Lui non vuole farla, evidentemente preferisce certe liturgie, non tiene conto dell’ingombrante precedente di Scajola - che si era dimesso prima ancora di essere interrogato o indagato - anzi, sembra giocare di sponda con certa magistratura.
    E non è un modo di dire: l’ormai famoso fuori onda del 6 novembre scorso la dice lunga sulla consuetudine del cofondatore del Pdl con le toghe. Fini, «spiato» a sua insaputa da una telecamera birichina, parla a ruota libera del premier con il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi:
    «L’uomo confonde il consenso popolare con una sorta di immunità». Trifuoggi, ancor più elegante, replica pronto:
    «Voleva fare l’imperatore romano».

    Ovvio che dalle parti del Pdl intravedano complotti e manovre di palazzo per abbattere il premier, sullo sfondo di una situazione sempre precaria.
    Il 14 dicembre il legittimo impedimento, ovvero lo scudo a tempo forgiato per tutelare il Presidente del consiglio, potrebbe essere fatto a pezzi dalla Consulta.
    I berlusconiani scrutano l’orizzonte e si abbandonano a cattivi pensieri: con l’autunno le procure accerchieranno il premier, ma Fini va avanti per la sua strada e sembra colloquiare con lo schieramento in toga.

    Eccolo, sempre dal palco sarcastico di Mirabello, trattare con una punta di disprezzo l’avvocato Ghedini, uomo chiave del premier sul fronte della giustizia, definendolo un «dottor Stranamore».
    Intanto Giulia Bongiorno, la sua longa manus in questo campo minato, mette paletti su paletti: sulle intercettazioni, sul processo breve, sul lodo Alfano costituzionale, il superscudo che dovrebbe sostituire in corsa il legittimo impedimento ma potrebbe arrivare a fine corsa, su tutto quello che si muove.

    Intendiamoci, molte osservazioni sono pertinenti e alcune critiche sacrosante ma quel che conta è l’effetto d’insieme:
    è nato un nuovo partito che sulla giustizia si contrappone frontalmente al berlusconismo e sembra volersi fidanzare con il famigerato partito delle procure.
    A Milano come a Palermo, dove bollono le inchieste che da troppo tempo promettono squarci di verità, verità naturalmente inconfessabili, sulle stragi mafiose, verità che portano sempre dalle parti di Berlusconi.

    Fini va a braccetto con le toghe, anzi pare una toga pure lui.
    E dalle toghe in prima linea i finiani si aspettano una spallata al premier. Anche se, a parole, ma solo a parole, gli esprimono una gelida solidarietà.

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. "Fini lasci la presidenza della camera"
    Di Malaparte nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 29-07-10, 23:07
  2. E Mi Lasci Sola?!?!?!?
    Di Fulvia nel forum Fondoscala
    Risposte: 164
    Ultimo Messaggio: 20-02-08, 23:42
  3. Il Trio lasci in pace Napolitano
    Di gianniguelfi nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 03-06-07, 19:34
  4. Se lasci il Forum Camera con il tuo partito di traditori...
    Di Malik nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-03-06, 20:37
  5. Se mi lasci ti cancello
    Di Vincent nel forum Arte
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 25-10-04, 11:49

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito